PIEMONTE ARTE: MELOTTI, FRANCESCA LAVAZZA, PALAZZO MADAMA, ALBA, MAZZOLENI, RACCONIGI…

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

 

MASSIMO MELOTTI ARTE E CULTURA TRA COMUNICAZIONE E INSEGNAMENTO

Ricordare i momenti, gli incontri, le esperienze professionali di Massimo Melotti è come ripercorrere per un istante le correnti della cultura visiva contemporanea. Nato a Vercelli il 4 aprile del 1950, Melotti è scomparso il 31 marzo all’Ospedale S. Andrea della sua città, dove era stato ricoverato per un gravissimo malore. Dallo spazio della memoria affiorano gli anni del suo impegno tra comunicazione istituzionale e insegnamento. Critico d’arte, intellettuale, docente e studioso degli aspetti della società d’oggi, ha pubblicato il libro “L’età della finzione”, Arte e società tra realtà ed estasi, con la prefazione di Marc Augé (Luca Sossella Editore, 2006): “Oggi ancor più che in passato – ha detto parlando delle arti visive – gli artisti presentano gli scenari di domani e, tramite le loro opere, aprono visioni sul nostro presente e sul nostro futuro”. E sono gli scenari di una continua e inesausta ricerca tra visione intellettuale e linguaggio, espressioni del mondo dell’arte e le lezioni di Antropologia Culturale impartite agli allievi italiani e stranieri che affollano le aule e i laboratori dell’Albertina. Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e l’Accademia Albertina di Belle Arti, rappresentano i due poli di un discorso affidato, fra le altre pubblicazioni, al volumetto “Sul simbolo”, Confronti e riflessioni all’inizio del millennio, dove, in conversazione con Pistoletto, ha sottolineato che “I simboli più sono semplici, più sono forti…”. E sono i segni di un cammino che si snoda dall’iniziale collaborazione a Radio City all’impegno di critico d’arte, sino alle presenze quale membro del Comitato Scientifico della Fondazione Pistoletto, di RESO’ International Network for Artist Residences Fondazione CRT e della Commissione Scientifica Residenze Reali Regione Piemonte. In particolare, si ricorda il quotidiamo impegno, dal 1990 al 2017, al Castello di Rivoli con la qualifica di Consulente di Direzione, di responsabile della comunicazione e relazioni esterne e, nel 2012, con l’incarico di realizzare il New Media Center e la cura delle mostre “Museo della Pubblicità”, “La regina. Enrica Borghi”, “Helmut Newton”, “Fabio Mauri. Etica e estetica” e “L’Italia della ricostruzione nelle immagini della pubblicità (1950-1970). Accanto ai corsi tenuti all’Università e al Politecnico di Torino, ha sviluppato le qualificate iniziative “Il Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto (Venezia 2005), “Piero Gilardi”, Sperone Westwater (New York, 1991), “Proposte”, Rassegna d’Arte Contemporanea della Regione Piemonte (1988, 1989), “Mille Anni. Astore, Barovero, Giardini, Regalzi” per la Galleria Paludetto (Torino, 1988) e la collaborazione al Giornale dell’Arte. All’interno di questo ampio percorso si coglie una singolare molteplicità di interventi critici, di indicazioni concettuali, di riflessioni che caratterizzano il suo raccontarsi attraverso l’arte e per l’arte: “Nella società della comunicazione e della finzione è necessario essere sul palcoscenico e così facendo la distinzione fra realtà e finzione viene meno”.

Angelo Mistrangelo

 

 

