CURIOSITA’ NOVARESI 28. LE ATTIVITA’ TEATRALI DAL “BROLETTO” AL “COCCIA” E A BUFFALO BILL

Teatro Coccia

Abbiamo documentazioni sull’attività teatrale a Novara intorno alla metà del XVII secolo. E’ del 1695 però la pubblicazione del primo libretto di dramma scenico di cui si ha notizia: è “l’Antemio in Roma”, rappresentato nel cosiddetto “Teatro Novo” (“novo” perché forse ve ne era stato uno precedentemente), che si trovava probabilmente nel palazzo del Comune. Doveva trattarsi solo di un palco in legno per la rappresentazione degli spettacoli, in una sala con sedie e panche. A quei tempi non vi era ancora una struttura destinata in maniera esclusiva alle rappresentazioni teatrali. Pare che gli spettacoli fossero ospitati nel Palazzo del Broletto già nella prima metà del Seicento, all’interno della sala dei decurioni, ove si riunivano normalmente gli amministratori della Città, ma vi erano spettacoli anche in edifici privati, come Casa Petazzi (documentati spettacoli tenuti intorno alla metà del XVIII secolo) in corso Cavallotti, e Casa Cavalli (documentato un “dramma giocoso” da un libretto pubblicato nel 1771 per il Teatro Cavalli, in occasione del Carnevale, scritto da Carlo Goldoni) in corso Cavour. A Novara, come in altre città italiane nei secoli XVII e XVIII, le vaganti compagnie comiche o melodrammatiche erano ospitate nelle case dell’aristocrazia e della ricca borghesia. Così le ampie sale dei loro palazzi si trasformavano in questi casi, temporaneamente, in teatri. A metà del XVIII secolo però Novara sente la necessità di avere un vero teatro, anche se inizialmente l’idea è fortemente contrastata. I predicatori, come il padre gesuita novarese Girolamo Tornielli, consideravano il gusto dei teatri una specie di scandalo.

Teatro Faraggiana

Circa trent’anni dopo però viene affidato all’architetto Morelli l’incarico di progettare una struttura di grandi dimensioni con questa finalità, in piazza Rivarola. Nel 1779 quindi la Città avrà il suo teatro e il primo dramma rappresentato, di cui si ha notizia, è “Medonte re d’Epiro”. Il sipario per il teatro venne dipinto, su una idea di Giuseppe Parini, con Ercole che modula la lira e si fa discepolo del poeta Lino, alludendo così alla leggendaria fondazione di Novara, creduta opera di Ercole. Nel 1801, durante il periodo napoleonico, nel teatro fu celebrata la pace di Presburgo e la battaglia del Mincio, mentre nel 1831, tornati i Savoia, il teatro ospitò il ricevimento del Re e della Regina. Fin dal 1785 e poi nel 1787, nel 1829 e nel 1832 il teatro ebbe ampliamenti e restauri, ma nel 1836 fu oggetto di un restauro veramente radicale, anche con modifiche notevoli, eseguito dall’ingegnere Agnelli, su disegni del Canonica.

Il teatro, inizialmente denominato Morelli, sarà dedicato, nel 1873, a Carlo Coccia (1782-1873), famoso maestro compositore e direttore della Cappella musicale della Cattedrale, che aveva ricoperto tale ruolo per 32 anni, compositore di opere liriche e poi di musica sacra. In seguito il marchese Luigi Tornielli, assieme agli esponenti di alcune famiglie novaresi illustri, costituiva una società che aveva lo scopo di realizzare un nuovo teatro su un’area di 2511 mq. donata dal Comune. Il nuovo edificio sorse in breve tempo nello spazio dove già esisteva il vecchio teatro, su progetto

