PERSONAGGI NOVARESI 29. PIERO FORNARA, ILLUSTRE PEDIATRA, POLITICO E PREFETTO DELLA LIBERAZIONE

Piero Fornara

Piero Fornara (nella foto), figlio e nipote di primari medici dell’Ospedale Maggiore di Novara, nato a Cameri il 31 maggio 1897, si laureò a pieni voti in medicina all’Università di Torino nel luglio 1920, ottenendo subito una borsa di studio all’estero. Allievo delle cliniche di Marfan e Nobecort, risultò primo assoluto al titolo di Docteur en Puericulture all’Università di Parigi. A Vienna, alla clinica Czerny, fece un anno di internato per rientrare poi in Italia, dove divenne assistente prima e aiuto poi all’Ospedale Cesare Arrigo di Alessandria. Nel 1924 aprì l’ambulatorio pediatrico dell’Ospedale Maggiore di Novara e nel 1926 ne divenne assistente di ruolo con l’incarico di direttore dell’annesso Brefotrofio provinciale. Il 6 febbraio 1930 fu nominato Primario Pediatra presso l’Ospedale Maggiore di Novara, incarico che ricoprì ininterrottamente sino al 1967 (il sottoscritto, da bambino, ha avuto la fortuna di essere uno dei suoi piccoli pazienti).

Pur avendo vinto la cattedra di pediatria all’Università di Pisa, non vi poté accedere per il suo rifiuto di iscriversi al Partito Fascista. Poco dopo venne eletto vice presidente dell’Associazione Mondiale dei pediatri. Il suo contributo scientifico riscosse riconoscimenti in tutto il mondo grazie anche alle numerose pubblicazioni da lui curate.

Democratico per cultura e per scelta, assunse una posizione neutralista alla vigilia del primo conflitto mondiale e durante il ventennio del regime fascista mantenne un atteggiamento di critica e di distacco.

Un momento delle trattative di resa delle truppe tedesche

Dopo l’8 settembre 1943 fu tra i primi a prendere contatti con i più noti antifascisti novaresi. Facilitandone le relazioni creò una rete di informazioni e scambi anche tra gli organismi stessi, come il Comitato militare regionale con sede a Torino e il Comitato di liberazione alta Italia con sede a Milano.

Durante la lotta di liberazione, pur non essendo membro del C.L.N. provinciale, si iscrisse al Partito Socialista, di cui divenne leader carismatico oltre ad essere, dopo la Liberazione, protagonista riconosciuto nel contesto della rinata democrazia. Con i comandi delle formazioni partigiane ebbe riunioni in località diverse che raggiungeva in bicicletta malgrado la distanza. Nella sua casa di corso Cavour 15, ora sede dell’Istituto Storico della Resistenza a lui intitolato, così come nei locali dell’ambulatorio di pediatria si tennero riunioni di esponenti antifascisti, si raccolsero fondi, armi, munizioni e vestiario per i partigiani L’abitazione come l’ambulatorio furono punti di riferimento dei collaboratori e delle staffette.

Il 27 ottobre 1944 fu arrestato e minacciato di morte. Si salvò ma per mesi la sua abitazione e l’ospedale dove lavorava furono piantonati dai militi fascisti.

Fu tra i protagonisti, insieme a Monsignor Leone Ossola, delle trattative di resa delle truppe tedesche e fasciste (nella foto un momento delle trattative di resa). Al termine della guerra assunse la carica di Prefetto di Novara e nel giugno 1946 venne eletto all’Assemblea costituente, ove partecipò ai lavori della I Commissione permanente per l’esame dei disegni di legge, presieduta dall’onorevole Giovanni Gronchi.

Ospedale Maggiore della Carità

Fu anche promotore di un gruppo medico per la predisposizione di piani per lo studio delle riforme sanitaria, assistenziale, mutualistica e ospedaliera con lo scopo di migliorare l’attività e le condizioni dei medici unitamente a quelle dell’assistenza e cura dei malati.

Dopo 18 mesi, alla promulgazione della Costituzione repubblicana, cessò il suo mandato e insieme l’impegno politico diretto e preferì tornare a tempo pieno alla professione di medico dei bambini. Tornò quindi a privilegiare il suo impegno di pediatra, lasciando il lavoro ospedaliero solo il primo giugno 1974, dopo quindi mezzo secolo, in cui aveva proseguito il suo impegno, come primario emerito e consulente dei servizi ambulatoriali (nella foto l’Ospedale Maggiore dove lavorò). Per tutto questo tempo era continuato però il suo attivo interessamento civile e democratico, sino alla morte avvenuta a Novara il primo febbraio 1975, all’età di 77 anni.

Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso fu lui a presiedere il primo Consiglio federativo della Resistenza novarese e fu sempre lui che, con Mario Pacor, diede impulso all’Istituto Storico della Resistenza di Novara, che attualmente ha sede, come si è detto, proprio nella casa che fu abitazione e studio, in vita, del Professore, in corso Cavour 15. Nominò erede universale dei suoi beni l’Ospedale Maggiore di Novara e fu sepolto nella tomba di famiglia a Cameri.

A Piero Fornara sono state intitolate a Novara: una via il 15 dicembre 1977 nel quartiere del Sacro Cuore, una scuola media statale, la scuola elementare statale di Carpignano Sesia, la scuola elementare di Romagnano Sesia, l’asilo nido comunale di Cameri (il paese a pochi chilometri da Novara dove era nato) e l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola sorto nel 1965. E’ opportuno annotare, tra l’altro, come Fornara sia stato socio fondatore e primo presidente di questo Istituto, eretto in consorzio di enti locali, dal 1968 al 1975, cioè fino alla sua morte.

Ricordiamo infine che la città di Domodossola lo fregiò della Medaglia d’oro al merito partigiano e nel trentennale dell’insurrezione di Villadossola, la Città gli concesse la cittadinanza onoraria. Nel 2005 poi è stato pubblicato un libro di Francesco Omodeo Zorini, dal titolo “Piero Fornara pediatra della libertà”. Già il titolo dice veramente tutto….

Enzo De Paoli