PIEMONTE ARTE: SOFFIANTINO A COSTIGLIOLE, ALARCON ARANGUIZ, GAZZERA, MAT CENERE, NATURABILIA A BENE VAGIENNA…

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

A COSTIGLIOLE D’ASTI IL SEGNO POETICO DI GIACOMO SOFFIANTINO

 

Nelle sale espositive di Casa Prunotto, SpazioArte La Rocca, in via Provale 11 a Costigliole d’Asti, s’inaugura sabato 10 ottobre, alle 17, la retrospettiva dedicata alla figura e alla stagione artistica di Giacomo Soffiantino (Torino 1929-2013) con opere che esprimono il tema “La magnificenza dell’anima”, a cura dell’Associazione Costigliole Cultura, coadiuvata da Carlotta Soffiantino, figlia del maestro.

Una vera e propria occasione per cogliere gli aspetti, e naturalmente i contenuti, di un’esperienza che s’inserisce all’interno di un programma culturale contraddistinto dalla promozione di eventi ed esposizioni legate all’arte visiva contemporanea.

Pittore, incisore e docente, Soffiantino si è formato all’Accademia Albertina di Belle Arti, allievo di Francesco Menzio, Aldo Bertini e Mario Calandri, mentre la sua successiva attività si è sviluppata attraverso le partecipazioni alla Biennale Internazionale di Venezia (in particolare con Piero Ruggeri e Sergio Saroni)per poi affermarsi all’insegna di una ricerca tra luce e segno sempre assolutamente controllata, scandita da una lettura, e rilettura, di una natura rivisitata, di una scrittura intensa e penetrante caratterizzata dal dialogo con il dato cromatico, mai esplodente, raggiungendo “nei suoi quadri, tutta la sottilissima e infinita forza evocativa”, come ha scritto Giovanni Testori.

E questo incontro a Costigliole unisce testi e interpretazioni, pubblicate nel catalogo che accompagna la mostra, che richiamano l’attenzione intorno a “una sofferta partecipazione agli eventi del mondo dove la natura e l’uomo intrecciano le loro vicende (Francesco De Bartolomeis). E Gianfranco Schialvino rileva che la struttura delle sue opere “tende alla purezza di archetipo platonico, costruita con una laboriosissima indagine dentro la natura che si sublima sulla tela”. Una pittura, quella di Soffiantino, fa parte della storia del Novecento e “se il suo magistero non tramonta – afferma Bruno Quaranta – se educatamente ancora illumina, lascia il “segno”, e perché la onorò. E la onorò perché profondamente le apparteneva, la definiva, vi era compenetrato, riconoscendone la sacralità, mai umiliandola, mai deridendola, mai scambiandola per un’evventura, consapevole della lunga, inscalfibile fedeltà che esige, che merita”.

Un persorso in cui s’inseriscono i versi della poesia “Segnali di luce” (da R-esistenze, 2024): “Segnali luce nello spazio/ rivelano strutture/ scansioni cromatiche/ serrate trame di linee/ che s’insinuano nella memoria del tempo/ e diventano bucrani, paesaggi, boschi/ sembianze di oggetti vissuti/ attraverso la metamorfosi della natura”.

Una visione, quella di Soffiantino, che si traduce in personalissime riflessioni: “Lavoro per una verità che non si traduce in parole. Una verità alla quale posso dare vita solo mediante il colore, la linea, la struttura e la forma, anche se la pittura è la logica di ciò è illogico. Dipingo per esistere, non esisto per dipingere”.

Orario visita: sabato dalle 16 alle 19, domenica 10-12/16-19,   

sino al primo novembre.

Angelo Mistrangelo

 

ROMANO GAZZERA. Nel regno dei fiori giganti

Grande successo per la mostra a Palazzo Lascarische viene prorogata fino al 30 novembre.Il percorso prosegue poi a Ciriè, città natale dell’artista, nelle sale restaurate di Palazzo d’Oria.

Ha superato quota millecinquecento visitatori la mostra Romano Gazzera. Nel regno dei fiori giganti, allestita nella Galleria Spagnuolo di Palazzo Lascaris e promossa dalla Fondazione Romano Gazzera in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte.

La mostra prosegue a un ritmo di circa cinquanta visitatori al giorno e il forte riscontro di pubblico ha portato alla decisione di prorogare l’esposizione fino al 30 novembre 2026 e di programmare un’apertura straordinaria sabato 10 ottobre, che dà la possibilità di ammirare i fiori giganti dell’artista anche nel fine settimana dedicato a “Portici di Carta”.

Curata da Giulia Caffaro, la mostra riunisce ventisette opere di Romano Gazzera insieme a fotografie, documentid’archivio e installazioni contemporanee, ma si è distinta soprattutto per il suo grado di accessibilità e per ilpercorso urbano che ha portato i fiori giganti in alcuni dei più significativi luoghi culturali della città intercettandoanche il pubblico di passaggio.Il periodo di proroga è accompagnato da un ciclo di visite guidate dalla curatrice, riservate ad alcuneistituzioni e realtà del territorio. Tra queste ricordiamo la visita riservata all’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti diTorino, mercoledì 7 ottobre, prenotabile contattando la segreteria dell’Associazione. Sabato 10 ottobre inveceè previsto un appuntamento aperto al pubblico, dalle ore 10.00 alle 18.00, con visite guidate di Palazzo Lascaris a cura di Turismo Torino e Provincia e approfondimenti per appassionati di arte e natura a cura di GiuliaCaffaro e Laura Guglielmone, Presidente di Floritalia, che accoglieranno i visitatori nelle sale della mostra.

«Questo traguardo di pubblico ci incoraggia a offrire nuove occasioni per scoprire l’arte di Romano Gazzera. Con la prossima tappa di Ciriè, sua città natale, il percorso prosegue nelle salerestaurate di Palazzo d’Oria e si arricchisce di opere che raccontano il suo rapporto con la natura».Giorgio Gagna – Presidente Fondazione Romano Gazzera.

Il successo dell’iniziativa non si esaurisce quindi a Torino. Giovedì 15 ottobre un nuovo capitolo si apre a Ciriè, città natale dell’artista, dove il prestigioso Palazzo d’Oria ospiterà la mostra “Romano Gazzera. Fiori giganti e opere della natura” con ulteriori opere della collezione Gazzera. Un percorso che dialoga idealmentecon l’esposizione torinese – e completa la mostra allestita nelle Sale Gazzera lo scorso anno, riportando la suapittura nel territorio in cui ebbe origine.