Politeama Municipale in una foto d’epoca

dell’architetto milanese Giuseppe Oliverio. Era quindi collocato tra piazza Vittorio Emanuele II (oggi piazza Martiri della Libertà), via Palazzo Civico (oggi via Rosselli) e piazza Carlo Emanuele. La facciata misurava 46,50 metri, il lato verso la piazza 83, su tre lati del complesso si trovavano ampi porticati a colonne. Il fronte principale era suddiviso regolarmente dalle aperture e dalle paraste. Gli stili architettonici erano per il piano terreno il dorico e per quello superiore lo ionico. Sopra i porticati poi ampi terrazzi, uno di 44,50 metri e l’altro di 13 metri. Si accedeva al teatro da tre grandi aperture, l’atrio aveva una forma rettangolare e la sala teatrale era a ferro di cavallo. Il teatro venne inaugurato il 22 dicembre 1888, con la rappresentazione de “Gli Ugonotti” di Meyerbeer e con la direzione del maestro Arturo Toscanini. Nasceva così il Coccia (aveva infatti mantenuto la vecchia ma prestigiosa denominazione) della grande lirica. All’inizio del XX secolo il teatro assunse grande rilievo, in particolare proprio per la lirica. In città vi erano altri teatri, ma il Coccia era sicuramente il maggiore. Avrà momenti di gloria, esibendo i migliori artisti internazionali. Con la prima guerra mondiale però venne chiuso e trasformato in deposito. Poi ci fu il rilancio, ma anche anni di crisi e venne perfino trasformato in sala cinematografica. Nel 1946 al Teatro vengono proiettati anche film, volgarizzando il famoso tempio della lirica e del teatro. Alcuni film richiamano delle vere folle. E’ il caso della proiezione della pellicola “Tarzan”, proiettata il 26 dicembre, che, per la ressa che l’aveva accompagnata, portò a una serie di danni allo stesso Teatro. Il 20 gennaio 1986 il Consiglio Comunale di Novara deliberava l’acquisizione, mediante espropriazione, dell’immobile del nuovo teatro Coccia e il passaggio di proprietà era poi sancito il 16 luglio 1986. Nel 1988 viene avviato il restauro del Coccia. Poi alla fine del secolo finalmente il ritorno ad una attività teatrale esclusiva (nella foto il “Coccia” oggi).

Palazzo delle Poste Italiane

Il secondo teatro novarese, per importanza, è certamente il Faraggiana (nella foto). Questo teatro venne costruito nel 1905 per volontà del marchese Raffaello Faraggiana, a seguito di un conflitto con il Teatro Coccia (anche perché aveva trovato quello che considerava il “suo” palco occupato), per offrire alla Città uno spazio di cultura più ampio rispetto al Teatro principale dell’epoca, cioè il Coccia, che era di proprietà e gestione della Società dei Palchettisti, creata a suo tempo dal marchese Tornielli. I palchettisti erano gli esponenti delle grandi famiglie aristocratiche e borghesi novaresi. Lo stesso Raffaello peraltro, quando ideò il suo teatro, era nel consiglio direttivo del Coccia; dal 1876 ne era stato più volte presidente e aveva avuto anche diversi scontri relativi alla programmazione. Raffaello donò nel 1911 il suo teatro alla Città, che divenne quindi proprietaria di quello, oltre che dell’adiacente locale ad uso caffè. Era il terzo teatro cittadino, dopo il Coccia e il Municipale Politeama. Il Teatro fu progettato e realizzato dall’architetto Giuseppe Oliverio, che si era occupato anche del Teatro Coccia, con una platea di circa 15 metri di diametro e con un frontone del boccascena di 12 metri. Sopra il palcoscenico si poteva notare la “F” della famiglia. La pianta era a ferro di cavallo (prevedeva una struttura ad arena anche per spettacoli equestri e di animali ammaestrati) e aveva, oltre alla platea, palchi, galleria e loggione. Nel 1934 vi fu un rifacimento, su progetto dell’architetto Eugenio Faludi, che consisteva in lavori strutturali, rifacimento della scale della seconda galleria, una nuova cupola, la ristrutturazione del vestibolo della platea e la costruzione di una facciata su corso della Vittoria, che doveva completare quella già presente su via dei Caccia e che venne poi collegata dalla pensilina curvilinea. Cambiò così lo stile dell’edificio, perché quello originale fu sostituito da una linea di stampo razionalista. Nel 1940 subì un incendio che distrusse gran parte delle decorazioni, modanature a stucco e fregi e il teatro riaprì solo nel 1942.

