STORIE – Isabel, la fotografia per empatizzare

Isabel Rodriguez Ramos è una ragazza ventitreenne di Torino, artista in vari campi, è proprietaria di una pagina Instagram in cui pubblica le sue fotografie d’arte. La sua arte è un’unione delle sue tre grandi passioni: teatro, natura e fotografia.  Si avvicina al primo campo a 11 anni come attrice teatrale di prosa, facendo poi parte anche di una compagnia. Verso i 18 anni, si allontana dal mondo del teatro dopo che il suo maestro si è gravemente ammalato. Quando riprende, un anno più tardi, sceglie un tipo di teatro che dia più spazio al corpo, scoprendo il teatro sperimentale e l’arte performativa: fatta di input e improvvisazione, questo tipo di arte permette un percorso personale di crescita, che trasmette pensieri ed emozioni attraverso i movimenti. Figlia di mamma italiana e papà cubano, Isabel viaggia da sempre tra i due paesi, saggiando così due realtà ben differenti.  La sua famiglia a Cuba è contadina e lo stile di vita è di gran  lunga più essenziale, legato alla natura e alla terra, con giornate fatte di convivialità e cura dei campi. A causa della differente condizione economica, tutti camminano scalzi e anche Isabel si adatta, apprezzando da sempre il contatto della pelle con la terra: da qui viene il suo grande amore per la natura, che vede come una grande madre dell’umanità e del pianeta. La fotografia era già presente nella sua vita fin dall’adolescenza, quando faceva da modella occasionalmente per guadagnare qualche risparmio, nonostante davanti all’obiettivo si sia sempre sentita un po’ a disagio. Verso i 18 anni, con una Canon regalatale dal nonno anni prima, Isabel trova che invece il posto dietro alla macchina le si addice particolarmente e impara da un amico le funzionalità nel dettaglio. Dopo un inizio fatto di reportage fotografici di Cuba e ritrattistica, Isabel sente la mancanza del teatro e decide di portare la performatività in foto. Oltre ai tre aspetti già citati, si unisce nella sua arte anche il nudo: tutti i soggetti fotografati sono infatti completamente spogli. Questo vuole essere un aspetto anche sociale e rivoluzionario: il concetto principale è quello di un corpo spoglio della sua storia e degli strati che veste ogni giorno, un corpo che torni ad essere solamente una creatura naturale e primordiale, diviso dall’immagine che si costruisce quotidianamente nella società. Da qui nasce la sua arte: con lo scopo di smuovere l’osservatore dalla sua zona di comfort, la foto vuole essere un momento in cui tutti si possano riconoscere, uno scatto preciso di un’esperienza in cui chi guarda si ponga delle domande, si metta in dubbio. Le parole d’ordine per Isabel sono empatizzare e compatire, nel significato preciso di “patire con”, ovvero condividere quello che è stato il percorso dello scatto.

Gaia Tordella

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