STORIA DELLA CHIERI MODERNA. 10) Chieri “covo” di Giacobini ?

Nel dicembre del 1798, alla venuta dei francesi, molti esponenti delle professioni e del commercio uscirono allo scoperto rendendo esplicita la loro  adesione alle idee repubblicane e mettendosi in fila per riceverne in compenso le poltrone del potere locale. Risultarono tanto numerosi che, anche mettendo in conto i molti che, come sempre accade in questi frangenti, salirono all’ultimo momento sul carro del vincitore, non potevano essere sbucati fuori al l’improvviso, nel giro di un anno, ma dovevano esserci già prima, sia pure mimetizzati.  Risultarono anche ben organizzati: infatti si scoprì che anche a Chieri esistevano dei “clubs”. Uno di questi si riuniva in casa del “fustaniere’’ Morelli; un altro presso il commerciante Giovanni Franco.

Di  molti  giacobini chieresi conosciamo il nome e la professione grazie alle schedature che ne aveva fatto la polizia e che sono conservate presso l’Archivio di Stato di Torino. Fra essi prevalevano gli industriali tessili  a cominciare dai Levi e dallo stampatore di stoffe Morelli e i  commercianti, sia quelli  del settore tessile come  Folco, Curbis, Giovanni Franco e  Giovanni Gallina sia quelli di altri settori,  come il “vermicellaio”  Vaschetti.  Vari erano i professionisti,  come il notaio Vittorio Cornaglia, l’altro notaio Masera Luigi, l’avvocato Bartolomeo Gastaldi, il medico Eliseo Villa. Numerosi i dipendenti pubblici, a partire  da tutti gli alti gradi delle Milizie, come il capitano Michele Cugiani, il luogotenente Rossi, il  Capitano Tenente Melchiade Villa, il Sergente Maggiore  Vincenzo Zalli fino a  Giovanni Mens, ufficiale del Soldo,  e a Roletto, aiutante di Piazza.  Ma non mancavano gli artigiani, come  il calzolaio Bosco di Cortemilia, il parrucchiere Giuseppe Forlino,  il  sarto Franco, il  capomastro Lagna. E c’erano anche Ray e Radino, protagonisti della rivolta del pane, tornati a Chieri dopo  essere scampati alla repressione rifugiandosi a Cuneo.

Colpisce che risultarono numerosi anche i preti e i frati che avevano sposato le idee giacobine- Fra gli altri: i frati barnabiti Giuseppe Gugiani, Giuseppe Lanteri e Giacomo Bianco; il domenicano Giovanni Bruno; l’agostiniano padre Devalle; i preti secolari don Gastaldi, don Goutier, Domenico Allora, don Antonio Belli e don Domenico Saccheri, tutti di Riva; Conti, avvocato e sacerdote extradiocesano, abitante a Chieri; don Sebastiano Gazzera, di Bene ma vicecurato della Collegiata; Trombetta, sacerdote e vicecurato; Carlo Fossa; Marentini, avvocato e canonico della Collegiata di Chieri; Gastaldi, prete e cappellano della Confraternita dello Spirito Santo. Difficilmente inquadrabile è la figura del domenicano padre Vincenzo Delfino, professore di Filosofia,  che alternò atteggiamenti apertamente favorevoli alle idee giacobine ad altri meno dichiarati.

Ce n’è abbastanza per concludere che  il giacobinismo non solo c’era, ma che era molto fiorente e fra le sue file annoverava un alto numero di elementi esagitati ed infatuati contro la Religione e la Monarchia.

 

(Da: Antonio Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 14 – 19). 

(Continua)