STUPINIGI. La Palazzina di Caccia di Stupinigi inaugura le Sale Crivelli e Principini.

A cento anni dalla nascita del Museo dell’Ammobiliamento entrano nel percorso di visita due nuove quadrerie tra nature morte, scene di caccia e ritratti della corte sabauda
Anno molto intenso il 2026 per la Palazzina di Caccia di Stupinigi, un gioiello architettonico sabaudo che si arricchisce di nuove due sale di straordinaria importanza per la bellezza delle opere esposte dal grande significato storico e culturale. Se la Sala Crivelli espone aulici tratti di vita campestre tra scene di cacciagione e chiaroscuri che disegnano trascorsi intrisi di pace e tranquillità attraverso dipinti che spaziano attraverso figure di animali facendo a gara nel riscoprire l’essenza della natura in tutti i suoi aspetti , anche i più nascosti nelle ombre tenui di una natura quasi selvaggia, ma elegante nello stesso tempo, la Sala Principini si presenta come un sobrio pantheon multicolore dal grande effetto scenico atto a riscoprire attraverso il simbolismo dell’epoca applicato ad ogni opera esposta, una bellissima e curiosa galleria di oggetti identificativi posti dai pittori nelle mani di tutti i piccoli principini ritratti, dove nulla è lasciato al caso, ma ogni profilo propone simboli propri che spaziano dai piccoli animali domestici, alle cuffie passando attraverso raffigurazioni ognuna con il proprio significato, dai colori dei vestiti e delle bordure in stoffa che incorniciano le figure dei giovani protagonisti. Le sale sono al centro del percorso abituale che si snoda da sempre in un contesto architettonico settecentesco dove riaffiora la bellezza di ambienti che intrecciano tra loro la classica sobria eleganza sabauda in tutti i suoi aspetti. A presentare al pubblico l’apertura della nuova esposizione con una conferenza presso la Sala Camini della Palazzina di Caccia di Stupinigi nella mattinata del 29 maggio troviamo come sempre la responsabile e direttrice dei siti museali del circuito mauriziano Marta Fusi : volto gentile che non nasconde i tratti tipici di quel Piemonte che da molti anni continua a far conoscere attraverso esposizioni ed eventi nei luoghi museali a lei affidati , le bellezze di questi siti, guidando un “Team Rosa” molto efficiente e preparato in collaborazione con la sempre attiva responsabile di settore Daniela Amparore. Accanto a lei Massimiliano Caldera esperto storico dell’arte e funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino, che contribuisce con la sua esperienza ad illustrare il progetto e le opere attraverso un percorso espositivo studiato nei minimi particolari per riunire nello stesso spazio le giovani figure che in modi diversi portarono contributi significativi a supporto di una delle dinastie più longeve del mondo : i Savoia furono anche questo, una famiglia che ininterrottamente da Umberto detto il Biancamano a Re Carlo Felice, si trasmise il potere ininterrottamente per 827 anni di padre in figlio. Forse il successo di queste iniziative, tante ed ininterrotte anche nell’anno in cui nella stessa Palazzina si ricordano i trascorsi della prima Regina d’Italia, quella Margherita di Savoia-Genova che si spense nella sua Bordighera il 4 gennaio 1926, esattamente 100 anni fa, è dovuto al fatto che il parco dirigenti dell’intero complesso museale sia composto da autorevoli esponenti del gentil sesso : le donne per sensibilità e praticità dimostrano sempre qualcosa in più rispetto agli uomini e quando si parla di cultura, estetica ed eleganza la differenza si nota. Due nuove sale nel percorso di visita della Palazzina di Caccia di Stupinigi raccontano un capitolo poco conosciuto del Museo dell’Ammobiliamento: quello delle quadrerie storiche, tra nature morte, pittura di animali e ritrattistica infantile di corte. Celebre per custodire una delle più importanti collezioni di arredi del Settecento, la Palazzina conserva anche una preziosa raccolta di dipinti composta da oltre duecento opere datate tra XVII e XIX secolo, giunte a Stupinigi negli anni Venti del Novecento, proprio per l’allestimento del Museo dell’Ammobiliamento. A cento anni dalla nascita, l’apertura della Sala Crivelli e della Sala Principini dedica nuovi ambienti a una parte di questo patrimonio: due quadrerie tematiche che intrecciano decorazione, collezionismo e rappresentazione della vita di corte. Da una parte le tele di Angelo Maria e Giovanni Crivelli, tra cacce, selvaggina e scene naturalistiche; dall’altra i ritratti dei piccoli principi sabaudi e di famiglie legate ai Savoia, immagini pensate per affermare ruolo, rango e continuità dinastica già nell’infanzia.
