STORIA DELLA CHIERI MODERNA. La “Rivolta del Pane” (8)  Bilancio della carneficina

Il sito delle fucilazioni in un quadro di A.M. Gilli

Il 26 luglio, dunque, le esecuzioni dei rivoltosi che man mano venivano arrestati ripresero. Quel giorno i giustiziati furono undici. Il giorno successivo, 27 luglio, furono quattro, e due il giorno 28. Ma ormai molti si erano allontanati dalla città e dare loro la caccia era diventato più difficile.

Col passare dei giorni, però, gli Amministratori si resero conto che l’aver trasformato i privati cittadini in poliziotti, giudici e carnefici presentava molti rischi. È per aver preso coscienza di questo che il 7 agosto pubblicarono un manifesto con il quale annunciavano che, sì,  “… nella notte fra il 23 e il 24 luglio era stato dato il permesso a chiunque di procedere all’arresto dei delinquenti. Ma poiché tale facoltà avrebbe potuto dare luogo a vendette private, pur continuando l’Amministrazione a confidare nella collaborazione della zelante cittadinanza per il ristabilimento della pubblica quiete, d’ora in poi non è più consentito ad alcun cittadino di procedere all’arresto di alcuna persona senza previa partecipazione ed espresso assenso del signor Comandante di questa città, o del signor Giudicante della medesima o di alcuno dei signori Amministratori d’essa…”.  Non solo: la pena comminata non fu più inevitabilmente la fucilazione ma, per addebiti meno gravi, fu inflitta la prigione o una sanzione pecuniaria. Le ricerche dei principali responsabili della rivolta continuarono, e grazie alle delazioni ottenute con la promessa di ricompense, sette ricercati furono arrestati e giustiziati lungo i mesi di agosto e settembre.  

A conti fatti, a Chieri furono 36 i rivoltosi che finirono davanti al plotone di esecuzione. Un numero impressionante, se si considera che in tutto il Piemonte i condannati a morte furono 94. In nessun’altra città, nemmeno ad Asti e a Moncalieri, dove le rivolte durarono anche più a lungo, la reazione fu altrettanto cruenta. Cosa difficile da spiegare. Perché è vero che le rivolte popolari di quel periodo facevano temere che anche al di qua delle Alpi, come era accaduto in Francia, le intemperanze popolari prendessero il sopravvento, e questo spiega la reazione con la quale vennero frenate, ma questo discorso vale per tutto il Piemonte. I motivi dell’eccezionale spargimento di sangue a Chieri costituiscono tuttora un mistero.

 

(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 37 – 38, passim).    

(Continua)