Passione Fumetti, senza parole (VIII): Don Camillo e Fra Tino

Don Camillo e Fra Tino
In questa rubrica sui “Fumetti senza parole”, iniziata con alcuni capolavori riconosciuti a livello mondiale come L’approdo di Shaun Tan (Tunué) e il Gon di Masashi Tanaka (J-Pop), proseguita con Le vacanze di Paperino (Panini Comics) e Love (saldaPress), la vita degli animali secondo Frédéric Brrémaud e Federico Bertolucci, la fantascienza da Moebius a Lucas Varela (recentemente ristampato in Francia), le storie d’amore di Joris Mertens, Wilfrid Lupano e Grégory Panaccione per Tunué, e dopo avere presentato le opere erotiche di Don Lawrence e Elena Ominetti, vi parlerò ora di due opere a fumetti senza parole con protagonisti religiosi: il Don Camillo di Guareschi e Fra Tino di Athos, un’ulteriore riprova di come con i no-words comics si possa affrontare qualsiasi argomento.

Don Camillo e Peppone a fumetti

Don Camillo a fumetti
Prima di parlare del racconto senza parole – al momento unico – del Don Camillo a fumetti, ritengo necessario, ma anche utile, presentare il mastodontico progetto, tutt’ora in corso, relativo all’adattamento dell’opera di Giovannino Guareschi (1908 – 1968), vale a dire i 347 racconti del Mondo Piccolo ambientati negli anni del secondo dopoguerra nell’immaginaria cittadina di Ponteratto e nella bassa padana emiliana, con protagonisti il parroco Don Camillo e il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, detto Peppone. L’idea di farne una serie a fumetti nasce nel 2010 su iniziativa dell’art director della casa editrice ReNoir Comics, Giovanni Ferrario, che nel progetto ha coinvolto anche i figli di Giovannino, Alberto e Carlotta Guareschi, i quali, oltre a mettere a disposizione la documentazione e gli appunti del padre, sovrintendono alla realizzazione degli adattamenti su cui sono al lavoro un team di sceneggiatori e disegnatori, capitanati da Davide Barzi.

disegno – autoritratto di Giovannino Guareschi

Nella progettazione della serie e nello studio dei personaggi, Davide Barzi e i disegnatori Sergio Gerasi, Elena Pianta, Ennio Bufi e Werner Maresta non si sono ispirati agli adattamenti cinematografici degli anni ’50 e ’60, ma agli appunti originali di Guareschi – peraltro lui stesso valido vignettista – e a numerosi sopralluoghi nella bassa padana emiliana, fonte d’ispirazione per i racconti originali. E così Don Camillo non ha il volto di Fernandel, e Peppone non assomiglia a Gino Cervi, ma a Giovannino Guareschi, il quale a suo tempo si era proposto per il ruolo cinematografico.
Dal primo volume, uscito nel 2011 in occasione del Salone del libro di Torino, ad oggi, la Renoir Comics ha pubblicato 24 raccolte – disponibili anche in cofanetti da quattro volumi – mentre è in preparazione la 25ª, a cui si aggiungono due corposi libri con gli adattamenti dei primi due film, sette albi in formato pocket (o Diabolik) – editi da Cartoon Club – e due volumi con i racconti di cui Guareschi è protagonista insieme alla sua famiglia.

Don Camillo di Elena Pianta

estratto da una tavola di Elena Pianta tratta dal racconto Autunno, pubblicato su Don Camillo a fumetti volume 5 “Giulietta e Romeo”

Sulla serie, oltre a Davide Barzi hanno lavorato gli sceneggiatori Alessandro Mainardi e Silvia Lombardi, mentre sono molti di più i disegnatori. Oltre a quelli già citati, troviamo Federico Nardo, Italo Mattone, Roberto Meli, Francesco Bonanno, Giampiero Casertano, Beniamino Delvecchio, Riccardo Nunziati, Francesco Bisaro, Marco Villa, Claudio Villa, Alberto Locatelli, Giorgio Sommacal, Mirko Treccani, Tommaso Arzeno, Adriano Fruch, Gianmarco Veronesi, Mattia Crotti, Enza Fontana, Gabriele Dell’Otto, Andrea Popoli, Francesco Petronelli, Alberto Ricci, Francesco Mercoldi e Riccardo Cecchi. La serie ha vinto il premio Fede a strisce nel 2012 e nel 2017 e ha ricevuto nomination ai premi Micheluzzi e Boscarato. Davide Barzi, sceneggiatore e curatore della serie, è stato insignito del Premio Mondo Piccolo – Edizione 2017 da parte del Gruppo Amici di Giovannino Guareschi. I fumetti di Don Camillo sono stati pubblicati anche all’estero, in Francia, Germania e Corea del Sud.