Entrambe le tappe si inseriscono nel progetto di valorizzazione del patrimonio promosso dalla Fondazione Romano Gazzera in occasione del 120° anniversario della nascita dell’artista, a conferma dell’impegno della Fondazione nella diffusione della sua opera, restituendo al pubblico un autore che, attraverso la forza evocativa della pittura, ha sviluppato una riflessione ancora attuale sul rapporto tra essere umano e natura.

Racconigi. ALEJANDRA ALARCÓN ARÁNGUIZ. Tesserò un filo che sfidi il vento…

Mostra antologica a cura di Anna Cavallera

Pinacoteca Civica Levis Sismonda

Piazza Vittorio Emanuele II, Racconigi (CN)

FINO AL 18 OTTOBRE 2026

Le iniziative collaterali alla mostra

Alla luce del grande successo registrato dall’apertura della rassegna ad oggi, l’Associazione Presidiarte APS ha deciso di posticiparne la chiusura a domenica 18 ottobre 2026.

Nel frattempo, proseguono le iniziative tese ad approfondire i temi toccati dall’esposizione, dedicate a un pubblico eterogeneo.

Sabato 17 ottobre, ore 15.30Allacciare i fili, oltre i confiniUn’azione d’arte partecipata a RacconigiCi sono gesti antichi che, se compiuti insieme, hanno il potere di ridisegnare il presente e portare in sé la forza rivoluzionaria della cura. Cucire è sempre stato uno di questi: un atto intimo eppure profondamente collettivo, capace di rammendare ferite, unire persone, realtà distanti e realtà distanti, opporre una resistenza silenziosa alla frammentazione della storia.

Nell’ambito della mostra “Tesserò un filo che sfidi il vento” la prima rassegna antologica dedicata all’artista Alejandra Alarcon Aranguiz, allestita negli spazi della Pinacoteca civica Levis Sismonda di Piazza Vittorio Emanuele II a Racconigi (CN), la città si prepara a diventare il palcoscenico di un’azione artistica collettiva e aperta a tutti.Un invito a trovarsi in piazza, a sedersi gli uni accanto agli altri e a usare ago e filo non solo per decorare, ma per condividere spazi e azioni, dare vita a una nuova visione della comunità. La stoffa si fa manifesto, il filo legame e parola, l’ago strumento di espressione individuale e collettiva.

Sabato 17 ottobre alle ore 15.30, la “piazza degli Uomini” antistante la Pinacoteca si trasformerà in un grande laboratorio a cielo aperto dove ogni punto di cucito diventerà manifesto poetico e politico, tessera di parole non dette, desideri, sogni o denunce, per ricamare insieme una nuova comunità, senza confini.

 

Ottofinestre. Mat Cenere. Speculum

Da un’idea di Carola Allemandi

INAUGURAZIONE 7 OTTOBRE 2026 18:30

FINO AL 28 OTTOBRE 2026

 

 In occasione della ripresa della sua attività espositiva dopo la pausa estiva, Ottofinestre è lieta di annunciare la realizzazione dell’intervento Speculum a opera dello street artist italiano Mat Cenere, che inaugurerà ufficialmente il giorno 7 ottobre e che rimarrà visibile fino al 28 ottobre.

L’opera, che coinvolgerà la superficie delle otto grandi vetrate dello spazio espositivo, si inserisce in una riflessione che vede nella finestra un’elaborazione critica del dispositivo dello schermo ottico, nonché un espediente per interrogare l’atto della visione e della creazione dell’arte a partire dal gesto, e quindi dal corpo.

Suddivisa in tre aree narrative distinte, l’opera di Cenere guarda allo spazio in cui è inserita e ci porta a ragionare sul significato simbolico dello specchio – omaggiando la Casa degli Specchi, progetto architettonico di Elio Luzi e Sergio Jaretti degli anni Sessanta, in cui è inserita la realtà di Ottofinestre – recuperandone il retaggio mitologico, magico e scientifico-filosofico.

Nel solco di una riflessione ancorata all’elemento costitutivo dell’edificio stesso, quindi, Cenere ne estende il raggio discorsivo mettendolo in dialogo con una più vasta rete di rimandi e collegamenti iconografici.

Noi vediamo attraverso un vetro: può essere il cristallino del nostro occhio, la lente di una fotocamera, un qualsiasi schermo; il concetto di visione si è articolato e frammentato all’interno dello sviluppo tecnico portando nuovi significati all’automatismo per eccellenza della nostra anatomia.

Le grandi vetrate di Ottofinestre sono lette, quindi, non soltanto come filtro in grado di connettere l’interno dello spazio con l’esterno, bensì come supporto al segno fisico che ne indaga la natura e l’origine. La finestra, nella propria indipendenza, è solita dare vita a immagini riflesse; è creatrice autonoma di visione: Cenere la porta a riflettere, letteralmente, (su) sé stessa.

Troviamo, per esempio, il tema dello specchio nel retaggio culturale dell’Antico Egitto come nella figura mitologica del Basilisco di tradizione ellenica. L’interrogativo che questo oggetto ci pone è da sempre ciò che vediamo davvero nel in ciò che riflette: mai l’immagine fedelmente corrispondente al dato di realtà di cui pure sarebbe emanazione diretta, quanto un suo doppio, spesso vivente di una propria autonomia, e di un proprio mistero. Partendo da una riflessione sullo spazio espositivo, lo specchio diventa così il bacino di una ricerca più ampia, in cui il doppio e il riflesso sono i temi di un’indagine applicata alle loro radici storiche, quanto alla struttura presente che la contiene.

Lo specchio nasce nell’assetto naturale che compone l’ambiente in cui l’uomo vive, poi come frutto della tecnica – fu Efesto, il dio fabbro, secondo la mitologia greca cui allude sempre l’opera di Cenere, a fabbricare il primo esempio di specchio grazie a metalli lucidati, come il bronzo o il rame puro (il materiale su cui pure nacquero i primi dagherrotipi, “specchi dotati di memoria”, secondo le prime definizioni date al nuovo medium).

Approcciato sotto forma di pattern, lo specchio può essere rotto, secondo la sua declinazione nell’ambito della superstizione, può essere acqua, o ancora volta celeste – a cui in passato l’occhio poteva avvicinarsi mediante l’uso di lenti più o meno riflettenti – portando il tema principale all’interno di un’unica rete visiva interconnessa.

