PINO TORINESE, DI GIACOMO: «CON IL FUOCO LA VIOLENZA FAMILIARE SMETTE DI AVERE UN SOLO BERSAGLIO»
«Il caso di Pino Torinese presenta un elemento criminologico che va oltre la pur gravissima lite familiare: quando il fuoco viene utilizzato come strumento di aggressione, chi lo appicca perde inevitabilmente il controllo sulle possibili vittime». Lo afferma Aldo Di Giacomo, criminologo ed esperto di fenomeni criminali, commentando la vicenda del 28enne fermato dopo l’incendio divampato il 16 agosto nell’abitazione in cui viveva con i genitori. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane avrebbe dato fuoco all’appartamento dopo una discussione familiare e si sarebbe poi allontanato raggiungendo Genova, dove è stato rintracciato dai Carabinieri e trasferito nel carcere di Marassi. Le fiamme hanno reso inagibile l’abitazione e interessato anche un altro appartamento della palazzina; due vicini sono stati soccorsi per gli effetti del fumo. «Ed è proprio questo il punto. Un’aggressione fisica, per quanto violenta, conserva normalmente un bersaglio individuabile. L’incendio introduce invece una componente di indeterminatezza: il fuoco si propaga, supera le porte, raggiunge altre abitazioni e può coinvolgere persone che non hanno alcun rapporto con il conflitto originario». Secondo Di Giacomo, «se sarà confermato che l’incendio è stato appiccato deliberatamente dopo una lite con i genitori, non dovremo limitarci a leggere la vicenda come l’ennesima esplosione di rabbia familiare. Occorrerà analizzare il passaggio da un conflitto rivolto verso persone determinate a una condotta capace di creare un pericolo collettivo». L’ipotesi inizialmente contestata è quella di strage, mentre la Procura starebbe valutando anche una diversa qualificazione giuridica della condotta. «La qualificazione penale spetterà naturalmente alla magistratura. Dal punto di vista criminologico, però, resta un dato fondamentale: la scelta dello strumento racconta qualcosa della violenza. Appiccare un incendio significa introdurre un mezzo che, una volta attivato, può produrre conseguenze molto più ampie rispetto al conflitto che lo ha originato». Di Giacomo invita inoltre alla prudenza rispetto alle ricostruzioni sulle cause della lite: «Sono state riportate richieste di denaro legate all’acquisto di sostanze stupefacenti, ma questi elementi dovranno essere verificati nel procedimento. Sarebbe sbagliato ridurre tutto alla formula “droga uguale violenza”. Le dipendenze possono rappresentare un fattore importante nella storia individuale, ma non costituiscono automaticamente una spiegazione criminologica del gesto». «Il dato più significativo resta un altro: una lite nata all’interno di una famiglia avrebbe finito per mettere in pericolo anche persone completamente estranee. È questo passaggio — dalla violenza relazionale al rischio indiscriminato — che rende il caso di Pino Torinese particolarmente importante da analizzare».
Aldo Di Giacomo
Criminologo ed esperto in fenomeni criminali
Responsabile del progetto Centro Italiano di Analisi Criminologiche