SALA CRIVELLI
La Sala Crivelli completa la visita dell’Appartamento del Re. La nuova saletta restaurata, che ai tempi della residenza della corte sabauda era destinata a piccola camera da letto, è dedicata a un nucleo di quindici dipinti di Angelo Maria Crivelli, detto il Crivellone, e del figlio Giovanni, il Crivellino, tra i più apprezzati interpreti lombardi della pittura di animali e nature morte tra la fine del Seicento e la metà del Settecento. Padre e figlio lavorarono molto insieme, con uno stile simile e caratteristico. Giovanni Crivelli fu chiamato nel 1733 da Filippo Juvarra a realizzare gli otto paracamini del Salone Centrale della Palazzina, ancora oggi conservati nella residenza. Le opere esposte – provenienti dal Castello di Moncalieri e successivamente confluite nelle raccolte di Stupinigi nell’ambito del progetto museale del Novecento – raccontano un genere molto presente nelle residenze sabaude: scene di cortile, selvaggina, pesci, paesaggi boschivi e composizioni floreali costruite con attenzione naturalistica e forte impatto decorativo. Due opere di grandi dimensioni della stessa serie, raffiguranti animali da cortile, sono conservati nello Studio del Presidente della Repubblica al Quirinale. Tra i dipinti ricorre il tema del confronto e della composizione: pavoni, fagiani, conigli, anatre, pesci e nature morte ambientate all’aperto, in un dialogo continuo tra osservazione del dato reale e costruzione scenografica dell’immagine. La maggior parte delle tele del Crivellone raffigura animali colti in momenti di quiete: Fagiana, galline e pulcini; Fagiani e altra selvaggina di penna con gazza mostrano un gruppo di uccelli di differenti specie in un paesaggio boschivo; Pavone, conigli e fiori; Pavone, conigli e quaglie e Pollame e conigli raccontano invece scene di cortile animate da un’attenzione minuziosa alla resa di piumaggi, pellicce e dettagli naturali. Più dinamico Anatre in un laghetto assalite da due cani dove il pittore costruisce una scena di caccia caratterizzata da un’impostazione movimentata e drammatica. Gli animali sono colti nell’attimo immediatamente precedente all’azione: un gruppo di anatre selvatiche viene sorpreso da due cani da caccia che irrompono nello stagno con le fauci spalancate, mentre sullo sfondo un’anatra in volo si staglia contro un cielo nuvoloso. Nelle opere del Crivellino prevalgono invece le grandi nature morte di pesci, ambientate all’aperto e arricchite da conchiglie, funghi, verdure e dettagli naturalistici. In Pesci all’aperto con cesto di verdure e mastello con rete e lumaca l’artista costruisce una composizione densa di elementi: pesci, conchiglie e verdure si dispongono accanto a una cesta rovesciata, mentre una piccola lumaca avanza sulla sommità del vimini. Sullo sfondo si apre un paesaggio marino attraversato da una luce crepuscolare. In Pesci all’aperto con conchiglie e funghi porcini e Pesci all’aperto con secchio di gamberi il tema della natura morta si intreccia con l’ambientazione boschiva e con una ricerca attenta agli effetti materici e luministici. Pavone con fagiani, anatre e altri volatili intorno ai fiori, infine, riprende le tipiche composizioni del Crivellone, in cui il pavone domina la scena con la coda dai riflessi verdi e oro, attorno al quale si dispongono diversi volatili in un equilibrio di movimenti e direzioni che ordina l’intera composizione. La serie esposta tra il 2024 e il 2025 è stata in parte restaurata grazie al contributo di AON Spa a cura di Open Care, Milano. Nel 2008 una parte delle opere era stata restaurata da Nicola Restauri di Aramengo con fondi della Soprintendenza piemontese. Un ultimo intervento di manutenzione straordinaria sulle opere non ancora restaurate è stato recentemente eseguito dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.
