SORPRESE DI ARTE E STORIA CHIERESE. I Santi Giuliano e Basilissa. Il 16 maggio è la loro festa
In passato a Chieri e dintorni il culto dei due patroni delle campagne, considerati insieme o separatamente, era molto diffuso. C’erano:
-una cappella di San Giuliano sulla strada per Torino, più o meno nella zona Tabasso.
-Una zona prediale (di campagna) detta “di Santa Basilissa” , situata verso strada Andezeno.
-Una strada Santa Basilissa dalle parti di Strada Buttigliera.
-La cappella della Madonna della Neve e dei Santi Giuliano e Basilissa della cascina Robbio, essa pure nella zona di strada Buttigliera.
All’interno del Duomo, poi, dove si conservavano (e si conservano) le loro reliquie, c’erano:
– la cappella di San Giuliano (di patronato della famiglia Valimberti).
-La cappella di Santa Basilissa “la vecchia”, dei Balbiano.
-la cappella di Santa Basilissa “la nuova”, dei Salomone, poi dei Villa.
Oggi la situazione è completamente cambiata. Se si esclude la cappella della cascina Robbio (fig.1), dedicata congiuntamente alla Madonna della Neve e ai due Santi, tutto ciò che ha a che fare con San Giuliano e Santa Basilissa si trova nel Duomo. Ma le cappelle che erano a loro dedicate hanno tutte cambiato denominazione. Dei due patroni delle campagne, nel Duomo sono rimaste le reliquie e varie immagini.
Le reliquie sono conservate in una artistica e preziosa cassa-reliquiario (fig. 2) delle dimensioni di cm 91 x 38 x 49, donata nel 1515 alla Collegiata da Giovanni Moffa dei Gribaldenghi, da Faccio de Bullio e dai massari della Compagnia dei Contadini. Come sta scritto in un angolo, essa fu ricostruita nel 1679 per iniziativa del Capitolo riutilizzando le lamine d’argento decorate a sbalzo che rivestivano quella originale. Su una delle facce principali sono riprodotti i due santi a figura intera. Sull’altra è raffigurata la scena dei loro corpi trasportati dai buoi nel Duomo di Chieri, con la scritta: “Inventio S.rum Juliani et Basilisse.
S.rum Juliani et Basilisse corpora per boves conducuntur sine viatore ad templum Divae Mariae de Scala”: un lavoro di finissima oreficeria cinquecentesca, forse attribuibile all’orafo Stefano Capello che in quegli anni aveva bottega a Chieri.
Antonio Mignozzetti
(Continua)


