PIEMONTE ARTE: CREA, SAVIGLIANO, BASSIGNANA, ACCADEMIA ALBERTINA, AVEC…

SACRO MONTE DI CREA, FINANZIATO IL RESTAURO DELLA CAPPELLA DEDICATA AL MARTIRIO DI SANT’EUSEBIO

santeusebioGrazie ad un intervento dell’Ente di gestione dei Sacri Monti, e con il sostegno della Fondazione CRT, la Cappella dedicata al Martirio di Sant’Eusebio Vescovo di Vercelli, al Sacro Monte di Crea, sarà restaurata. Lo annuncia la Presidente dell’Ente di gestione Sacri Monti, Renata Lodari che, con soddisfazione, ha ricevuto la comunicazione con cui Fondazione Crt ha annunciato l’assegnazione all’Ente di un finanziamento di 32 mila euro. Questo contributo, aggiunto all’impegno diretto dell’Ente di gestione, consente di finanziare il costo complessivo dell’intervento stimato in 93.000 euro. La Cappella che a breve sarà oggetto del cantiere di restauro ha un altissimo valore simbolico, essendo dedicata appunto a Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli e patrono del Piemonte. Eusebio storicamente risulta essere il primo vescovo del Piemonte. A lui era affidata una diocesi immensa: a nord e ad ovest confinava con le Alpi, a est con la zona di Milano e Pavia e a sud penetrava nella Liguria.

La tradizione vuole che sia stato Sant’Eusebio a salire la collina di Crea verso il 350 d.C.; lì avrebbe portato la statua lignea della Madonna col Bambino, ancor oggi venerata, e lì avrebbe fatto edificare un primo oratorio.

Da notare che a Sant’Eusebio si fanno risalire tre immagini sacre della Madonna nera oggetto di particolare venerazione, che sarebbero state da lui nascoste e trasportate dalla Palestina e che sono conservate nella Basilica Antica di Oropa (Biella), nel Duomo di Cagliari (città che gli ha dato i natali) e, appunto, nel Santuario di Crea.

La cappella, fra le prime costruite, dopo quella dedicata alla Nascita di Maria, voluta dal duca del Monferrato Vincenzo Gonzaga, fu finanziata, in una positiva emulazione fra alti prelati e famiglie di primo piano negli equilibri politici del ducato, dalla città di Vercelli, rappresentata nei dipinti murali della parete di fondo con le sue case, torri e la chiesa di Sant’Andrea. Al centro ospita un gruppo scultoreo rappresentante il martirio di sant’Eusebio, lapidato dagli ariani. Gli abiti e i personaggi dei dipinti alludono alla realtà vercellese del ‘500. Agli affreschi lavorò Giorgio Alberini, mentre le sculture sono opera dei fratelli Jean e Nicolas de Wespin (detti i Tabacchetti), artisti di provenienza fiamminga, il maggiore dei quali, Jean, lavorerà di lì a poco anche al Sacro Monte di Varallo.

L’avvio dei lavori è previsto per la primavera del 2017.

 

SAVIGLIANO, IL RESTAURO DI PALAZZO MURATORI CRAVETTA

saviglianoPalazzo Muratori Cravetta un esempio di “architectura picta”

Sabato 17 dicembre alle 11, in Via Jerusalem a a Savigliano, si inaugura Palazzo Muratori Cravetta restaurato. In occasione dell’apertura di Palazzo Muratori Cravetta verrà inaugurata la mostra: “STANZE PIERO BOLLA Il divenire di una collezione Opere dal 1953 al 2016”, aperta dal 17 dicembre 2016 al 29 gennaio 2017

 

TORINO, “LO SPIRITO DEL NATALE”: INCONTRO CON IL CHIERESE ENRICO BASSIGNANA

baxLO SPIRITO DEL NATALE Tempi, simboli e significati delle feste di fine anno

Autore   ENRICO BASSIGNANA Edizioni DANIELA PIAZZA

Mercoledi’ 14 dicembre 2016 – ore 17,30

Presso il Centro Incontri della Fondazione Paolo Ferraris – C.so G. Ferraris 99 – Torino

Che cosa hanno in comune la guerra del Vietnam e due tra i più celebri canti natalizi? È più rispettoso dell’ambiente un abete vero o uno di plastica? Perché l’asino del presepe ha il naso bianco? Perché a Capodanno ci si bacia sotto il vischio? Perché la Befana ha le scarpe tutte rotte?

