PIEMONTE ARTE:
Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo
MUSEO DI ARTI DECORATIVE ACCORSI-OMETTO, TORINO. A TAVOLAAA!, MOSTRA DI NATURE MORTE
28 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027A cura di Luisa Albert
La Fondazione Accorsi-Ometto è lieta di ospitare questa piccola mostra di nature morte, un genere antico che trova qui una nuova interpretazione, attraverso opere di grande accuratezza e precisione. La luce incantevole, i dettagli minuziosi e la sottile ironia che pervadono le composizioni di Luisa Albert dialogano alla perfezione con gli arredi della Sala da pranzo de Museo, creando accostamenti inattesi e di particolare fascino.
A TAVOLAAA! è un progetto pittorico che prende forma attorno al tavolo da pranzo, inteso non solo come luogo fisico, ma come spazio simbolico di relazione, confronto e racconto.È infatti attorno a un tavolo che si mangia, si discute, si litiga, si riflette e si ironizza. È da questa densità di azioni e di significati che nasce l’idea di questa serie, sempre intesa con la scelta estetica, pittorica e compositiva che caratterizza l’artista Luisa Albert.Il progetto si articola in opere di differenti formati, ricche di spunti e di particolari. Le inquadrature sono diverse, a volte riprese dall’alto, a volte di profilo, talvolta più aperte e altre più chiuse, come se l’osservatore si muovesse intorno alla scena. Oggetti comuni della tavola convivono con elementi più carichi di memoria: alimenti, bevande, argenti, oggetti antichi, vetri e cristalli costruiscono così immagini che oscillano tra quotidiano e simbolico.
Ogni lavoro è pensato come un capitolo autonomo, con un proprio tema e una propria atmosfera. Ciononostante le opere sono tenute insieme da un’idea unitaria: la discussione, il dialogo che possono emergere a tavola. Il tavolo diventa così il pretesto visivo e concettuale per affrontare tutto ciò che, normalmente, nasce da una conversazione condivisa. Si può parlare di mercato dell’arte con Il mercato dell’Arte oggi, di ironia e diversità con Assassinio di un peperone, di storia con Viva la Resistenza!, di tempo libero con Domenica, di pausa e riflessione, di musica…Ogni opera, corredata da un QR code posto sotto il titolo, è accompagnata da una prefazione dell’artista e dal testo di uno specialista chiamato a commentarne il tema, il titolo o l’ispirazione.
Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto
ORARI
Martedì, mercoledì e venerdì 10.00-18.00 Giovedì 10.00-20.00 Sabato, domenica e festivi 10.00-19.00
La biglietteria chiude mezz’ora prima.
Lunedì chiuso
TRE PITTRICI AL CIRCOLO DEGLI ARTISTI NELLA SETTIMANA DELL’ARTE.
Alla Giardiniera Reale, in corso San Maurizio 6, sede dello storico Circolo degli Artisti, si inaugura il 28 ottobre, alle 18, la mostra di pittura “E infine riscoprire luminose stelle” con le opere di Fausta Bonaveri, Rosanna Masoero e Lorella Massarotto, che esprimono tre singolari narrazioni che, con linguaggi diversi, comunicano emozioni e sensazioni, meditazioni e percorsi della memoria(orario visita:lunedì-sabato 15,30-19,30, sino al 14 novembre).
Il discorso si apre con la tecnica mista “Fucxia”, eseguita alla fine degli anni “Ottanta”, da Fausta Bonaveri, scenografa, illustratrice, autrice di libri di fiabe e oggetti editoriali per Mondadori, Giulio Bolaffi, Eurelle e Fissavo Vertigini “Torino-Berlino”. Per questa occasione, propone un lavoro che mette in evidenza una misurata scrittura pittorica e, in particolare, un’esperienza legata al suo percorso culturale: dallo spazio espositivo “Petit Point Poétique” alle raccolte di poesie “Immenso indaco” e “Accesso Remoto”, edite la Libro Italiano, alla collaborazione con il Teatro Stabile di Torino.
E accanto si notano le composizioni di Rosanna Masoero, che ha insegnato “Arte e Immagine” alla Scuola Media Statale e “Teoria della Forma e Percezione” allo IED, Istituto Europeo di Design, mentre suggerisce gli aspetti e momenti di “una fragilità vissuta come pericolo, ma anche come capacità di spezzettarsi e ricomporsi come cosa altra, come l’ibridazione tra forma umana e animale, forma umana e il cosmo”. Scrittrice e pittrice, ha partecipato alle rassegne “Acqua Benefica o Distruttrice” alla Galleria La Conchiglia e “Irresistibile Compagnia” in uno Spazio Espositivo a cura e gestito da Fausta Bonaveri.
La mostra si chiude con le ricerche polimateriche di Lorella Massarotto, che affida alla molteplicità delle forme artistiche una sperimentazione scandita dalla lirica trimensionalità dell’”Omaggio al Maestro Alessandri”, interpretato e risolto secondo una contemporanea camera delle meraviglie. La Massarotto rinnova, di volta in volta, i contenuti della rappresentazione e, in sintesi, inaugura ora la nuova installazione “Intreccio infinito” realizzata con un assemblaggio di elementi in legno di recupero, “passamanerie” e colori acrilici.
Angelo Mistrangelo
Palazzo Madama Torino. Le copie delle quattro statue del Buon Governo posizionate in cima alla facciata
Giustizia, Magnanimità, Abbondanza e Virtù militare: l’allegoria del Buon Governo – torna sulla terrazza di Palazzo Madama per coronare la facciata juvarriana e restituirle la configurazione monumentale che la caratterizza.
Sono ultimati infatti i lavori di posizionamento delle copie delle quattro statue monumentali.
L’operazione è stata realizzata attraverso una spettacolare movimentazione in quota: le quattro sculture sono sollevate con una gru fino alla sommità dell’edificio, a circa 27 metri dal suolo, e posizionate sulla balaustra del corpo centrale della facciata.
Un intervento particolarmente delicato e suggestivo, che riporta al centro dell’attenzione la facciata di Palazzo Madama e la sua straordinaria architettura, al termine di un lungo e complesso cantiere.
Le copie in marmo di Carrara sono state realizzate dalla società Litix Torart di Carrara per restituire la configurazione originale della facciata voluta da Filippo Juvarra, mentre le statue originali, scolpite da Giovanni Baratta tra il 1722 e 1724, sono state restaurate e trasferite lo scorso settembre nei sotterranei di quella che era la Galleria Carlo Emanuele I, nell’ambito del grande progetto di restauro e valorizzazione di Palazzo Madama. La nuova collocazione consente infatti di preservare le opere originali dagli agenti atmosferici e, al tempo stesso, di valorizzarle all’interno del futuro nuovo percorso museale.
Il posizionamento delle copie completa così un passaggio importante del progetto avviato nel 2022, quando le quattro sculture originali furono rimosse dalla balaustra della facciata attraverso una complessa operazione di sezionamento, ingabbiatura e calo a terra con la gru.
L’intervento rientra nel più ampio programma di trasformazione e valorizzazione di Palazzo Madama promosso dalla Fondazione Torino Musei, con il fondamentale sostegno della Fondazione CRT, che ha accompagnato il grande intervento di restauro e consolidamento della facciata juvarriana.
Nel mese di novembre, nel corso di una presentazione pubblica a Palazzo Madama, saranno presentati gli esiti del completo restauro della facciata, alla presenza del Sindaco di Torino, dei rappresentanti della Fondazione CRT, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e delle professionalità che hanno progettato, diretto ed eseguito i lavori.
Torino. La Basilica Mauriziana riapre dopo sette anni di chiusura
Chiusa al pubblico dal 2019, la Basilica Magistrale dei Santi Maurizio e Lazzaro di Torino riapre i suoi spazi al culto e alle visite dopo i lavori di restauro della cupola e del tamburo dell’aula
Sette anni di chiusura, un cantiere a oltre quaranta metri d’altezza e un grande affresco con più di trecento figure: la Basilica Mauriziana ha riaperto al pubblico domenica 25 ottobre, dopo gli interventi di restauro e messa in sicurezza della cupola e del tamburo dell’aula. Nel cuore di Torino, all’incrocio tra via Milano e via della Basilica, torna accessibile la Basilica Magistrale dei Santi Maurizio e Lazzaro, con il suo patrimonio architettonico e decorativo, legato alla storia dell’Ordine Mauriziano e della dinastia sabauda.
Al centro dell’intervento, la cupola decorata da Paolo Emilio Morgari tra il 1858 e il 1859 con il Trionfo della Croce, un’opera monumentale che torna a essere leggibile nella ricchezza della composizione e dei colori. La riapertura restituisce così alla fruizione pubblica non soltanto uno spazio rimasto a lungo chiuso, ma anche la possibilità di conoscere da vicino un patrimonio che racconta, attraverso le sue architetture e le sue decorazioni, diverse stagioni della storia di Torino.