FRANCESCA LAVAZZA PRESIDENTE DEL CASTELLO DI RIVOLI

Il Cda ha votato all’unanimità l’imprenditrice torinese al vertice dell’Ente

Francesca Lavazza è la nuova Presidente del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea: lo ha stabilito l’Assemblea dei Soci dell’Ente, riunitasi questa mattina in videoconferenza assieme con l’assessorato regionale alla Cultura. «Esprimo grande soddisfazione per la scelta di Francesca Lavazza – ha sottolineato l’assessore alla Cultura, Vittoria Poggio – un profilo di grande competenza e di spessore, propedeutico per lo svolgimento delle attività di questo Ente a cui la Regione conferma fiducia e sostegno per allargare il ventaglio dell’offerta culturale verso un pubblico sempre più internazionale». Francesca Lavazza succede a Fiorenzo Alfieri recentemente scomparso e rimasto in carica dal 2019 al 2020. «Sono felice di accettare l’incarico di Presidente del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea – ha detto Francesca Lavazza – e, nel farlo, permettetemi di ringraziare tutti coloro che hanno calorosamente sostenuto la mia candidatura. Ricoprire il ruolo che è stato di Fiorenzo Alfieri e proseguire il lavoro svolto fino ad ora tenendo salda la rotta da lui segnata in ambito culturale, così importante per visione e portata, è per me un enorme privilegio. Una cultura di rete, una propensione internazionale, un’arte narrata e condivisa che ritrovo nel percorso intrapreso con Lavazza in questi anni, fondato proprio sul concetto di attrattività e stimolo per un pubblico eterogeneo nel quale le generazioni più giovani giocano un ruolo fondamentale e ispiratore. Insieme al Direttore Carolyn Christov-Bakargiev e a tutto il gruppo di lavoro del Castello di Rivoli, lavoreremo per confermare questo nostro orizzonte: costruire cultura con impegno e visione, nella speranza che si possa tornare presto a riaprire gli spazi del Museo».

 

PALAZZO MADAMA, CICLO DI CONFERENZE ON LINE

in occasione della mostra Ritratti d’oro e d’argento

Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica Torino

13 aprile – 22 giugno 2021  ore 18.00

Palazzo Madama propone, dal 13 aprile al 22 giugno 2021, un ciclo di sette incontri di approfondimento tra arte, devozione, tutela e indagini diagnostiche, in occasione della mostra Ritratti d’oro e d’argento, in corso a Palazzo Madama fino al 12 luglio 2021, che intendono offrire, grazie a un taglio interdisciplinare, uno sguardo sia sul contesto in cui si è sviluppata la produzione orafa in Piemonte e Valle d’Aosta tra Tardo Gotico e Rinascimento, sia sulle azioni di ricerca, tutela e valorizzazione, che musei, diocesi, soprintendenze e università stanno portando avanti con un importante lavoro di sinergia. Molti dei conferenzieri sono anche autori di schede e saggi presenti nel catalogo, pubblicato dall’Artistica Editrice, che riunisce le ricerche condotte per le due esposizioni, organizzate in partnership: a Palazzo Madama di Torino fino al 12 luglio e al Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta fino al 2 giugno. Il ciclo prenderà avvio il 13 aprile con l’intervento di Cinzia Piglione che condurrà i partecipanti all’interno della bottega orafa di Beltramino de Zuttis, a cui è stato attribuito il busto di san Bernardo d’Aosta, esposto in mostra a Palazzo Madama e proveniente dalla cattedrale di Novara. Questo raffinato artista fu attivo per la Fabbrica del Duomo di Milano per cui realizzò la monumentale chiave di volta con il Dio Padre. Il 27 aprile Laura Marino si soffermerà sulle vicissitudini di alcune opere in mostra che, una volta uscite dalla bottega, giunsero in luoghi lontani anche centinaia di chilometri: nel corso dei secoli furono soggette a interventi di aggiornamenti di gusto, a riparazioni o a trasferimenti in nuove sedi, ma anche sottratte al loro contesto, come il san Teobaldo di Alba, trafugato negli anni ’80 del Novecento e recuperato nel 2014. L’11 maggio don Gianluca Popolla illustrerà il lavoro della Consulta Regionale per i Beni Ecclesiastici di Piemonte e Valle d’Aosta che opera attraverso gli Uffici per l’arte sacra e i beni culturali nelle sedici diocesi piemontesi e in quella di Aosta nella tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, archivistico e librario. Il 18 maggio sarà il turno di Fulvio Cervini e Angelo Agostino che presenteranno i risultati delle ricerche condotte sui busti dei santi Ruffino e Venanzio provenienti dalla chiesa vecchia al Castello di Sarezzano, nei pressi di Tortona: un processo di conoscenza basato su analisi storico-artistica e indagine diagnostica in un necessario dialogo interdisciplinare finalizzato a spostare sempre in avanti il fronte della ricerca. Il 25 maggio a Marco Fratini sarà affidato il compito di tratteggiare, anche attraverso numerosi documenti d’archivio, la raffinata stagione dei principi d’Acaia che a inizio Quattrocento richiesero a orafi locali ricche finiture per abiti e teche per preziose reliquie, tra cui il busto di san Giovenale commissionato da Ludovico d’Acaia a Severino Dorerio per donarlo alla cattedrale di Fossano. L’8 giugno Simone Baiocco ripercorrerà le vicende delle committenze artistiche destinate alla collegiata di San Secondo di Asti, chiesa identitaria di una città contesa dal XV secolo e fino al 1531 tra le potenti casate dei Savoia, Paleologi, Visconti e Valois-Orlèans. Il ciclo si concluderà il 22 giugno quando, in prossimità della festa di san Giovanni Battista, patrono della città di Torino, Viviana M. Vallet e Alessandra Vallet presenteranno due interessanti reliquiari di primo Quattrocento, appartenenti al Tesoro della Cattedrale di Aosta: il san Giovanni Battista e il san Grato rappresentano infatti due capolavori dell’arte orafa in cui i tradizionali materiali preziosi dell’oro e dell’argento convivono con un innovativo trattamento pittorico dei volti.

