PIEMONTE ARTE: RICORDO DI TITTI GARELLI, GUTTUSO, MARISA MERZ, CHAGALL AD AOSTA, PANINO, MAO, ROBINO, LAURA BERRUTO ED EGLE STROPPO…
Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo
LE REGINE E ADOLESCENTI DI TITTI GARELLI
La scomparsa della pittrice e artista Titti Garelli (Torino 1948-2026)rievoca incontri, mostre, ricerche che hanno attraversato il secondo Novecento e il nuovo Millennio, creando una misura espressiva quanto mai ricca di opere, tra creatività e maestria grafica, magico lirismo e figure di singolari adolescenti.
Il suo discorso, coerente con la formazione all’Accademia Albertina, allieva di Sergio Saroni, si è sviluppato secondo una esperienza che va da pregevoli campagne pubblicitarie ai cicli di mostre dedicate alle “Queens” (Regine Neogotiche) alla recente rassegna “Regine” ospitata, nel mese di novembre 2025, a Palazzo d’Oria di Ciriè. Un appuntamento, quest’ultimo, con i suoi celebri ritratti di regine contemporanee, maestose e birichine, tra passato e presente, fondi oro e composizioni che richiamano il mondo fiammingo.
Un percorso, quindi, che appartiene alla realtà pittorica torinese, e non solo, con una successione di esposizioni dalla Regione Piemonte al Piemonte Artistico Culturale, dalla Galleria Metroquadro all’Associazione Ponte per l’Arte e altre realtà, nazionali e internazionali, che hanno caratterizzato il suo cammino.
E tra queste si ricorda, in particolare, la mostra “Titti Garelli e Plinio Martelli. Ironia del reale pas de deux” al Gastello di Govone, nell’ambito di “Govone Arte”, che aveva unito l’impegno e la cultura visiva contemporanea di Plinio Martelli alle sorprendenti ragazze di Titti Garelli, come era stato per tutta la loro vita insieme. Ricordi, sensazioni, impressioni di un racconto legato all’esistenza intesa come arte, scrittura per immagini, condivisione.
Angelo Mistrangelo
TORINO, GALLERIA ACCADEMIA. MOSTRA ANTOLOGICA DEDICATA A RENATO GUTTUSO
La Galleria Accademia Torino, in collaborazione con Moz-Art Arte Contemporanea di Mantova, presenta dal 11 giugno al 3 luglio 2026 una mostra antologica dedicata a Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma1987), tra i massimi pittori del Novecento italiano.
La selezione di ventidue opere — oli, chine, disegni etecniche miste — abbraccia quasi quarant’anni di ricerca, dal 1947 al 1985, restituendo la straordinaria coerenza di un linguaggio che ha costantemente rifiutato il formalismo fine a se stesso per abbracciare l’urgenza del reale.
I curatori sono Sergio Pajola Luca Barsi e Stefano Mario Bocchi.
Il percorso espositivo si apre nel secondo dopoguerra con capolavori come Natura morta cubista e Cocomero cubista (1947), dove la scomposizione formale di matrice picassiana diventa strumento per indagare violenza e crudezza degli oggetti quotidiani. Si sviluppa poi attraverso il nucleo degli anni Sessanta — il più politicamente denso — con opere come Martire Algerina (1960), Discussione politica (1960), A Marat, David,Géricault (1962) e il grande Nudo di fronte (1963), fino ai dialoghi con i maestri (Testa di toro “da Picasso”,1973; Donne di Arles “da Van Gogh”, 1978; Omaggio a Morandi, 1966) e alle allegorie della maturità, sigillate dal Coccodrillo o Je ne brûle pas (1983), allegoria del tempo che divora ogni cosa.
Accanto alla dimensione politica e monumentale, la mostra rivela il versante più intimo: i nudi degli anni Sessanta-Ottanta, i paesaggi siciliani — da Paesaggio di Palermo (1966) a Case e terrazze di Bagheria (1976)— e le nature morte mediterranee come Peperoni ed orecchie Rocco (1961) e Verza (1972).
A completare il percorso, i bozzetti per il Macbeth (1963), gouache per le scenografie e i costumi del Teatro Regio di Parma, testimonianza del fertile rapporto di Guttuso con il teatro musicale.
Tutte le opere in mostra sono documentate nel Catalogo Ragionato generale curato da Enrico Crispolti (Milano, Giorgio Mondadori & Associati, 1983–1989) e provengono da collezioni private.
TESTI IN CATALOGO
Il catalogo della mostra reca testi critici di Sergio Pajola — curatore e collezionista — e del critico d’arte Francesco Poli. Pajola firma il saggio introduttivo Quando la realtà diventa pittura; Poli contribuisce con un approfondimento sul mestiere pittorico di Guttuso e sulla sua tensione tra impegno civile e invenzione formale.
