STORIA DELLA CHIERI MODERNA. 16 – Luci e ombre nell’economia della Chieri napoleonica

L’alberata di Corso Fiume
Negli anni 1808 – 1812 l’industria cotoniera chierese migliorò. E, caso più unico che raro, progredì anche la filatura della seta: “Sono 26 – riferisce una statistica – coloro che hanno aperto filature di seta, per un totale di 79 fornelletti. I principali sono Mussino Filippo con 12, Marchisio Fratelli con 6, Ramello Giacomo con 26”. L’industria serica chierese, perciò, pur rimanendo secondaria rispetto a quella cotoniera, conobbe un trend diverso da quello piemontese in generale, che la politica governativa aveva portato al crollo, prima favorendo fiscalmente la seta di Lione, poi, nel 1806, decidendo il “Blocco continentale”, che ne impedì lo sbocco sui mercati europei. Anch’ essa, comunque, fu soggetta a restrizioni e controlli. Chi intendeva aprire una filatura doveva chiederne l’autorizzazione. “Altrimenti […] il filatore sarà in contravvenzione e il sindaco non solo non ne può più ricevere la dichiarazione ma lo deve denunciare alla Procura Imperiale presso il Tribunale di Polizia Correzionale […]. Ogni anno i filatori devono consegnare denuncia del ricavato annuo della filatura di seta, distinguendo: seta fina, crocchetta, doppio, moresca”.
La Municipalità “giacobina” si fece notare per un certo attivismo nei campi urbanistico, edilizio e delle infrastrutture, ma pochi progetti andarono a conclusione. Fece un tentativo per risolvere il problema dell’irrigazione, progettando un canale di derivazione dell’acqua del Po che, oltre all’agricoltura, avrebbe avvantaggiato anche l’industria tessile, ma non ottenne il consenso del Governo. Diede nuovo impulso alla realizzazione della strada maestra Chieri – Torino, da alcuni anni iniziata e ancora incompiuta. Anche questo tentativo, però, trovò ostacoli a non finire. La strada venne poi portata a termine ma varie pendenze con privati cittadini andarono avanti almeno fino al 1812
Il 14 luglio 1809 il Sindaco Goffi scrisse al Consiglio: “La ville que nous habitons est fort heuresement placée… mais cette ville n’a point de promenade publique…”: lo sollecitò, cioè, a realizzare una passeggiata degna della città. Cosa che non fece in tempo a fare. La passeggiata fu realizzata in seguito, ed esiste tuttora: si tratta dell’odierno Corso Fiume, con la sua alberata (foto 1) .
La Municipalità rivendicò il diritto di possesso sull’ex convento di Sant’Antonio per farne il Convitto comunale. Non fece in tempo, invece, a destinarne l’orto al gioco del pallone, trasferendolo da altre sedi nelle quali aveva sollevato continue recriminazioni.
L’8 Messidoro dell’anno IX (27 giugno 1801) fu deciso, e questa volta purtroppo attuato, l’abbattimento delle due porte medioevali di San Domenico e di Sant’Antonio: l’improbabile scopo dichiarato fu quello di voler facilitare l’aerazione delle vie cittadine!
(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 56 – 58).
(Continua)


