La Polizia Stradale di Cuneo restituisce al legittimo proprietario materiale elettronico dal valore di circa 300.000 euro.
Nei giorni scorsi un dipendente dell’Autostrada A6, impegnato in manutenzione della sede stradale, notava ad Altare un autofurgone fermo in corsia di emergenza con il motore acceso, ma con nessun occupante né a bordo, né nelle vicinanze. Chiamava il Centro Operativo Autostradale, che inviava immediatamente sul posto una pattuglia della Sottosezione Polizia Stradale di Mondovì.
Gli agenti constatavano che il mezzo – benché da riscontro in banca dati non risultasse rubato – riportava la rottura del deflettore, nonché evidenti segni di danneggiamento sullo sportello, in corrispondenza della presa per diagnosi elettronica ODB. All’interno del vano di carico, vi erano numerose scatole di cartone riportanti il logo di notissime aziende di e-commerce.
Dopo aver sequestrato il veicolo, ipotizzando che lo stesso fosse stato asportato al legittimo proprietario, utilizzando un collegamento informatico con la presa ODB ed averlo trasportato presso un deposito giudiziario, gli agenti avviavano una serrata attività investigativa, che permetteva di ricondurre il furgone (poco prima rubato nel milanese) – ad un furto commesso, poche ore prima, in danno di un hub commerciale sito alla periferia del Comune di Carcare.
Emergeva che gli autori del reato, utilizzando oltre al furgone anche due autovetture con targa contraffatta, avevano svaligiato il suddetto magazzino, imboccando poi l’autostrada Torino-Savona al casello di Altare. Per loro sfortuna una foratura allo pneumatico anteriore li aveva costretti ad arrestare la marcia in corsia di emergenza e il provvidenziale intervento della pattuglia aveva impedito di trasbordare la merce su un altro furgone.
La vera sorpresa per i poliziotti avveniva però durante il sopralluogo effettuato in collaborazione con il Gabinetto Provinciale della Polizia Scientifica della Questura di Savona, quando catalogando il contenuto del vano di carico del furgone, quantificavano 196 colli contenenti materiale elettronico di vario tipo, per un valore all’ingrosso di circa 300.000 euro.
Altrettanta è stata la sorpresa del legittimo proprietario quando veniva contattato dalla Sottosezione di Mondovì e informato del recupero dei beni di sua proprietà che, per sua stessa ammissione, costituivano un ingente investimento per il futuro della sua attività, la quale, per ritardi burocratici, non disponeva ancora della copertura assicurativa, circostanza che avrebbe verosimilmente comportato la chiusura della ditta.


