PERSONAGGI NOVARESI. GIOVANNI CAVALLI, GENERALE E INVENTORE DEL CANNONE A RETROCARICA

Giovanni Cavalli, generale e inventore

Giovanni Carlo Cavalli (nella foto) nasce a Novara il 23 luglio 1808 da Francesco, ufficiale d’artiglieria, e da Giuseppina Scotti. Era di alta statura e di aspetto imponente. Fu precursore e in parte autore della rivoluzione nell’armamento che avvenne nella seconda metà dell’Ottocento con l’invenzione del cannone rigato a retrocarica. A soli 10 anni entra nella Regia Militare Accademia di Torino. Vivace e intelligente durante i primi tre anni viene punito per scarsa applicazione specialmente allo studio del latino e del greco. In seguito e in breve tempo diventa invece uno dei migliori allievi. Il comandante dell’Accademia lo considera fra i più dotati. A 18 anni è già sottotenente d’artiglieria ed è allievo del professore Giovanni Plana, insegnante di calcolo infinitesimale all’Accademia e all’Università, che lo nomina suo assistente.

Essendo il primo del suo Corso, viene insignito dal Re Carlo Felice del titolo di aiutante maggiore, con il diritto a vestirne l’uniforme e resta in Accademia per curare le esercitazioni pratiche d’artiglieria. Nel corso dei suoi studi è attento ai problemi tecnici delle guerre precedenti, in particolare quelle della rivoluzione francese e dell’Impero napoleonico. A vent’anni ha già concepito e studiato soluzioni innovative nel campo dell’artiglieria e del genio. I suoi superiori lo destinano al Laboratorio Artificieri e poi alla Compagnia Pontonieri, all’epoca specialità dell’Artiglieria. Di lui si diceva: “parla poco, legge molto, medita sempre”.

Casa di Giovanni Cavalli in via Goito 14, Torino

Nel 1844 inventa un sistema rivoluzionario di cannone dotato di retrocarica e di rigatura interna delle bocchette da fuoco, che migliora il caricamento e la precisione della traiettoria dell’arma.

L’innovazione tecnica, adottata dall’artiglieria piemontese nel 1848, è determinante nelle guerre risorgimentali e in seguito verrà usata da tutti gli eserciti d’Europa. Ha ideato anche una serie di equipaggiamenti e strategie per migliorare l’attraversamento dei fiumi, rendere le artiglierie molto mobili in grado di aprire il fuoco anche senza staccare i cavalli, intensificare la cadenza di tiro e la precisione dei pezzi. Si applicò però anche in molti altri campi della tecnologia militare e in campo civile.

Ancora in campo militare si occupò della standardizzazione delle tipologie delle artiglierie, della realizzazione di affusti particolari per i mortai e per i cannoni da costa e da fortezza e della riorganizzazione delle difese delle fortezze, in particolare della Liguria e della sponda piemontese del lago Maggiore. Progettò e realizzò anche un rivoluzionario congegno di puntamento particolarmente adatto alle artiglierie da fortezza.

Nel 1848-1849 partecipa con il grado di maggiore alla prima guerra d’indipendenza, distinguendosi a Peschiera. E’ poi impegnato, come colonnello, nella seconda campagna d’indipendenza, ricoprendo sempre nel 1859 la carica di direttore della Regia fonderia dell’Arsenale di Torino.  Nel 1860 viene promosso maggior generale, divenendo comandante generale dell’artiglieria nelle Regie truppe dell’Emilia. Sempre nel 1860 progettò anche una “nave invulnerabile” che precorreva il “Monitor” statunitense e il “Virginia” dei Confederati. Nel 1862 è poi membro del comitato d’artiglieria con il grado di tenente generale. Nel 1865 è comandante generale della Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino. Rivestirà questo incarico fino al collocamento in pensione nel luglio 1879.

Lapide sulla facciata della casa di Cavalli Giovanni

Insignito delle croci di ufficiale e commendatore dell’Ordine militare di Savoia e membro di accademie scientifiche e letterarie è spesso in missione all’estero. Viene insignito di numerose onorificenze accademiche ed ha la nomina nel 1876 a senatore del Regno d’Italia. Muore il 23 dicembre 1879, a 71 anni, per una crisi cardiaca.

Per ciò che riguarda la sua vita famigliare possiamo ricordare che nel 1943 sposa Rachele Serazzi di una ricca famiglia novarese originaria del Canton Ticino; nel 1844 nasce la prima figlia Giuditta e nel 1848 Giuseppina. La famiglia abitava a Torino in via Goito 14 (nelle foto casa e lapide commemorativa del generale sulla facciata dell’abitazione), in una casa di proprietà, e aveva una vita ritirata e tranquilla. Erano comunque legati ai parenti novaresi, che andavano spesso a Torino.

Giovanni Cavalli non amava la vita mondana e nel periodo estivo si trasferiva nella sua villa della collina torinese. Nel 1859, a causa di un investimento sbagliato in borsa, la famiglia dovette affrontare una crisi economica che li costrinse ad ipotecare molti beni. Furono però aiutati dai cognati Serazzi con prestiti che il generale restituì interamente, anche con l’aiuto del Kedivé d’Egitto che l’aveva conosciuto ed apprezzato in occasione di una grossa fornitura di artiglierie ricevuta dal Regno di Sardegna.

La figlia Giuditta sposa nel 1865 il maggiore d’Artiglieria poi generale Conte Luigi Ricciolio e morirà nel 1870 in seguito a parto, lasciando i figli Maria e Gian Felice, che saranno allevati dai nonni Cavalli e poi dalla zia Giuseppina. La stessa Giuseppina nel 1867 sposa l’avvocato Melchiorre Voli, poi sindaco di Torino e senatore, dal quale avrà sette figli.

Cavalli era considerato e ricordato come uomo onesto e religioso, ma con un carattere difficile. Negli ultimi anni della sua vita scrisse “Sulla pace universale” e il “Saggio di dottrina morale per tutti”, editi dalla Stamperia Reale di Torino nel 1876.

Fu deputato alla Camera per tre legislature e nel 1876 venne nominato senatore, come si è detto,

dal Re Vittorio Emanuele II.

A lui fu intitolata una via/largo del centro storico con deliberazione consiliare dell’11 maggio 1863, cambiando la denominazione di quello che era detto vicolo degli Annovazzi.

Enzo De Paoli