L’intervento ha riguardato il restauro e la messa in sicurezza della cupola e del tamburo dell’aula, interessati da un grave stato di degrado che impediva l’accesso alla basilica. A circa quaranta metri d’altezza, il cantiere ha affrontato il recupero di una delle parti più significative dell’edificio, riportando a una migliore leggibilità l’affresco di Paolo Emilio Morgari, con le sue oltre trecento figure. L’opera, realizzata nel 1858-1859, rappresenta il Trionfo della Croce e costituisce uno degli elementi centrali del patrimonio decorativo della basilica. Il restauro ha permesso di recuperare la leggibilità cromatica e compositiva della pittura e di approfondire la tecnica esecutiva del Morgari, rivelando un uso magistrale dell’esecuzione a fresco integrato da finiture a secco, tratteggi raffinati e la presenza di elementi polimaterici in rilievo. L’uso di materiali diversi dall’intonaco dipinto non è così sorprendente, ma è particolare il numero eccezionale degli elementi in legno trattati in modo non comune e la presenza di lunghe corde sorrette dagli angeli che sostenevano un grande telo “a foggia di baldacchino” appeso alla base del lanternino, al colmo della cupola, per distribuire la luce senza disturbare la fruizione del dipinto, un’espediente unico di cui non si conoscono eguali. Le ricerche condotte sui documenti dell’Archivio Storico dell’Ordine Mauriziano hanno permesso di chiarire anche i tempi effettivi del cantiere: 21 mesi – dal 9 aprile 1858, data della firma del contratto, alla fine del 1859 – un periodo ben più lungo degli 8 mesi esaltati dal giornalista Giuseppe Bertoldi nelle sue cronache dell’epoca. Accanto al grande affresco di Paolo Emilio Morgari, la cupola ospita le figure dei santi Maurizio e Lazzaro, di Amedeo IX e di Umberto III, i due Beati Sabaudi, dipinti da Francesco Gonin nei pennacchi, tra i quattro archi, non ancora restaurati.
UNA STORIA LEGATA ALLA CITTÀ E ALL’ORDINE MAURIZIANO
La grande chiesa dell’Ordine Cavalleresco dei Santi Maurizio e Lazzaro, all’incrocio tra via Milano e via della Basilica, nel pieno centro di Torino, è un edificio a croce greca, con l’asse maggiore posto in obliquo rispetto alla maglia viaria in cui è inserita. L’aula, sormontata da una grande cupola affrescata a pianta ellittica, termina in un breve presbiterio, dietro il quale si trova il coro a pianta circolare, sormontato da una volta affrescata.
La Basilica Mauriziana sorge sull’antica chiesa dedicata a San Paolo e la sua storia è legata alla confraternita di Santa Croce, la più antica di Torino, e all’Ordine Mauriziano. Nel 1572 la confraternita ottenne l’uso dell’antica chiesa parrocchiale di San Paolo, costruzione romanica risalente al 1207. La chiesa venne rimodernata nel 1678, su progetto dall’architetto Antonio Bettino, già collaboratore di Guarini nel cantiere della cappella della Sindone e di Amedeo di Castellamonte e nel 1703 l’architetto Antonio Bertola realizzò l’altare maggiore. Nel 1729 il re Vittorio Amedeo II impose la cessione della chiesa all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, al fine di costruirla come Basilica Magistrale dell’Ordine e di creare un grande complesso architettonico unendo la chiesa all’attiguo Ospedale, e istituì la Regia Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro, dalla fusione della Confraternita della Santa Croce e della Confraternita di san Maurizio. La fabbrica della chiesa proseguì nei secoli successivi, con la costruzione della facciata neoclassica su progetto di Carlo Bernardo Mosca, e con il rinnovo di parte dell’apparato decorativo: l’affresco della grande cupola è opera di Paolo Emilio Morgari, mentre gli affreschi dei pennacchi e degli intercolunni sono di Francesco Gonin.
La facciata realizzata nel 1836 presenta un pronao tetrastilo con colonne corinzie e un frontone triangolare, preceduto da una scalinata semicircolare di 5 gradini. Fra le colonne, ai fianchi del portone d’ingresso, sono poste due statue che rappresentano i Santi Maurizio e Lazzaro. L’aula principale, a pianta centrale, presenta otto colonne in blocchi scanalati di pietra di Gassino. La cripta è costituita da una cappella a forma circolare realizzata nel corso dei lavori della nuova chiesa e da una vasta aula a tre navate, scandita da colonne e volte a crociera che riproduce la pianta dell’originaria chiesa di San Paolo. Al suo interno sono conservate le spoglie di generali e funzionari dello stato sabaudo.
Fonti antiche testimoniano che la Basilica Mauriziana era nota non solo per la sua bellezza artistica o per l’adiacente ospedale, ma anche perché custodiva un elevato numero di reliquie di grande importanza per i fedeli. Il corpo di San Teodoro e quello di San Giovenale, una mano di San Dalmazio, un braccio di Sant’Orsola e di Santa Colomba, resti di San Maurizio, di San Francesco di Sales e anche un pezzo del Legno della Croce, lì custodito e venerato ed esposto ogni venerdì di marzo per essere adorato dai fedeli.
Dal 25 ottobre la Basilica Mauriziana sarà aperta al culto e dal 2027 alle visite guidate Passepartout, con un programma pensato per consentire al pubblico di conoscere la storia dell’edificio e il suo patrimonio artistico. Il percorso accompagnerà i visitatori attraverso gli spazi della basilica, dalla chiesa alla sacrestia, con i paramenti e gli apparati processionali, fino al coro e alla cupola affrescata. Un’occasione per approfondire le diverse fasi della storia della basilica, il legame con l’Ordine Mauriziano e il ruolo dell’edificio nella storia della città.
Palazzo Madama. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino: la trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna e della scoperta dell’Io
Palazzo Madama, Sala Feste
Piazza Castello, Torino
Dopo la tappa siciliana al Museo Mandralisca di Cefalù, la mostra L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino apre il 12 novembre a Palazzo Madama.
Nato dalla collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca ETS e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, il progetto espositivo, di eccezionale rilievo scientifico e culturale, mette a confronto il celebre Ritratto d’uomo del Museo Mandralisca – universalmente noto come ‘l’ignoto marinaio’ – con il Ritratto d’uomo di Palazzo Madama, conosciuto come Ritratto Trivulzio: due dei vertici assoluti della ritrattistica rinascimentale, entrambi opera di Antonello da Messina, entrambi custodi di un enigma – quello del sorriso – che non ha mai smesso di interrogare chi li osserva.
La mostra non nasce da una logica comparativa tradizionale, ma da una precisa ipotesi critica: rendere visibile la trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna, in cui il volto diventa spazio della coscienza, della relazione e del pensiero. Il dialogo tra le due opere, tra i due sorrisi — quello ironico e mobile di Cefalù, quello trattenuto e concentrato del Trivulzio – consente di leggere la trasformazione del soggetto quattrocentesco: dall’individuo come carattere sociale all’individuo come presenza interiore.
Il passaggio tra le due sedi espositive – Mandralisca e Palazzo Madama – non è soltanto logistico, ma concettuale: dal contesto mediterraneo che ha generato la sensibilità luminosa e psicologica di Antonello alla dimensione europea e pubblica del patrimonio.
Riccardo Cordero in mostra a Guarene: “Nell’equilibrio il ritmo”
La prima esposizione dopo la scomparsa di Dino Pasquero, al quale sarà intitolata la Pinacoteca comunale del Roero
GUARENE – Sabato 31 ottobre 2026, alle ore 17.30, presso la Pinacoteca comunale del Roero, negli spazi del Centro culturale Il Cammello di via Paoletti 16, sarà inaugurata la mostra “Nell’equilibrio il ritmo”, dedicata all’artista Riccardo Cordero, a cura di Francesco Porcellana e Filippo Bruno.
L’inaugurazione assumerà quest’anno un significato particolarmente importante: sarà infatti la prima mostra ospitata dalla Pinacoteca dopo la recente scomparsa di Dino Pasquero, fondatore e storico curatore artistico, al quale verrà ufficialmente intitolata la pinacoteca.Un momento di ricordo e riconoscenza verso una figura che, con passione e dedizione, ha contribuito alla crescita culturale di Guarene e del Roero, facendo della Pinacoteca un luogo di incontro, ricerca e valorizzazione dell’arte.