Spostando il proprio tratto dal muro al vetro, dall’opacità alla trasparenza, Cenere ci invita a ripercorrere i modi in cui lo specchio è entrato all’interno della vita e della cultura dell’uomo, e a recuperare una storia che ancora oggi plasma e dirige il nostro comportamento. L’artista tende a un’immagine effimera, come quelle a cui più di ogni altra siamo abituati, e facendo della dissolvenza del tratto parte integrante del proprio intervento. Il segno bianco sui vetri di Ottofinestre può diventare quindi gesto meta-visivo e meta-architettonico quando più di prima è bene ricordarsi che ciò che si vede vive sempre a un passo da ciò che si tocca, si fa, si costruisce davvero.

Mat Cenere

Mat Cenere è uno street artist e illustratore italiano.

Sin da giovanissimo segue e si approccia alla scena underground del graffiti e della street art internazionale.

Mentre vive in varie città europee, approfondisce la propria ricerca artistica attraverso la sperimentazione di vari tipi di tecniche, media e supporti differenti legati principalmente al disegno e la pittura, evolvendo ed affinando la sua cifra stilistica personale, fino ad approdare alla sua identità grafica attuale.

Attingendo a livello di ricerca tecnica principalmente dall’arte incisoria, dalla grafica sia editoriale che pubblicitaria e dell’illustrazione tutta, Cenere realizza interventi capaci di interfacciare il fruitore con il contesto in cui sono inseriti, utilizzando la storia, la tradizione, il folklore e i miti dei quattro angoli del pianeta come bacino d ‘ispirazione concettuale, plasmando in questo modo allegorie grafiche capaci di far dialogare necessità narrativa e produzione visuale.

Ottofinestre

Ottofinestre è uno spazio espositivo e associazione culturale che si distingue per la sua vocazione a promuovere la ricerca artistica e culturale attraverso mostre, eventi e progetti interdisciplinari. Situato in un ambiente dinamico e accogliente, il suo obiettivo è quello di stimolare la riflessione sul rapporto tra arte e società, offrendo una piattaforma per artisti emergenti e affermati che operano in ambito contemporaneo. Una delle peculiarità di Ottofinestre è la fruibilità continua delle mostre, grazie alle otto grandi finestre che caratterizzano lo spazio espositivo, in cui molte delle opere sono visibili in qualsiasi momento, rendendo l’arte accessibile in modo permanente, giorno e notte. L’associazione annoverà tra le sue attività anche sessioni di critica (crit) per gli artisti, oltre a quelle formative e ai laboratori, creando così un punto di riferimento per l’arte e la cultura. Con un forte impegno verso l’innovazione e l’inclusività, Ottofinestre si configura come un laboratorio di sperimentazione creativa, in grado di coinvolgere il pubblico in un dialogo continuo e stimolante.

Informazioni utili

Mat Cenere. Speculum

Dal 7 al 28 ottobre 2026

Inaugurazione: 7 ottobre 2026 – ore 18.30

Dove: Ottofinestre – Via Saluzzo 88/F, Torino

Visite su appuntamento: info@ottofinestre.com | +39 3357667982

 

G.A.M., Energie Eccentriche. DAVIDE LA MONTAGNA e ABDEL KARIM OUGRI

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino annuncia i due progetti selezionati nell’ambito di RICOGNIZIONI, iniziativa dedicata alla valorizzazione, al sostegno e alla mappatura delle artiste e degli artisti emergenti del territorio torinese, curata da Virginia Lupo e sviluppata nell’ambito del programma culturale interdisciplinare Energie Eccentriche.

Il progetto ha previsto una call rivolta ad artiste e artisti di età compresa tra i 19 e i 35 anni che vivono e lavorano a Torino, invitati a presentare un progetto espositivo. Attraverso la call, la GAM ha intercettato alcune delle più interessanti esperienze artistiche contemporanee del territorio.

La giuria, composta dalla Direttrice della GAM Chiara Bertola, dalla curatrice del progetto Virginia Lupo, da Adrien Gardère, curatore di Energie Eccentriche, e da Almanac, organizzazione non profit torinese dedicata alla ricerca sulle forme e i linguaggi dell’arte contemporanea, ha selezionato Davide La Montagna e Abdel Karim Ougri. I loro progetti sono stati scelti all’interno di una shortlist di 5 finalisti, che includeva anche le proposte di Giulia Deval, Martina Camani e Nicholas Polari.

I due progetti saranno presentati negli spazi della GAM secondo un calendario articolato in due appuntamenti. Giovedì 15 ottobre 2026 alle ore 18:00 inaugura il progetto di Davide La Montagna aperto al pubblico dal 16 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027.

Attraverso una sensibile indagine sull’amore e la domesticità, il progetto di Davide La Montagna si inserisce perfettamente all’interno della Quinta Risonanza. Il suo lavoro esplora con profonda delicatezza temi complessi come la dipendenza affettiva e la violenza domestica. Ricostruendo ambienti familiari popolati da oggetti quotidiani, l’artista trasforma lo spazio in un terreno di evocazione poetica, offrendo uno sguardo inedito e trasformativo sulle tensioni celate nelle relazioni di intimità e potere.

Il progetto sarà accompagnato da un workshop rivolto a persone di età compresa tra i 19 e i 35 anni, ideato da Davide La Montagna in collaborazione con il Dipartimento Educazione della GAM e Almanac, in programma sabato 12 dicembre 2026 negli spazi del Community Hub di via Baltea 3. L’incontro sarà un’occasione di confronto e partecipazione intorno ai temi e alle pratiche affrontati dal progetto espositivo.

Il secondo appuntamento, il progetto di Abdel Karim Ougri inaugurerà giovedì 21 gennaio 2027 e sarà visitabile dal 22 gennaio al 4 aprile 2027. Il relativo workshop si svolgerà sabato 13 marzo 2027, sempre presso il Community Hub di via Baltea 3.

Il progetto MAR-HB4, di Abdel Karim Ougri, realizzato per la settima edizione di Una Boccata d’Arte e riadattato per lo spazio espositivo della GAM, trasforma lo spazio in uno showroom-laboratorio incentrato sul prototipo di un’astronave, un reperto sospeso nel tempo che oscilla tra prodotto commerciale, prova scientifica e oggetto di finzione. Attraverso l’espediente della fiction, l’artista esplora temi legati all’identità, ai processi di appartenenza e alle culture diasporiche, indagando la memoria come strumento critico e il corpo come archivio culturale.

