STORIA DELLA CHIERI MODERNA. 17 – Municipalità e Chiesa in epoca napoleonica: fra deferenza e prevaricazione
La maggioranza del clero chierese, pur non accettando la nuova situazione, si mantenne prudente e accomodante. Una prudenza opportunistica che si manifestò in varie occasioni, come quando si trattò di cantare il Te Deum per ringraziare il Cielo dei successi napoleonici; o come il 26 Ventoso dell’anno XII (17 marzo 1804) quando il Te Deum fu cantato perché Napoleone era sfuggito ad un attentato; o come il 24 gennaio 1805, quando fu cantato su sollecitazione dello stesso Vescovo in occasione della sua incoronazione imperiale (fig. 1).
Governo e la Municipalità risposero alla deferenza del Clero con un formale rispetto delle tradizioni religiose ma contemporaneamente esercitavano un sistematico controllo sulla Chiesa locale. Il 19 aprile 1801 la Municipalità chierese propose al Vescovo e, dopo l’accettazione di questi, al Governo, di portare da due a quattro il numero delle parrocchie della città: un progetto che avrebbe implicato anche la ristrutturazione delle due esistenti. Le due nuove parrocchie avrebbero fatto capo alle chiese di S. Domenico e di S. Andrea o a quelle di San Francesco e dei Cappuccini. Ma per mancanza di tempo non se ne fece niente.
Il governo locale, come quello centrale, non soppresse le ricorrenze religiose ma se ne impossessò e pretese di gestirle. A Pasqua, per esempio, c’era la tradizione della Benedizione della campagna, che veniva impartita dal sagrato della chiesa di San Bernardino. In passato era il Capitolo che ne dava l’annuncio al Comune e lo invitava a partecipare. Ora, per sottolineare la preminenza dell’Autorità civile anche in campo religioso. avveniva il contrario. Il 16 aprile 1802 (26 Germinale anno X), ad esempio, fu il segretario comunale Cornaglia a dare l’annuncio della benedizione: “Ai cittadini Superiore e Religiosi Eremitani di S. Agostino. Eseguendosi nella imminente Domenica di Pasqua 28 corrente Germinale, dopo il Vespro della Collegiata, la solita Processione e Benedizione annuale dei frutti della Campagna, siete invitati, cittadini Superiore e Religiosi, per il vostro consueto intervento in corpo, e vi dico Salute e Rispetto, per cenno del Maire. Cornaglia segretario”.
Il 6 febbraio 1802 il Sindaco ricevette dal Prefetto un questionario riguardante ogni aspetto della vita religiosa. Fra l’altro, chiedeva di essere informato sul comportamento dei preti: se fossero favorevoli o meno al Governo (e questo si può capire) ma anche se conducevano una vita morigerata (e questa era un’indagine che, semmai, spettava al Vescovo!).
Un disposto governativo del 3 luglio 1806 stabilì che in ognuna delle due parrocchie vi fosse un rappresentante del Comune (una specie di parroco laico che controllava quello vero) e che vi si istituissero le “Fabbricerie” o “Commissioni del temporale”, incaricate degli aspetti materiali, soprattutto finanziari, della vita parrocchiale. Anche queste erano controllate da esponenti del Municipio.
(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 58 – 61).
(Continua)



