PIEMONTE ARTE: MANFREDI, CERAMICA DI CASTELLAMONTE, GAZZERA, GALLINA, M.A.O., MASCIA…

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

LUCI, ATMOSFERE E PAESAGGI DI SERGIO MANFREDI

Pittore, disegnatore e paesaggista, Sergio Manfredi è scomparso il 25 luglio a Torino, dove era nato il 6 ottobre 1932. Erede della tradizione figurativa piemontese della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento ha affidato ai suoi dipinti, dalla vivace e luminosa cromia, il fascino della natura, l’attenzione per le montagne e per una realtà ripresa “en plein air” con sorprendente e rapida gestualità, tanto che Marziano Bernardi ha sottolineato che le sue opere risentono della stagione di “Reycend e Delleani, di Follini e del suo maestro Carlo Musso” e, ancora, “non si tratta di imitazione ma piuttosto di “affinità elettive” che hanno dolcemente indirizzato il suo gusto a una visione naturalistica della veduta”.

Vi è, quindi, nei suoi quadri il clima di una piacevole narrazione, l’essenza di un misurato linguaggio espressivo, la capacità di fissare con rapidi tocchi di colore un corso d’acqua d’estate o un’assolata aia a Carignano, una variopinta Venezia o gli scorci della Valle di Susa.

Formatosi negli studi di Piero Ferraris e Carlo Musso e successivamente con Alessandro Lupo, Adolfo Rolla e Cesare Maggi, ha seguito contemporaneamente i corsi di nudo dell’Accademia Albertina e gli insegnamenti di Felice Vellan, Teonesto Deabate, Adriano Sicbaldi e Italo Mus.

E sono porti e marine, composizioni floreali e alte vette innevate, impressioni della vecchia Torino e vedute di Parigi e dell’Olanda, che testimoniano gli aspetti di un percorso caratterizzato da una serie di limpidi e suggestivi soggetti: dalle baite silenziose alle macchie d’arbusti, dalla freschezza della vegetazione in primavera ai piccoli paesi e borghi di un Piemonte sempre visto e interpretato con sensibilità.

Dopo l’esordio alla “Promotrice delle Belle Arti” al Valentino nel 1955, ha successivamente esposto i suoi lavori alla Quadriennale di Torino e, in sintesi, nelle gallerie di Verona, Milano, Firenze, Asti e Bergamo. Mentre gli è stato assegnato il Premio Follini del Circolo degli Artisti e, sempre a Torino ha lungamente collaborato con la “Berman” di Giuliana Godio, tra rassegne collettive, “Acquarelli e fogli d’album”, e personali come “Luci e colori della Laguna”.

Pagliacci, composizioni floreali, tipici paesaggi montani, deliziose marine rispecchiano un’esperienza vivace, legata ai canoni di una rappresentazione dalle brillanti, immediate  e convolgenti pagine pittoriche, perchè ha detto in un’intervista rilasciata alla rivista Arte 2000, amo “La maestosità della natura, la mutevolezza delle stagioni che accendono di nuovi colori la visione del paesaggio rispecchiando il profondo significato della vita”.

 

                 Angelo Mistrangelo

 

 

 

AL SENATO PRESENTATA LA 65° MOSTRA DELLA CERAMICA DI CASTELLAMONTE

Nella Sala dei Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, in piazza Madama 11 a Roma, viene presentata il 29 luglio, dalle 15 alle 16, la “65° Mostra della Ceramica di Castellamonte 2026”, promossa dal sindaco Pasquale Mazza, curata da Giuseppe Bertero e accompagnata da un documentato catalogo. Un appuntamento di assoluto rilievo con l’intervento di personalità della cultura, politica e istituzioni piemontesi, con il programma di una manifestazione che guarda al futuro con rinnovato slancio, senza perdere il legame con quella tradizione secolare che, anno dopo anno, ha reso Castellamonte e il territorio un punto di riferimento per la ceramica artistica e le botteghe artigianali, tra manufatti contemporanei e le celebri Stufe di Castellamonte.

Inserita all’interno del Festival della Reciprocità delle Terre Canavesane, la rassegna rappresenta una prestigiosa vetrina internazionale e contemporaneamente costituisce la testimonianza di un linguaggio artistico in continua evoluzione.