SCHEDA TECNICA
Titolo: Renato Guttuso. Opere scelte dal 1947 al 1985
Sede: Galleria Accademia Torino — Via Po, 39 (int. corte), 10124 Torino
Date: 11 giugno – 3 luglio 2026
Castello di Rivoli. Marisa Merz – La danza delle ore
A cura di Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi, Marianna Vecellio
29 ottobre 2026 – 4 aprile 2027
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Fondazione Merz
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Fondazione Merz, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino si uniscono per collaborare a una mostra in tre atti che celebra il centenario della nascita di Marisa Merz, realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT. Concepita per ripercorrere l’opera e l’eredità dell’artista nata a Torino il 23 maggio 1926, Marisa Merz – La danza delle ore è una retrospettiva senza precedenti e difficilmente replicabile nella sua completezza e profondità. La mostra riunisce un insieme straordinario di lavori, di cui alcuni inediti, a testimonianza di una vita creativa che continua a essere fonte di ispirazione e riscoperta artistica in tutto il mondo. I tre episodi della mostra danno l’opportunità di approfondire aspetti diversi quali il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come dimensione creativa e la casa come laboratorio alchemico, la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico. Nell’insieme la mostra intende dare conto della continua evoluzione e trasformazione che l’artista ha messo in atto lungo tutta la sua esistenza, dando vita a un’opera sempre aperta.
L’esposizione al Castello di Rivoli, curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, è l’occasione per ricostruire e proporre nuovamente al pubblico l’installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare, importante progetto che Marisa presentò nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo per poi replicarla lo stesso anno alla 39. Biennale Arti Visive di Venezia. L’installazione, collocata nella Manica Lunga al terzo piano del Castello di Rivoli, sarà il fulcro espositivo da cui si dirameranno temi e ricerche quali: la tensione per la rivelazione dell’invisibile e la capacità dell’artista di visualizzare visioni metafisiche, rivelando il reale oltre le sue apparenze sensibili. Inoltre, la mostra invita un gruppo di artiste che continuano alcuni elementi della pratica e della visione di Marisa a partecipare in una retrospettiva aumentata: Leonor Antunes (Lisbona, 1972), Micol Assaël (Roma, 1979), Beatrice Bonino (Torino, 1992), Miriam Cahn (Basilea, 1949), Tacita Dean (Canterbury, 1965), Thea Djordjadze (Tbilisi, Georgia, 1971), Lara Favaretto (Treviso, 1973), Daiga Grantina (Saldus, Lettonia, 1985), Armineh Negahdari (Teheran, 1994), Solange Pessoa (Ferros, Minas Gerais, Brasile, 1961). “La mostra al Castello – osservano Francesco Manacorda e Marianna Vecellio – pone l’accento sulla dimensione ambientale della pratica di Marisa Merz, dando vita a un racconto polifonico che parla del cielo e del volo, di universi paralleli e della sfera lunare, spirituale, nonché femminile”.
La Fondazione Merz presenta, a cura di Beatrice Merz e Sébastien Delot, il lato più inatteso della ricerca dell’artista, attraverso una selezione di opere organizzate intorno all’idea di processo e trasformazione. Tema centrale è l’approccio di Marisa alla scelta e alla distribuzione dei materiali, insieme alla sua modalità del “fare” e comporre le opere: un apparente disequilibrio che si rivela in un equilibrio preciso, capace di far emergere le potenzialità nascoste di oggetti e materie. Le opere, talvolta apparentemente effimere, nascono da un processo di continua evoluzione, fatto di variazioni sottili attraverso cui l’artista si avvicina progressivamente all’essenza dei suoi soggetti. “La Fondazione Merz – dicono Beatrice Merz e Sébastien Delot – con questa mostra si configura come un luogo privilegiato dedicato all’inedito e alla ricerca della sperimentazione: uno spazio in cui il visitatore può accedere alla sfera più nascosta dell’artista, ai suoi pensieri germinali, alle intuizioni e al dialogo silenzioso che accompagna la nascita delle opere. Quello che si rivela è un linguaggio espressivo profondamente personale, in cui alto e basso, cultura colta e popolare, pratiche artistiche e quotidiane si intrecciano per dar vita a opere sorprendenti, segnate da una forza sottile”.
Alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea verrà invece presentato, a cura di Chiara Bertola e Chiara Parisi, il capitolo più intimo della mostra, attraverso una lettura storica che si focalizza sugli aspetti più quotidiani e domestici della ricerca di Marisa Merz. Il percorso espositivo prenderà avvio dal concetto di casa–studio-laboratorio, lo spazio generativo e trasformativo per eccellenza, in cui la dimensione dell’arte coincide con quella della vita. La mostra è l’occasione per restituire al pubblico dopo un attento restauro del Centro di Conservazione e Restauro di Venaria l’opera in collezione GAM Living Sculpture, 1966. “La mostra alla GAM – dichiarano Chiara Bertola e Chiara Parisi – si configura come uno spazio intimo e accogliente, capace di evocare la dimensione domestica. Importanti opere storiche convivono con momenti di raccoglimento e introspezione, visualizzando processi creativi aperti e in continua evoluzione. Il percorso diventa così metafora del fare artistico che si nutre di relazioni e di tempo, in cui ogni elemento contribuisce alla creazione dell’opera”. La mostra sarà accompagnata da un unico catalogo che verrà presentato in occasione di un convegno dedicato all’artista.
Aosta. Mostra Marc Chagall. Tra poesia e spiritualità
Inaugurazione venerdì 19 giugno 2026, ore 18
L’ Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta informa che venerdì 19 giugno 2026, alle ore 18, presso le sale espositive del Museo Archeologico Regionale di Aosta, sarà inaugurata la mostra Marc Chagall. Tra poesia e spiritualità, realizzata in collaborazione con il Musée National Marc Chagall di Nizza.
Marc Chagall. Tra poesia e spiritualità, a cura di Grégory Couderc, Anne Dopffer e Alberto Fiz, è stata realizzata dalla Struttura attività culturali, espositive e politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta in partenariato con il Musée National Marc Chagall di Nizza, l’unica istituzione pubblica dedicata esclusivamente al maestro russo che riunisce il suo imponente lavoro sul Messaggio Biblico ed è visitata ogni anno da oltre 200 mila persone.
In mostra sono esposte 120 opere tra dipinti, sculture, gouache, disegni, litografie, libri e ceramiche realizzate dal 1922 al 1980 provenienti dal Musée National Marc Chagall, alcune mai esposte in Italia, che consentono di analizzare il percorso di Marc Chagall attraverso una rinnovata lettura del suo rapporto con il sacro spesso problematico e fortemente attuale anche nel contesto di oggi.
“Accogliere l’arte di Marc Chagall, dichiara l’Assessore Erik Lavevaz, nelle sale del Museo Archeologico Regionale, per la Valle d’Aosta, è al tempo stesso un onore e una grande opportunità. Da una parte, questa mostra è una conferma del ruolo di primo piano che la nostra Regione ha assunto nel generare offerta culturale qualificata, plurale, in grado di coinvolgere un pubblico ampio: dopo le rassegne dedicate a Joan Miró e a Pablo Picasso, la rilettura dei grandi protagonisti del Novecento prosegue con il maestro russo che maggiormente ha influito sul nostro immaginario. Dall’altra, questo viaggio consente a chi sceglie di compierlo di avventurarsi nella sfera più intima della ricerca dell’artista: un percorso che affascina e invita a trovare il giusto tempo per dedicarvisi”.
La rassegna presenta testimonianze di grande significato e di forte impatto emozionale, come accade per dipinti quali il bozzetto per Il Cantico dei Cantici III (1957), Il Profeta Isaia (1968), La Torre di Davide (1968-1971), che vengono esposti accanto a lavori storici degli anni Trenta La circoncisione di Abramo o Giuseppe riconosciuto dai fratelli.
Chagall è stato affascinato dalla Bibbia sin dalla giovane età e ha iniziato a studiarla con dedizione dagli anni Trenta affermando che “La Bibbia è la più grande fonte di poesia di tutti i tempi. Fin dall’infanzia ho cercato di ritrovarne il riflesso nella vita e nell’arte. La Bibbia è come una risonanza della natura, e ho cercato di trasmetterne il segreto”.
Il primo incarico nell’ambito del sacro è stata una serie di acqueforti su temi biblici commissionate nel 1930 dall’editore e mercante francese Ambroise Vollard per il quale aveva già illustrato Le anime morte di Gogol’ e Le Favole di La Fontaine, ma ci vollero ventisei anni prima che le 105 incisioni venissero pubblicate nel 1956 dall’editore Tériade.
La rassegna, divisa in otto sezioni, analizza con chiarezza l’evoluzione stilistica di Chagall che prosegue la sua relazione con l’Antico Testamento per tutta la vita tanto da diventare un tema pressoché esclusivo della sua ricerca sin dalla metà degli anni Cinquanta quando inizia il ciclo del Messaggio Biblico destinato a confluire nel Musée National Marc Chagall di Nizza inaugurato nel 1973, il primo museo dedicato a un artista vivente in Francia. «Questi quadri, a mio avviso, non rappresentano il sogno di un solo popolo, ma quello dell’umanità», ha affermato Chagall che nelle sue opere esprime un messaggio universale teso verso una rigenerazione simbolica dell’umanità.