Dalla storia alla religione, dalle musiche ai piatti tradizionali della cucina italiana, l’autore esplora le feste più belle dell’anno. Per restituire senso a ricorrenze suggestive che stanno rischiando di trasformarsi solo in eventi commerciali, slegati da tempi e significati. Per mantenere vivo l’autentico “spirito del Natale”, che scalda il cuore e rende felici più di mille regali.

Enrico Bassignana, giornalista e scrittore chierese: “ Mi affascina il tempo. Col susseguirsi delle stagioni, con le sue ricorrenze. Per i segni che ti lascia dentro, e addosso: gli incontri, le esperienze, le cose che impari. È un soggetto al quale negli anni ho dedicato parecchi libri. Spesso, per esempio, ho cercato il “senso del tempo” nei proverbi, che colloco tra le strade più agevoli verso la saggezza. In questo cammino m’è di grande aiuto il mio lavoro di giornalista: mi obbliga a tenere gli occhi aperti e la mente sveglia, ad essere continuamente in ascolto, a pormi domande. Molti gli argomenti di cui mi sono occupato nei miei libri: tra essi la storia locale del Piemonte, la magia (in chiave scettica), la saggezza dei proverbi, le feste e i “segni del tempo”, il cammino verso la serenità”

 

ACCADEMIA ALBERTINA, MAESTRI E GIOVANI INTERPRETANO LA NATIVITA’

accademia-albertinaNatività. I Maestri e i giovani dell’Accademia Albertina interpretano il tema del Nuovo Inizio è la mostra che, in occasione delle feste natalizie, inaugura alla Pinacoteca Albertina di Torino, ed è dedicata al confronto e al rapporto tra i docenti dei principali corsi dell’Accademia Albertina e alcuni studenti, da loro selezionati, particolarmente meritevoli.

Curata da Luca Beatrice, docente di storia dell’arte e critico d’arte contemporanea, Natività interpreta questo tema tenendo conto delle radici cattoliche della nostra tradizione, ma anche e soprattutto secondo una visione laica, aperta quindi alle diversità culturali e di fede, fondamento di civiltà e tolleranza. Maestri e allievi hanno lavorato insieme allo svolgimento di questo originale progetto artistico e didattico, in un percorso di circa sessanta opere utilizzando stili, tecniche, linguaggi e mezzi differenti: dalla pittura d’immagine all’arte concettuale, dal video all’installazione, dalla scultura alla fotografia, dall’arte popolare fino a raffinate espressioni mentali e tante altre soluzioni stimolate da un tema trattato in maniere svariate ed eterodosse, alcune più letterali altre decisamente libere. Natività è quindi un’occasione per il pubblico per conoscere il meglio della produzione creativa dell’Accademia Albertina che, in particolare negli ultimi anni, ospita studenti da tutta Italia e molti dall’estero, in una prospettiva davvero internazionale, riflettendo una molteplicità di sguardi, di creatività visiva e di meticciato culturale che sono rivelatori del nostro tempo. Il catalogo della mostra, pubblicato da Albertina Press, è curato da Luca Beatrice e ospita i saluti istituzionali del Presidente Fiorenzo Alfieri e del Direttore Salvo Bitonti.

Elenco dei partecipanti

Docenti

Mario Airò, Arcangelo, Laura Avondoglio, Massimo Barzagli, Paolo Belgioioso, Dudi D’Agostini, Marilena De Stefano, Roberta Fanti, Maria Claudia Farina, Franco Febbraro, Franko B, Antonio Fortunato, Leonardo Girardi, Giuseppe Leonardi, Raffaele Mondazzi, Stefano W. Pasquini, Ornella Rovera, Monica Saccomandi, Anna Lea Santarcangeli, Leonardo Santoli, Carlo Michele Schirinzi, Paolo Serrau, Fabrizio Sibona, Claudia Tamburelli, Luisa Valentini, Laura Valle, vedovamazzei, Roberto Villa, Daniela Zangirolami.