Con questa iniziativa, il Centro culturale Il Cammello raccoglie la preziosa eredità di Pasquero, impegnandosi a proseguire il percorso da lui tracciato e a mantenerne vivo lo spirito.La scelta di inaugurare questa nuova fase con una mostra dedicata a Riccardo Cordero assume un valore significativo, celebrando un artista di fama internazionale profondamente legato al territorio albese. L’esposizione, visitabile fino al 13 dicembre, propone un percorso attraverso le opere su carta di uno dei protagonisti della scultura contemporanea italiana, conosciuto per le sue creazioni monumentali e per una ricerca artistica incentrata sul rapporto tra forma, spazio e movimento.
Se nelle sculture di Cordero il metallo si piega, si interseca e sembra sfidare le leggi dell’equilibrio, nelle opere esposte a Guarene questa stessa ricerca prende forma sulla superficie del foglio. Linee curve e rette, segni neri e grigi, attraversati da essenziali interventi di rosso, costruiscono composizioni nelle quali il disegno supera idealmente le due dimensioni, suggerendo volumi, profondità e movimenti.
Come sottolineano i curatori Francesco Porcellana e Filippo Bruno nel testo critico che accompagna la mostra, la ricerca di Cordero nasce dallo spazio e si sviluppa sulla carta: idee di sculture fisiche e materiche si trasformano così in composizioni impossibili ed eteree, nelle quali elementi apparentemente opposti trovano una nuova relazione attraverso il ritmo.La mostra permette quindi di conoscere un aspetto meno immediatamente visibile della produzione dell’artista, ma strettamente legato alla sua attività di scultore.
Accanto ai disegni, il percorso comprende anche incisioni che testimoniano la continua sperimentazione di Cordero e il dialogo tra la materia del ferro e quella della carta.
Nato ad Alba nel 1942, Riccardo Cordero si è formato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove ha successivamente ricoperto la cattedra di Scultura fino al 2001. Nel corso della sua carriera ha partecipato a importanti esposizioni nazionali e internazionali, realizzando oltre cinquanta opere pubbliche in Italia e all’estero. Tra queste figura New ET, la monumentale scultura in acciaio corten alta 17 metri realizzata a Pechino in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali del 2022.
L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo bilingue italiano-inglese, con testi critici di Francesco Porcellana, Filippo Bruno e Antonio Buccolo, dedicato alla memoria del fondatore della Pinacoteca.
Informazioni sulla mostra
Nell’equilibrio il ritmo – Riccardo Cordero A cura di: Francesco Porcellana e Filippo Bruno
Inaugurazione e intitolazione della Pinacoteca a Dino Pasquero: sabato 31 ottobre 2026, ore 17.30
Periodo: dal 31 ottobre al 13 dicembre 2026
Sede: Pinacoteca comunale del Roero – Centro culturale Il Cammello Indirizzo: Via Paoletti 16, Guarene (CN)
Orari di apertura: Sabato: dalle 15.00 alle 18.00 Domenica: dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00
TORINO, MAO. SONG DONG. SOUL OUT
23 ottobre 2026 – 27 giugno 2027
MAO Museo d’Arte Orientale, Torino
Via san Domenico 11, Torino
Dal 23 ottobre 2026 fino al 27 giugno 2027 il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta Song Dong. Soul Out, la prima mostra personale in Italia dedicata all’artista Song Dong (Pechino, 1966) a cura di Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci, e con la consulenza curatoriale e scientifica di Manuela Lietti. L’esposizione è concepita come un progetto site-specific che coinvolge l’intero museo, trasformandolo in un dispositivo narrativo in cui le opere di Song Dong entrano in dialogo con le collezioni permanenti e con l’architettura storica di Palazzo Mazzonis.
Riunendo alcune delle installazioni più iconiche dell’artista, insieme a un archivio di fotografie e video di performance realizzate dagli anni ‘90 a oggi, Song Dong. Soul Out ripercorre oltre trent’anni di lavoro, mettendo in luce una pratica capace di intrecciare esperienza individuale e storia collettiva, memoria privata e trasformazioni sociali, restituendo al contempo uno sguardo sulla Cina contemporanea.
La ricerca di Song Dong affonda le proprie radici nel pensiero di Laozi e Zhuangzi, maestri storici della filosofia taoista, di cui rielabora i concetti di fluidità dell’esistenza e di non-azione con un approccio intuitivo influenzato anche dal pensiero Zen; inoltre il suo linguaggio dialoga con alcune delle principali correnti artistiche internazionali del secondo Novecento, dall’Arte Povera italiana al Mono-Ha giapponese, fino al Minimalismo e all’Arte Concettuale statunitense. Nonostante il profondo legame con il pensiero taoista e buddhista, Song Dong sviluppa una poetica che si confronta con una pluralità di esperienze e sensibilità: attraverso gesti minimi, processi di ripetizione e trasformazione di materiali ordinari e quotidiani, l’artista apre una riflessione sul tempo, sull’impermanenza e sulla fragilità dell’esperienza umana.
Ad accogliere i visitatori in mostra è Believe, installazione luminosa adattata per gli spazi del museo che, attraverso una cascata suggestiva di luce rossa, introduce alla dimensione immersiva e sensoriale che attraversa l’intero progetto espositivo. L’opera, attraverso un gioco di parole, riflette sul significato di fiducia, generando una rete di reciproca diffidenza che coinvolge tanto il rapporto con l’altro quanto quello con sé stessi.
Come già accaduto per i progetti precedenti, anche Song Dong. Soul Out è arricchito dalla programmazione di Evolving Soundscapes, programma di musica e performance curato da Chiara Lee e freddie Murphy, oltre che da conferenze, proiezioni, attività didattiche e laboratoriali. A corredo della mostra sarà prodotto un catalogo bilingue, in italiano e in inglese, con nuovi testi e saggi a cura del team curatoriale e di studiosi invitati, un ricco apparato iconografico e un approfondimento delle opere in mostra.
Con questo progetto il MAO prosegue la propria ricerca sulle possibili riletture delle collezioni permanenti attraverso il confronto con la produzione artistica contemporanea. Dopo la personale dedicata a Chiharu Shiota, il museo torna a dialogare con il nucleo della collezione funeraria cinese, presentando un nuovo riallestimento dal titolo Made in China, curato da Laura Vigo, aperto al pubblico dal 23 ottobre.
Attraverso colori rinnovati e teche specchianti, strumenti digitali e contenuti accessibili in LIS, il progetto propone una rilettura della collezione archeologica cinese, composta da oltre 140 oggetti dal Neolitico alla dinastia Tang, per un’esperienza di visita accessibile e multisensoriale. Ceramiche, bronzi, oggetti funerari e manufatti invetriati sono presentati in relazione alle persone, ai gesti, ai rituali e alle esperienze sensoriali che ne hanno accompagnato la creazione e l’uso.
Made in China nasce dalle esperienze curatoriali maturate al MAO negli ultimi anni e sviluppa l’idea del museo come spazio di incontro e confronto tra pubblici e collezioni, invitando a rileggere gli oggetti attraverso gli sguardi di artisti, curatori, scienziati, archeologi e storici dell’arte.
La libertà dei piromani. Carol Rama e Guglielmo Castelli
A cura di Olga Gambari e Cristina Mundici
Archivio Carol Rama
Via Andorno 22, 10153 Torino
Inaugurazione venerdì 30 ottobre h 18
Sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre h 10-19
L’Archivio Carol Rama annuncia la mostra che metterà in dialogo l’artista Guglielmo Castelli con la figura e l’opera di Carol Rama.
Il progetto sarà presentato venerdì 30 ottobre alle 18 nella sede dell’Archivio in via Andorno 22. Con l’occasione, l’Archivio Carol Rama inaugura il suo spazio operativo e culturale all’interno di un complesso storico per la scena dell’arte torinese, che già ospita la Fondazione Giorgio Griffa, l’Archivio Marco Gastini e gli studi di Luigi Mainolfi, Elisa Sighicelli, Grazia Toderi e Gilberto Zorio.
La mostra, dal titolo La libertà dei piromani, nasce dalla visione di Carol Rama come figura germinativa la cui eredità si pone al di là del tempo e dello spazio, una presenza vitale e di stimolo, capace di trasformare la sua monumentalità in humus. Carol Rama non è solo stata una protagonista del Novecento ma le sue opere entrano in relazione con il contemporaneo, in una conversazione aperta con il pubblico e con artiste e artisti anche di giovani generazioni. L’Archivio Carol Rama si propone quindi in un ruolo non solo conservativo, scientifico e di tutela ma anche di promozione e produzione culturale nel presente, accendendo via via le luci su opere della contemporaneità entrate in dialogo con l’artista.
Il titolo nasce da una suggestione scaturita dal primo incontro di Guglielmo Castelli con Carol Rama.
La mostra presenta cinque opere di Castelli, di cui quattro inedite, in conversazione con altrettante di Rama, appartenenti a momenti diversi del suo eclettico percorso artistico lungo settant’anni.