La mostra concilia la componente spettacolare e divulgativa con l’indagine scientifica e filologica valorizzando così l’opera di uno dei più grandi protagonisti del Novecento nell’ambito di un progetto destinato ad accogliere un vasto pubblico nazionale e internazionale.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue italiano e francese, edito da Allemandi, con testi di Grégory Couderc, Conservatore del Musée national Marc Chagall, di Anne Dopffer, Direttrice dei Musées nationaux du XXe siècle des Alpes-Maritimes, di Daria Jorioz, Dirigente della Struttura attività culturali, espositive e politiche identitarie, e del critico d’arte Alberto Fiz.
Biglietti
Biglietti: intero 8 euro, ridotto 6 euro. La mostra è inserita nel circuito di Abbonamento Musei.
Dove
Museo Archeologico Regionale, Piazza Roncas 12, Aosta
ANTONIO PANINO AL CENTRO POLIVALENTE DI PISCINA
Nello spazio del Centro Polivalente ‘L RUBAT, via Umberto I, 64, a Piscina, s’inaugura venerdì 19 giugno, alle 15, la mostra personale di Antonio Panino “Vis Naturae”, promossa dal Sindaco Cristiano Favaro e dall’Assessore alla Cultura Enrico Sclavo, che esprime una scrittura dalle interiori vibrazioni, dal segno incisivo e una visione che evoca i versi di Dylan Thomas: “La forza che attraverso il verde càlamo sospinge il fiore/E’ quella che sospinge la mia verde età;/Quella che spacca le radici agli alberi/E’ la mia distruttrice”.
In questa dimensione l’esposizione “Vis Naturae” al Centro ‘L RUBAT (restaurato con finanziamento Unione Europea Next Generation EU), corredata dal catalogo con testi di Francesco Preverino, Luisa Valentini e Manuela Ghirardi, e progetto grafico di Matteo Cordero, travalica la realtà quotidiana per entrare in profondità negli aspetti della ricerca, del valore indiscusso dell’immagine puntualmente delineata nello spazio, della personalissima volontà di fissare un’idea, un ricordo e la sottile emozione che accompagna questo nuovo incontro con il pubblico e la storia.
E’, in effetti, la storia di “Piscina Arte Aperta” che riaffiora dal tempo, dalle documentate rassegne d’arte e cultura, dai percorsi dell’artista che da sempre suggerisce impressioni, incontri, meditati risvolti di un cammino che può essere visto e “inteso come la forza della natura, ma non nel senso romantico o spettacolare del termine, ma piuttosto – sottolinea Antonio Panino – come processo, come energia che forma, stratifica, erode, accumula e trasforma”.
Vi è soprattutto il clima di un dire sicuramente penetrante, incisivo, capace di ridefinire, attraverso un naturalismo rivisitato e reinterpretato, una trama di segni in dialogo con la materia, con lo spazio atmosferico e con la misura espressiva del “Nucleo Generativo” o di “Alla deriva 2” o, ancora, de “L’ombra del visibile”. Un’ombra ma anche una struttura sensibile alla luce, al fluire di un racconto che ci appartiene da sempre come isole immerse nell’ambiente.
E dai “Nidi” alle “Banchise”, dagli “Iceberg” ai recenti acquerelli intitolati “Alla deriva”, è caratterizzato l’appuntamente a Piscina, ma contemporaneamente si avverte quella vitale energia che unisce l’autore ai materiali utilizzati, l’essenza della natura alla realtà pittorica, il dato cromatico ai notturni e interiori silenzi.
La stagione artistica di Panino è, quindi, contrassegnata da una continua e inesauribile volontà di affidare ai libri d’artista, alle tecniche miste e alle opere a carboncino su carta, la propria segreta identità che, di volta in volta, si rivela mediante una controllata gestualità o una riflessione che genera le forme
di una indiscussa dimensione creativa.
In occasione della mostra viene presentato il “Restauro della Carta Geografica degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, redatta da Giovanni Borgonio nel 1683 e riveduta nel 1772, esposta permanentemente nella Sala del Consiglio Comunale di Piscina.
(Orario mostra:sab.20 e 27 giugno 15,30-18, dom.21 e 28 giugno 10-12/15,30-18).
Angelo Mistrangelo
MAO. Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tokaido
Il MAO presenta la mostra dedicata all’omonima serie di stampe di Hiroshige che ci trasporta sulla leggendaria Via del Mare Orientale, fra l’antica capitale imperiale Kyoto ed Edo, l’odierna Tokyo.