 

FUORILUOGOI. MUSEI DI VERCELLI E VARALLO CON LA SCUOLA

Attività  gratuite  nei  Musei  per  le  Scuole:  è  quello  che  propongono  il Museo  Borgogna,  Museo  Leone  e MAC, Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli e Palazzo dei Musei di Varallo, riuniti operativamente nella rete MUVV. Il  progetto “Fuori Luogo. I Musei di Vercelli e Varallo con la Scuola”,  il  cui  stimolo  nasce  dalla  volontà  di confermare  il  ruolo  dei  musei  come  componente  attiva  e  positiva  della  comunità,  ha  ricevuto  dal  Fondo Emergenza  Cultura  di UBI -Unione  Buddhista Italiana un  contributo  economico  reso  possibile  grazie  alla scelta dei cittadini che hanno destinato a quest’ultima l’8×1000.Attraverso  “Fuori  Luogo”,  le  istituzioni  museali  di  Vercelli  e  Varallo  intendono offrire  un  supporto consapevole  e  costruttivo alle scuole per affrontare le conseguenze dell’emergenza sanitaria. La scuola è stata una  delle  realtà  più  colpite da  questa  crisi,  non  solo  in  termini  di  operatività  e  presenze:  vista  la grande esperienza sviluppata nell’ambito della didattica e le numerose collaborazioni con istituti scolastici del  territorio  e  non  solo,  la  rete  MUVV  ritiene  di  potere  e  dovere  rivestire  in  questo  campo  un  ruolo responsabile nel proporre soluzioni di welfare culturale, che vadano a integrare eventuali criticità e bisogni sociali. Quello  che  la  rete  MUVV  propone  è  un  progetto  pilota  che  consentirà  di offrire  agli  istituti  scolastici partecipanti,  del  tutto  o  in  parte  gratuitamente,  esperienze  e  servizi  che  potranno  avere  contenuti  e caratteristiche  diverse:  dalla  realizzazione di  attività  a  supporto  e  integrative di  quella  didattica  e  dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO –ex  Alternanza  Scuola  Lavoro),  alla creazione  di  contenuti  fruibili  da  remoto  (in  diretta  e  on  demand)  a  supporto  della  programmazione didattica degli insegnanti, andando ad arricchire la stessa in termini di varietà e di carattere interattivo. Il progetto, che sarà attivo per tutto l’anno scolastico 2021, andrà anche a sostenere le famiglie degli allievi in  una  fase  particolarmente delicata, nella quale l’esigenza di una normalità di relazioni e di prossimità si deve  coniugare  con  le  stringenti  necessità  di  sicurezza  e  prevenzione  che  sono  ormai  parte  del  nostro quotidiano. L’esperienza museale, anche non in presenza, può diventare un supporto utile per arricchire il percorso didattico a distanza, per “uscire“ dalla routine con attività diversificate e calibrate ad hoc. Tutte le scuole interessate potranno prendere contatto con i referenti della rete MUVV all’indirizzo mail info@muvv.it allo scopo di approfondire i contenuti del progetto e dell’offerta. L’adesione al progetto permetterà  inoltre  ai  musei  di  Vercelli  e  Varallo  di  mantenere  vivo  il  legame  costruito  con  gli  istituti scolastici,  che  nel  tempo  hanno  trovato  in  loro  partner di valore per l’attività formativa, dando adeguato riconoscimento  alle   competenze   che  rappresentano  un  punto  di  eccellenza  della  rete  museale   del territorio

