PERSONAGGI NOVARESI 31. CARLO FRANCESCO FRASCONI, INSIGNE STORICO, PALEOGRAFO E ARCHIVISTA DELL’ANTICA NOVARA

Canonica, entrata dal vicolo omonimo

Carlo Francesco Frasconi (o Frascone) è detto “Il Muratori novarese” e da Muratori colse soprattutto la lezione tecnica dell’accertamento della verità documentaria, attraverso l’utilizzo delle varie scienze ausiliarie della storia. Grazie a Frasconi nel 1813 si ebbe la prima esposizione museale novarese, a carattere epigrafico, poi confluita nel Lapidario della Canonica (nella foto l’entrata della Canonica nel vicolo omonimo). La costituzione del Lapidario, primo museo della città di Novara, fu accompagnata da un importante lavoro di ordinamento e studio, che venne condotto, documentando, ove possibile, le provenienze dei reperti antichi emersi durante la costruzione di cappelle e oratori.

L’interesse per le antichità classiche a Novara nacque nel XVI secolo, in relazione ai manufatti epigrafici, con le prime trascrizioni a cura di Gaudenzio Merula, del vescovo Carlo Bascapé e di Paolo Gallarati. L’opera fu proseguita nel XVIII secolo dal canonico Carlo Francesco Frasconi (Novara 1754 – 1836), che, accanto alla prevalente attività di riordino, tutela e studio del patrimonio archivistico novarese, aveva anche la passione per i monumenti artistici ed epigrafici della città e del territorio, copiando dal vivo le iscrizioni e realizzando accurati disegni.

Frasconi, appartenente ad una famiglia originaria del Varesotto, che abitava nel borgo di Sant’Andrea,

Il primitivo Museo Lapidario alla Canonica

nacque a Novara il 28 ottobre 1754; nel 1778 fu ordinato sacerdote e quindi fu nominato cerimoniere della Cattedrale di Novara.

Nel 1800 fu eletto bibliotecario della libreria del Seminario. Il canonico Rabbaglietti, Prefetto dell’Archivio capitolare lo incaricò di alcune attività presso l’Archivio. Fu questo incarico a fare nascere in lui la passione per gli studi storici. Accumulò una grande esperienza nell’arte paleografica, che gli consentì di effettuare il riordino dell’intero archivio. Successivamente ricevette numerosi incarichi per la sistemazione di altri archivi sia privati, appartenenti ad antiche famiglie nobili novaresi, come quello di Casa Brusati, sia di istituzioni civili e religiose, come quelli del Municipio di Cerano e del monastero di Santa Chiara. Questi incarichi gli consentirono di raccogliere moltissime notizie storiche oltre a molti documenti di rilievo, che utilizzò nella redazione dei suoi numerosi volumi.

Medaglione marmoreo di Frasconi all’Ospedale Maggiore di Novara

Nel 1801 fu incaricato dalla Repubblica Cisalpina (siamo nel periodo napoleonico) della ricognizione degli archivi e delle biblioteche delle congregazioni soppresse della città. Nel 1808 il Prefetto del Dipartimento dell’Agogna gli affidò il compito della separazione delle pergamene esistenti presso la direzione del Demanio, che aveva raccolto il materiale appartenente alle stesse congregazioni. Quindi nel 1812 gli venne chiesto di sceglierne i documenti più importanti da inviare all’Archivio di Stato di Milano. Nel 1813, come si è detto, iniziò la raccolta archeologica ed epigrafica e all’epoca i reperti vennero collocati sulle pareti del quadriportico del chiostro (nella foto il primitivo Museo Lapidario).

In seguito, con la Restaurazione, durante il regno di Carlo Alberto, fu incaricato di occuparsi degli studi di storia patria. Questo ulteriore incarico gli consentì di arricchire l’archivio della Cattedrale di codici, pergamene storiche, descrizioni di donazioni, concessioni e privilegi di imperatori e re ai vescovi della chiesa novarese.

Tra i molti volumi che a lui devono essere attribuiti compare la “Topografia antica di Novara e suoi sobborghi”, che donò all’Archivio capitolare, alla cui esistenza egli stesso aveva contribuito. Nel suo testamento del 1° dicembre 1831 lasciò all’Ospedale Maggiore della Carità due case, destinandone le rendite alle spese di mantenimento della chiesa dello stesso ospedale, imponendo però la celebrazione di 200 messe annuali presso l’altare di San Benedetto nella Cattedrale. Morì nel 1836.

Dopo la sua morte fu commissionato allo scultore Giuseppe Cassano un medaglione marmoreo in stile neoclassico con il suo ritratto (nella foto), medaglione da collocare nel cortile dell’Ospedale Maggiore della Carità, tra i medaglioni dei benefattori dell’ente. Lo scultore seguì il modello stabilito da Giuseppe Argenti fra il 1852 ed il 1865 e l’opera fu consegnata il 7 dicembre successivo.

Negli stessi anni Novara lo celebrò anche in Palazzo Orelli (conosciuto anche come Palazzo del Mercato o Palazzo della Borsa), a quel tempo sede della biblioteca. All’ingresso della biblioteca fu posta la seguente iscrizione: “Carlo Francesco Frascone paleografo raccolse descrisse illustrò documenti e memorie di storia cittadina degno del nome di Muratori novarese”.

Il Museo lapidario di Novara (chiostro della Canonica della Cattedrale, vicolo Canonica 9), con cippi, are ed epigrafi, databili dal II secolo a.C. al III secolo, è parte dei Musei della Canonica. La sistemazione definitiva arrivò nel 1992, quando le Soprintendenze decisero di collocare la collezione, che era nel chiostro a piano terra, nel corridoio settentrionale del quadriportico, al primo piano. Si mantenne però la memoria del primitivo museo con la sostituzione dei pezzi asportati con delle copie in vetroresina. La nuova sistemazione del Museo Lapidario è stata aperta al pubblico nel 1999. Il nuovo Lapidario fu inaugurato il 3 novembre 1999 e intitolato a Carlo Francesco Frasconi.

A Frasconi fu anche intitolata una via del quartiere Sacro Cuore, traversa del corso Torino, con deliberazione consiliare n. 180 del 22 giugno 1906.

Enzo De Paoli