MAO Museo d’Arte Orientale, Torino
24 luglio – 29 novembre 2026
Dal 24 luglio al 29 novembre 2026, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes, dedicata alla celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell’arte giapponese dell’Ottocento, di proprietà di UniCredit.
Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe con l’intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e “cinematografica” di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni oggetti e alle forme della cultura materiale che hanno accompagnato e reso possibile l’esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo.
Il progetto – seconda parte di un percorso già avviato al MAO nel 2025 – è curato da Laura Vigo, Conservatrice per l’arte e l’archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), e si avvale di un’importante collaborazione con i Musei Reali di Torino.
Nelle sale del MAO, le celebri vedute della Tōkaidō dialogano con una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Entrambe offrono una testimonianza tangibile della cultura del viaggio lungo le grandi arterie del Giappone in epoca Edo e dell’immaginario evocato dalle stampe.
Grazie alla collaborazione con il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), l’esposizione adotta un approccio ecologicamente sostenibile alla progettazione, in linea con l’orientamento sviluppato dal MAO negli ultimi anni, volto a valorizzare il pensiero curatoriale e il contributo scientifico per un uso consapevole delle risorse museali. La serie conservata al MAO è infatti identica a quella presente nelle collezioni del MMFA: questo consente di realizzare una mostra in cui non sono le opere a viaggiare, ma la prospettiva curatoriale e l’apparato di mediazione museale che la accompagnano. Il progetto si avvale dei contenuti didattici sviluppati dal museo canadese in occasione della presentazione della serie nel 2024, proposta con la medesima chiave interpretativa basata sulla vita sociale ed economica di questi oggetti culturali effimeri al tempo in cui furono prodotti. Attraverso le tecniche di comunicazione verbale ispirate alla Visual Thinking Strategy, la narrazione riesce a rendere più accessibili – e pertinenti – contenuti scritti complessi al più grande numero di lettori.
Realizzata per la prima volta nel 1833 e pubblicata dalla casa editrice Hōeidō di Takenouchi Magohachi, la serie riscosse un successo immediato, rivoluzionando il panorama degli ukiyo-e, le celebri xilografie a blocchi di legno. Stampata in oltre 15.000 copie, la Tōkaidō divenne un vero e proprio bestseller dell’epoca Edo, accessibile a tutti: le singole stampe costavano quanto una ciotola di ramen, venivano comprate e presto dimenticate.
Queste immagini furono rivoluzionarie. Non nacquero come opere da museo, ma piuttosto come prodotti editoriali di largo consumo, e fu solo successivamente, durante la seconda metà del XIX secolo, che in Occidente vennero riscoperte e consacrate come opere d’arte.
In questo contesto la direzione artistica di Takenouchi Magohachi fu cruciale: non solo nella stampa e distribuzione, ma anche nel concept narrativo e visivo dell’intera serie, costruita come una sorta di storyboard ante litteram, pensato per catturare l’attenzione di un pubblico ampio, assetato di immaginazione e novità.
Ma cosa rende questa serie così speciale rispetto a tutte le altre? Hiroshige, artista proveniente da una famiglia samurai, ebbe l’intuizione di trasformare un tema allora già molto conosciuto – il tragitto lungo la Tōkaidō, 490 km di strada che collegavano Edo (l’odierna Tokyo) a Kyoto – in un racconto visivo capace di mescolare realtà e immaginazione. Con un linguaggio visivo accessibile e modernissimo, ispirato all’arte tradizionale giapponese, ma con profonde suggestioni occidentali (come la prospettiva centrale, l’ombreggiatura, il formato orizzontale e l’uso del blu sintetico), Hiroshige e la sua squadra non si limitarono a rappresentare il paesaggio: lo reinventarono. Ogni stampa diventa così una scena onirica, atmosferica, capace di evocare sogni di viaggio e avventura.
La Tōkaidō era una delle cinque grandi arterie del Giappone Tokugawa, istituita nel 1601 e percorsa da daimyo, pellegrini e, col tempo, da mercanti e viaggiatori comuni. Ogni stazione di posta offriva alloggi, cibo, servizi di tutti i generi e prodotti tipici. Hiroshige ed il suo team seppe restituire tutto questo, trasmettendo il senso del movimento, la vivacità e la varietà degli incontri e il fascino di un paese in movimento e in trasformazione. Le sue stampe trasformarono l’ordinario in straordinario, aprendo al pubblico giapponese – e in seguito anche a quello occidentale – un mondo sospeso tra realtà e sogno.