 

ALBA, FONDAZIONE FERRERO. LO SGUARDO INQUIETO. UN FOTOGRAFO IN CAMMINO. INCONTRO CON IVO SAGLIETTI

 I due incontri, il primo dedicato al percorso umano e professionale di Ivo Saglietti, in occasione dell’uscita del volume edito da Postcart di Claudio Corrivetti, Roma, nel mese di aprile 2021; e il successivo (previsto per giovedì 27 maggio, ore 18.30) che metterà al centro del dibattito i dieci anni di guerra in Siria, sono stati ideati come tappe di avvicinamento alla mostra Sotto la tenda di Abramo, che sarà allestita nel Palazzo Banca d’Alba di via Cavour, 4, non appena le contingenze emergenziali lo consentiranno. L’insieme delle iniziative nasce dalla volontà di alcuni enti e associazioni albesi (Banca d’Alba, Associazione Alec Gianfranco Alessandria – Onlus, Gruppo Fotografico Albese, Comune di Alba, Fondazione Ferrero) interessate a collaborare per promuovere in maniera congiunta progetti e iniziative di chiaro interesse culturale e artistico.

Lo sguardo inquieto. Un fotografo in cammino

Incontro con Ivo Saglietti, fotografo

Denis Curti, critico fotografico, curatore, scrittore e giornalista

Intervengono

Riccardo Corino, direttore generale Banca d’Alba

Federico Montaldo, curatore del volume

Paolo Rumiz, scrittore

Venerdì 8 aprile 2021, ore 18.30

L’uomo e il suo destino. È questo il dilemma che da sempre guida il cammino di Ivo Saglietti. Prima come Reporter-photographe in molti degli angoli più ‘caldi’ del pianeta, poi come autore di progetti fotografici a lungo termine. Un cammino inquieto e tormentato, uno sguardo asciutto ed empatico, una fotografia meditata e necessaria. Una vita frugale, essenziale, come il bianco e nero delle sue immagini. Ivo Saglietti nasce a Tolone nel 1948. Inizia la propria attività a Torino come cineoperatore, producendo alcuni reportages di tipo politico e sociale. Nel 1975 inizia ad occuparsi di fotografia, lavorando nelle strade e nelle piazze della contestazione e nel 1978 si trasferisce a Parigi. Da qui iniziano i suoi viaggi come reporter-photographe, dapprima con agenzie francesi, in seguito per conto di agenzie americane e per grandi riviste internazionali («Newsweek», «Der Spiegel», «Time», «The New York Times»), che gli affidano l’incarico di documentare situazioni di crisi e di conflitto in America Latina, Medio Oriente, Africa e Balcani. Nello stesso tempo inizia a lavorare su progetti a lungo termine, a cominciare da Il Rumore delle Sciabole, reportage dal Cile di Pinochet (1986-1988), da cui il suo primo libro fotografico. Nel 1992 conquista il premio World Press Photo con un servizio su un’epidemia di colera in Perù; nel 1999 la menzione d’onore allo stesso concorso per un reportage sul Kosovo, e nel 2011 per una fotografia su Srebrenica, Bosnia. Dal 2000 è membro associato dell’agenzia foto giornalistica tedesca Zeitenspiegen Reportagen. Successivamente, si dedica a progetti di documentazione di lunga durata, che gli permettano di narrare le storie con una modalità più meditata e meno condizionata dalle esigenze e richieste dei settimanali. Ripercorre la Strada degli schiavi in Benin; si reca nelle piantagioni di canna da zucchero della Repubblica Dominicana e di Haiti; realizza poi reportage sulle tre malattie che devastano i paesi del terzo mondo (AIDS, malaria e tubercolosi). La mostra Sotto la tenda di Abramo, in via di allestimento ad Alba, racconta del dialogo possibile tra le religioni attraverso l’esperienza comunitaria dell’antico monastero siro antiocheno di Deir Mar Musa el-Habasci.  Attualmente, Saglietti sta lavorando a un reportage sulle frontiere nel Mediterraneo e Medio Oriente.