Tra le opere dei due artisti nasce naturalmente un gioco di riverberi, di affinità estetiche e tematiche, una corrispondenza di amorosi sensi. A partire da uno sguardo anatomico sull’umanità che si fa corpo, che coinvolge il disegno e la pittura ma anche il collage, che parte dall’infanzia come dimensione ab origine e che rimane paesaggio nell’età adulta.
Nel lavoro di interviste che da un anno l’Archivio ha intrapreso come progetto in progress per documentare ed esplorare la memoria, l’eredità e l’influenza dell’opera e della figura di Carol Rama in quello che fu il suo tempo storico così come nel contemporaneo, Castelli ha approfondito in un lungo dialogo la sua esperienza e il suo rapporto con l’artista.
Le cinque opere in mostra di Carol Rama, da un sorprendente acquerello del 1939 alla ridondanza figurativa dei dipinti degli anni ottanta, sono un assaggio della grande varietà di mezzi, materie e soluzioni stilistiche della sua produzione, anticipando tante pratiche di artisti più giovani, semi che nel lavoro di Castelli si rigenerano e fioriscono in maniera personale e autonoma.
La libertà dei piromani. Carol Rama e Guglielmo Castelli
A cura di Olga Gambari e Cristina Mundici
Inaugurazione venerdì 30 ottobre h 18
Sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre h 10-19
Archivio Carol Rama
Via Andorno 22, 10153 Torino
info@archiviocarolrama.org
archiviocarolrama.org
Torino. All’oscuro di tutto. Mostra personale di Giuseppe Mulas
Conserveria Pastis – Piazza Emanuele Filiberto 11, Torino
a cura di Daniele Galliano
Inaugurazione: 29 ottobre 2026, ore 22.00
fino al 31 ottobre dalle ore 19
Pastis Torino è lieto di annunciare che il 29 ottobre, alle ore 22, inaugurerà la mostra personale di Giuseppe Mulas (Alghero, 1995) “All’oscuro di tutto”. Una riflessione intima sul tema della solitudine e della forza salvifica dell’empatia, curata da Daniele Galliano, con un testo di Francesca Minniti.
Il percorso espositivo, composto da opere realizzate appositamente per l’occasione, conduce lo spettatore nell’universo poetico di Mulas, dove il colore diventa corpo materico urgente che dà forma a temi esistenziali come l’esperienza dell’oscurità, della poesia e della cura.
Ogni tela corrisponde a un racconto biografico che, nel rappresentare scene domestiche e private, assurge a una dimensione universale del sentimento umano. Il progetto si articola in momenti che ripercorrono un ipotetico viaggio introspettivo, dalla dimensione viscerale della sofferenza, verso la speranza che deriva dalla connessione con ciò che accade fuori da sé.
Lo stesso movimento di discesa nella profondità della memoria si ritrova nel gesto di Mulas che da anni sperimenta con la tecnica incisoria, asportando e graffiando la superficie del quadro fino a rivelarne la figura finale. Le opere in mostra, realizzate in acrilico, olio e cera, emergono dall’azione dell’artista che fende l’oscurità notturna, alla ricerca della luce e delle stelle.
La mostra, presentata per la prima volta in assoluto presso Pastis Torino, si inserisce nel solco di Made in Turin, il progetto culturale nato per presentare e valorizzare opere e artisti legati al territorio artistico e culturale della città. “All’oscuro di tutto” porta infatti negli spazi espositivi della Conserveria Pastis il progetto inedito di Giuseppe Mulas, artista sardo che, dopo la formazione all’Accademia Albertina di Belle Arti, ha scelto di continuare a vivere e lavorare a Torino, dove si è affermato come uno dei protagonisti della pittura contemporanea.
A RIVOLI L’ARTE E L’EREDITÀ DI ANTONIO CARENA NELLA MOSTRA “CARENISSIMA – IL GUSTO DELLA DISSACRAZIONE”
In occasione della Settimana Internazionale dell’Arte a Torino, la Città di Rivoli accoglie nella dependance della Casa Museo del pittore Antonio Carena la mostra “Carenissima – Il gusto della dissacrazione”, un progetto che raccoglie nello storico luogo di ricerca e sperimentazione del “pittore dei cieli” le opere di un folto gruppo di ex allievi e artisti legati all’universo creativo del maestro: Antonella Avataneo, Marzia Ciliberto, Sebastian De Vecchi, Matilde Domestico, Tsvetelina Duhlenska, Silvia Finetti, Sara Forlani, Maria Rosa Frigieri, Maria Rosa Giovenale (Moja), Gennaro Giuliano, Nunzia Lastella, Paola Lucco Borlera, Silvana Maggi, Serafina Marranghino, Roberto Monticone (Roy), Nicoletta Nava, Rosanna Piervittori, Roberto Rolando, Valentina Rossi, Bruno Stizzoli, Greta Stella, Chiara Tripodi, Andrea Quaranta, Amelia Alba Argenziano, Andrea Zanninello, Boris Kolev e Tiziana Berrola. L’esposizione è patrocinata dalla Città di Rivoli, dalla Città metropolitana di Torino e della Promotrice Delle Belle Arti in Torino. In un incontro tra generazioni e sensibilità differenti, il pubblico potrà riscoprire l’attitudine ironica, provocatoria e anticonformista che ha sempre guidato la ricerca di Carena. Tra i lavori richiamati figurano i celebri “Cervini” del 1971 (dalla serie “Della finta poesia”), esposti capovolti per sovvertire il punto di vista tradizionale, insieme ad opere dai titoli emblematici come “Belli come noi siamo solo noi”, “Nausea da video”, “Merda per tutti” e “La pittura mi ama”, capaci di stimolare una riflessione aperta sul linguaggio visivo e sulla società.
L’inaugurazione ad ingresso gratuito della mostra è in programma sabato 31 ottobre alle 16 in via Rombò 14 a Rivoli e la mostra sarà visitabile fino a martedì 8 dicembre. Gli orari di apertura e le modalità di prenotazione saranno consultabili sul sito Internet www.artsupp.com. Per ulteriori dettagli è possibile contattare l’organizzazione al numero telefonico 347-0393276 o all’indirizzo e-mail casamuseocarena@gmail.com
Torino, Fondazione Rosine. CATERINA CUCCO. Colori. Il segno e la scrittura
a cura di Angelo Mistrangelo e Clizia Orlando
Torino. Alla Fondazione Istituto delle Rosine, via Plana 8/C, si inaugura sabato 17 ottobre, alle 17.30, la mostra personale dell’artista Caterina Cucco intitolata “Colori. Il segno e la scrittura”, curata da Angelo Mistrangelo e Clizia Orlando, visibile nella Sala Volte sino al 19 novembre 2026.
Caratterizzata da una selezione di opere pittoriche con tema i fiori in tutte le declinazioni cromatiche, l’esposizione rappresenta una nuova occasione per cogliere l’essenza della pittura di Caterina Cucco, il clima di una scrittura per immagini
sensibile al valore del colore e della luce per esprimere il senso di una “Favola alla quale cerco di dare forma di poesia e bellezza e che mi separa da tutto ciò che è quotidianità. Così, prosegue la Cucco, continuo nel mio cammino, inventando nuovi fiori, nuovi volti dallo sguardo intenso, nuove forme, cerco di scrivere nelle mie opere le solitudini, i silenzi, i sogni, con la speranza di trasmettere delle sensazioni, di fissare delle vertigini e interiori emozioni”.
In questa visione d’insieme, si avverte, suggerisce Angelo Mistrangelo, “la dimensione espressiva di una pittrice sempre attenta al valore delle immagini, al colore materico e alla profondità delle proprie e sensibili emozioni”.
Mentre Clizia Orlando mette in evidenza una narrazione in cui affiora “una sensibilità tutta al femminile tradotta in accattivanti architetture ed epifanie cromatiche. Le pennellate non si limitano a campire la superficie ma stratificandosi costruiscono rilievi sui quali la luce viene catturata e restituita con vibrante intensità”.
Nata a Villanova d’Asti, Caterina Cucco vive e opera a Torino. Formatasi alla scuola di Amalia Bonardi, ha esposto i primi lavori alle mostre del Piemonte Artistico e Culturale di Torino. E successivamente si annoverano numerose presenze alle esposizioni del Circolo degli Artisti e della Società Promotrice delle Belle Arti a Torino. E sono cinquant’anni di pittura e grafica che contrassegnano un impegno legato ad armoniose composizioni floreali, figure femminili, clown e nature morte.
I dati biografici pubblicati in catalogo delineano un ampio panorama di mostre personali, collettive, presenze alle rassegne d’arte a carattere internazionale.