Anche questo progetto sarà accompagnato da un workshop pensato per persone di età compresa tra i 19 e i 35 anni, ideato da Abdel Karim Ougri in collaborazione con il Dipartimento Educazione della GAM e Almanac, in programma sabato 13 marzo 2027 negli spazi del Community Hub di via Baltea 3. L’incontro sarà un’occasione di confronto e partecipazione intorno ai temi e alle pratiche affrontati dal progetto espositivo.

Per tutta la durata di RICOGNIZIONI, le persone di età compresa tra i 19 e i 35 anni avranno diritto all’ingresso gratuito agli spazi dedicati al progetto e alla Collezione della GAM.

BENE VAGIENNA. Mostra collettiva Naturabilia

Nei palazzi storici di Bene Vagienna ritorna il fascino delle pagine pittoriche, l’energia della materia e l’incisività del segno che fissa gli aspetti di un suggestivo naturalismo.

E la natura assume il valore assoluto di una riflessione, di un rinnovato simbolismo, di un ambiente che fa parte alla cultura visiva contemporanea tra paesaggi, espressioni realistiche e opere astratte che emergono secondo una meditata e interiore narrazione.

Una narrazione che appartiene alle esperienze e alle ricerche delle artiste e artisti del Circolo degli Artisti di Torino, alla sequenza delle immagini, al fluire delle forme che diventano rappresentazione, panorami e, in particolare, elementi di un dialogo che intercorre dai soggetti interpretati a una realtà esteticamente rivelata.

Con alberi, vegetazione e una quotidianità che caratterizza il nucleo dei lavori esposti, in cui si avverte la dimensione evocativa delle singole raffigurazioni, il senso di una visione intesa come testimonianza di questo nostro e quanto mai complesso tempo.E poi fiori, foglie e animali, che integrati nello spazio creano un continuo rapporto con l’ambiente, con le nature morte e i possenti tronchi.

E attraverso l’indagine intorno alla natura si avverte, di volta in volta, l’essenza di una scrittura che unisce emozioni e condizioni atmosferiche, contenuti e soluzioni tecniche tipiche dell’arte odierna: dai cambiamenti climatici all’ecologia, dai materiali innovativi al tema della sostenibilità.

Mentre affiorano, straordinariamente limpidi, i versi della poesia “Vastità di pini” di Pablo Neruda: “Ah vastità di pini, rumore di onde che si frangono,/ lento gioco di luci, campana solitaria,/ crepuscolo cadente dei tuoi occhi, battito,/ conchiglia terrestre, in te la terra canta”.

Angelo Mistrangelo

TORINO, CAMPIDOGLIO. DIA_LOGHI

Torino – Borgo Campidoglio (Via Fiano)

10 ottobre 2026 Dalle 17 alle 19.30

11 ottobre 2026 Dalle 10 alle 19.30

VERNISSAGE10 ottobre ore 17.30

Ingresso libero e gratuito

Il 10 e 11 ottobre 2026 Borgo Campidoglio a Torino ospiterà la nuova edizione di Dia_loghi, la mostra diffusa che trasforma androni e cortili storici in gallerie d’arte contemporanea.

L’evento, organizzato da ZipArt Atelier Artistico APS – ETS, UNI.VO.C.A. e Promocuneo  vede la curatela di Veronica D’Auria. Protagonisti della mostra saranno studenti scelti delle accademie di belle arti di Torino e Carrara.

Tra le novità di quest’anno spiccano la sinergia con l’Associazione Torinese Tram Storici (ATTS) – che metterà a disposizione un tram d’epoca allestito con installazioni artistiche per accompagnare i visitatori – e la terza edizione del FAAB Festival, dedicato alla valorizzazione delle botteghe artigiane locali. L’iniziativa chiuderà ufficialmente la XII Settimana della Cultura di UNI.VO.C.A.

LA MORRA. PIER FLAVIO GALLINA. MOSTRA PERSONALE

Cherasco. Alessandro Anastasio in I colori dell’autunno. Acquerelli

Mostra di acquerelli nella chiesa di San Gregorio di Cherasco

Dal 10 ottobre al 20 dicembre 2026

 

 

L’ultima mostra dell’anno in programma nella Chiesa di San Gregorio di Cherasco è costituita dai lavori di Alessandro Anastasio “I colori dell’autunno. Acquerelli”.

L’opera pittorica di Alessandro Anastasio trae linfa dai panorami collinari nostrani, punteggiati da rocche e filari di vigne, spingendosi fino ai panorami marini per imprigionare la magia d’un crepuscolo o le sfumature dell’autunno inoltrato. Per rendere appieno queste sensazioni, il pittore predilige l’uso dell’acquerello: un linguaggio espressivo senza pari nel cogliere i giochi mutevoli della luce e nell’infondere freschezza e nitidezza cromatica a ogni scorcio.

Alessandro Anastasio è nato a Bra dove vive attualmente. Da molti anni si esercita nella difficile tecnica dell’acquerello ricevendo vari riconoscimenti. È stato membro dell’Associazione Italiana Acquerellisti che ha sede a Milano e ha partecipato a numerose collettive sul Lago Maggiore, Fabriano, Milano, Castello Visconteo di Abbiategrasso, Palazzo Ducale di Alessandria.

Ha esposto in mostre personali a Bra presso Palazzo Mathis, Cherasco, Barolo, La Morra e Sanremo.

Sabato 10 ottobre 2026 è prevista l’inaugurazione alle ore 16. La mostra sarà poi visitabile fino al 20 dicembre il sabato e la domenica dalle ore 9,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. Ingresso libero.

 

OMAGGIO A ILIO BURRUNI. “COPIAMI A MODO TUO”, CONCORSO NAZIONALE DI RITRATTO

Casale Monferrato. “Kochō, eleganti metamorfosi”

Al Castello del Monferrato la mostra dedicata alla cultura giapponese attraverso il tema della trasformazione

 

Sarà inaugurata sabato 10 ottobre 2026 alle ore 17,30, al Salone Marescalchi del Castello di Casale Monferrato, la mostra “Kochō. Eleganti metamorfosi”, esposizione di kimono, obi e accessori in dialogo con opere d’arte dedicate al tema della metamorfosi, a cura di Rossella Marangoni, yamatologa dell’Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi.