Accanto, si coglie l’essenza dei contenuti dell’ottava edizione del Concorso Internazionale “Ceramics in Love”, riconosciuto tra i principali eventi riservati alla ceramica contemporanea, con 136 artisti selezionati, provenienti da 22 paesi confermando, ancora una volta, la crescente dimensione internazionale dell’esposizione.

Un’esposizione che s’inaugura il 22 agosto, e si sviluppa, sino al 13 settembre, attraverso 16 sedi, tra spazi istituzionali e realtà private, tra la scenografica Rotonda Antonelliana al settecentesco Palazzo Botton, che ospita la Francia, nazione ospite, rappresentata dalla città di Saint-Amand-en-Puisaye, gemellata con Castellamonte. Al piano terra sono esposte le opere del concorso “Ceramics il Love”, mentre al piano nobile è visibile la “Raccolta Civica di Terra Rossa” con Carlo Zauli, Arnaldo Pomodoro, Nino Caruso, Enrico Baj e Ugo Nespolo.

Completano il percorso i lavori delle precedenti edizioni di “Ceramics in Love”, una selezione di “Ceramiche Sonore”, due importanti composizioni di Renzo Igne, concesse in prestito temporaneo da Maria Morandini Igne, nel 25 anniversario della scomparsa. Fino al design ceramico e dell’artigianato locale con le esperienze legate agli artisti che hanno insegnato all’Istituto Statale d’Arte di Castellamonte, ora Liceo Artistico, come Enrico Carmassi, Ugo Milani, Alfeo Ciolli, Angelo Pusterla, Sandra Baruzzi e Guglielmo Marthyn.

L’ampio panorama comprende, inoltre, la personale di Brenno Pesci al Balcone dell’Arte, nel cinquantesimo anniversario della sua prima mostra, la collezione di fischietti di Mario Giani (Clizia) al Centro Congressi Martinetti, l’opera di Denis Imberti, del collettivo Abracadabra, all’Orto Sociale “Di Camillo” e le Stufe di Castellamonte nelle Arcate di Palazzo Antonelli. E poi le ceramiche degli studenti del Liceo Artistico Statale “Felice Faccio” e la mostra omaggio di Giovanni Matano alla Fornace Pagliero 1814 (orario visita:mar.- ven.16-20, sab. e dom. 10-20. Info:0124/5187216, cultura@comune.castellamonte.to.it.).

 

              Angelo Mistrangelo

 

Consiglio Regionale, mostra: Romano Gazzera – Nel regno dei fiori giganti

 

Nell’anniversario dei 120 anni dalla nascita dell’artista Romano Gazzera (1906-1985) il Consiglio regionale, in collaborazione con la Fondazione Romano Gazzera, promuove la mostra “Romano Gazzera. Nel regno dei fiori giganti”, a cura di Giulia Caffaro.

La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire l’opera e il percorso artistico di Gazzera, caposcuola della pittura Neo Floreale piemontese.

Dipinti ma anche inaspettate installazioni floreali “coloreranno” in maniera inedita Palazzo Lascaris.

L’esposizione sarà visitabile in Galleria Spagnuolo dal 30 luglio al 10 ottobre, dalle 9 alle 17, dal lunedì al venerdì. Ingresso gratuito.

 

 

 

CESANA. MOSTRA DI PIERFLAVIO GALLINA

MAO. Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tokaido

MAO Museo d’Arte Orientale, Torino

24 luglio – 29 novembre 2026

Dal 24 luglio al 29 novembre 2026, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes, dedicata alla celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell’arte giapponese dell’Ottocento, di proprietà di UniCredit.

Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe con l’intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e “cinematografica” di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni oggetti e alle forme della cultura materiale che hanno accompagnato e reso possibile l’esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo.

Il progetto – seconda parte di un percorso già avviato al MAO nel 2025 – è curato da Laura Vigo, Conservatrice per l’arte e l’archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), con Claudia Ramassoconservatore del MAO, e si avvale di un’importante collaborazione con i Musei Reali di Torino.