Studenti

Revina Abdullaj, Valentina Aceto, Federica Arra, Viola Barovero, Gabriele Bosco, Ilaria Boccia, Bogdan Bryl, Elena Castaldi, Fabio Celestre, Paola Cera, Julien Cittadino, Giulia Ciriello, Irene Di Fabio, Christian Di Iorio, Pasquale Dominelli, Laura Dosio, Ferdinando Faure, Elena Gelo, Oscar Giachino, Matteo Gravante, Veronica Gresia, Mara Guarneschelli, Liang Guo, Shi Ji, Raja Khairallah, Giovanni Lombardo, Delong Mao, Emanuele Marullo, Umberto Massa, Bianca Micalizzi, Luca Mollo, Angelica Moretti, Giuseppe Mulas, Florian

Müller, Daniele Nessi, Lucia Piana, Ottavia Plazza, Davide Pognant Gros, Lidia Maria Pop, Teresa Sacchetti,

Valeria Suria, Federica Tortorella, Marco Vacchetta, Xinuy Zuo.

Nativita,

Pinacoteca Albertina

dal 20 dicembre 2016 al 22 gennaio 2017

a cura di Luca Beatrice

Inaugurazione:

lunedì 19/12/2016 alle ore 17.30 Pinacoteca Albertina

Orari Apertura:

20/12/2016 – 08/01/2017

aperta tutti i giorni feriali e festivi (Natale e Capodanno compresi) dalle 10.00 alle 18.00.

Ultimo ingresso alle 17.30.

 

TORINO: AVEC, DIALOGO TRA FOTOGRAFO E SCULTORI

avecCon la mostra Avec, il 14 dicembre, viene presentato l’ultimo lavoro di Vincent Munier, fotografo francese naturalista di fama mondiale, insieme a quello di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo: la loro amicizia dura ormai da molti anni e ha dato luogo a numerose mostre congiunte, in Francia e in Svizzera.

Le opere di Munier e degli Albertelli dialogheranno tra loro nella mostra Avec: fotografo e scultori catturano, con i linguaggi propri della loro specificità artistica, le immagini uniche di animali che vivono in ambienti freddi e montagnosi, prolungando nel tempo l’attimo in cui vengono colti. I lavori esposti si differenziano e si completano: laddove la fotografia consente a più immagini di sovrapporsi velocemente, la scultura ha bisogno di soffermarsi più a lungo su pochi scatti, di esplorarli nella loro tridimensionalità nascosta, regalandogli il calore della materia.

C&C Studio è, a Torino, il laboratorio di scultura e architettura di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo. Un luogo di produzione e di ricerca artistica che negli ultimi vent’anni ha coinvolto con entusiasmo una moltitudine di collaboratori dalle competenze diverse, nucleo di aggregazione e lavoro alla ricerca delle affinità elettive di chi lo compone.

CameraChiara è un progetto che nasce da un’idea innovativa di C&C Studio e diviene al contempo spazio espositivo, laboratorio fisico e ideale di sperimentazione e ricerca per l’arte contemporanea: ospita i lavori di Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo, ma espone anche le opere di artisti con i quali essi hanno intrecciato una fruttuosa collaborazione. Vuole essere per tutti uno strumento di lavoro, grazie al quale nuovi dialoghi prendono vita.

 

 

TORINO: “DALLE BOMBE AL MUSEO: 1942-1959”. LA RINASCITA DELL’ARTE MODERNA. L’ESEMPIO DELLA GAM

gam-bombea cura di Riccardo Passoni e Giorgina Bertolino

da un’idea di Carolyn Christov-Bakargiev

14 dicembre 2016 – 14 maggio 2017

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Via Magenta 31 – Torino

 

Tra il 1940 e il 1945, durante la seconda guerra mondiale, Torino fu sottoposta ad una lunga serie di incursioni aeree e molte zone della città furono danneggiate profondamente dalle bombe. Anche l’edificio del 1880 che ospitava le collezioni della Galleria Civica d’Arte Moderna fu bombardato e parzialmente ridotto in macerie, così come furono danneggiate alcune sculture di grandi dimensioni che non si erano potute trasferire altrove.

Alla fine della guerra, una Torino nuovamente liberata e democratica re-immagina il futuro.