Promossa dall’Associazione culturale Yamato in occasione del decimo anniversario della propria fondazione, la mostra sviluppa un percorso dedicato alla trasformazione nella cultura giapponese, intesa non soltanto come cambiamento della forma, ma anche come passaggio tra condizioni, identità e mondi differenti. Il nucleo iniziale dell’esposizione è costituito da una selezione di kimono provenienti da una collezione privata, accomunati dalla presenza ricorrente della farfalla, figura dalla forte valenza simbolica nella cultura giapponese, associata alla primavera e all’amore, ma anche alla morte, alla rinascita, alla metamorfosi e all’impermanenza.

A partire da questo elemento, il percorso mette in relazione kimono, obi e accessori con pittura, calligrafia, poesia, letteratura e teatro, secondo una concezione della cultura giapponese nella quale le diverse forme artistiche dialogano e si compenetrano.

Alle testimonianze della tradizione e alle opere antiche si affiancano lavori contemporanei di Asako Hishiki, Shozo Koike e Vera Marchini. La metamorfosi viene così affrontata attraverso linguaggi e temi differenti: dalla rappresentazione della natura e dell’avvicendarsi delle stagioni nella poesia waka e nello haiku alle figure del teatro nō e del patrimonio letterario e narrativo giapponese, fino alle rappresentazioni di animali capaci di mutare forma e di oggetti che, attraverso la trasformazione, assumono una nuova identità.

Il percorso comprende inoltre testimonianze dei rapporti storici tra il Giappone e il Piemonte, inserite in un più ampio dialogo tra epoche, linguaggi e forme artistiche. L’obiettivo è proporre una lettura della cultura giapponese articolata, attraverso le relazioni tra natura, esperienza umana e rappresentazione artistica, evitando una rappresentazione limitata agli stereotipi più consueti.

Accanto alla mostra è previsto un programma di conferenze, incontri, dimostrazioni e laboratori che accompagnerà l’esposizione per tutta la sua durata. Gli appuntamenti approfondiranno temi e pratiche differenti della cultura giapponese, dalla calligrafia all’ikebana, dal teatro alla pittura, dal kimono al tè, fino alle tecniche artigianali e alla musica tradizionale.

Una particolare attenzione sarà rivolta alle scuole e alla Biblioteca Ragazzi, con laboratori infrasettimanali dedicati a bambini e ragazzi. Alcune attività consentiranno di sperimentare direttamente arti e pratiche tradizionali giapponesi, affiancando alla visita dell’esposizione un’esperienza di conoscenza e partecipazione.

Nell’ambito del progetto è prevista anche la collaborazione con la città di Mantova, che, in occasione del gemellaggio culturale con Casale Monferrato, sarà rappresentata dalle associazioni Ukigumo e Ikebana Sogetsu con un’installazione in bambù, una conferenza e un laboratorio dedicati all’ikebana.

L’inaugurazione di sabato 10 ottobre prevede la presentazione dell’esposizione e l’intervento della curatrice Rossella Marangoni, con possibilità di visita guidata. Il programma proseguirà domenica 11 ottobre con una conferenza dimostrativa e un laboratorio di ikebana e con la presentazione del volume “La ragazza che inventò il kabuki” di Maria Teresa Orsi e Fabio Tana.

Tra gli appuntamenti successivi sono previste attività dedicate all’origami, al taiko, alla pittura a inchiostro, al nō, al tè, alla vestizione del kimono, alla calligrafia, al ricamo, al kabuki e alla spiritualità giapponese, oltre a laboratori e incontri con artisti, studiosi ed esperti. Il programma si concluderà domenica 22 novembre, con la presentazione del libro “Il metodo kin” di Anita Cerrato e il finissage alle ore 18,00.

 

La mostra sarà visitabile, gratuitamente, sabato e domenica, dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00 con la possibilità di visita al di fuori degli orari ordinari, su appuntamento.

Per i laboratori è prevista, ove indicata, una quota di partecipazione a titolo di rimborso spese: i posti sono limitati ed è necessaria la prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere al recapito yamato.casale@gmail.com .

 

Condove. Impressioni, tra intrecci e relazioni in mostra 

Dal 10 al 25 ottobre, l’antica chiesa parrocchiale di San Pietro a Condove ospita la mostra d’incisione “Impressioni – Tra intrecci e relazioni“. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di Spazi d’Arte, un progetto promosso dalla Fondazione Elisabetta Viarengo Miniotti per favorire la formazione artistica, la creatività e l’incontro tra generazioni attraverso laboratori gratuiti di incisione, calcografia, disegno e stampa d’arte. Pensato principalmente per studenti, giovani artisti e appassionati, il progetto trasforma la pratica artistica in un’occasione di crescita personale, inclusione sociale e dialogo con la comunità, valorizzando la condivisione di competenze e tecniche in un ambiente fortemente collaborativo. L’esposizione offre una panoramica ricca e variegata del panorama incisorio contemporaneo, mettendo in dialogo le opere e le sensibilità di una vasta platea di artisti. L’evento è reso possibile grazie al prezioso supporto organizzativo del gruppo Amici Chiesa di San Rocco e dell’associazione culturale “ELEVAL – Momenti d’Arte”. La mostra si avvale, inoltre, del patrocinio di Città metropolitana di Torino, Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte, Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Comune di Condove e Unione Montana Valle Susa. L’esposizione, allestita in piazza San Pietro 3 a Condove, sarà visitabile nei giorni di sabato e domenica, sia al mattino dalle 10 alle 12 sia al pomeriggio dalle 16 alle 18. L’inaugurazione è prevista sabato 10 ottobre alle 18.

Nasce la scuola di disegno e pittura al Circolo degli Artisti

 “Car@ Soci@,  nasce la nostra Scuola d’Arte Imparare a disegnare e dipingere — o perfezionare la propria tecnica — non è una questione di doti naturali, ma un modo nuovo e profondo di osservare il mondo che ci circonda. Spesso ciò che frena chi muove i primi passi o crea blocchi in chi dipinge da tempo è l’inganno della mente: la tendenza a rappresentare ciò che “sappiamo” di vedere anziché la realtà che abbiamo davvero davanti agli occhi. La nostra scuola nasce per offrire un metodo solido e strutturato, capace di guidare sia i principianti assoluti sia chi desidera superare gli automatismi visivi e rendere il proprio segno e il proprio pennello più consapevoli ed espressivi. Oltre al valore artistico, la pratica delle arti visive offre straordinari benefici a livello cerebrale: stimola la neuroplasticità, favorisce la concentrazione e allena entrambi gli emisferi, rappresentando una parentesi ideale per ridurre lo stress quotidiano e sviluppare un pensiero visivo più elastico. Il percorso didattico si sviluppa attraverso moduli fondamentali e complementari:  

* Imparare a vedere: Esercizi mirati per liberare lo sguardo dai preconcetti e cogliere forme e relazioni spaziali autentiche.  