Nominata “Artista dell’anno 2019”, ha esposto recentemente alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (2019), con il patrocinio della Regione Piemonte e Città di Torino, e alla Galleria Fogliato nel 2023.
Orario visita: dal lunedì al venerdì 15 – 18, sino al 19 novembre 2026
Filmato e video: Tommaso Ferrein
Documentazione e catalogo: Progetto grafico di Matteo Cordero
Info: info@lerosine.it, caterinacucco@gmail.com
TORINO. BAHAR HEIDARZADE. CIO’ CHE RIMANE DI LEI
Che cosa rimane di una donna quando il tempo, la distanza e le ingiustizie ne cancellano progressivamente i contorni? Che cosa sopravvive quando i ricordi si affievoliscono e i volti diventano indistinti? In Ciò che rimane di lei, Bahar Heidarzade esplora la fragilità della memoria e dell’identità attraverso fotografie in bianco e nero recuperate nei mercatini dell’usato: immagini di vite sconosciute, separate dalle storie e dagli affetti ai quali un tempo appartenevano. Nata a Teheran e residente da anni in Italia, l’artista ha sviluppato una ricerca legata alla libertà, ai diritti umani e alla condizione femminile. La lontananza dal Paese d’origine alimenta una riflessione che, dall’esperienza personale, si apre alla condizione umana. Bahar interviene sulle fotografie modificando, sovrapponendo, cancellando. I volti si dissolvono, le figure perdono riconoscibilità. La fotografia, nata per conservare una presenza, diventa il luogo di un’assenza. Il gesto racchiude un paradosso: l’artista salva dall’oblio immagini abbandonate, per poi sottrarre loro altri frammenti di identità. Questa dissoluzione richiama le vite segnate da guerre, discriminazioni e privazioni della libertà, ma anche la fatica quotidiana, le separazioni e le ferite silenziose che trasformano la percezione di sé. Accanto alla denuncia emerge una perdita più intima: la memoria cambia, i luoghi lontani sfumano, i volti amati diventano meno nitidi. La cancellazione allude così sia alle esistenze rese invisibili sia al lento consumarsi dei ricordi. Eppure la scomparsa non è mai assoluta. Resistono gesti, posture, frammenti di volti e di relazioni: tracce di una vita che non si lascia cancellare del tutto. L’immagine scelta per la locandina mostra una bambina vestita di bianco, con le mani giunte, nel giorno della Prima Comunione. Pur appartenendo a una tradizione religiosa diversa da quella d’origine dell’artista, quel gesto raccolto può parlare a tutti: una preghiera silenziosa rivolta alla vita, al futuro sconosciuto, alla speranza per sé, per le donne, per l’umanità. La spiritualità oltrepassa qui il rito e diventa fiducia nella possibilità di continuare, anche quando il destino è incerto. Forse Bahar riconosce in quella bambina proprio questa capacità di guardare avanti senza negare le ferite della storia. Chi è allora «lei»? La donna ritratta in una fotografia dimenticata, quella privata della libertà, quella lontana dalla propria terra o chi cerca, dopo ogni frattura, di riconoscere se stessa? Il titolo lascia aperte tutte queste possibilità. Ciò che rimane di lei non è soltanto un’immagine incompleta o una memoria perduta. È la traccia di un’esistenza che, nonostante le ferite e le privazioni, continua ad affermare il diritto a una vita libera e dignitosa: la possibilità di ricominciare, trasformarsi e ritrovare una propria identità. Per lei e per tutte le donne.
Biografia
Bahar Heidarzade nasce a Teheran, in Iran, nel 1981. Fin dall’infanzia trova nell’arte un linguaggio privilegiato per esprimere emozioni, pensieri e riflessioni sulla realtà che la circonda. Si forma artisticamente in Iran, dove frequenta l’università e si confronta con le restrizioni imposte alla libertà di espressione, in particolare a quella femminile. Nel 2013 si trasferisce a Torino, dove prosegue gli studi all’Accademia Albertina di Belle Arti, approfondendo la pittura e la scultura e ampliando progressivamente la propria ricerca alla fotografia, alla performance e all’installazione. La sua pratica artistica si sviluppa intorno ai temi dell’identità, della memoria, della libertà e dei diritti umani, con una particolare attenzione alla condizione delle donne. L’esperienza personale della lontananza dal Paese d’origine si intreccia con una riflessione più ampia sulle disuguaglianze, sulle ingiustizie e sulla fragilità dell’esistenza. Attraverso linguaggi e materiali differenti, Heidarzade indaga il rapporto tra individuo e società, tra memoria personale e collettiva, facendo dell’arte uno strumento di testimonianza, consapevolezza e partecipazione. Tra i suoi progetti figurano le performance Sasso XXL e Bani Adam, le ricerche fotografiche Io come te, tu come me e La Memoria, oltre a installazioni e interventi ambientali come Le mie pietre sono aquilini e Armonia, realizzata nel 2026 al Parco della Pellerina di Torino. Nel 2026 è tra le vincitrici del Women in Film, Art & Life Award, riconoscimento assegnato a Roma nell’ambito degli eventi paralleli della Festa del Cinema, che valorizza il contributo delle donne alla società attraverso l’arte, la cultura e l’impegno civile. Nello stesso anno le viene assegnato anche il Premio di Solidarietà della Cultura Donne Exempla®, promosso dalla Fondazione Educatorio della Provvidenza di Torino.
Evento nell’ambito della Rassegna Singolare e Plurale a cura di Forme in Bilico APS
In collaborazione con Arteco, Artenne, ASL Città di Torino, Fermata d’autobus ETS, Galleria Gliacrobati, Progetto Itaca, Volonwrite.
Con il sostegno di Città di Torino e Fondazione CRT.
INFORMAZIONI E ORARI
InGenio Arte Contemporanea – Corso San Maurizio 14/E, Torino
Apertura a richiesta rivolgendosi a InGenio Bottega d’arti e antichi mestieri – Via Montebello 28/B, Torino
Martedì e venerdì: 10.00–18.00, orario continuato
Mercoledì e giovedì: 10.00–16.00, orario continuato
Sabato, domenica e lunedì: chiuso
MAZZOLENI ART. GIORGIO DE CHIRICO. Enigma Contemporaneo
La mostra Giorgio de Chirico. Enigma Contemporaneo chiude idealmente il programma delle celebrazioni per i quarant’anni di attività di Mazzoleni, presentando un artista, Giorgio de Chirico, centrale nella storia collezionistica della famiglia e successivamente nella programmazione della galleria.
I capolavori del pictor optimus sono qui presentati in dialogo con una selezione di opere di artisti storicizzati e contemporanei che, in modi differenti, ne hanno raccolto l’eredità, reinterpretandone lo stile e i motivi più distintivi lungo un arco temporale che va dagli anni Trenta del Novecento fino ai giorni nostri. Accostamenti liberi, che suggeriscono l’idea di una “metafisica continua”: un pensiero visivo che attraversa l’intera parabola di de Chirico e continua a riaffiorare nelle ricerche delle generazioni successive. L’enigma contemporaneo evocato dal titolo richiama l’inesauribile capacità delle opere dechirichiane di aprire dialoghi con spettatori e artisti attraverso epoche, poetiche diverse e forme della contemporaneità.
Artisti in mostra: Marinella Senatore, Nunzio, Salvo, Andrea Francolino, Salvatore Astore, Iran do Espírito Santo, Wifredo Lam, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Massimo Vitali, Alberto Savinio, Felice Casorati
Giorgio de Chirico Enigma Contemporaneo
28 ottobre 2026 – 16 gennaio 2027 Vernissage: mercoledì 28 ottobre, 10.00 – 20.00
TUCCI RUSSO & ARTISSIMA

Corridoio BIANCO – Stand 7
Corridoio VIOLA – Stand 8
Giovanni ANSELMO / Linda CARRARA / Tony CRAGG /
Harald KLINGELHÖLLER / Christiane LÖHR /
Marisa MERZ / Giulio PAOLINI / Giuseppe PENONE /
Alfredo PIRRI / Thomas SCHÜTTE / Gilberto ZORIO
PUBLIC DAYS
30 – 31 ottobre | ore 12 – 201° novembre | ore 11 – 19
PIERO GILARDI. Dall’arte alla vita
inaugurazione 30 ottobre 2026, al PAV di Torino
Venerdì 30 ottobre 2026, nella cornice di Artissima, il Parco Arte Vivente presenta la mostra Dall’arte alla vita, a cura di Marco Scotini, dedicata a un periodo cruciale dell’attività di Piero Gilardi (Torino, 1942-2023) connotato dall’abbandono del campo artistico tradizionale e dalla fuoriuscita nel sociale.L’esposizione rappresenta la seconda tappa del ciclo di mostre monografiche che il PAV dedica alla figura del suo artista fondatore, avviato con Car Crash. Piero Gilardi e l’arte povera (2023). Se la prima mostra approfondiva gli esordi e il rapporto originario di Gilardi con il movimento dell’Arte Povera negli anni Sessanta, Dall’arte alla vita ripercorre una traiettoria che, a partire dagli anni Settanta e Ottanta, arriva fino alle produzioni degli anni Duemila, documentando il decisivo passaggio dalla produzione oggettuale verso forme radicali di coinvolgimento sociale, cura collettiva ed emancipazione politica.