Dalle bombe al museo ripercorre l’itinerario di rinascita dell’arte moderna in Italia, all’uscita del ventennio di autoritarismo e isolamento che il regime fascista, alleato della Germania nazista, aveva imposto. La storia della ricostruzione della Galleria d’Arte Moderna di Torino – progettata da Carlo Bassi (1923) e Goffredo Boschetti (1923-2013), durante la direzione di Vittorio Viale (1891-1977) – vale come esempio della più ampia Ricostruzione che il nostro paese, con straordinaria vitalità ed energia, incomincia nel 1945 e realizza lungo i decenni successivi.

La nuova Galleria, aperta nel 1959, sorge dai ruderi del Padiglione Calderini, colpito da uno spezzone incendiario nel corso dei bombardamenti della notte del 20 novembre 1942: fin dal 1895 ospitava le Collezioni d’arte moderna dei Musei Civici di Torino. La vicenda, ricostruita dalla mostra, è dunque concentrata in un isolato (tra via Magenta, corso Galileo Ferraris, via Vela e via Fanti): il luogo della città dove è possibile scoprire l’arte del proprio tempo, all’incrocio del dialogo tra arte italiana e straniera.

Nelle prime sale sono esposte alcune opere emblematiche (in parte distrutte e in parte restaurate) del museo bombardato, e nella prosecuzione della visita apparirà subito chiaro che nella Galleria dell’epoca si stava lavorando già con l’intenzione di costruire una collezione di respiro internazionale, che maturava persino prima che il cantiere fosse aperto. Basti pensare all’acquisto, alla Biennale di Venezia del 1948, di un’opera di Chagall, seguita poi dalle importanti acquisizioni nelle rassegne “Pittori d’Oggi. Francia Italia”, a partire dal 1951: Hartung, Manessier, Tal Coat.

Le oltre 60 opere esposte sono intercalate da 90 fotografie d’epoca e da un’ampia selezione di tavole e disegni d’architettura, lettere e documenti originali. Dipinti, sculture e carte appartengono alle Collezioni della GAM e ai suoi Archivi storici. Lungo il percorso espositivo, poltroncine, tavoli, sedie e lampade ricostruiscono alcuni degli arredi originali della Galleria, documentando la ricerca del design di quegli anni.

Dalle bombe al museo è una mostra corale, che intreccia storia, arte, architettura, design, attraverso il progetto di Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, le opere di artisti come Marc Chagall (Dans mon pays, 1943), Hans Jean Arp (Scultura di silenzio “Corneille”,1942), Giacomo Manzù (Ragazza seduta, 1948), Hans Hartung (Composition T. 50-5, 1950), Emilio Vedova (Dal ciclo della natura n. 9 (spaziale = invasione), 1953), Pinot Gallizio (La cicogna, 1957) e un gruppo di oggetti e mobili dei BBPR (Belgiojoso, Peressutti e Rogers), Luigi Caccia Dominioni, Gio Ponti, Ico Parisi.

A partire da questo patrimonio, la mostra intende ripercorrere e ricordare la storia di una utopia diventata realtà, mettendo in luce la straordinaria capacità di una intera città di trasformare la deformità della guerra in una idea propositiva verso il futuro.

La storia

La nuova sede della Civica Galleria d’Arte Moderna è un progetto degli architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, vincitori, non ancora trentenni, del concorso nazionale bandito dalla Città nel 1951 e concluso nel 1952. La commissione giudicatrice, nominata dal Comune, dà un primo segno importante di novità che si tradurrà nell’approvazione del progetto di un museo avveniristico. Il suo cantiere è la cornice dell’intenso confronto tra i progettisti e il direttore Vittorio Viale, che consiglia, discute, propone, mettendo a disposizione competenza museografica e contatti internazionali. Dal 1954 al 1959, la Galleria in costruzione è un crocevia internazionale, la sede di sopralluoghi di architetti e direttori di musei, il punto di scambio di informazioni (dal Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, al Rijksmuseum di Amsterdam, dal Metropolitan Museum di New York, alla Kunstahaus di Zurigo).

Inaugurata dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 31 ottobre 1959, la Galleria è “moderna” ed “europea”, come titolano i quotidiani di quei giorni.

