AMARCORD Ferie d’Agosto a Ranello di Castelnuovo di Valerio Maggio

Agosto segna per il Castelnovese un periodo di feste strapaesane. Manifestazioni civili e religiosi che coinvolgono tutti gli abitanti della zona e che si allargavano sino a poco tempo fa – magari succede tutt’ora – anche alle sue frazioni. Spiccavano, tra le tante, quelle dedicate alla Madonna della Neve, alla frazione Ranello. Dai primi anni del secondo dopoguerra e sino a tutti gli anni Sessanta, l’avvenimento si festeggiava alla presenza di moltissimi Chieresi. Una nutrita colonia si era infatti insediata, col tempo, nella nostra città. Al seguito di questo gruppo parenti, amici, conoscenti si univano ai “Ranellesi” nelle loro celebrazioni.

Tra “raffe” “bocciate”
Posto in alto rispetto alla “provinciale” che da Castelnuovo don Bosco porta a Cerreto D’Asti, nascosto, ai più,dalle prime lunghe sequenze di filari di vite, Ranello era diventato anche luogo di villeggiatura per molte famiglie originarie della frazione e chieresi d’adozione. Potevi incontrare in quelle cascine, alcune delle quali ristrutturate a tempo perso, il pittore Luigi Roccati con i figli Mario e Cesare – la moglie Marianin era originaria del luogo –, Carlin Rosso con la moglie Ernesta – entrambi gestivano in Chieri, in Piazza Duomo, un negozio di macelleria (dove ora ha sede la Rostagno Pompe Funebri n.d.r.) –, Romana Savio esperta ed insostituibile collaboratrice del Dottor Appendino. Quest’ultimo titolare, per decenni, dell’omonimo studio notarile in Via Tana. Più tardi si riaffacciano tra quelle polverose stradine in terra battuta altri Savio – anch’essi originari del luogo – che, con il capofamiglia Teresio, avevano intanto aperto in Chieri, sempre in Via Tana, un negozio di pasticceria. Poi c’era mio zio, Domenico Bay, con la moglie Ida – anch’essa originaria di Ranello – ed il figlio Angelo…e tanti altri. Zio Domenico, espertissimo giocatore di bocce, trascorreva gran parte dei suoi pomeriggi e delle serate (con gli amici del luogo aveva dotato di impianto elettrico il tracciato di gioco. Una conquista per l’epoca!) tra “raffe” “bocciate”, all’ombra della cappella dedicata alla Vergine della Neve. Nei giorni della “Madonna” e più tardi a Ferragosto, la sua attenzione per lo sport delle bocce si spostava, però, sui “liberi” o sui ” tracciati” di Castelnuovo dove importanti tornei tenevano desti centinaia e centinaia di tifosi sino a notte inoltrata. Erano quelli i momenti – attorno alle prime ore del mattino – che designavano i finalisti, la successiva partita, la “divisione dell’ oro” (inteso come medaglie).

“35 all’ombra”
Sul versante religioso, invece,la ricorrenza vedeva, al mattino, una celebrazione eucaristica nella chiesetta della frazione; una processione tra le case, le cascine, le vigne, la campagna, nelle prime ore del pomeriggio, sotto un sole battente, con la solenne benedizione, sempre in cappella, attorno alle 17. Il caldo opprimente non scoraggiava più di tanto i devoti abitanti che, incuranti dei “35 all’ombra”, accompagnavano l’effige della Madonna per tutta la frazione. I momenti di preghiera, Messa e processione, rallentavano le sfide alle bocce, sul campo prospiciente la chiesa di Ranello, per interromperle del tutto al momento della Consacrazione e del saluto finale alla Madonna. Subito dopo le partite riprendevano, più accanite di prima, non senza qualche mormorio proveniente dai paesani più devoti che dovevano sopportare l’ennesima discussione tra i giocatori condita da un intercalare piuttosto colorito.

“Marca la bocia Mariulin”
Zio Domenico, cattolico tutto d’un pezzo, sapeva discernere le due situazioni tanto che, soltanto dopo aver adempiuto alle sue pratiche religiosi, si ributtava nell’attività agonistica. Eccolo allora scegliere nuovamente una boccia, soppesarla, passarla da un mano all’altra, con uno straccio giallo pulirla accuratamente sino a renderla splendente, prendere la mira, indugiare ancora un attimo, poi lanciare la boccia vero il pallino. Altre volte, dopo un accosto perfetto dell’avversario, un accosto a “biberon”, eccolo sussurrare al suo socio: “Marca la bocia Mariulin”. A seguire la “bocciata”, il “truch”, l’applauso del pubblico per il punto tolto alla coppia avversaria….
I segreti di questo sport li aveva carpiti, anche e tanto tempo prima, su quel piccolo mondo rettangolare che era il campo di bocce del celebre “ciabot” chierese il “Piroscafo”.
Ma questa è un’altra storia da raccontare, magari, un ‘altra volta.

Notizia Inserita il:18/07/2008