CHIERI. SORPRESE DI ARTE E DI STORIA. Storia di una fontana che non c’è più

Probabilmente è capitato a molti, sfogliando libri sulla Chieri del passato o curiosando fra le cartoline d’epoca dei mercatini dell’usato, di imbattersi in vecchie immagini dell’Arco di Piazza nelle quali,  nella zona oggi occupata dall’edicola dei giornali, compare una bella fontana, ormai scomparsa (foto 1),  formata da un fusto che sosteneva due vasche digradanti verso l’alto, e da alcuni elementi in bronzo: una figura (un delfino o un puttino) collocata al centro della vasca superiore, che spruzzava l’acqua e altre figure (forse tartarughe), esse pure di bronzo, che spruzzavano acqua dal bordo della vasca.

La cosa strana è che può capitare di imbattersi in altre vecchie cartoline nelle quali si vede la stessa fontana, ma questa volta collocata in piazza Silvio Pellico, davanti all’edificio scolastico e in mezzo all’antistante giardino (foto 2).

Oggi, però, la fontana non è più nemmeno lì.

Come mai questa doppia locazione? E che fine ha fatto quella fontana?

Il motivo è presto detto. Negli anni Trenta del Novecento l’Amministrazione comunale (allora capeggiata dal Podestà)  realizzò un progetto atteso da decenni:  la costruzione dell’acquedotto che, partendo dalla zona di Villastellone, conduceva  l’acqua potabile a Chieri. I lavori, raccontano le cronache, iniziarono il 1° giugno 1930. In un anno l’acquedotto fu pronto, e sabato 9 maggio 1931 venne inaugurato con una solenne cerimonia presso l’Arco di Piazza, davanti alla fontana di cui stiamo parlando, che di quell’opera costituiva il terminale.

Era stata realizzata, su progetto dell’ing. Gramegna dell’Ufficio Tecnico comunale, dallo scultore Giacomo Buzzi-Reschini, che nel 1926 aveva già realizzato il monumento ai caduti. All’inaugurazione erano presenti S. E. mons. Maurilio Fossati arcivescovo di Torino, mons. Giovanni Battista  Rho, rappresentanti delle associazioni Madri e Vedove di guerra e delle associazioni fasciste. S. E. il Prefetto Ricci tagliò il nastro e azionò un congegno che fece scaturire l’acqua della fontana. S. E. mons. Fossati, assistito dai canonici Giuseppe Chiadò e Olimpio Torta, impartì la Benedizione.

Ma a questo punto si pongono altre domande: perché la fontana era stata spostata, e perché poi è praticamente sparita?

Domande alle quali è difficile rispondere.

Si sa soltanto che era stata mutilata di tutti gli elementi artistici in bronzo, forse trafugati durante la guerra, quando c’era una grande fame di metalli, tanto che venivano divelte perfino le inferriate delle finestre.

Probabilmente fu per questo, per aver perduto le parti più significative, che  nel 1945 dal centro della città fu trasferita in una zona più decentrata, piazza Silvio Pellico, appunto.

Chi sia stato poi a distruggerla rimane un mistero. Una curiosità: di quella fontana nel giardino di piazza Silvio Pellico esiste ancora qualcosa: la vasca grande, al livello del terreno, ma trasformata in fioriera.

Antonio Mignozzetti