Contestualmente all’apertura della mostra, nella galleria Giappone 1 verranno esposti al pubblico anche due coppie di paraventi, una della serie Rakuchū rakugai zu (“Vedute della capitale e dei suoi dintorni”), di proprietà della Fondazione Compagnia di San Paolo, e un’altra che rievoca episodi cruciali della Guerra Genpei del XII secolo (“Le battaglie di Ichinotani e Yashima”), appartenente alla collezione del MAO.
I paraventi, recentemente restaurati, sono raffigurazioni enciclopediche: da un lato le vedute della capitale, in cui luoghi panoramici e monumenti legati alle festività stagionali di Kyoto sono magnificamente immortalati — tra nuvole dorate fluttuanti — dagli artisti della scuola Kanō; dall’altro le rappresentazioni della Guerra Genpei, in cui la pittura epica celebra episodi del XII secolo, rielaborati in età Tokugawa come rievocazione del passato guerriero e della continuità del potere dei samurai.
La prima coppia di paraventi commemora il corteo dell’imperatore Go-Mizunoo per il festival di Gion del 6 settembre 1626, mostrando la parte orientale della città e il festival estivo che domina la vita delle strade da un lato e il castello di Fushimi e la metà occidentale della capitale dall’altro. Come i paesaggi da sogno di Hiroshige, tra le nuvole si intravedono vedute aeree di altre attività urbane, sia commerciali che di svago. Tuttavia, a differenza delle democratiche stampe delle 53 stazioni del Tōkaidō, queste erano cartografie di lusso che, seppure leggibili da chiunque all’epoca, sarebbero state accessibili esclusivamente a una ristretta élite.
La seconda coppia rievoca invece alcuni momenti salienti della Guerra Genpei tra i clan Minamoto e Taira nel XII secolo. Bandiere araldiche, samurai a cavallo armati di archi, imbarcazioni all’arrembaggio e alabarde che emergono tra nubi dorate animano una scena intensa e drammatica, dove l’esito è già noto: un evento epico, espressione di continuità politica e di casta.
Pur essendo state prodotte in epoca coeva, i paraventi e la serie di stampe esposti rappresentano due punti di vista antitetici: da un lato l’esaltazione del potere, apprezzata dalla ristretta cerchia di nobili e samurai, dall’altro un inno discreto alla vita quotidiana e al movimento, amata e consumata da ampie fasce della popolazione.
Accesso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.
Paesaggi da sogno / Dreamscapes
24 luglio – 29 novembre 2026
MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico, 11, Torino
REGGIA DI VENARIA. MOSTRA FOTOGRAFICA “ROBINO. EREDITA’ VISIVE DI TRE GENERAZIONI”
Ha inaugurato oggi alla Reggia di Venaria la mostra fotografica “ROBINO. Eredità visive di tre generazioni“, un viaggio di immagini firmate da tre generazioni di fotografi, dedicato a una singolare genealogia familiare – quasi una saga – che ha per protagonisti i tre membri della famiglia Robino che nel corso di tre quarti di secolo si sono dedicati e si dedicano all’universo delle immagini fatte a macchina: dalla fotografia analogica a quella digitale, dall’immagine di sintesi e all’intelligenza artificiale.
COSTIGLIOLE SALUZZO. MOSTRA “IL NOSTRO TEMPO”

Palazzina di caccia di Stupinigi. Giacomo Puccini: musica, cinema e storia
10 giugno – 25 ottobre 202. Gli abiti originali firmati da Georges Annenkov per il film Puccini del 1953 raccontano il legame tra la Regina Margherita, il compositore e il cinema italiano
Un dialogo tra storia, musica e cinema prende forma alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO) con l’esposizione Giacomo Puccini: musica, cinema e storia allestita nella Galleria di Levante nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte della Regina Margherita di Savoia.
La mostra nasce dall’intento di riportare alla luce il rapporto, poco conosciuto ma significativo, tra la prima regina d’Italia e il compositore. Fu infatti la Regina Margherita a sostenere economicamente nel 1880 gli studi del giovane Puccini, consentendogli di trasferirsi da Lucca a Milano per frequentare il Conservatorio. Un gesto che testimonia l’attenzione della sovrana per la formazione culturale e artistica del Paese.
A raccontare questo legame sono gli abiti originali realizzati per il film Puccini di Carmine Gallone del 1953, interpretato da Gabriele Ferzetti. I costumi, firmati dal celebre scenografo e costumista Georges Annenkov saranno esposti insieme a cimeli cinematografici e a una storica cinepresa, in un percorso che attraversa musica, cinema, costume e storia italiana.
