STORIA DELLA CHIERI MODERNA (4)  Chieri al servizio dell’esercito piemontese

Convento di Santa Maria della Pace

Per la sua vicinanza a Torino, Chieri ha sempre svolto un ruolo di importante sostegno nei confronti dell’esercito sabaudo. Il Governo, cioè, ne ha sempre dislocato in essa reparti  in attesa di partire o appena tornati dai vari fronti di guerra, e le ha sempre assegnato delle incombenze in proposito.  Grazie anche all’alto numero di conventi e agli ampi spazi che ognuno di essi era in grado di offrire, la più frequente di tali incombenze è sempre stata l’alloggiamento delle milizie. La guerra contro la Francia rivoluzionaria non fece eccezione. Per alloggiare i reparti sia stanziali che di passaggio furono praticamente requisiti il Convento della Pace (fig. 1), quello di San Filippo Neri e il convento dei Padri Barnabiti (l’odierno palazzo Diverio o della Consolata). Ma non furono risparmiate alcune famiglie private, come i Robbio, che erano dotate di spazi particolarmente ampi.

La città fu anche invitata a provvedere un ospedale militare. Il 23 maggio 1794 al priore del convento di Sant’Agostino giunse una lettera del Governo centrale con l’ingiunzione di evacuare il convento e di metterlo a disposizione dei “malati delle regie truppe…”.  Il convento fu di fatto evacuato e i religiosi Agostiniani costretti ad arrangiarsi in qualche modo. Per le funzioni religiose chiesero ospitalità alla confraternita di San Bernardino.  La stessa cosa toccò al convento di San t’Antonio Abate, che i frati Francescani succeduti ai Gesuiti) misero a disposizione andando ad abitare in una casa presa in affitto.

Non solo. Il 7 marzo 1795 la direzione dell’Ospedale Militare scrisse al Comune che “all’oggetto di prevenire ogni sinistra influenza che potesse per avventura derivare in pregiudicio della pubblica salute dalla fermentazione de’ cadaveri degli individui militari resisi defunti in questi Spedali e tumulati nel pozzo a tal uso ricavatosi nella cappella di Sant’Anna, quest’ufficio […] si ritrova in obbligo di richiedere questa Civica amministrazione affinché […] voglia assegnare quel sito che ella crederà più atto a venir ridotto ad uso di Cimitero militare di sufficiente capacità…” . Il Consiglio individuò il luogo adatto in un appezzamento di terreno attiguo alla cappella di Sant’Anna detta dei Lazzaretti, che si trovava nella zona dell’odierna via omonima.

Il 20 gennaio 1794 Vittorio Amedeo III, nel pieno della crisi economica, ordinò che da tutte le chiese dello Stato venissero prelevate e inviate alle fonderie dell’Arsenale per fabbricare cannoni le campane superflue.  Il 6 febbraio il Comune di Chieri diffuse l’elenco delle campane da consegnarsi: San Domenico, una; San Francesco, una; Sant’Agostino, due; Sant’Antonio, due; il Monastero di Sant’Andrea, una; la Consolata, una; San Guglielmo, tre; San Giorgio, una; la Collegiata, una, per un totale di tredici campane.  Questa requisizione aveva avuto un precedente. Due anni prima, il 10 ottobre del 1792, il Re aveva preteso sia dagli aristocratici sia dal clero la consegna delle argenterie superflue, che erano state fatte confluire alla zecca per produrre monete.

  (Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 12 – 14, passim).    

(Continua)