Passione Fumetti: la storia dello sci ne Il pendio bianco di Manuel Riz

Il pendio bianco di Manuel Riz
Il 6 febbraio prenderanno il via i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 a cui parteciperanno i migliori atleti del mondo nelle numerose discipline sportive che ne fanno parte, a partire dalle diverse tipologie di gare di sci. Ma come è nato lo sci? E com’è che scivolare sulla neve con delle assicelle di legno è diventato uno sport? Ce lo racconta l’atleta, maestro di sci, artista e fumettista di Canazei, Manuel Riz nell’interessante e spassoso Il pendio bianco – storia sociale dello sci, edito dalla Diabolo Edizioni, presentato in anteprima all’ultima Lucca Comics & Games 2025, per poi continuare un tour di incontri in diverse località, dalle Dolomiti fino a Torino e alle Alpi Cuneesi.

Il pendio bianco – storia sociale dello sci

Il pendio bianco di Manuel Riz
Il pendio bianco – storia sociale dello sci è un graphic novel che, attraverso una sequenza di episodi, dalla preistoria ai giorni nostri, racconta di come e dove sono nati gli sci e di come questi si sono evoluti, passando da aiuto negli spostamenti per la caccia e il lavoro, a strumento di svago e poi per competizioni sportive. Ma anche, e soprattutto, di come gli sci abbiano cambiato la vita dei tanti personaggi che incontriamo nel bel libro di Manuel Riz.

La storia dello sci inizia oltre 6500 anni fa in Asia centrale nel silenzio ovattato dei Monti Altai. In linea con l’ambientazione, l’episodio che fa da introduzione al libro è quasi interamente senza parole, un silent book – come quelli di cui parlo nella rubrica sui fumetti muti iniziato con l’articolo del settembre 2022 – che racconta di come, in un paesaggio dominato dalla neve, delle tavolette di legno siano diventate uno strumento atto a favore la caccia e la sopravvivenza degli uomini del tempo. Un bel po’ di anni dopo l’azione si sposta nei paesi scandinavi – in particolare in Norvegia – con racconti, tra storia e leggenda, in cui gli sci svolgono un ruolo fondamentale nei costumi, ma anche nei miti del tempo, arrivando ad essere conosciuti anche in Italia, ma non prima del XVII secolo D.C.

Gli sci cominciano ad essere impiegati come strumento di svago nel tempo libero nei secoli XVIII e XIX, come raccontato nel divertente episodio sugli sciatori lapponi, mentre la prima gara di sci si svolse in Norvegia a Tromsø nel 1843. Con il suo stile pulito e morbido – una perfetta linea chiara – Manuel Riz ci illustra come venivano realizzati gli sci in legno, chi fu il padre dell’elegante stile Telemark e di come nacque la prima scuola di sci, ovviamente sempre in Norvegia, a Kristiania – l’attuale Oslo – città che diede il nome ad una delle più importanti tecniche per curvare con gli sci, poi importata e ampiamente utilizzata sulle nostre Alpi.

Nel XIX secolo gli sci arrivano oltre oceano con il nome di “snow shoes”, utilizzate per spostarsi nelle innevate montagne del Midwest americano. Diventano popolari per le esibizioni acrobatiche e di salto in alto, praticate dagli immigrati norvegesi, ma anche con le prime gare di discesa libera disputate in California, dove a La Porte nacque il primo Ski Club al mondo.
Con gli sci il norvegese Fridtjof Nansen compì la prima traversata della Groenlandia, mentre sua moglie Eva Helene, con le sue imprese e la sua determinazione, diede un forte impulso all’emancipazione dello sci femminile.

Grazie allo sci, nacque e si sviluppò il turismo invernale, a partire da Sankt Moritz, già meta di facoltosi turisti Inglesi in Svizzera, sulle cui montagne imparò a sciare anche il grande Sir Arthur Conan Doyle. Da qui in poi lo sci alpino entra in competizione con quello norvegese, una disputa che andò avanti per anni, anche relativamente all’inclusione delle discipline della discesa libera e dello slalom tra quelle olimpiche. Parallelamente, tra migliorie tecniche e sviluppo degli impianti e dell’innevamento, cresce sempre più il turismo.
E se l’affollamento e il livello di rumore sulle montagne negli anni è cresciuto a dismisura, come rappresenta bene la splash page di Manuel Riz a pagina 200 e 201, il libro si chiude con una dichiarazione d’amore per la montagna da parte dell’autore e – come nelle pagine iniziali – con una bella sequenza muta.

Manuel Riz alla Libreria della Montagna di Torino

Riccando Zanini, Lucia Biagi, Manuel Riz e Lorenzo Bovo alla Libreria della Montagna di Torino – domenica 12 dicembre 2025

Il 12 dicembre scorso Manuel Riz ha presentato Il pendio bianco alla Libreria della Montagna di via Sacchi a Torino, intervistato da Lorenzo Bovo in collaborazione con la fumetteria Belleville Comics e la fumettista Laura Biagi. Un’occasione per Manuel per rievocare l’idea di questo libro, nata circa dieci anni fa durante una nevicata trascorsa in un rifugio, con la lettura di un libro sulla storia dello sci. La lavorazione de Il pendio bianco è iniziata poi circa cinque anni dopo, mettendo insieme storie tratte da numerosi testi, articoli di giornali e dialoghi tratti da corrispondenze storiche, con l’obiettivo di rappresentare il tutto con uno stile leggero e divertente, facile da leggere per appassionati e non. Durante l’incontro, oltre citare aneddoti e punti salienti dei diversi capitoli del libro, Manuel ha parlato del suo lavoro come vignettista per il giornale ladino La Usc di Ladins, e soprattutto di come lo sci negli anni abbia cambiato la montagna dove vive, trasformando una regione contadina in una delle mete turistiche più apprezzate d’Italia e non solo.

Manuel Riz e il fumetto


Manuel Riz vive e Canazei (TN) e, oltre a fare il maestro di sci e l’insegnante di educazione artistica alla Scuola Ladina di Fassa, lavora come fumettista e vignettista al settimanale ladino La Usc di Ladins, dove disegna in ogni numero una vignetta de La caricatura dl’edema. Durante l’incontro alla Libreria della Montagna, Manuel Riz ha raccontato che al fumetto è arrivato tardi, dopo la Scuola d’Arte a Pozza di Fassa e l’Accademia di Belle Arti di Brera. Dalla scultura delle maschere – in particolare della tradizione ladina – Manuel ha ideato nel 2000 il personaggio Scedola (truciolo/ricciolo di legno in ladino) per un concorso a fumetti del settimanale La Usc di Ladins. Nelle vignette di Manuel, questo personaggio dai tratti semplificati – proprio come una maschera – pur avendo un nome che richiama gli scarti della lavorazione del legno, pizzica la società e i suoi costumi, i politici e i potenti, da più di 25 anni. Le storie di Scedola sono state esposte in mostra nelle valli ladine e raccolte in due libri, in particolare quelle più lunghe su Scedola Patofies, con introduzione di Giuseppe Palumbo. Da questo personaggio deriva anche lo stile di disegno umoristico di Manuel Riz, che per Il pendio bianco ha scelto una modalità meno caricaturale, più in linea con le necessità narrative dell’opera, ma senza rinunciare ad una vena satirica, utile a far riflettere anche su quello che è diventato lo sci per le nostre montagne.

Immagini © Diabolo Edizioni / Manuel Riz