Il primo spettacolo dell’attività teatrale del Faraggiana fu “La Sonnambula” di Bellini. Con il marchese Raffaello erano privilegiate lirica e prosa, senza trascurare la nuova arte cinematografica. Quasi subito dopo l’inaugurazione, il teatro venne aperto anche a spettacoli di beneficenza ed è corretto ricordare che ospitò anche eventi particolari, come il famoso circo di Buffalo Bill. Nell’aprile 1906 arriva infatti a Novara il colonnello William Frederick Cody-Buffalo Bill, coi “veri indiani d’America e 500 cavalli”. Cody, prima dello spettacolo, che si svolse in piazza d’Armi, fece una breve presenza al Faraggiana, coi giocolieri e qualche artista, una sorta di aperitivo dello show. Il “Civico Teatro” divenne “Teatro del Popolo” agli inizi degli anni Venti del secolo scorso. La prosa negli anni Ottanta del secolo scorso veniva ospitata quasi esclusivamente al Teatro Faraggiana. Nel 2016, grazie all’impegno di un gruppo di artisti e intellettuali novaresi, dopo 16 anni di chiusura, lo storico Teatro Faraggiana è stato riaperto. La gestione è affidata alla “Fondazione Nuovo Teatro Faraggiana”.

Altro teatro novarese di rilievo è stato il “Teatro Sociale”, più tardi chiamato “Politeama Municipale” (il termine politeama sta a indicare un teatro destinato a spettacoli di generi diversi: prosa, lirica ecc.) e dal 1902 “Politeama Giuseppe Verdi” (nella foto in una fotografia dell’epoca). Occupava l’area dove ora si trova il Palazzo delle Poste e Telegrafi ed era preferito dalla borghesia cittadina per il suo cartellone più vario e quindi attraente. Nel XIX secolo infatti, su iniziativa di alcuni novaresi con la passione del teatro, il Comune aveva messo a disposizione un’area per costruire un altro teatro (esisteva già il Coccia più “aristocratico”). Fu progettato dall’architetto Paolo Rivolta (1818-1873) e aperto nel 1855. L’inaugurazione avvenne il 28 luglio 1855 con la “Lucia di Lammermoor” di Donizetti. Fu demolito nel 1930, ma all’inizio del XX secolo era il terzo teatro cittadino dopo il Coccia, dedicato soprattutto alla lirica, e il Faraggiana, costruito nel 1905, di cui si è detto. Il Teatro Sociale era polivalente. Ospitava cantanti lirici, attori di prosa, ma anche maghi, prestigiatori, conferenzieri e acrobati circensi, oltre ad aver ospitato (l’unica volta a Novara) anche il “Grande Guignol”, un teatro francese specializzato in spettacoli macabri, truculenti e violenti, che però non incontrò il favore dei Novaresi.

Al posto del Politeama venne quindi edificato tra il 1932 e il 1935 il Palazzo delle Poste (nella foto), realizzato su progetto dell’architetto Angiolo Mazzoni, che testimonia il mutamento del gusto del tempo e il rinnovamento architettonico, che si diffuse a Novara negli anni Trenta del Novecento. Il nuovo edificio è massiccio e compatto, dominato dalla torretta con l’orologio, con ampio porticato e atrio, preceduti da grande scalone. All’interno, dopo il porticato e l’atrio, l’edificio dà luogo all’ampio salone destinato al pubblico.

Per completare il quadro informativo sull’attività teatrale novarese nei secoli dobbiamo infine annotare che nel 1811 alcune persone unite in società, con presidente Pietro Martinez, decisero di aprire un teatro filodrammatico nel locale della chiesa di San Pietro, che, a quanto pare, era adeguato per questo scopo, ma la sua attività dovette concludersi presto, perché di questo piccolo teatro e delle sue iniziative non abbiamo altre informazioni.

Enzo De Paoli