SALA PRINCIPINI
Nelle sale del Gabinetto di toeletta dell’Appartamento della Regina e nella sala successiva sono presentati 23 ritratti di una collezione curiosa ed eccezionale per tipologia: ritratti di bambini e infanti diretti discendenti della Casa Savoia o ad essa correlati. I ritratti sono un repertorio molto interessante per lo studio della moda e dell’iconografia fanciullesca tra XVII e XVIII secolo, dipinti di raffinata qualità pittorica, che nel tempo sono stati studiati ed esposti in molte occasioni singolarmente. Le opere hanno autori importanti come Francesco Cairo (pittore attivo alla corte sabauda tra il 1633 e il 1639), Maria Giovanna Battista Clementi detta “La Clementina” (1690-1761), Giuseppe Duprà (1703-1784), ritrattisti alla corte sabauda, e pittori francesi della cerchia di Nicolas de Largillière (1656-1746) e Pierre Gobert (1662-1744), autori dei ritratti dei principi di Lorena. Viene presentato in allestimento permanente, dopo molti prestiti in Italia e all’estero, il grande ritratto di Francesco Giacinto e Carlo Emanuele II con racchetta da tennis, opera del 1636 riconducibile a Francesco Cairo. La nuova sala rappresenta inoltre due serie omogenee di ritratti. Da una parte i figli di Carlo Emanuele III di Savoia (1701-1773) avuti dalle prime due mogli, Anna Cristina del Palatinato-Sulzbach e Polissena d’Assia: il piccolo Vittorio Amedeo Teodoro (1723-1725), dipinto con la frusta e il cagnolino al guinzaglio, simboli maschili, sebbene vesta un ampio abito all’apparenza femminile, utilizzato per praticità nei primi anni di vita dei bambini; l’erede al trono, il futuro Vittorio Amedeo III, raffigurato in un ricco abito in seta e galloni argento mentre gioca con un uccellino; le tre sorelle, Eleonora (1728-1781), raffigurata con un abito con le bretelle che servivano come aiuto per i primi passi, Luisa Gabriella (1729-1767), dipinto firmato dalla pittrice di corte Giovanna Battista Clementi e datato 1733, e Felicita (1730-1801); il fratellino Emanuele Filiberto duca d’Aosta (1731-1735), con una bellissima veste blu e oro, la piuma azzurra sulla testa, indicante l’alto rango di secondo in linea di successione, e la mela simbolo maschile. Nella sala sono presenti tre ritratti di Vittorio Amedeo III, a circa 2 anni, a 6 anni, negli abiti di piccolo gentiluomo che regge un fucile da parata, e a 7 anni in veste da cerimonia e collare dell’Ordine della Santissima Annunziata e la croce dell’Ordine Mauriziano. Dall’altra parte la serie dei figli di Vittorio Amedeo III e di Maria Antonia Ferdinanda di Spagna, dipinti da Giuseppe Duprà: il futuro Carlo Emanuele IV (1751 –1819), all’età di circa 10 anni, posa da sovrano in marsina rossa e fusciacca azzurra, il suo successore Vittorio Emanuele I (1759-1824) in abito azzurro e manto di ermellino sullo sfondo e Carlo Felice in abito verde e oro (1765-1831). Presente anche il duca di Monferrato, Maurizio Giuseppe (1762-1799), con ricca veste rossa e un piccolo cane, che risulta essere un elemento iconografico ricorrente, presente in tutti i ritratti. Ai piedi di Carlo Felice, il cagnolino indossa un collare che riporta incisa la firma del pittore Duprà. L’intera serie venne studiata per la prima volta in modo sistematico da Angela Griseri ed Elisabetta Ballaira insieme a Federico Zeri, dando alle stampe un piccolo catalogo nel 1995.
IL RITRATTO DI MARIA FERDINANDA DI SAVOIA
Il recente restauro del ritratto della regina Maria Antonia Ferdinanda di Savoia sostenuto dal Rotary Club Distretto 2031 rappresenta il primo recupero delle immagini delle dame di corte che affianca quello dei piccoli principi, ampliando il racconto della vita quotidiana e della rappresentazione della famiglia reale nella corte sabauda tra Sei e Settecento. L’intervento restituisce visibilità a una figura femminile legata alla stagione delle grandi trasformazioni della corte torinese. Figlia di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta Farnese, Maria Antonia Ferdinanda di Borbone-Spagna sposò nel 1750 il principe Vittorio Amedeo, futuro Vittorio Amedeo III, entrando a far parte della corte sabauda in una fase di profondo rinnovamento politico e culturale. Regina di Sardegna dal 1773 al 1796, soggiornò a lungo nei mesi estivi alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, animandola con feste e battute di caccia.
Pierangelo Calvo.