In riva al fiume


L’episodio senza parole di Don Camillo a fumetti si intitola In riva al fiume ed è il 27° racconto, pubblicato originariamente sulla rivista di satira Candido n. 31 del 3 agosto 1947, mentre la versione a fumetti è contenuta nel 3° volume della Renoir Comics dal titolo Passa il “Giro” con copertina di Ennio Bufi. Il racconto originale di Giovannino Guareschi non è completamente muto, ci sono i pensieri di Don Camillo e, nella seconda parte, numerosi dialoghi. Per la versione a fumetti di questo racconto, Davide Barzi ha scelto di eliminare completamente dialoghi e pensieri, silenziando anche le onomatopee, tranne che nelle ultime quattro vignette, in cui viene detta una sola parola, la stessa che chiude il racconto originale.


Grazie alla maestria del disegnatore Werner Maresta, ci ritroviamo immersi in un torrido pomeriggio d’agosto, esattamente come viene descritto nella colorita ed evocativa prosa di Guareschi, e anche se non leggiamo i pensieri di Don Camillo, bastano le sue espressioni e i suoi sguardi a farci capire cosa gli passa per la testa.
Ma la totale assenza di parole e suoni risulta funzionale anche nel prosieguo della storia, soprattutto perché contribuisce a creare quell’atmosfera di attesa e di sospensione che è il fulcro del racconto, quasi fossimo in una bolla temporale o stessimo trattenendo il fiato. Non c’è infatti bisogno di sentire cosa si dicono lo Smilzo e Peppone – e forse non lo sente nemmeno Don Camillo – ma la situazione è chiara e, almeno per Don Camillo, estremamente drammatica.

Anche il riferimento alla zona minata viene risolto senza necessità di pronunciare una sola parola, grazie alle vignette in flashback (evidenti dai contorni arrotondati) in cui è lo stesso Peppone ad evocare quello che fecero i tedeschi durante la ritirata. Non dimentichiamoci che in questo racconto sono passati pochi anni dalla fine della guerra e il problema delle mine inesplose era ancora diffuso e spesso irrisolto. Alla tensione che caratterizza l’imbarazzante stato di Don Camillo, si aggiunge quella di un pericolo ancora più concreto e mortale, che viene anch’esso efficacemente rappresentato senza ricorrere a didascalie, né dialoghi. Risulta fondamentale seguire l’azione e – come ho già evidenziato – prestare attenzione ai gesti, agli sguardi e alle espressioni, un esercizio che valorizza ed esalta le potenzialità del medium fumetto. Soprattutto, ci fa apprezzare i bei disegni di Werner Maresta, il quale ci guida, sotto l’abile regia di Davide Barzi, e con inquadrature che non hanno nulla da invidiare a quelle del cinema, verso un esplosivo e liberatorio finale.

Fra Tino di Athos


Fra Tino è un giovane frate dall’animo candido, amante degli animali e della natura, a volte ingegnoso, a volte pasticcione, ma di animo ecologista e, a suo modo, rivoluzionario, protagonista di ministorie di una pagina ciascuna (salvo rare eccezioni). È stato creato nel 1982 dal vignettista e fumettista Athos (Atos Careghi) per la rivista Il Giornalino, poi migrato su Famiglia Cristiana (entrambe riviste della Periodici San Paolo), ma anche raccolto in tre volumi dalla Sbam! Comics.

