STORIA DELLA CHIERI MODERNA. 14- Con Napoleone cambia di nuovo tutto
Il 18 Messidoro, anno VIII della Repubblica francese (7 luglio 1800), il cittadino Nicolò Curbis di S. Michele, commissario del Governo del Piemonte, portò a Chieri il decreto che dichiarava decaduto il precedente Consiglio e installava quello nuovo. Nel discorso di presentazione, rivolgendosi ai Municipalisti, dichiarava: “… Sconvolta la felicità e Libertà del Piemonte da una barbarica irruzione, finalmente io la veggo rinascere a nuova vita mercé il genio benefico di Bonaparte, Primo Console della Repubblica Francese nostra Liberatrice: Egli si presentò ai nostri nemici, e la vittoria fu fedele ai difensori della Libertà…”. Quindi proseguiva esortando i Municipalisti ad “… agire con fermezza e giustizia qualora taluno sia così scellerato a voler perturbare in qualunque modo il pubblico bene, La Religione, L’onore, Le Proprietà de’ Cittadini…”.
La nuova Municipalità era composta da: Giacomo Folco (uomo di legge e canonico), Giovanni Magagallo, Giuseppe Fantini, Andrea Masera avvocato, David Levi, Giacomo Antonio Ramello e Domenico Marchisio. Sindaco (Maire) fu nominato Charles Bigliani. Per prima cosa essa si dette da fare (dicono le carte comunali) “… per la variazione dei colori all’Albero di Libertà e Bandiere Repubblicane in questo Comune, onde il tutto ridurre uniforme al sistema Francese, come questa cittadinanza ne affermava il vivo desiderio, e nel tempo stesso elevare due altre Bandiere, dalla medesima volute, sulla torre di S. Giorgio spettante al Pubblico ed alla presente Casa Municipale in vista della piazza del Mercato”. Fu ancora Filippo Zalli a ricevere l’incaricato per la riverniciatura dell’Albero della Libertà; il negoziante David Levi fornì le stoffe bianche per le divise dei due tamburini e bianche, rosse e blu per le bandiere; il sarto Francesco Franco confezionò e pose in opera il tutto. L’Amministrazione non trascurò di versare 15 lire “al Gendarme qual a rischio di sua vita si recò sulla torre suddetta per apporre la bandiera sul pomo di latta in cima, e di L. 9 per il vino che ha provvisto ad incoraggiare i molti lavorieri che s’impegnarono all’elevazione di detto Albero e delle anzidette Bandiere…”.
In quel periodo gli abitanti di Chieri erano 10.950, di cui 6.000 nella parrocchia della Collegiata, 2.600 nella parrocchia di San Giorgio, 2.000 a Santena e 350 ad Airali.
Il 4 Fiorile dell’anno IX (24 aprile 1801), con un decreto del generale Jourden, Chieri venne messa a capo del Quarto Circondario della Prefettura di Torino, che comprendeva i Comuni di: Avuglione, Vernone, Arignano, Andezeno, Bardassano, Baldissero, Carmagnola, Cambiano, Castiglione, Castagneto, Casalborgone, Cimena, Cinzano, Cariano, Gassino, Moriondo, Mombello, Montaldo, Marentino, Pavarolo, Pino di Chieri, Pecetto, Poirino, San Raffaele, Riva presso Chieri, Revigliasco, Rivalba, San Sebastiano, Sciolze, Santena, Trofarello, Villastellone.
(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 54 – 55).
(Continua)