L’esposizione consente inoltre di valorizzare una figura importante della cinematografia piemontese e nazionale: Luigi Rovere, produttore del film e protagonista della stagione d’oro del cinema italiano del dopoguerra. Rovere avviò infatti la propria attività a Torino, collaborando negli anni con alcuni dei più importanti registi e interpreti italiani: produsse infatti il primo film di Federico Fellini e Il cammino della speranza di Pietro Germi, vincitore dell’Orso d’Argento alla prima edizione del Festival di Berlino.
Il progetto crea così un intreccio di relazioni tra la storia della monarchia sabauda, il patrimonio musicale italiano e la memoria cinematografica del Novecento. Non è casuale, inoltre, il riferimento al cinema nel contesto delle celebrazioni dedicate alla Regina Margherita: la sovrana fu infatti protagonista nel 1896 di uno dei primi filmati della storia del cinema italiano, realizzato da Vittorio Calcina durante un soggiorno alla Villa Reale di Monza. La breve pellicola, oggi conservata negli Archivi della Cineteca Nazionale, rappresenta una delle più antiche testimonianze cinematografiche italiane.
Gli abiti resteranno esposti fino al 25 ottobre 2026, quando la Palazzina di Caccia di Stupinigi ospiterà nel Salone Centrale un concerto dedicato alla Regina Margherita organizzato dal Museo del Cioccolato e del Gianduja che quest’anno ha dedicato uno speciale cioccolatino proprio a Margherita, Le Perle della Regina. Nell’ambito delle celebrazioni è inoltre in programma il 20 e 21 giugno I giorni di Margherita, un fine settimana dedicato alla sovrana con la rievocazione storica del suo arrivo a Stupinigi nel giugno del 1901, l’esposizione per la prima volta del Manto Reale della Collezione Datrino, un annullo filatelico speciale realizzato in collaborazione con Poste Italiane, passeggiate in carrozza, laboratori, iniziative dedicate alla vita di corte e approfondimenti sul legame tra la sovrana e la residenza di Stupinigi.
«La figura della Regina Margherita è profondamente legata alla storia della Palazzina – dichiara Marta Fusi, direttrice della Palazzina di Caccia di Stupinigi – una delle residenze che più amò e che scelse come luogo di soggiorno negli ultimi anni della sua vita. Le iniziative che stiamo dedicando al centenario della sua morte nascono dalla volontà di restituire al pubblico questa relazione speciale, raccontando non soltanto la sovrana, ma anche il contesto culturale, artistico e umano che ruotava attorno alla sua presenza. In questo percorso si inserisce anche l’esposizione dedicata a Giacomo Puccini e l’appuntamento del 20 e 21 giugno: attraverso rievocazioni storiche, esposizioni e occasioni di approfondimento, i visitatori potranno riscoprire il legame tra Margherita e Stupinigi e avvicinarsi a una pagina importante della storia della residenza».
DEMONTE. “PAESAGGI INTERIORI” DI LAURA BERRUTO ED EGLE SCROPPO


CSA Farm Gallery di Torino, in collaborazione con l’Associazione Culturale Amici di Demonte O.D.V., inaugura la mostra d’arte contemporanea “Paesaggi interiori – tracce reali”.
L’esposizione, curata da Marcello Corazzini, propone un suggestivo confronto tra la ricerca fotografica di Laura Berruto e la pittura di Egle Scroppo. Attraverso un percorso che intreccia la fenomenologia della materia ossidata e la vibrante energia dell’astrazione cromatica, la mostra invita il pubblico a un esercizio di visione attiva, esplorando il confine tra il dato reale e la proiezione mentale.
L’inaugurazione si terrà sabato 27 giugno alle ore 17:00 presso le storiche sale espositive di Palazzo Borelli a Demonte (CN).
CSA Farm Gallery, Torino
in collaborazione con
Associazione Culturale Amici di Demonte O.D.V.
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- Mostra: “Paesaggi interiori – tracce reali”
- Artiste: Laura Berruto e Egle Scroppo
- A cura di: Marcello Corazzini
- Inaugurazione: Sabato 27 giugno, ore 17,00
- Orari: sabato e domenica 10,30-12/17-18,30 o su appuntamento tel. 3382086992
- Sede: Palazzo Borelli, Sale espositive, Via Martiri e Caduti 1 – Demonte (CN)
- Organizzazione: Associazione Culturale Amici di Demonte O.D.V.
MUSARMO MOMBERCELLI. “ANIMALIA”. GIULIO LUCENTE
sabato 20 giugno 2026 alle ore 17
MUSARMO – Museo Arte Moderna e Contemporanea
Via Brofferio 24 (adiacente Caserma dei Carabinieri) – Mombercelli – AT
La mostra rimarrà aperta dal 20 giugno 2026 al 26 luglio 2026.