Nelle sale del MAO, le celebri vedute della Tōkaidō dialogano con una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Entrambe offrono una testimonianza tangibile della cultura del viaggio lungo le grandi arterie del Giappone in epoca Edo e dell’immaginario evocato dalle stampe.

Grazie alla collaborazione con il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), l’esposizione adotta un approccio ecologicamente sostenibile alla progettazione, in linea con l’orientamento sviluppato dal MAO negli ultimi anni, volto a valorizzare il pensiero curatoriale e il contributo scientifico per un uso consapevole delle risorse museali. La serie conservata al MAO è infatti identica a quella presente nelle collezioni del MMFA: questo consente di realizzare una mostra in cui non sono le opere a viaggiare, ma la prospettiva curatoriale e l’apparato di mediazione museale che la accompagnano. Il progetto si avvale dei contenuti didattici sviluppati dal museo canadese in occasione della presentazione della serie nel 2024, proposta con la medesima chiave interpretativa basata sulla vita sociale ed economica di questi oggetti culturali effimeri al tempo in cui furono prodotti. Attraverso le tecniche di comunicazione verbale ispirate alla Visual Thinking Strategy, la narrazione riesce a rendere più accessibili – e pertinenti – contenuti scritti complessi al più grande numero di lettori.

Realizzata per la prima volta nel 1833 e pubblicata dalla casa editrice Hōeidō di Takenouchi Magohachi, la serie riscosse un successo immediato, rivoluzionando il panorama degli ukiyo-e, le celebri xilografie a blocchi di legno. Stampata in oltre 15.000 copie, la Tōkaidō divenne un vero e proprio bestseller dell’epoca Edoaccessibile a tutti: le singole stampe costavano quanto una ciotola di ramen, venivano comprate e presto dimenticate.

Queste immagini furono rivoluzionarie. Non nacquero come opere da museo, ma piuttosto come prodotti editoriali di largo consumo, e fu solo successivamente, durante la seconda metà del XIX secolo, che in Occidente vennero riscoperte e consacrate come opere d’arte.

In questo contesto la direzione artistica di Takenouchi Magohachi fu cruciale: non solo nella stampa e distribuzione, ma anche nel concept narrativo e visivo dell’intera seriecostruita come una sorta di storyboard ante litteram, pensato per catturare l’attenzione di un pubblico ampio, assetato di immaginazione e novità.

Ma cosa rende questa serie così speciale rispetto a tutte le altre? Hiroshige, artista proveniente da una famiglia samurai, ebbe l’intuizione di trasformare un tema allora già molto conosciuto – il tragitto lungo la Tōkaidō, 490 km di strada che collegavano Edo (l’odierna Tokyo) a Kyoto – in un racconto visivo capace di mescolare realtà e immaginazione. Con un linguaggio visivo accessibile e modernissimoispirato all’arte tradizionale giapponese, ma con profonde suggestioni occidentali (come la prospettiva centrale, l’ombreggiatura, il formato orizzontale e l’uso del blu sintetico), Hiroshige e la sua squadra non si limitarono a rappresentare il paesaggio: lo reinventarono. Ogni stampa diventa così una scena onirica, atmosferica, capace di evocare sogni di viaggio e avventura.

La Tōkaidō era una delle cinque grandi arterie del Giappone Tokugawa, istituita nel 1601 e percorsa da daimyo, pellegrini e, col tempo, da mercanti e viaggiatori comuni. Ogni stazione di posta offriva alloggi, cibo, servizi di tutti i generi e prodotti tipici. Hiroshige ed il suo team seppe restituire tutto questo, trasmettendo il senso del movimento, la vivacità e la varietà degli incontri e il fascino di un paese in movimento e in trasformazione. Le sue stampe trasformarono l’ordinario in straordinario, aprendo al pubblico giapponese – e in seguito anche a quello occidentale – un mondo sospeso tra realtà e sogno.

 Contestualmente all’apertura della mostra, nella galleria Giappone 1 verranno esposti al pubblico anche due coppie di paraventi, una della serie Rakuchū rakugai zu (“Vedute della capitale e dei suoi dintorni”), di proprietà della Fondazione Compagnia di San Paolo, e un’altra che rievoca episodi cruciali della Guerra Genpei del XII secolo (“Le battaglie di Ichinotani e Yashima”), appartenente alla collezione del MAO.