Le sue pareti esterne sono inclinate: ai torinesi incuriositi e perplessi Luigi Carluccio ricorda, tra le colonne della “Gazzetta del Popolo”, che anche al Guggenheim Museum di New York, firmato da Frank Lloyd Wright e appena aperto, i muri sono “ciechi” e “sghembi”, sviluppati “su un percorso a spirale, a guscio di chiocciola”.

A Torino, il museo si sviluppa in tre corpi (con l’ala delle collezioni permanenti, quella delle mostre temporanee, il blocco con la sala conferenze e la biblioteca). Si inserisce diagonalmente nell’isolato, seguendo l’asse eliotermico, un principio che i progettisti adottano per intercettare la luce solare e per ricavare a terra un giardino, fatto di spicchi di prato che si insinuano tra le forme mosse dell’edificio. Bassi e Boschetti hanno rotto la maglia ortogonale, razionale e ordinata, espressione della forma mentis della città.

Dotato di una sua tensione, l’edificio è percorso da una forte dialettica interna che coglie, da un lato, una riflessione sulla “deformità” provocata dalle distruzioni della guerra, e dall’altro testimonia la tensione verso il futuro, con un progetto per una costruzione fatta di diagonali e linee spezzate, una sorta di astronave atterrata sui viali della città.

Questo immaginario utopico sul futuro – che l’architettura traduce in strutture nuove, e che va di pari passo con la nascita dell’informale e del cinema neorealista – nasce prima di tutto nell’arte e si sviluppa verso la fine degli anni Cinquanta. Le proposte artistiche e le forme legate allo spazialismo, all’arte cinetico-programmata e all’optical, ricordano il nostro museo.

Immaginare di trasformare la distruzione della guerra in un’idea propositiva per il futuro, è la sfida colta dall’allora direttore dei Musei Civici Vittorio Viale. Con grande lungimiranza, accresce le collezioni di arte moderna ancor prima che si pensi alla costruzione di un nuovo museo, creando le premesse per gli sviluppi futuri delle nostre collezioni moderne e cogliendo “il sempre più vivo interesse della città per le espressioni artistiche del nostro tempo”.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Via Magenta 31 – Torino

Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima  

Ingressi: € 10 – ridotto € 8

INFO: Centralino tel. 011 4429518 – Segreteria tel. 011 4436907 e-mail gam@fondazionetorinomusei.it

 

TORINO, MOSTRA “ANIMALI IN POSA IN UN SECOLO DI FOTOGRAFIA”

animali-in-posaBiblioteca civica Villa Amoretti – corso Orbassano 200, (Parco Rignon),Torino

inaugurazione     martedì 20 dicembre 2016 ore 17.00                                

dal 20 dicembre 2016 al 28 gennaio 2017 – apertura   lunedì 15.00 -19.00

                                 martedì/venerdì 10.00 -13.00 14.00 -19.00

                                sabato 10.30 -13.00 14.00 -18.00

Con questa mostra l’Associazione per la Fotografia Storica di Torino celebra anche il ventennale della sua nascita. Il 23 dicembre del 1996 alcuni collezionisti decidevano di unire le loro forze affinché le conoscenze e il materiale storico, inedito, acquisito nel tempo, uscissero fuori dai loro archivi per contribuire alla storicizzazione della fotografia e dei suoi protagonisti ma anche alla memoria storica collettiva. La mostra si snoda attraverso un percorso di 64 immagini vintage, scattate dal 1850 al 1979, in cui affiora il rapporto, da sempre conflittuale, fra uomo e animale.