La mostra attraversa una stagione densa e complessa caratterizzata dal definitivo abbandono da parte di Gilardi dell’opera d’arte intesa come bene di consumo per dedicarsi all’animazione artistica nei movimenti di base, nelle istituzioni totali e nelle piazze. Fin dall’inizio di questo percorso emerge la sua intuizione fondante — “l’arte entra nella vita” — e la volontà di creare dispositivi partecipativi capaci di abbattere le barriere sociali e istituzionali. Ne emerge l’instancabile impegno dell’artista nel mettere il linguaggio plastico e performativo al servizio delle persone e delle comunità, passando da inventore di forme a facilitatore creativo di processi collettivi. Un pensiero radicale e analitico che sceglie lo spazio pubblico e la strada come luoghi d’azione privilegiati, preannunciando le pratiche artistiche partecipative e socialmente impegnate di oggi.
BORIS CORREA. A WORLD BETWEEN WORLDS
Musa Art Gallery Torino
29 ottobre – 20 novembre 2026
Direzione artistica: Francesco Longo
IN ANTEPRIMA NAZIONALE A TORINO
Musa Art Gallery presenta in anteprima nazionale A World Between Worlds, personale dell’artista Boris Correa, in occasione del periodo di Artissima, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’arte contemporanea in Italia.
La mostra riunisce 20 opere di piccolo e medio formato, realizzate a olio su tela, e rappresenta la prima presentazione italiana dell’artista attraverso Musa Art Gallery Torino, unica galleria italiana a proporne il lavoro in questa occasione.
L’opening si terrà giovedì 29 ottobre 2026, alla presenza dell’artista Boris Correa, e la mostra sarà visitabile fino al 20 novembre 2026.
Boris Correa – A World Between Worlds
Musa Art Gallery Torino
Via della Consolata 11E – 10122 Torino
29 ottobre – 20 novembre 2026
Opening: 29 ottobre 2026 ore 17:30
Orari: 11.00 – 18.00 | Chiuso il lunedì
Direzione artistica: Francesco Longo
Artista: Boris Correa
Contatti direzione artistica: Francesco Longo | +39 347 088 6634
e-mail spaziomusa.torino@gmail.com
GALLERIA D’ARTE PIRRA. Alessio Nebbia. Incanti
Termine: 29 novembre 2026
Orari: da lunedì a sabato ore 10.00 – 12.30; 15.30 – 19
Domenica ore 10 – 12.30
Figura riservata e profondamente radicata nella cultura alpina del Novecento, Alessio Nebbia ha costruito la propria ricerca pittorica attorno alla rappresentazione del paesaggio, in particolare della montagna e ancor più specificamente valdostana, verso la quale nutre una predilezione assolutamente elettiva.
M.A.O. : DECLINAZIONI CONTEMPORANEE #4
Residenze d’artista e installazioni site-specific
Gli artisti della quarta edizione:
Gala Porras-Kim, Elif Uras, Dayanita Singh, Sissel Tolaas e Driant Zeneli
MAO Museo d’Arte Orientale
Via san Domenico 11, Torino
Dal 31 ottobre 2026, in occasione di Artissima, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta la quarta edizione di Declinazioni Contemporanee, il programma di residenze d’artista e commissioni site-specific che porta l’arte contemporanea in dialogo con le collezioni e gli spazi del museo, rileggendo il patrimonio attraverso prospettive e linguaggi del presente.
Il progetto prosegue il percorso intrapreso dal MAO negli ultimi anni, trasformando il museo in uno spazio attivo, capace di generare nuove forme di esperienza e relazioni collaborative, partecipative ed emozionali con il pubblico.
Le opere degli artisti riattivano gli oggetti delle collezioni, sottraendoli alla loro apparente immobilità e rimettendoli in circolazione attraverso narrazioni differenti. Non reperti da osservare a distanza, ma elementi che, riletti attraverso uno sguardo critico e poetico, riacquistano il loro valore intrinseco – perlopiù religioso, rituale, funerario – e tornano a interrogare le urgenze del nostro tempo.
Declinazioni Contemporanee #4 riunisce cinque artisti internazionali – Gala Porras-Kim, Elif Uras, Dayanita Singh, Sissel Tolaas e Driant Zeneli – che, seppur divergenti per sensibilità, pratiche e linguaggi artistici, condividono un comune interesse nell’interrogare le modalità attraverso cui il patrimonio museale viene custodito, esposto e trasmesso.
Installazioni site-specific, ceramica, fotografia, video, ricerca scientifica e olfattiva ricostituiscono e al tempo stesso destabilizzano le collezioni e Palazzo Mazzonis stesso, che si trasforma in un ricettacolo di interventi narrativi, una pagina bianca pronta ad accogliere nuove storie e traiettorie culturali eurasiatiche.
Come afferma Davide Quadrio: “Con il quarto anno del mio mandato, la trasformazione del MAO è giunta a un punto di non ritorno: da museo archeologico è diventato palestra creativa e luogo dove le collezioni sono soggette a una rinascita di senso. O come ha ben descritto Gala Porras-Kim, in una recente conversazione con me: ‘da luogo di conservazione a luogo di vita’”.
Oggetti, immagini e storie provenienti da epoche e geografie molteplici diventano così materia per una riflessione intorno ad alcune questioni interpretative centrali: la conservazione e la trasformazione dell’artefatto nel circuito globale del mercato dell’arte; la memoria e l’idea stessa di archiviazione; il lavoro museale e le economie della cura; la dimensione sensoriale e il rapporto tra storia e linguaggio metaforico; l’oggetto culturale funerario e le relazioni tra tempo, vita e desiderio di eternità, attraverso la cura del defunto.
A partire dal 1° novembre tutte le opere di Declinazioni Contemporanee saranno visibili acquistando il biglietto di ingresso alle collezioni permanenti a tariffa regolare.
TORINO. PROMOTRICE BELLE ARTI. APART FAIR 2026 – Art & Antiques X edizione
28 ottobre – 1° novembre 2026, Promotrice delle Belle Arti
APART FAIR COMPIE DIECI ANNI
L’arte come viaggio tra i continenti, nei secoli
Dal 28 ottobre al 1° novembre la storica Promotrice delle Belle Arti di Torino ospita la decima edizione di APART FAIR, la mostra-mercato di riferimento per l’antiquariato in Piemonte e tra le principali in Italia. Come ogni anno, APART apre la settimana dell’arte torinese.
Organizzata da APA – Associazione Piemontese Antiquari, in collaborazione con Ascom Confcom Torino e FIMA – Federazione Italiana Mercanti d’Arte, la rassegna propone un dialogo fra epoche e linguaggi: dall’archeologia al design, dall’arte asiatica alle avanguardie europee. La manifestazione è realizzata con il contributo della Camera di commercio di Torino e con il patrocinio della Città di Torino e delle Regione Piemonte.
In dieci anni APART è diventata un appuntamento fisso dell’autunno torinese. È il luogo dove scoprire, confrontarsi con i galleristi e acquistare con fiducia: per chi colleziona da sempre e per chi si avvicina per la prima volta all’arte antica.
33 gallerie da tutta Italia portano a Torino una selezione delle loro opere migliori. Tra gli artisti presenti: Edgar Degas, Giorgio Morandi, Émile Gallé, Katsushika Hokusai, Francesco Solimena, Lorenzo Delleani, Felice Casorati e molti altri nomi di primissimo piano.
Tra le opere in mostra: una tavola delle Cento vedute del monte Fuji di Katsushika Hokusai, con il Fuji visto dal mare tra le onde; un paesaggio di Giorgio Morandi; un’opera futurista dipinta su una pagina de La Stampa del 1933; un tappeto tibetano dall’iconografia rituale, incorniciato da una bordura di teschi; un incensiere in terracotta cinese a forma di elefante.
Di particolare pregio, un ciclo di affreschi del Quattrocento provenienti da Spoleto, opere rare per una mostra-mercato. Tra questi, una giovane donna in trono con un unicorno, antico simbolo di purezza. A dialogare con l’antico, una grande tela contemporanea di Andrea Massaioli.
L’autenticità delle opere è garantita dal comitato scientifico della Federazione Italiana Mercanti d’Arte, che le esamina una ad una prima dell’apertura. APART è l’unica mostra in Piemonte e tra le poche in Italia a offrire questa tutela a collezionisti e visitatori.