I paraventi, recentemente restaurati, sono raffigurazioni enciclopediche: da un lato le vedute della capitale, in cui luoghi panoramici e monumenti legati alle festività stagionali di Kyoto sono magnificamente immortalati — tra nuvole dorate fluttuanti — dagli artisti della scuola Kanō; dall’altro le rappresentazioni della Guerra Genpei, in cui la pittura epica celebra episodi del XII secolo, rielaborati in età Tokugawa come rievocazione del passato guerriero e della continuità del potere dei samurai.

La prima coppia di paraventi commemora il corteo dell’imperatore Go-Mizunoo per il festival di Gion del 6 settembre 1626, mostrando la parte orientale della città e il festival estivo che domina la vita delle strade da un lato e il castello di Fushimi e la metà occidentale della capitale dall’altro. Come i paesaggi da sogno di Hiroshige, tra le nuvole si intravedono vedute aeree di altre attività urbane, sia commerciali che di svago. Tuttavia, a differenza delle democratiche stampe delle 53 stazioni del Tōkaidō, queste erano cartografie di lusso che, seppure leggibili da chiunque all’epoca, sarebbero state accessibili esclusivamente a una ristretta élite.

La seconda coppia rievoca invece alcuni momenti salienti della Guerra Genpei tra i clan Minamoto e Taira nel XII secolo. Bandiere araldiche, samurai a cavallo armati di archi, imbarcazioni all’arrembaggio e alabarde che emergono tra nubi dorate animano una scena intensa e drammatica, dove l’esito è già noto: un evento epico, espressione di continuità politica e di casta.

Pur essendo state prodotte in epoca coeva, i paraventi e la serie di stampe esposti rappresentano due punti di vista antitetici: da un lato l’esaltazione del potere, apprezzata dalla ristretta cerchia di nobili e samurai, dall’altro un inno discreto alla vita quotidiana e al movimento, amata e consumata da ampie fasce della popolazione.

Accesso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.

 

 Paesaggi da sogno / Dreamscapes

24 luglio – 29 novembre 2026

MAO Museo d’Arte Orientale

Via San Domenico, 11, Torino

 

CERVO. ANTONIO MASCIA. MOSTRA DI CARTOLINE, DISEGNI E INCISIONI

AGLIANO TERME. BAart PRESENTA “NINÎN. SANGUE DEL VOSTRO SANGUE”, MOSTRA PERSONALE DI GIOELE SASHA STALTARI

1 AGOSTO – 20 SETTEMBRE 2026

INAUGURAZIONE SABATO 1 AGOSTO ALLE ORE 17

 

Prosegue ad Agliano Terme il calendario di DegustArt, la rassegna nata in collaborazione con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato che mette in dialogo arte contemporanea e cultura del vino negli spazi di BAart. Il prossimo appuntamento è dedicato al giovane artista savonese Gioele Sasha Staltari che presenta NINÎN. Sangue del vostro sangue, un progetto inedito pensato appositamente per l’ex confraternita di San Michele, nuova tappa della sua ricerca artistica.

Il titolo nasce da Ninîn, l’espressione affettuosa del dialetto ligure con cui la nonna era solita chiamare Gioele durante l’infanzia. Proprio durante una visita a casa sua, quasi per caso, l’artista sfoglia un album fotografico dedicato ai primi mesi di vita della madre, con gli scatti del battesimo: quelle immagini della metà degli anni Settanta, pur appartenendo a un tempo lontano, si rivelano sorprendentemente familiari, tanto da diventare il punto di partenza di una riflessione sull’identità e sui legami che attraversano le generazioni.

«Quelle fotografie raccontavano un tempo che non avevo mai vissuto, eppure lo sentivo scorrere nelle vene. In quel momento ho capito che si possono ereditare memorie, affetti e appartenenze senza averli conosciuti direttamente. Da lì è nata la mostra», racconta Gioele Sasha Staltari.