La conferenza sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Fondazione Ferrero https://www.facebook.com/FondazioneFerrero e sul canale di streaming del sito www.fondazioneferrero.it.

 

SELEZIONATI I VINCITORI DEL CONTEST FOTOGRAFICO ‘OBIETTIVO SULLE LUCI’

La Città di Torino, in collaborazione con la Fondazione per la Cultura Torino e l’Associazione AbbonamentoMusei.it, ha ideato e proposto nel mese di febbraio 2021 la prima edizione di ‘Obiettivo sulle Luci’, un contest fotografico su Instagram dedicato alla rassegna Luci d’Artista – progetto d’arte contemporanea open air – con l’intento di valorizzare e divulgare il patrimonio d’arte pubblica costituito dalle installazioni luminose collocate nelle strade e nelle piazze di torinesi. ‘Obiettivo sulle Luci’ prevede due premi, uno assegnato da una giuria – composta dai rappresentanti dei dipartimenti educativi di GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, PAV-Parco Arte Vivente e Fondazione Merz (istituzioni museali coinvolte nella realizzazione del ‘Public Program’ Luci d’Artista) – e l’altro individuato dal pubblico dei social attraverso i ‘like’. La commissione, nel valutare la “fotografia che più di tutte ha saputo raccontare la magia che avvolge le opere luminose”, ha assegnato il suo premio alla foto di Giuseppe Mura (nickname: giuseppe_mu) relativa all’opera ‘Palomar’ di Giulio Paolini, con la seguente motivazione: “La fotografia, restando coerente al tema proposto, coglie in modo spontaneo ed originale il caos vitale prodotto dalla coesistenza tra le luci urbane e l’universo luminoso proposto dall’artista”. Lo scatto che ha ottenuto più ‘mi piace’, 735 like, è quello realizzato da Alessandro Panerati (nickname: hari_seldon) alla luce ‘Noi’ di Luigi Stoisa. Giuseppe Mura e Alessandro Panerati riceveranno ciascuno in premio 1 Abbonamento Musei Piemonte – Valle d’Aosta. I rappresentanti delle istituzioni museali coinvolti nella selezione inoltre, considerata la qualità delle fotografie che hanno partecipato al contest, hanno deciso di attribuire una menzione anche ad altre 5 immagini pubblicate: nixonyiquan (nickname) per Luce Fontana Ruota di Gilberto Zorio; andrea.casalenuovo (nickname) per Piccoli spiriti blu di Rebecca Horn; lofinoantonio (nickname) per Noi di Luigi Stoisa; davide.cavagnuolo (nickname) per Noi di Luigi Stoisa, piva_max (nickname) per Planetario di Carmelo Giammello. L’attività su Instragram, promossa in relazione al concorso, ha visto la partecipazione di oltre 400 persone, la pubblicazione di 611 foto e più di 30mila like e visualizzazioni. “Le Luci d’Artista sono un simbolo della nostra città e da quasi 25 anni catturano l’interesse di chiunque vi si trovi a passeggiare, nel periodo in cui le opere fanno risplendere le strade cittadine – sottolinea Francesca Leon, Assessora alla Cultura della Città -. Il concorso fotografico che abbiamo lanciato ci ha confermato questo interesse con una bella risposta di partecipazione per dimensioni e qualità delle immagini che ci sono pervenute. L’attenzione, da parte di fotografi amatoriali, professionisti e appassionati è un segnale importante e per me motivo di grande soddisfazione. È la dimostrazione del legame che si è creato tra le Luci d’Artista e chi nel tempo ha potuto imparare a conoscerle e ad amarle”.