Fra Tino, come i suoi confratelli, veste un saio rosso che risalta sulle pagine delle sue coloratissime avventure, le quali hanno la particolarità di essere tutte – o quasi – mute. Nei tre volumi pubblicati da Sbam! Comics, solo un’avventura è infatti accompagnata da un testo scritto. È quella che dà il titolo al libro, Il Natale di Fra Tino, ed è anche l’unica storia lunga, di ben 20 pagine. Non vi sono i ballon dei dialoghi, ma una filastrocca accompagna le vignette, un po’ come negli storici fumetti del Signor Bonaventura. In questa simpatica storiella scopriamo così il nome degli altri frati che abitano il convento e compaiono nelle storie di Fra Tino, tra cui il forzuto Fra Cassone, il testardo Fra Capoccia, il sempre distratto Fra Tacchione, il bonaccione Fra Tanto e il sarto Fra Poco.

Fra Tino vive in una dimensione poetica e surreale, dove coprotagonisti sono gli animali, la natura, i fiori, gli alberi, i fiumi, il sole, le nuvole, la neve e, naturalmente, i suoi confratelli, che lui supera in fantasia e buon cuore, soprattutto nei confronti degli animali, che adora e non perde mai occasione di aiutare, dalle lumache ai conigli, dalle pecorelle, all’anatra che sempre che lo accompagna. I frati abitano in un convento che ha l’aspetto di un antico castello e si dedicano ad ogni tipo di attività, anche sportiva. Li vediamo infatti sciare, giocare a calcio, fare arrampicata, nuotare e giocare a pallavolo, così come non disdegnano di andare al mare, anche a prendere il sole, fare escursioni e campeggio. Sono frati per nulla perfetti – ma con difetti veniali – e piuttosto dispettosi, soprattutto ai danni di Fra Tino, il quale, con candore e inventiva, ne esce comunque e sempre bene. Fra Tino ha infatti una capacità tutta sua di dedicarsi a lavori e attività, ma anche ad osservare il mondo che lo circonda, in cui la realtà sembra piegarsi alla sua fantasia, in un gioco poetico che porta sempre al sorriso.

Nelle avventure di Fra Tino, l’assenza di dialoghi, pensieri, didascalie e onomatopee, insomma di qualsiasi parola – a parte i titoli – è una caratteristica che conferisce valenza universale alle tavole di Athos. Fra Tino è un personaggio imperturbabile, che non perde mai la calma, mai la fiducia in quello che fa, né in quello che succede attorno a lui e, con candida spontaneità, nemmeno nella sua capacità di fare cose impossibili e straordinarie. Il modo in cui Athos lo rappresenta ci dice che quello che conta è il senso profondo di quello che succede, un messaggio che va oltre le parole e che potrebbe essere compreso da chiunque nel mondo, o quasi.


Le migliori strisce di Fra Tino – selezionate dallo stesso autore – sono state raccolte in tre volumi editi da Sbam! Comics: Fra Tino (2021), Il Natale di Fra Tino (2023) e Fra Tino – cielo a pecorelle (2025), acquistabili sul sito, in libreria e fumetteria e alle fiere fumettistiche, allo stand della casa editrice.

Athos

copertina del libro Professione cartoonist di Athos Careghi e Giovanni Chiara – Quattro Editore

Atos Careghi, in arte Athos, è nato nel 1939 e, pur continuando gli studi fino alla laurea in Economia alla Cattolica di Milano, diventando poi dirigente di una struttura ospedaliera, esordisce giovanissimo nel mondo dell’umorismo grafico con una vignetta pubblicata sul mitico settimanale Il Vittorioso. Da allora disegna vignette, strisce e fumetti sul Vittorioso, negli anni Sessanta anche su Il Delatore, e poi su Intrepido, Il Monello, i Gialli Mondadori, Urania, il Candido, Bertoldo, La Settimana Enigmistica, Il Mago, La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo, Humor Graphic, Il Giornalino, Famiglia TV, Famiglia Cristiana e tanti altri. Nella sua produzione di vignette umoristiche vi sono serie anti-militariste (Soldati, Signornò e Pacifico) e sul mondo amministrativo (I burocrati), mentre tra le strisce (Mc Lader, Dada, Fiorello), a partire dagli anni Ottanta quella più nota è proprio Fra Tino, pubblicata su Il Giornalino, prima settimanalmente e poi, dal 1994, come pagina. Prima delle raccolte edite da Sbam! Comics, le Edizioni San Paolo avevano pubblicato il volume I Fioretti di Fra Tino, tradotto anche in Brasile.

Immagini ©Renoir Comics / Sbam! Comics