L’avvento della fotografia ha contribuito a suo modo a fissare questo atavico legame di convivenza e dipendenza. Tante sono le interazioni di tipo emotivo e pratico che emergono: sentimenti di affetto, di repulsione, di proiezione del nostro io, istinto di possesso e di dominio, universo parallelo da osservare a scopi scientifici e di ricerca, feticcio per soddisfare le nostre carenze, forza della natura da ammirare e dominare allo stesso tempo, strumento di lavoro al nostro servizio e schiavo sacrificale. Animale anche compagno di vita che, negli anni, sembra assumere le nostre espressioni e acquisire, paradossalmente, in alcuni casi, più dignità, eleganza e autorevolezza. Ogni scatto racconta una storia. Dalla preziosa primitiva immagine di Giacomo Caneva alle interpretazioni ironiche dei fotografi contemporanei. Le prime bestie feroci fotografate nell’Ottocento, le volpi di Ottomar Anschütz che allora compiva i suoi primi studi sulla fotografia in movimento, il gatto immortalato da Alessandro Pavia alla stessa stregua dei suoi famosi ritratti dei Mille garibaldini, il cane contrabbandiere ucciso agli inizi del Novecento dalla polizia svizzera, l’elegante gatto fotografato con il nudo femminile glamour dai Manassè, animali esotici, fantastici e macrofotografie di insetti. Immagini di Caldesi, Anton Hautmann, Giorgio Sommer, Félix Bonfils, Kozaburo Tamamura, Gian Carlo Dall’Armi, Renato Fioravanti, Maggiorino Gramaglia, Vittorio Sella, Pier Paolo Badoglio, Cesare Colombo, Toni Nicolini, Renzo Muratori, Gustavo Millozzi, Nicola Tamma e Alessandro De Carlo.

 

CASTELLO DI RIVOLI, BEATRIX RUF: IL FUTURO DEL MUSEO

rivoli-rufSabato 17 dicembre 2016, ore 12.00

Sala Conferenze

In occasione della mostra di Ed Atkins, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea organizza un imperdibile incontro con Beatrix Ruf, direttrice del museo Stedelijk di Amsterdam e curatore di un’importante personale dedicata all’artista inglese nel 2015.

In conversazione con Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del Castello di Rivoli, Ruf parlerà della sua esperienza come direttrice di uno dei più importanti musei, del suo modo di immaginare l’istituzione, della nozione di archivio e del concetto di responsabilità oggiAggiungi un appuntamento per oggi. L’incontro sarà occasione per approfondire la visione radicale di una delle figure più influenti del mondo dell’arte contemporanea.

Beatrix Ruf (Singen, Germania, 1960), è direttore dello Stedelijk Museum, Amsterdam. Dopo aver completato gli studi, è stata curatore presso il Kunstmuseum Thurgau, Warth dal 1994 al 1998 e direttore del Kunsthaus Glarus, Glarus, dal 1998 al 2001. Nel 2001, Ruf è stata nominata direttore della Kunsthalle di Zurigo, per la quale ha supervisionato un significativo progetto di espansione lanciato nel 2003 e concluso nel 2012. Nel 2006, ha curato la terza edizione della Tate Triennial a Londra e nel 2008 ha co-curato la Yokohama Triennial. E’ membro del ristretto nucleo di esperti del LUMA Foundation dal 2010. Nel 2013 Ruf ha co-fondato POOL, un corso di laurea specialistica in studi curatoriali a Zurigo. Ruf è membro di numerosi comitati consultivi e direttivi, tra i quali: Bundeskunsthalle Bonn, Garage Moskow, MAXXI Roma, Samdami Foundation, Bangladesh; prende spesso parte come membro di giuria di diversi premi fra i quali Hugo Boss Prize del Guggenheim Museum, l’Absolut Award, il Han Nefkens/MACBA Award, l’Erasmus Prize, il Prix de Rome e recentemente il Turner Prize.

 

SAINT VINCENT, DIPINTI E SCULTURE DI ANTONIO DEL DONNO

Il Grand Hotel Billia, col patrocinio del Comune di Saint Vincent, ospita una mostra di circa 40 opere tra dipinti e sculture, dell’artista beneventano Antonio Del Donno.

Si sono occupati costantemente del suo lavoro i maggiori critici italiani, da Achille Bonito Oliva a Filiberto Menna, da Enrico Crispolti a Mirella Bentivoglio.

Le sue opere sono presenti nei più prestigiosi musei internazionali (National Museum of Modern Art-Tokio, Museu de Arte Moderna-San Paolo del Brasile, Museo de Arte Contemporanea-Madrid, Musee d’Arte Moderne-Bruxelles, Museo de Arte Contemporanea-Caracas, Museum of Modern Art-Haifa, Israele, Musei Vaticani,ecc.).

Il Comune di Santa Croce del Sannio ha dedicato ad Antonio Del Donno un intero museo.