Per informazioni su ‘Obiettivo sulle Luci’: azioneculturale@comune.torino.it

 

 

DOPO LA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING “RIPORTA IL CINEMA A RACCONIGI!” PROGETTO CANTOREGI HA ACQUISTATO TELO E PROIETTORE PER LA SOMS

Il sogno di serate cinematografiche e di cineforum alla Soms di Racconigi sta prendendo forma e concretezza. Grazie ai fondi raccolti con la campagna di crowdfunding “Riporta il cinema a Racconigi!” (realizzata nell’ambito del progetto “Crowdfunding 2020. Nuove risorse per dare fiducia al Terzo Settore”, promosso dalla Fondazione CRC, in collaborazione con Rete del Dono), Progetto Cantoregi ha finalmente acquistato il nuovo proiettore video e il nuovo telo da proiezione. Alla Soms fervono in questi giorni i lavori per il montaggio, per essere pronti a ripartire non appena l’emergenza sanitaria lo permetterà, offrendo così ai cittadini racconigesi la possibilità di immergersi nella magia del cinema su grande schermo. La valutazione delle migliori apparecchiature al miglior prezzo è stato effettuata grazie alla consulenza e collaborazione di Luca Marengo, esperto nel settore. L’acquisto del proiettore e del telo è stato possibile grazie alle donazioni di 200 persone che hanno permesso di arrivare alla cifra di 7.500 euro, a cui si aggiungono 5.000 euro di sostegno della Fondazione CRC. Intanto è sempre aperto il sondaggio cinematografico sulle pagine Facebook e Instagram di Progetto Cantoregi per capire quali sono i film più amati dai racconigesi e dai cittadini del territorio, in modo da proiettare alcuni di quelli più richiesti non appena i teatri e i cinema potranno riaprire. Con una attenzione alla comunità, Progetto Cantoregi sta coinvolgendo le associazioni locali nelle proposte cinematografiche: le proiezioni di film per bambini e famiglie saranno organizzate in collaborazione con l’associazione Goccia dopo goccia, mentre le rassegne di pellicole più adatte al pubblico dei giovani saranno realizzate in collaborazione con l’associazione Tocca a noi.

 

MAZZOLENI, LONDON | POST-WAR ITALIAN ART TALES, 12 APRILE – 6 GIUGNO 2021

Mazzoleni annuncia la mostra Post-War Italian Art Tales, che aprirà al pubblico presso la galleria di Londra il 12 aprile 2021. A partire dalle esperienze artistiche rivoluzionarie che hanno segnato la seconda metà del XX secolo, l’esposizione evidenzia il ruolo fondamentale dell’arte italiana nel panorama internazionale del secondo dopoguerra fino ai giorni nostri. Presentata sotto forma di storytelling, questa esposizione presenta i vari metodi, stili e ricerche di ogni artista, rivelandoli attraverso citazioni critiche. Il testo relativo ad ogni artista descrive un aspetto chiave del suo lavoro, che consente allo spettatore di intraprendere un viaggio personale attraverso gli occhi di storici, critici e curatori dell’arte.

 

 

 