Passato e presente, sacro e profano convivono nelle opere realizzate per BAart: disegni su carta, tende e lenzuola provenienti dalla casa dei nonni e dipinte con caffè e carboncino, sculture in ceramica ispirate alla tradizione savonese e installazioni trasparenti su organza trasformano volti, dettagli e oggetti quotidiani in una narrazione personale che incontra lo sguardo del visitatore. Per mezzo di un linguaggio figurativo e materiali di recupero testimoni del passato, Staltari sceglie di avvicinare il pubblico a un’esperienza intima ma condivisibile, lasciando che ciascuno ritrovi qualcosa di sé in ciò che osserva.

Il percorso è pensato in stretta relazione con BAart: l’ex confraternita di San Michele infatti diventa parte integrante della narrazione. «Non volevo che BAart fosse semplicemente lo spazio che ospita la mostra. Mi interessava che diventasse un involucro di memoria capace di custodire e far rivivere storie. Come chi oggi entra nell’ex confraternita continua a respirarne il passato attraverso le sue pareti, così desidero che le mie opere entrino in dialogo con quel luogo e ne diventino parte», spiega Staltari.

Con questo progetto BAart conferma la volontà di accogliere opere capaci di instaurare un dialogo con la sua storia, architettura e identità. Prendendo avvio da una vicenda personale, NINÎN. Sangue del vostro sangue invita il visitatore a confrontarsi con i propri ricordi e con il passato che ciascuno eredita senza averlo vissuto direttamente, trasformando l’esperienza individuale in uno spazio di riconoscimento condiviso.

NINÎN. Sangue del vostro sangue è il terzo evento di DegustArt, progetto che fino a fine anno prevede una serie di appuntamenti con il mondo dell’arte e del vino. Tutte le domeniche ai visitatori delle mostre in calendario sarà offerto in degustazione un calice di Barbera d’Asti.

L’inaugurazione sarà sabato 1°agosto alle 17 in BAart, piazza San Giacomo 2, Agliano Terme.

Arte cultura non stop a Montechiaro d’Asti

dal 2 agosto all’8 novembre 2026

Si inizia il 2 agosto sul sagrato della chiesa di s. Nazario, nella rete romanica in collina con la personale di Carla Novello di Asti.

Nel pomeriggio alle ore 18 , in via Vittorio Emanuele, 8 , ex sede storica del Palio: provocazioni artistiche e culturali aspettando Montechiaro al Palio di Asti, in occasione dei 50° anno di partecipazione.

Mostre collettive di arte contemporanea, a cui hanno già aderito: Elena Bellaviti, Elisa Bernardo, Armanda Bertolino, Giuseppe Bonavia, Donata Bonazzi, Silvia Borelli Lenta, Marina Bottero, Pasquale Bucci, Gisella Carlevaro, Maria Antonietto Claretto, Giuseppe De Angelis, Raffaella Di Benedetto, Valter Ghio, Antonio Lupo, Olga Manganiello, Emma Massa, Rosalba Masone Beltrame, Lorenzo Meneghel, Federico Olivero, Cesare Oneda, Libero Petrone, Giovanni Petrucci, Crissi Piras, Cristina Raselli, Rossella Rossi Forza, Sonia Simoneschi, Daniela Soccol, Sikke Couperus, Giuliano Tacite, Vittorio Zitti, Angelo Zuffunetti, antologica di Pietro Macchiolo. Gente del mio paese al Palio 1976, attraverso lo sguardo delle foto di Domenico Binello.

Il percorso espositivo accompagna il visitatore, mettendo in dialogo: opere, documenti (codex montechiarensis), Tagli, ritagli e travagli paliofili dal 1976 (rassegna stampa), alcuni costumi anni 30 – 7 anni di Gloria (1929-1935), la superba rinascita della corsa del palio ed un ricordo del rettore storico e vincente Gianmarco Rebaudengo in occasione appunto delle celebrazioni dei 50 anni di Montechiaro al Palio di Asti. Ne emerge un dialogo tra opere d’arte, documenti e  foto che racchiudono questo mezzo secolo di storia.

Ogni fine settimana dalle ore 10-12  17-20, altri orari su appuntamento 348 7999260 mail artpalio@virgilio.it

Fino all’8 novembre in occasione della fiera nazionale del tartufo del Monferrato con TARTUFARTE.

 

CHIALAMBERTO. “POLI OPPOSTI”, MOSTRA CONTEMPORANEA DI PITTURA E FOTOGRAFIA