Torna il contest fotografico con l’Istituto Europeo di Design, che coinvolge gli studenti dei corsi di fotografia all’interno della mostra; la premiazione è in programma domenica 1° novembre alle 11,30.
ORARI
Mercoledì 28 ottobre: 13 – 22
Da giovedì 29 a sabato 31 ottobre: 10.30 – 20.30
Domenica 1° novembre: 10.30 – 19.30
Torino.HERE: 200 artisti trasformeranno l’Ex Mercato Ittico in un’officina creativa
A dieci anni dal primo appuntamento con HERE, l’iniziativa torna a proporre un’esperienza artistica di produzioni indipendenti, autogestite, autofinanziate, inclusive e aperte all’intera cittadinanza. Quest’anno la manifestazione si terrà presso i suggestivi spazi dell’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo. La nuova edizione prende il nome di “Officina HERE” per mettere al centro il gesto artistico creativo e il luogo in cui esso prende forma. I visitatori non troveranno unicamente opere esposte, ma avranno l’opportunità di vedere oltre duecento artisti al lavoro tra prove aperte di performance teatrali, di danza, musica, talk e laboratori. Si tratta di una vera e propria officina artistica a cui il pubblico potrà partecipare attivamente.
HERE X / OFFICINA HERE inaugurerà il 29 ottobre 2026 alle ore 17:00.
Per quanto riguarda gli orari di apertura al pubblico, dal 30 ottobre all’8 novembre la struttura resterà chiusa il lunedì, mentre sarà aperta dal martedì al venerdì dalle ore 18:00 alle ore 21:00, il sabato dalle ore 12:00 alle ore 22:00 e la domenica dalle ore 15:00 alle ore 21:00. Successivamente, dal 9 al 22 novembre, l’apertura al pubblico sarà attiva il venerdì dalle ore 15:00 alle ore 21:00, il sabato dalle ore 18:00 alle ore 21:00 e la domenica dalle ore 12:00 alle ore 22:00.
In occasione della settimana di apertura si terranno diversi eventi speciali. Sabato 31 ottobre, in coincidenza con la Notte Bianca delle Arti Contemporanee, si terrà la “Cattenabanana” realizzata in collaborazione con Eco dalle Città. Domenica 1 novembre si svolgerà invece una grande festa in Galleria Umberto I in collaborazione con Umbertissima, seguita sabato 7 novembre da “Esplosione”, la grande festa ufficiale di HERE X.
Barbara Nejrotti. DAL SEGNO ALLA VOCE
A cura di Ermanno Tedeschi
28 ottobre – 9 novembre 2026
Cripta di San Michele Arcangelo
Piazza Cavour 12, Torino
Inaugurata a Torino, la mostra DAL SEGNO ALLA VOCE, la mostra monografica dell’artista Barbara Nejrotti, curata da Ermanno Tedeschi e allestita presso la suggestiva Cripta di San Michele Arcangelo. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Acribia e con il patrocinio del Comune di Torino.
A dieci anni esatti dalla sua prima mostra monografica, curata da Ermanno Tedeschi, Barbara Nejrotti ha fortemente desiderato affidare nuovamente al suo primo curatore la guida di questo percorso espositivo.
L’esposizione restituisce dodici anni di ricerca artistica (2014-2026), tracciando l’evoluzione dell’artista torinese dalle prime sperimentazioni materiche e figurative fino alla completa maturazione di un linguaggio plastico e concettuale autonomo di matrice spazialista.
Il percorso prende avvio nel 2014, quando Barbara Nejrotti mette a punto una tecnica espressiva del tutto inedita che nasce dalla sua passione per il cucito: l’Arte dello Spessore. Due tele, unite attraverso la cucitura e modellate mediante spessori interni, diventano una superficie dotata di profondità. Cucire significa intervenire sulla struttura dell’opera: dare corpo alla tela, modificarne le tensioni, costruire rilievi sui quali la luce genera ombre.
Nei primi sei anni, questa sperimentazione tecnica accompagna una poetica rivolta all’essere umano e al suo sentire. Le orme, le figure in bilico, gli uomini nelle onde evocano la presenza, la precarietà, la ricerca di equilibrio. È già riconoscibile un universo sensibile personale, mentre il linguaggio si sviluppa nel confronto con le ricerche spaziali del Novecento. In questo primo periodo è la tela stessa a proiettare la propria ombra su di sé.
Un momento di svolta fondamentale è rappresentato dall’opera realizzata durante il lockdown, in cui la tela si cuce direttamente al telaio. Il gesto si concentra sulla relazione primaria tra il tessuto e la struttura che lo sostiene. Nella lettura proposta dalla mostra, quest’opera costituisce una soglia: un momento di raccoglimento della ricerca, dal quale osservare nuovamente le possibilità della tela.
Negli anni più recenti, il rapporto tra superficie, oggetto e luce cambia radicalmente: la tela assume e trattiene l’ombra del soggetto cucito, la quale rimane fissata nell’opera mentre la luce naturale proietta contemporaneamente l’ombra mutabile del presente. Si incontrano così due temporalità distinte, ovvero l’ombra trattenuta e l’ombra in continuo divenire, consacrando il passaggio a un minimalismo rigoroso.
Art Week al Pastis
Gli appuntamenti in programma per la settimana dell’Arte al Pastis
Anche quest’anno il Pastis accogli diversi eventi per festeggiare la settimana dell’Arte torinese!
Dal 29/10 al 01/11
Dalle ore 19.00 alle 20.30
Durante le giornate di Artissima, il Pastis ripropone Spaghettissima, dedicando al piatto italiano per eccellenza – gli spaghetti al pomodoro – il tributo che merita, offrendoli alle persone che saranno a Torino per seguire i tantissimi eventi in programma.
Il 29/10 H 22.00 Inaugurazione mostra – Visitabile dal 30/10 al 31/10 dalle H 19.00
All’oscuro di tutto. Una riflessione intima sul tema della solitudine e della forza salvifica dell’empatia, curata da Daniele Galliano, con un testo di Francesca Minniti. Negli spazi espositivi della Conserveria Pastis. Qui il link alla cartella stampa dedicata alla mostra.
Il 30/10
Dalle ore 22.00
Immancabile l’appuntamento con il Sicilian Party organizzato ogni anno dalla prestigiosa Galleria Laveronica di Modica.
Progetto zucchero
Il Pastis sarà uno dei bar che ospiterà le bustine da zucchero del progetto del fotografo Alessandro Trapezio, sviluppato per la 29ma edizione di Luci d’Artista, curata da Antonio Grulli. Sulle bustine sono stampati i ritratti dei tre artisti che hanno progettato le nuove Luci di questa edizione della manifestazione.
Installazione
Il dehor del Pastis sarà vestito con un wallpaper ispirato alle opere di Song Dong in collaborazione con il MAO Museo d’Arte Orientale, dove l’artista sarà in mostra fino a giugno.
Video
All’interno del Pastis, sarà in esposizione il video della performance Il sibillino atollo dell’amore indulgente che la coppia di artisti torinesi Colosimo e Bruni realizzarono in collaborazione con il Pastis e la Galleria Riccardo Costantini Contemporary in occasione della settimana dell’arte di Torino 2025. Video di Raffaele Diacono e Patrick Vincenzo Frunzio.
Colazione a Barriera 2026. IO NON VOGLIO MORIRE
Ruben Montini con Hermann Nitsch
01.11.2026 – 03.12.2026
Inaugurazione: Domenica, 1 Novembre, 10:00-13:00
Performance: 11:45
A cura di Sergey Kantsedal
In collaborazione con Galleria Gaburro
Anteprima: Giovedì, 29 Ottobre; Venerdì, 30 Ottobre;e Sabato 31 Ottobre, 15:00-18:00
IO NON VOGLIO MORIRE, presentata da Associazione Barriera in collaborazione con Galleria Gaburro (Verona/Milano) e a cura di Sergey Kantsedal, è una mostra personale di Ruben Montini (Oristano, 1986), organizzata in occasione di Colazione a Barriera 2026. Il progetto mette in dialogo la pratica dell’artista italiano con quella di Hermann Nitsch (Vienna, 1938 – Mistelbach, 2022).
In questa occasione, Montini presenta un corpo di opere scultoree accanto a un nuovo lavoro performativo, che dà il titolo alla mostra. Attraverso performance, happening, scultura e lavori tessili, la sua ricerca esplora i temi dell’identità e della vulnerabilità, con particolare attenzione alle esperienze vissute, alle lotte e alle forme di resistenza delle comunità LGBTQIA+.Un nucleo centrale del progetto è costituito da una serie di opere scultoree che riprendono alcune performance precedenti dell’artista, accomunate dal gesto dell’incisione e dalla violenza di un linguaggio inscritto sul corpo.
