Chieri. Incisione. L’associazione “Il Quadrato-2”, una tradizione che si rinnova

Il laboratorio di incisione Il Quadrato 2  con sede in Chieri, in via dei Macelli 8 è un’associazione che porta avanti la scuola di incisione fondata da Gianni Demo e poi portata avanti dal laboratorio Il Quadrato 1. All’Associazione si è unito anche un gruppo di incisori di Torino

L’Associazione organizza un laboratorio di incisioni per l’Unitre di Chieri ed è a disposizione gratuitamente per i giovani e gli appassionati.

Nel corso dell’anno organizza diverse mostre a Chieri: una di queste, lo scorso dicembre, nell’ambito della rassegna Arte tra i Libri, alla Mondadori Centro Storico. In autunno la prossima, a Palazzo Opesso, in collaborazione con l’Unione Artisti del Chierese.

Nel mondo della grafica d’arte e della stampa, la creazione di un’opera si esprime attraverso due tecniche: l’incisione diretta e l’incisione indiretta. La differenza fondamentale tra le due sta nel modo in cui la matrice viene scavata per accogliere l’inchiostro, una lavorazione che condiziona non solo i materiali m anche il segno grafico.

Quando si parla di incisione diretta, Xilografia e Linografia, l’artista scava direttamente sul materiale con la mano.  Il materiale usato è il rame e lo zinco o lastre trasparenti di plexiglass.

L’incisore usa due ferri del mestiere: il bulino e la punta secca. Il bulino, un’astina di metallo con una punta affilata a losanga, e dà  un segno nitido, pulito.

L’incisione indiretta usa la chimica. L’artista non deve scavare il metallo, perché l’azione corrosiva dell’acido, a seconda del tempo si immersione crea i chiaroscuri. Anche qui i materiali usati sono  il rame e lo zinco.

Presso il Laboratorio Il Quadrato 2 si predilige usare la tecnica indiretta, acquaforte, ceramolle e acquatinta.

L’incisione indiretta richiede una preparazione meticolosa e l’uso di materiali protettivi. La lastra di metallo, di solito zinco, viene interamente coperta da un sottile strato di bitume e cera giudeaca, che resiste agli acidi. Si fa il progetto e il lucido che si riposta sulla lastra e poi si va ad incidere. A questo punto, la lastra viene immersa in una vasca riempita con una soluzione di acido nitrico diluito, chiamata bagno di morsura. L’acido attacca solo il metallo rimasto scoperto, traducendo il tempo di immersione in profondità del segno.  Una lastra può richiedere anche una decina di bagni di morsura per definire gli scuri.

Quando la lastra è pronta si va in stampa, prima si fanno le prove di stampa e si vedono i difetti dell’incisione, e poi si realizza la tiratura che normalmente è di 10 fino ad un massimo di 30 copie. Fatta la tiratura si “biffa” la lastra cioè si rovina il disegno per evitare ulteriori stampe.

Rosanna Cauda

 

Nelle immagini: l’incisore Salvatore Simone illustra le tecniche dell’incisione. Con lui Gianni Demo, nipote omonino del maestro e fondatore