LA FOTOGRAFIA STORICA AL CASTELLO DI RACCONIGI

Il progetto Storie di scatti, memorie di luoghi. Connessioni fotografiche al Castello di Racconigi, presentato dalla Direzione regionale Musei Piemonte, è risultato tra i vincitori dell’avviso pubblico Strategia fotografia 2020, promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura, collocandosi al primo posto nella graduatoria del settore Conservazione. Strategia fotografia 2020 si inserisce nel quadro delle iniziative organizzate dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea per incentivare la ricerca e la valorizzazione della fotografia in Italia e all’estero, secondo le indicazioni del Piano strategico di sviluppo della fotografia in Italia definito dal Ministero della cultura. La Direzione regionale Musei promuove così un programma di interventi conservativi dedicato a una parte del vasto fondo di fotografie storiche custodito nel Castello di Racconigi che annovera nel complesso oltre 18.000 scatti, ordinati per lo più in album d’epoca. Inoltre il Castello ospita anche i locali in cui agli inizi del Novecento la regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III e fotografa dilettante, fece adibire un laboratorio per sviluppare personalmente le proprie pellicole. All’interno della residenza una raccolta e uno spazio narrano, dunque, il rapporto affascinante dei membri di casa Savoia con le opportunità offerte dal mezzo fotografico: da una parte il ruolo pubblico e gli obblighi di rappresentanza della famiglia reale, protagonista e destinataria degli album; dall’altra la pratica della fotografia nella dimensione intima della camera oscura ricavata nel mezzanino soprastante la camera da bagno della regina. La trama narrativa delle immagini si dipana infatti tra pubblico e privato, affidando la celebrazione del primo a testimonianze quali scatti e dediche deferenti, mentre il secondo resta nell’atmosfera delle sale riservate alla vita privata, tra la vasca corrosa dagli acidi e i grandi tavoli da lavoro. Tra le finalità del progetto primeggiano interventi di conservazione, catalogazione e digitalizzazione: per questo sono stati selezionati oltre 2.700 scatti, suddivisi in 43 album databili tra il 1880 e il 1935, che riguardano paesi extraeuropei, dall’Uzbekistan all’Egitto, dal Sudamerica all’Afghanistan, dalla Palestina alla Turchia, dalla Tunisia al Giappone. Organizzate come cronache di viaggio o souvenir fotografici, queste riprese trovano un denominatore comune nel ricordo per immagini, nella maggior parte dei casi offerto in dono agli ultimi due re d’Italia, Vittorio Emanuele III e Umberto II. Si tratta di un insieme particolarmente composito, una fonte visiva straordinaria per la conoscenza di luoghi, costumi, fatti storici e consuetudini socio-culturali. Autori delle foto, che ci restituiscono un’interessante pluralità di profili e sguardi, sono sia professionisti al seguito dei sovrani per illustrarne i viaggi, sia studi fotografici locali, italiani e stranieri, incaricati di riprendere le visite diplomatiche o confezionare album ricordo, e persino fotografi amatoriali. La realizzazione dei lavori previsti permette di portare a compimento le attività di manutenzione conservativa per l’intera sezione di fotografie storiche relativa a paesi extraeuropei presente in Castello, già al centro di appositi interventi grazie alle edizioni 2019 e 2020 del progetto Sleeping Beauty, promosso e finanziato dalla Direzione Generale Musei del Ministero della cultura per il recupero e la valorizzazione del patrimonio custodito nei depositi. In parallelo le stanze occupate dal laboratorio della regina Elena saranno destinate a lavori di recupero e rifunzionalizzazione per renderle conformi a condizioni conservative idonee all’immagazzinamento di fotografie e album, nonché risultare adeguate anche a un successivo inserimento nei percorsi di visita. Prosegue così il programma di ampliamento dell’offerta culturale che, oltre agli spazi dedicati alla vita privata come i Bagni di Carlo Alberto, punta a includere gli ambienti dei depositi, scrigni in cui si celano sorprendenti tesori, tra cui innanzitutto quelli dell’Armeria. Il progetto intende quindi restituire e rendere fruibile un segmento ancora del tutto inedito del patrimonio novecentesco del Castello di Racconigi, individuando nello svolgimento di un organico piano di interventi conservativi uno dei presupposti per aprire nuovi itinerari di conoscenza e fornire strumenti di studio e approfondimento, anche attraverso le opportunità offerte dalla digitalizzazione. “Gli interventi previsti nell’ambito di Strategia Fotografia 2020 – spiega la direttrice Elena De Filippis – aggiungono un ulteriore e importante tassello alle iniziative per valorizzare le opere in deposito. Avviate nei mesi precedenti al mio arrivo alla Direzione regionale Musei, queste attività mirano non solo ad aprire nuovi orizzonti verso spazi sinora preclusi al pubblico, ma soprattutto a focalizzare l’attenzione sulle collezioni nascoste e poco note. Un modo, dunque, per mettere in rilievo la straordinaria ricchezza racchiusa nei musei e sollecitare occasioni di confronto, in cui la ricerca scientifica possa intersecare il senso dell’identità collettiva e rinsaldare i legami delle comunità con il patrimonio culturale e i valori della memoria che vi sono correlati”.