Genitori a bordo campo: “a scuola di buone pratiche”
Sabato scorso, presso la Sala Congressi del CONI Piemonte e della Scuola dello Sport, si è tenuto il convegno “Genitori a bordo campo”, promosso dalla Scuola Genitori Sportivi, guidata dal manager e giornalista sportivo Alessandro Crisafulli, e dalla Federazione Italiana Psicologi dello Sport (FIPsiS).
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del CONI, rappresentato dal presidente regionale Stefano Mossino, e il sostegno di numerosi enti e associazioni di rilievo regionale e nazionale, tra cui:
- Lega Nazionale Dilettanti (LND) Piemonte e Valle d’Aosta, con il presidente Mauro Foschia;
- Manager Sportivi Associati (MSI), con i saluti del referente Marco Chessa;
- Comitato Italiano Scienze Motorie (CISM), rappresentato per il Piemonte da Roberta Casti, a nome del presidente nazionale Daniele Iacò;
- Istituto di Medicina dello Sport di Torino, con l’intervento del direttore Gian Pasquale Ganzit.
Il CISM, in particolare, tutela e rappresenta a livello nazionale i chinesiologi (laureati in Scienze Motorie e sportive) e il loro ruolo professionale, e questo evento ha evidenziato come il contributo di tutti gli esperti coinvolti, sia fondamentale per garantire un servizio di eccellenza ai giovani atleti.
La domanda è: “Come i genitori possono sostenere i propri figli durante le competizioni sportive senza pressarli e senza farli sentire eccessivamente sotto quello sguardo iperprotettivo che in un attimo potrebbe diventare un’arma a doppio taglio per i ragazzi (e non solo)?”
Le risposte sono arrivate puntuali e il confronto tra i vari professionisti è stato più che mai produttivo, in quanto oggi più che mai è fondamentale costruire attorno ai giovani atleti un ambiente sano, inclusivo e competente, capace di mettere al centro non soltanto la prestazione, ma anche il benessere psicofisico, lo sviluppo personale e la crescita educativa dei ragazzi. La collaborazione tra famiglie, tecnici, insegnanti e professionisti, rappresenta una risorsa preziosa per accompagnare i giovani nel loro percorso sportivo e umano.
Quattro tavoli di lavoro creati e approfonditi dalle psicologhe e psicologi FIPsiS, la presentazione del Manifesto Genitori Sportivi contenente sei diritti e di dodici doveri a cui i genitori dovrebbero attenersi per garantire ai propri figli un supporto che sia non invasivo e soprattutto non lesivo per la loro crescita sportiva e umana. Interessante la presentazione di una ricerca sul drop out sportivo giovanile e l’offerta di un corso di formazione per dirigenti sportivi.
La dottoressa Patrizia Multari, del consiglio direttivo Comitato Regionale FIPsiS Piemonte ha aperto i lavori presentando un parallelismo tra sport e rendimento scolastico grazie al lavoro svolto con l’atleta Filippo Cappello medaglia d’oro regionale e giovane promessa dello snowboard italiano, illustrando come sia possibile conciliare l’attività scolastica con la pratica sportiva e come la figura dello psicologo sia importante per favorire un dialogo costruttivo con la famiglia. Filippo Cappello ha raccontato la sua vita di atleta e di studente, narrando il percorso sportivo di questi ultimi mesi affiancato dalla psicologa e dalla sua famiglia, che ha saputo rispettare gli spazi e i tempi del ragazzo.
Successivamente, Elena Miglietti, giornalista e moderatrice della giornata, ha presentato i risultati del primo tavolo tecnico, guidato da Isabella Gasperini, psicologa dello sport, psicoterapeuta e presidente regionale Lazio FIPsiS, e da Mary Esposito, giornalista sportiva, psicologa clinica e dello sport e presidente del Comitato Campania FiPSiS relativo al piano editoriale. Al centro, il web magazine “Mamma e papà di serie A”, che offre strumenti concreti per aiutare le famiglie a gestire meglio l’attività sportiva dei figli e a intervenire in modo costruttivo. Il magazine affronta temi come la pressione degli adulti, la gestione dell’errore, l’infortunio come evento psicologico e il modo in cui i genitori possono stare accanto ai figli senza essere invadenti, né verso di loro né verso tecnici e coach. L’obiettivo è fornire indicazioni chiare e semplici, non solo sui social ma anche nelle associazioni e nelle società sportive, per favorire strategie educative efficaci anche su temi delicati. Mary Esposito ha poi raccontato la propria esperienza di mamma a bordo campo, sottolineando come lo sport giovanile non debba essere visto solo in termini di tecnica, risultati e classifiche, ma come un ecosistema educativo in cui le famiglie hanno un ruolo decisivo. La collaborazione tra società sportive, tecnici, famiglie e psicologi, con al centro il benessere psicofisico del giovane atleta, può trasformare il campo in un luogo di crescita e non di disagio. Oggi, ha osservato la Esposito, il ruolo del genitore va ripensato: da figura di sostegno rischia infatti di diventare la principale fonte di stress per i ragazzi. Il genitore dovrebbe quindi osservare, fare il tifo a prescindere dal risultato ed evitare atteggiamenti aggressivi verso arbitri, coach e allenatori. In questo quadro, lo psicologo si conferma una figura chiave, capace di collaborare con tutti gli attori del sistema.