* Inquadratura e Composizione: Come distribuire le forme e far “respirare” l’opera, trovando il giusto equilibrio visivo all’interno del supporto.  

* Misure, Proporzioni e Masse: Tecniche di misurazione a vista per dare accuratezza anatomica e spaziale, impara a scomporre soggetti complessi in volumi geometrici essenziali.  

* Linea Tonale e Chiaroscuro: Lo studio della modulazione del tratto per trasmettere peso e movimento, unito alla gestione di luci e ombre per conferire una vibrante tridimensionalità.  

* Pittura d’Atelier e Gestione della Luce: Superiamo l’approccio classico della tela bianca per esplorare la figura partendo dal fondo. Lavorando su due supporti in contemporanea, sperimenteremo due metodologie opposte e complementari: far emergere le luci “a togliere” asportando il colore dalla base fresca, oppure costruire i volumi stendendo il bianco a secco sulla mezza tinta asciutta.

Che tu sia alla tua prima matita o desideri dare nuova forza e struttura al tuo percorso artistico, troverai un ambiente stimolante, dinamico e adatto al tuo ritmo, appuntamenti settimanali seguiti da maestri esperti in tecnica e composizione.”

Per info Laura 3495524438

 

14° Edizione di CuneoVualà. La Fabbrica in tasca: il taccuino di viaggio nel mondo del lavoro

Nell’ambito dell’International Network of Michelin Cities 2026. 

Rassegna sul carnet de voyage in collaborazione con Il Faut Aller Voir di Clermont Ferrand e Alliance Française di Cuneo

Cuneo, Fondazione Peano

Dal 4 ottobre al 15 novembre 2026

Mostra a cura di Ivana Mulatero

 

L’edizione 2026 celebra un anniversario iconico per il territorio: il centoventesimo dello stabilimento Michelin di Cuneo. Sotto il titolo “La Fabbrica in tasca”, la rassegna ha invitato i carnettisti a confrontarsi con l’estetica industriale, trasformando la fabbrica da luogo chiuso a campo di esplorazione artistica. Il disegnatore carnettista è divenuto “testimone oculare” della produzione in fabbrica, rincorrendo il vivere quotidiano in punta di matita con una postazione immediata davanti alla “cosa vista”. L’intento è stato di catturare la “scossa della fantasia” scaturita dall’incontro tra l’artiere-disegnatore e il mondo del lavoro, documentando architetture, gestualità e innovazione.

L’arte del segno lento, per intendere sinteticamente la pratica del carnet, incontra in questa edizione di CuneoVualà l’innovazione industriale per l’International Network of Michelin Cities, ospitato a Cuneo dal 5 all’8 ottobre 2026. Dopo un decennio di viaggi tematici che hanno raccontato la natura, i borghi antichi e la storia, lo sguardo del carnettista si posa quest’anno sulla tecnologia e sul lavoro umano e CuneoVualà sposta l’attenzione verso gli insediamenti industriali.

Grazie alla collaborazione con la Multinazionale Michelin di Cuneo, la Fondazione Peano presenta tre inediti taccuini di viaggio realizzati da Laura Spianelli, Walter Tesio e Antonio Mascia all’interno delle sedi di Cuneo, Alessandria e Torino dell’azienda. Disegnare la fabbrica ha significato, per i tre carnettisti, catturare la dedizione e la vita quotidiana di una comunità. Un evento che connette intimamente il Comune di Cuneo e il Comune di Clermont Ferrand.

La rassegna sui carnet de voyage, ideata e curata dalla storica dell’arte Ivana Mulatero, ha inteso ampliare le osservazioni, invitando molti altri autori i cui carnet esposti in mostra spaziano dai laboratori artigianali all’archeologia industriale, fino alle imponenti linee robotizzate. Tra giugno e settembre 2026 sono stati realizzati diversi incontri di sketching live di gruppo allo Stabilimento Pasta Berruto di Carmagnola, al Centro Storico Fiat di Torino, al Film Ferrania Centre, all’Erbaio della Gorra di Casalborgone.

Il mondo del lavoro viene raccontato nella 14° edizione di CuneoVualà, La Fabbrica in tasca, da:

Ilene Alciati, Daniela Asinari, Cinzia Bascone, Riccardo Enrico Bena, Edgar Bentura, Marina Bonvicini, Marina Bozzolan, Nazarena Braidotti, Elisa Brandoni, Fabrice Brangeon, Guido Brignone, Rami Calò, Nadia Canevaro, Samantha Capaldo, Samuel Chardon, Adriana Costa Mavaracchio, Daniele Costante, Anna Cottone, Dario Cornero, Ivor D’Angelo, Julie Dall’Agnolo, Maria Giulia Escard, ETRANOI Group, Maria Elena Ferrari, Cecile Anne Fosci, Chiara Fornaro, Barbara Fruci, Beatrice Gentile, Cristina Girard, Anne Guy, Pierre Hebert, Antonella Italia, Anna Laura Laface, LaManfrina, Rosalia Leone, Ester Liquori, Rosa Maria Lo Bue, Chiara Luparello, Margherita Malavenda, Roberto Malfatti, Lamberto Maglione, Caterina Mao, Ettore Marchini, Daniela Marenco, Angela Marinelli, Antonio Mascia, Delio Meinardi, Laura Montaldi, Ester Elisa Monti, Clarissa Moretto, Simone Mostacci, Noemi Mussone, Maria Teresa Neri, Maresa Pagura, Bernardino Parisi, Giuseppina Peirone, Donatella Peli, Teresio Pirra, Juliette Plisson, Pasqualina Poggio, Cristina Pollino, Sonia Ricci, Alessandro Rogora, Francesca Russo, Marilde Saliani, Rainer Schoder, Manuela Spagnoli, Laura Spianelli, Maria Francesca Starrabba, Walter Tesio, Fulvia Testi, Cristina Trinchero, Barbara Vallero, Milena Vanoli, Alfonso Zerega.