Montini rielabora oggi queste azioni non come semplice documentazione, ma attraverso una nuova materializzazione dell’atto performativo, capace di riattivarne le dimensioni fisiche, simboliche e politiche, aprendo al contempo un ulteriore capitolo della sua ricerca.
In occasione della mostra, sarà presentata una monografia dedicata a Ruben Montini. Pubblicata da Maretti Editore, la pubblicazione include testi di Eva Brioschi, Sergey Kantsedal, Oscarito Sanchez ed Eugenio Viola.
BORGO PO & DECORATORI. MOSTRA “PAESAGGI SILENZIOSI” DI GIANNI BERGAMIN E MARIO GIAMMARINARO

“Indietro tutta: ritorno a Collegno”. Mostra personale della ceramista Giuliana Cusino
dal 30 ottobre all’8 novembre 2026
La prossima mostra dal titolo “Indietro tutta: ritorno a Collegno” è una personale della ceramista Giuliana Cusino che verrà allestita nell’ “Ecomuseo Villaggio Leumann” situato in C.so Francia 349 a Collegno (TO).
La mostra comprende una selezione di 23 ceramiche artistiche realizzate negli anni dal 2017 al 2026.
FUORI PIEMONTE
FABIO MAURI E FALCONARA: UNA MOSTRA, DUE ANNIVERSARI
Prosegue con notevole qualità la scelta espositiva programmata nelle sale del CART di Falconara Marittima, in provincia di Ancona.
Giovedì 29 ottobre si apre “Manipolazioni. Ideologia, Natura e Cultura”, la mostra dedicata a Fabio Mauri (1926 – 2009), uno dei più influenti artisti visivi, drammaturghi e intellettuali italiani del secondo Novecento, celebre per la sua rigorosa indagine sul rapporto tra arte, memoria storica, linguaggio e ideologia.
Promossa dal Comune di Falconara Marittima, in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri di Roma (con il contributo di Serena Basso), la mostra è sostenuta dal partenariato dell’AMIA (Associazione Marchigiana Iniziative Artistiche) e dell’Associazione Artistica Artemisia e si avvale dei contributi di BrikoDue e della Banca di Credito Cooperativo di Ancona e Falconara Marittima.
Il progetto dei curatori
L’idea progettuale della mostra, curata da Federica Facchini e Stefano Tonti, si fonda su due coincidenti ricorrenze: oltre al centenario della nascita dell’artista, quest’anno è anche il cinquantesimo anniversario della presenza di Fabio Mauri a Falconara Marittima nel 1976, presso l’allora “Galleria del Falconiere”, dove aveva presentato la performance Ideologia e natura.
Per celebrare il doppio anniversario, in mostra sarà esposta al pubblico una cartella grafica (multiplo 27/125) di Manipolazione di cultura realizzata tra il 1971 e il 1973 e successivamente edita da Magdalo Mussio sotto forma di libro; l’opera raccoglie fotografie d’archivio risalenti agli anni Trenta (legate al nazismo in Germania) che rappresenta uno dei vertici speculativi dell’artista nel delineare il problema dell’ideologia e dei suoi dispositivi di condizionamento intellettuale. Infatti le didascalie alterano, banalizzano o stravolgono il senso originario delle immagini storiche, mostrando come il potere e le ideologie totalitarie possano distorcere la percezione della realtà, la memoria e, di conseguenza, la libertà intellettuale.
L’opera, che si articola in una serie di 15 tavole caratterizzate da una rigorosa struttura visiva tripartita, secondo la co-curatrice Federica Facchini «affronta i temi cardine dell’intera produzione artistica e intellettuale di Fabio Mauri: l’analisi dell’ideologia, la denuncia dell’oppressione dell’uomo e lo svelamento dei meccanismi di condizionamento della libertà espressiva. In questo senso, il lavoro di Mauri riafferma la propria urgenza e assume un profondo valore simbolico e civile, interrogando il ruolo dell’immagine come strumento di potere e persuasione, e richiamando lo spettatore alla propria responsabilità etica di fronte alla Storia».
La storica performance
Insieme a Manipolazione di cultura viene presentata in questa occasione anche una preziosa documentazione fotografica (realizzata all’epoca da un giovane artista come il fotografo Giorgio Cutini), sull’esecuzione della performance Ideologia e Natura avvenuta a Falconara Marittima il 13 novembre 1976 presso la “Galleria del Falconiere”, oggi non più esistente.
«Questi scatti d’archivio – aggiunge Facchini – non si limitano a indagare la complessa trama teorica e la rigorosa ricerca estetica di Fabio Mauri, ma assumono il valore di una straordinaria testimonianza d’epoca in grado di restituire la fitta rete di relazioni intellettuali e umane che gravitava attorno all’evento e alla stessa Galleria. Attraverso gli occhi di Cutini emergono così i volti dei protagonisti e dei sodali accorsi per l’occasione, delineando un frammento cruciale anche della scena culturale marchigiana del secondo Novecento, che unisce la figura del gallerista Alfio Vico allo scultore Valeriano Trubbiani, affiancati dall’artista ed editore Salvatore D’Addario, dal collezionista e curatore Ivano Caferri, dall’attrice Paola Montenero e dalla fotografa Elisabetta Catalano, all’epoca compagna di Fabio Mauri».
La performance del 1976 – di cui lo stesso Mauri precisava come, a differenza di altre, fosse quasi completamente demandata ad un corpo umano –, «presentava allo spettatore lo svelamento e la denuncia del contenuto ideologico attraverso il progressivo percorso verso una nudità simbolica (quale idea di Natura, che vince ogni abito imposto da una cultura d’epoca) – spiega il co-curatore Stefano Tonti –, nello spogliarsi degli abiti del costume del regime. Il messaggio suggerisce la spontanea ostilità alla vestizione ideologica, che toglie quindi serietà alla divisa, in contrasto con la naturalità del corpo nudo».
Memoria popolare
La memoria popolare racconta di un avvenimento straordinario per il luogo, che fece scalpore e discutere per parecchio tempo, valorizzato dall’approdo a Falconara Marittima delle modalità della pratica artistica (già nell’ordinario dell’epoca), per il merito e la passione di Alfio Vico, titolare della “Galleria del Falconiere”, che regalava al territorio un’occasione di concreta e ravvicinata conoscenza dell’arte contemporanea.
Ed è per queste ragioni che accanto alla cartella di grafica d’arte di Manipolazione di cultura, con questa mostra, dopo mezzo secolo dall’avvenimento, i curatori hanno inteso documentare la performance, omaggiare l’artista e l’opera di Fabio Mauri nel centenario della nascita.
La mostra è accompagnata e impreziosita dal catalogo con i saggi dei curatori e le foto delle opere in mostra, edito da Artemisia.
INFO MOSTRA
Manipolazioni.Ideologia, Natura e Cultura
mostra a cura di Federica Facchini e Stefano Tonti dal 30.10.2026 fino al 10.01.2027
CART – Centro documentazione ARTe contemporanea
Palazzo Pergoli, Piazza Mazzini
Falconara Marittima (AN)
Inaugurazione GI 29.10.2026 ore 17.30
Orari: MA e GI 9,30-13 e 15-18; ME e VE 9,30-13; SA 9,30-13 e 18-19,30; DO 10,30-12,30 e 18-19,30; LU chiuso
Ingresso libero
Catalogo edito da Artemisia
APUANE MECCANICHE. A Pietrasanta le arti di Tano Pisanoinvadono il complesso di sant’Agostino
A poco più di un mese dalla mostra in Battistero e in concomitanza con il grande murale su plexiglass collocato di fronte a Piazza del centauro e con la collettiva di Pisa dedicata ai “Racconti della montagna”, sabato 31 ottobre 2026 alle ore 18 nel complesso di sant’Agostino di Pietrasanta si inaugurerà “Apuane meccaniche”, la nuova proposta espositiva di Tano Pisano, artista di origini siciliane, ma che da dieci anni vive e lavora nella “piccola Atene”.
Oltre al Sindaco di Pietrasanta, Alberto Stefano Giovannetti, e all’Artista, al vernissage interverrà Marilena Pasquali, storica dell’arte, critica d’arte e presidente del Centro Studi Giorgio Morandi di Bologna.
Con questa nuova mostra – che proseguirà fino al 7 febbraio 2027 – Tano Pisano prosegue l’analisi del rapporto con le Alpi Apuane, che definisce “la sue nuove montagne”, dopo esser nato non lontano dall’Etna, aver prestato il servizio militare sulle Alpi, aver vissuto per anni al cospetto dei Pirenei e adesso delle Apuane.