Il secondo tavolo di lavoro è stato presentato dalle dottoresse Miriam Jahier, dirigente nazionale e coordinatrice del Comitato piemontese FIPsiS, e Valeria Resta, presidente del Comitato Regionale Lombardia FIPsiS e docente alla Facoltà di Scienze Motorie all’Università dell’Insubria. Al centro dell’intervento, il ruolo del chinesiologo come partner essenziale in un lavoro di squadra che coinvolge anche genitori e psicologi. I genitori, in particolare, sono chiamati a diventare alleati e non ostacoli: figure di riferimento per i ragazzi, da accompagnare in un percorso educativo fondato sul fair play e su aspettative condivise. Quando le attese della famiglia non coincidono con quelle degli atleti, infatti, possono nascere tensioni nel contesto sportivo. Per questo è necessario costruire un’alleanza tra tecnici, genitori e atleti, capace di creare un ambiente sereno, stimolante e privo di eccessive pressioni. Da queste riflessioni è nato un corso di formazione in cinque moduli, tenuto da psicologi ed esperti di diritto sportivo, rivolto a dirigenti di club, responsabili di settore, manager federali e futuri Parents manager.
La dottoressa Resta ha poi richiamato l’attenzione sui comportamenti aggressivi che spesso emergono durante il tifo, quando viene meno la consapevolezza dell’effetto delle proprie azioni. Parolacce e gesti impulsivi possono colpire non solo tecnici e arbitri, ma soprattutto i figli, che invece avrebbero bisogno di sentirsi sostenuti e protetti. In questo senso, i dirigenti devono promuovere buone pratiche a bordo campo e condividere con le famiglie modelli educativi chiari, così da aiutare i genitori a comprendere il peso delle parole e degli atteggiamenti. Il quarto modulo del corso è dedicato proprio alla promozione di un tifo positivo, mentre l’ultimo chiarisce ruoli e responsabilità in un’ottica costruttiva, con l’obiettivo di creare contesti sportivi più sani e virtuosi.
Lo psicologo dello sport Antonio Cortese, consigliere FiPsiS Lazio, ha presentato il “Manifesto del genitore sportivo: diritti e doveri dei genitori”, elaborato con il contributo di Mariagrazia Bozzi e di altri professionisti. Il progetto, guidato da Alessandro Crisafulli e supervisionato da Marina Gerin, presidente nazionale FiPsiS, si articola in due documenti: un primo testo che riassume diritti e doveri, e una versione più ampia che li approfondisce. Ne è nato uno strumento aggiornato, scientificamente fondato ma accessibile, pensato per tutto il sistema educativo sportivo. Il manifesto richiama anche l’Articolo 33, comma 7, della Costituzione, che riconosce il valore educativo dello sport e ne promuove il ruolo nel benessere psicofisico della persona.
L’ultimo tavolo di ricerca, presentato dalle dottoresse Ilaria Valeri e Renata Del Giudice, psicologhe e psicoterapeute FiPsiS, ha affrontato il tema del dropout sportivo e il peso del ruolo genitoriale nella continuità della pratica. È emersa l’importanza di comprendere le aspettative dei figli, soprattutto in adolescenza, fase in cui l’abbandono sportivo tende a manifestarsi sempre più precocemente. Garantire il benessere psicofisico del giovane atleta è fondamentale, non solo per lui ma anche per coach e genitori. Lo studio, condotto attraverso questionari e test su sport individuali e di squadra, ha evidenziato che il rischio maggiore di dropout è legato a burnout, stress, pressione e controllo genitoriale elevato. In particolare, la pressione paterna sembra incidere in modo costante su svalorizzazione, esaurimento emotivo e senso di mancata realizzazione, mentre quella materna agisce soprattutto sul piano emotivo, influenzando direttamente il desiderio di lasciare lo sport. Accanto a questi fattori di rischio, è emerso anche il valore protettivo del sostegno empatico dei genitori, elemento decisivo per accompagnare i ragazzi in un percorso sportivo sano ed equilibrato.
L’intervento di Corrado Buonagrazia, responsabile delle attività di base del Torino Calcio, ha messo in luce la complessità del lavoro con bambini dai 7 ai 14 anni e con le loro famiglie, da accompagnare con tatto, serietà e sensibilità. Nel calcio di alto livello, ha osservato, servono competenze diverse e una forte attenzione pedagogica, indispensabile per formare i giovani atleti fin dalla più tenera età. A questo proposito ha citato l’esempio del top club Paris Saint-Germain, dove si investe molto sull’aspetto ludico-educativo oltre che su quello tecnico, nel rispetto dei tempi di crescita dei bambini. Dal confronto con l’Espanyol è emersa infine la necessità di rafforzare il supporto psicologico, per migliorare il clima, l’ascolto empatico e il benessere di staff, atleti e famiglie.
A chiudere la giornata è stata la presidente nazionale FIPsiS, Maria Gerin, che ha sottolineato l’elevata qualità degli interventi, il loro rilievo scientifico e i numerosi spunti emersi nel confronto, destinati forse a confluire in una futura pubblicazione. L’evento ha avuto eco anche su Sky Sport, che ha dedicato un servizio all’incontro torinese, al quale hanno preso parte alcuni dei principali esperti italiani dei diversi ambiti interessati.
Dott.ssa Roberta Benedetta Casti,
Vicepresidente FiPSiS Piemonte, referente CISM Piemonte, psicologa dello sport, chinesiologa, docente di Scienze Motorie