Sui “carnet leporelli” prodotti dalla Fondazione Peano, le realizzazioni originali degli studenti del Primo Liceo Artistico di Torino (docenti: Paola Albertino, Serena Colucci, Piera Fratini, Giuseppe Stassi, Antonio Zaccone) e del Liceo Artistico “Buniva” di Pinerolo (docenti: Monica Bruera, Luisa Collica, Giovanni Galuppi, Daniela Leotta, Laura Lussiana, Ester Pairona e Diego Scursatone). Incontri di introduzione al tema sono stati realizzati nella primavera 2026 presso le scuole con il coinvolgimento delle classi.

BRA: “DEIR-EL MEDINA, vita quotidiana nel villaggio degli artigiani”

Apre ad Aosta la mostra NINO MIGLIORI. La dialettica del reale

10 ottobre 2026 – 7 marzo 2027

Aosta, Centro Saint-Benin

 

L’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta informa che venerdì 9 ottobre 2026, alle ore 18, verrà inaugurata, presso il Centro Saint-Bénin di Aosta, la mostra Nino Migliori. La dialettica del reale.

Nell’anno in cui Nino Migliori (Bologna, 1926), tra i protagonisti assoluti della fotografia italiana del Novecento, festeggia il centesimo compleanno, una retrospettiva ad Aosta celebra il maestro con immagini che raccontano il Paese e le sue contraddizioni: dalla dignità della miseria al boom economico, dall’industria moderna all’energia del segno astratto.

La mostra, curata da Mauro Zanchi, riunisce alcune delle serie più iconiche realizzate da Migliori negli anni Cinquanta e ne segue l’evoluzione fino agli esiti più recenti. Attraverso 160 immagini, molte delle quali entrate nella storia della fotografia italiana, la rassegna ripercorre la stagione del Neorealismo andando oltre la lettura documentaria, per restituire la complessità dello sguardo di Migliori: dal confronto tra un’Italia ancora arcaica e un Paese in trasformazione, fino alle prime sperimentazioni sul linguaggio fotografico. Alla luce degli studi più recenti, il percorso espositivo propone una rilettura della fotografia italiana del dopoguerra, mostrando come già negli anni Cinquanta il documento si trasformi, nell’opera di Migliori, in una ricerca sulle possibilità espressive dell’immagine.

“Sin dalla scelta dei titoli, Gente dell’Emilia, Gente del Delta, Gente del Sud e Gente del Nord, – commenta Daria Jorioz, curatrice del programma espositivo del Centro Saint-Bénin – Nino Migliori pone al centro della ricerca espressiva l’umanità nella sua interezza colta in relazione con la propria terra. Pur collocandosi nel solco della fotografia documentaria e di reportage, il linguaggio di Nino Migliori ne attraversa i confini con grande libertà e spirito di sperimentazione, componendo un’indagine che da antropologica si fa intensamente lirica, sottilmente malinconica, a tratti divertita o ironica, ma sempre autentica e priva di retorica.”

Nino Migliori si fa testimone delle contraddizioni dell’Italia del dopoguerra, elaborando una grammatica visiva capace di trasformare il reportage, ciò che si vede, in un’indagine esistenziale, ciò che significa. L’arco cronologico scelto, tra il 1950 e il 1959, coincide non solo con l’apice del Neorealismo, ma anche con la sua progressiva crisi e con l’avvio di una ricerca destinata ad aprirsi a esiti sempre più sperimentali.

Quattro sezioni compongono la rassegna, restituendoci l’evoluzione dello sguardo di Migliori attraverso alcuni dei cicli più significativi di questo decennio.

La prima è dedicata all’Emilia. Qui l’autore osserva il quotidiano sospeso, la gestualità urbana e i piccoli riti della vita collettiva. Il bianco e nero materico, la rigorosa costruzione dell’immagine e l’attenzione ai dettagli rivelano già quella tensione formale che caratterizzerà la sua ricerca negli anni successivi.

Con Gente del Sud, la luce intensa scolpisce i volti, i corpi e gli abiti dei protagonisti, enfatizzandone la ritualità della vita quotidiana e le celebrazioni della provincia. Lontano da ogni visione folkloristica, Migliori restituisce lo straordinario paesaggio umano della Basilicata e della Calabria arcaiche. La fotografia diventa così un’archeologia dell’esistenza: le figure assumono la forza di icone senza tempo e l’immagine si fa riflessione sulla persistenza della storia, sospesa tra l’avanzare della modernità e la resistenza della tradizione rurale.

In Gente del Delta, lavoro sospeso tra acqua e nebbia, Migliori racconta la fatica composta di una comunità profondamente legata a una terra difficile. Attraverso una straordinaria modulazione della luce e una forte partecipazione emotiva ai soggetti, la cronaca del quotidiano si trasforma in una narrazione universale della dignità umana, capace di restituire la memoria viva di un’intera comunità.

Con Gente del Nord, infine, lo sguardo si sposta verso l’Italia che cambia. L’autore registra i primi segnali della trasformazione industriale, il dinamismo delle città e i profondi mutamenti sociali di un Paese ormai alle soglie del boom economico, offrendo una testimonianza visiva fondamentale per comprendere le radici dell’Italia contemporanea.

Parallelamente al reportage, Nino Migliori sviluppa una ricerca sempre più autonoma sul linguaggio fotografico, declinandola tanto nella fotografia urbana quanto in quella di paesaggio. Il suo sguardo si spinge verso i margini della città, esplorandone gli aspetti più trascurati e le geometrie informi: muri, superfici consumate, segni, macchie e tracce del tempo diventano materia di sperimentazione. Già negli anni Cinquanta Migliori mette in discussione l’efficacia del documento puro e sposta l’attenzione dalla semplice rappresentazione della realtà alla sua struttura visiva. È il momento in cui la fotografia comincia a emanciparsi dalla funzione di testimonianza per diventare ricerca sulla forma, anticipando la celebre serie Muri, nella quale la superficie fotografica stessa si fa luogo di indagine segnica.

Il catalogo bilingue italiano/francese della mostra, La dialettica del reale, edito da Dario Cimorelli Editore, raccoglie le 160 opere esposte attraverso un ricco apparato iconografico, affiancato dai saggi critici di Mauro Zanchi e Daria Jorioz, e da una conversazione con l’artista.

 

Centro Saint-Bénin, Via Festaz 27 – Aosta, Tel. 0165.272687

Dal 10 ottobre 2026 al 7 marzo 2027

 Orari:  Martedì-Domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

 

Chatillon. Castello Gamba: Costellazione di arte, scienze e culture

 

Costellazione di arte, scienze e culture, in corso fino al 18 ottobre 2026, al Castello Gamba – Museo di Arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta con sede a Châtillon.

Giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 18 avrà luogo l’incontro dal titolo Lo spazio che abitiamo.Ricerca, progetto e futuro del pianeta, in cui il curatore della mostra Fortunato D’Amico dialogherà con Fabio Massimo Grimaldi, Presidente di ALTEC e Benedetto Camerana socio della SIAT.

Dall’intreccio tra l’esperienza dei due prestigiosi ospiti e il tema del cielo, cuore della mostra, nasce un incontro dedicato alle profonde relazioni tra esplorazione spaziale e vita sulla Terra.

 

L’ATTIMO E LA FORMA – IVO BONINO, 48 ORE DI SCULTURA

Nell’ambito di “Arte, Artigianato, Musica e Siole Piene”, un appuntamento dedicato alla materia, alla ricerca e alla scultura contemporanea Sabato 3 ottobre  nella Palestra della Scuola di Rivera – Almese per sole 48 ore, lo spazio espositivo ha accolto le opere di Ivo Bonino, artista riverese, in un percorso in cui la materia diventa racconto e la tradizione incontra la contemporaneità. Al centro della mostra ci sono “I Santon”, reinterpretazione contemporanea delle tradizionali statuette del presepe provenzale.

Oggetti dell’artigianato locale si trasformano attraverso materiali, forme e colori in figure senza tempo: madri con bambini, uomini sapienti, uomini regali, uomini erranti.Personaggi che attraversano culture ed epoche e che diventano simboli di un’umanità in cammino, fatta di incontri, accoglienza e condivisione.

La ricerca di Bonino affonda le proprie radici nel 1968, quando entra nella bottega di Gino Olivero. Dal paesaggio alla pittura informale, dalla figura umana al ritorno al paesaggio come spazio interiore, il suo percorso si sviluppa attraverso una continua sperimentazione.I viaggi in Toscana, Provenza e Costa Azzurra segnano poi una nuova fase della sua ricerca: da queste esperienze prendono forma I Santon, dove memoria, spiritualità e contemporaneità si incontrano.Superfici vibranti, colature cromatiche e ricchezza materica trasformano la tradizione in un nuovo linguaggio, capace di dialogare con lo spazio e con chi lo attraversa.

Per quarantotto ore la forma incontra il tempo.Poi resterà il ricordo di un’esperienza intensa, irripetibile, da vivere lentamente, lasciandosi attraversare dalle emozioni.

Concorso internazionale di opere originali d’arte scultorea dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico, ambientale e agronomico della Valle d’Aosta

 

Il Comune di Arvier, l’Associazione Forte di Bard e il Cervim (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana) promuovono un Concorso artistico internazionale di scultura dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico, ambientale e agronomico della Valle d’Aosta e delle comunità alpine. Il bando si inserisce nell’ambito del progetto pilota Agile Arvier – La cultura del cambiamento, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU attraverso il PNRR, Missione 1, Componente 3, Investimento 2.1 «Attrattività dei borghi», Linea A, e della collaborazione con il progetto INTERREG Alpine Space RESPOnD, di cui il Comune di Arvier è soggetto attuatore e si pone inoltre in sinergia con le attività del progetto INTERREG Alpine Space RESPOnD di cui il Cervim è partner.

Questo percorso punta a introdurre modelli innovativi nella gestione dei vigneti eroici e alpini, rendendoli capaci di fronteggiare gli impatti dei mutamenti climatici attraverso soluzioni improntate alla tutela degli ecosistemi e allo sviluppo sostenibile. In questo contesto di profonda evoluzione, la scultura diventa il canale ideale per interpretare e comunicare la transizione.

Grazie alla sinergia con l’Associazione Forte di Bard, formalizzata con un’apposita convenzione sottoscritta l’8 luglio 2026, il concorso intende promuovere il patrimonio culturale, paesaggistico, ambientale ed agronomico che caratterizza la Valle d’Aosta. L’iniziativa assume inoltre una forte rilevanza economica e sociale, accendendo i riflettori sul ruolo cruciale dell’agricoltura e della viticoltura sia all’interno della comunità valdostana, sia nel più ampio contesto transfrontaliero della macroregione alpina (Eusalp). Attraverso la materia e la forma, gli artisti di tutto il mondo saranno chiamati a interpretare il legame indissolubile tra uomo, terra e sostenibilità, traducendo l’identità e la resilienza del paesaggio d’alta quota in opere d’arte di rilievo internazionale.

Il concorso invita gli artisti a interpretare il rapporto tra persone, agricoltura e paesaggio, attraverso tre temi:

La viticoltura eroica – Categoria 1. Progetti di sculture dedicati al valore sociale, culturale e paesaggistico della viticoltura di montagna, con possibile successiva realizzazione ed esposizione permanente al Forte di Bard. Premio: 2.000 euro lordi.

Il futuro dei pascoli alpini – Categoria 2. Una riflessione sul ruolo dei pascoli nella tutela degli ecosistemi, nella vita delle comunità e nella costruzione del paesaggio. Sono previste due sottocategorie: 2A, per idee progettuali di opere non ancora realizzate, con un premio di 1.500 euro lordi; 2B, per opere già realizzate, con un premio di 1.000 euro lordi e possibilità di successiva acquisizione per il Museo del Futuro Alpino, presso il Castello La Mothe di Arvier.

La donna in viticoltura – Categoria 3. Progetti di sculture dedicati al contributo femminile, all’evoluzione dei ruoli e all’innovazione nel settore vitivinicolo, con possibile successiva realizzazione ed esposizione permanente nel giardino di Agile Agorà Arvier. Premio: 1.000 euro lordi.

I premi ammontano complessivamente a 5.500 euro lordi. Le eventuali successive commissioni o acquisizioni delle opere sono disciplinate dal bando, che ne definisce condizioni, risorse e tempi.

Le domande devono essere inviate esclusivamente tramite PEC a protocollo@pec.comune.arvier.ao.it entro le ore 20.00 del 26 ottobre 2026, utilizzando l’apposito modulo e allegando la documentazione richiesta. Non saranno ammesse domande tardive o trasmesse con modalità diverse.

Tutte le informazioni sono disponibili a questo indirizzo:

Arvier, al via il concorso internazionale di scultura dedicato al patrimonio e al futuro delle Alpi

 

FUORI PIEMONTE

Pisa. Palazzo Blu. Mostra ‘Yellow&Blue’ Pisa Book Festival 2026

 

PISA. EDWARD HOPPER A PALAZZO BLU