Chieri. Continuano gli appuntamenti del giovedì dell’Unitre

Giovedì 5 marzo a Chieri nella Sala Chiosso il prossimo appuntamento del ciclo dedicato al Sogno Americano vedrà come protagonista la Professoressa Tiziana Gozzellino del Liceo Monti di Chieri.

Partendo dal titolo “Miti e Realtà d’America”, la docente ci guiderà in un’analisi puntuale delle promesse e delle disillusioni che hanno plasmato la società statunitense. Sarà un momento di confronto unico per analizzare come i grandi miti fondativi si scontrino con le sfide della realtà contemporanea.

Ingresso riservato per i soci Unitre di Chieri.

 

Giovedì 26 febbraio si è svolta la Lezione-concerto  del Maestro Andrea Damiano Cotti all’UnitreChieri L’ultimo Bach e la sua  eredità.

​Esistono momenti nella storia dell’arte in cui un uomo smette di dialogare con i suoi contemporanei per rivolgersi direttamente all’eterno. È questo il ritratto che emerge dell’ultimo Johann Sebastian Bach a Lipsia nella lezione-concerto che il Maestro Andrea Damiano Cotti ha tenuto giovedì scorso all’Unitre di Chieri: una figura quasi ascetica, avvolta in un isolamento creativo quasi mistico.

​Mentre la società intorno a lui stava cambiando radicalmente, Bach si immerse in una ricerca intellettuale estrema. Ormai cieco, il compositore portò la sua capacità di scrittura oltre ogni confine con “L’Arte della Fuga”. Non si trattava più di semplice musica, ma di un’architettura dello spirito dove il tema si moltiplica e si rovescia in “fughe su fughe”, esplorando ogni combinazione matematica possibile.

​In questo testamento spirituale, Bach decise di apporre il proprio sigillo. Sfruttando la notazione tedesca — dove le lettere corrispondono alle note — firmò la sua ultima opera con l’acrostico B-A-C-H di cui il Maestro Cotti ha suonato al pianoforte il finale interrotto.

​​Il passaggio tra l’inizio e la fine del Settecento segnò una rottura violenta. La società barocca, severa e spirituale, lasciò il passo a un’epoca nuova. Il gusto si spostò verso il “frivolo” e la galanteria. I salotti cercavano intrattenimento, non riflessione teologica.

Paradossalmente, furono proprio i figli di Bach (come Carl Philipp Emanuel e Johann Christian) a guidare questa transizione, diventando i compositori più celebrati del momento e influenzando lo stile dell’epoca.

​Tuttavia, lo stile rigoroso del padre non andò perduto, ma rimase come un seme sotto la neve. L’incontro più incredibile avvenne anni dopo a Vienna, quando un giovane Wolfgang Amadeus Mozart ebbe modo di studiare i manoscritti originali di Bach “padre”.

​L’impatto fu una vera folgorazione. Mozart, che era cresciuto con lo stile più leggero dei figli di Bach, rimase sconvolto dalla complessità del contrappunto di Johann Sebastian. Questa “scoperta” cambiò radicalmente le sue ultime composizioni: l’influenza di Bach è chiaramente udibile nel finale della Sinfonia “Jupiter” e nel Requiem, dove la struttura rigida e sacra del passato si fonde con la genialità del classicismo.

​​L’eredità di Bach, dunque, non è stata una linea retta, ma una scintilla ritardata. Se i suoi contemporanei lo consideravano “antiquato”, i geni che vennero dopo riconobbero in lui la sorgente di tutta la musica. Come sottolineato magistralmente nella lezione del Maestro Cotti, Bach non scrisse per il suo tempo, ma per il futuro.