Orario di visita: sabato e domenica dalle 16 alle 18.30
Per visite infrasettimanali e fuori orario: Tel. 338 4246055 – 346 4798585
– 0141 959610- 0141 955205
Contatti: musarmo@gmail.com –
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Vito Cosentino espone alla Biblioteca civica di Alba da sabato 20 giugno

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La Biblioteca civica “Giovanni Ferrero” di Alba, da sabato 20 giugno a sabato 8 agosto, ospita la mostra “Monocolori” dell’artista Vito Cosentino.
La sua personale è un viaggio che indaga il rapporto tra natura e uomo, realizzato attraverso l’uso sapiente di grafite, carboncino e sanguigna. Le opere in esposizione sono frutto di studi grafici profondi e sembrano restituire una interpretazione quasi metafisica della realtà, invitando l’osservatore a riflettere oltre l’apparenza delle cose.
La mostra si rivela quindi un’occasione per osservare e apprezzare disegni che sono al tempo stesso analisi di elementi esteriori, introspezione e trasposizione, anche sul piano dei significati più profondi.
Nato ad Agira nel 1954, Vito Cosentino si stabilisce ad Alba per motivi di lavoro. Il suo legame con il disegno nasce sui banchi di scuola grazie al professor Incorpora. Oggi affina la sua tecnica grazie all’insegnante Stefania Vergari del CPIA.
La mostra sarà visitabile durante l’orario di apertura della biblioteca (martedì, mercoledì e venerdì 9.00-12.30 e 14-18; giovedì 9.00-13.30 e 14.00-19.00; sabato: 9.00-12.30; chiuso lunedì e festivi).
TORINO, VIA DI NANNI. INAUGURATI I MOSAICI DI LUCIANO CAPPELLARI
Inaugurati martedì 12 giugno i mosaici in ceramica frammentata e ricomposta realizzati dall’artista Luciano Cappellari in collaborazione con l’associazione ALA APS ( già allievi Liceo Artistico ) e ass. ARTEinOGNIDOVE APS. in via Di Nanni incrocio con via Volvera.
CAMBIANO. ANTONIO ROBELLA, “IL MIO MONDO”
Nell’ambito della rassegna ” LA LUNGA STAGIONE DELL’ARTE CAMBIANESE, Artisti in mostra alla Biblioteca di Cambiano” curata da Daniela Miron in collaborazione con Santina Barbera e la Biblioteca Civica cambianese esporrà l’artista: Antonio Robella
Titolo mostra: Il mio mondo
Inaugurazione 20 giugno 2026 alle ore 16,00
Fine mostra 11 luglio 2026
Luogo espositivo:Sala conferenze Biblioteca Civica di Cambiano, Via L. Lagrange num. 1
Orari visita mostra: Lunedi e giovedi : 9/12 – 15/19 Martedi e Venerdi: 15/19 Sabato: 9/12,30
Antonio Robella nasce a Torino nel 1940 dove vive e opera fino ad oggi. Nel 1959 si diploma Ragioniere e Perito Commerciale, vince il concorso alla CCIA di Torino e si occupa dell’aspetto grafico – impaginativo e delle illustrazioni di Cronache Economiche. Contemporaneamente collabora con Tuttosport, L’automobile (ACI) e Hurrà Juventus con contributi umoristici. Allievo di Pontecorvo consegue la Maturità Artistica e l’abilitazione all’insegnamento del Disegno e della Storia dell’Arte. Dal 1965 al 1997 subentra a Giulio Da Milano nella cattedra di Disegno presso l’Istituto di Arti Grafiche e Fotografiche V. Paravia di Torino. Con i suoi disegni ha collaborato anche con Mondo Erre, Dimensioni Nuove, pubblicazioni della CCIA, Corriere dell’Arte, FIAT Quadri, Illustrato FIAT, ISVOR, Maria Ausiliatrice, San Vincenzo, Telenova. Dal 1974 ad oggi ha esposto in molte mostre e ha vinto numerosi premi. Di lui si è scritto molto, anche se si ha sempre l’impressione di non riuscire a scrivere abbastanza sulla sua lunga e straordinaria carriera artistica, puntellata dal suo forte temperamento capace di molteplici espressività in grado di giocare con l’interlocutore, di catturarlo con mille reconditi espedienti e astuzie.
Hanno scritto di lui i critici : A. Andrà, G. Argelier, M. Battaglia, M. Belgiovine, V. Bottino, M. Centini, D. Conti, E. Corti, V. Costa, C. Franza, G. Granà, S. Innocenti, A. Mistrangelo, A. Oberti, A. Spinardi, E. Vena.




