ALLEGRO MOLTO  a cura di Edoardo Ferrati

Riva presso Chieri -PROTAGONISTE LE CAMPANE- Le campane più antiche risalgono alla Cina di alcuni millenni prima di Cristo. Secondo una leggenda la campana con batacchio interno è un’invenzione tutta italiana introdotta da San Paolino, vescovo di Nola (V° secolo), anche se alcun documento storico non ne attesti la paternità. Essa appartiene alla famiglia degli idiofoni a pressione diretta e contribuì alla nascita i codici e segnali che durano ancora oggi, ma realizzati, nella maggior parte dei casi, da programmi compiuterizzati che risultano un tantino impersonali. La campana è legata al complesso equilibrio degli spessori  dove il maggior peso realizza una prolungata vibrazione alta dove entrano in gioco i cosiddetti “toni parziali” (ottava inferiore e terze maggiori). In sintesi la campana possiede una propria “organologia” che a prima vista può sembrare semplice, ma che ha precise regole. Oggi il sacro bronzo è visto come elemento di disturbo da parte dei cittadini metropolitani che si sono trasferiti nei piccoli centri. Di recente la vicenda ha assunto vivaci polemiche tanto da indurre l’arcidiocesi torinese a stabilire regole e orari precisi.. Ora la campana, da sempre appartenuta alle comunità, si è guadagnata la scena a Riva di Chieri grazie all’iniziativa di Domenico Torta (Museo del Paesaggio Sonoro) e Riccardo Piacentini (docente di composizione al Conservatorio di Miano e fondatore trentasei anni fa dell’Associazione “Rive Gauche” di Torino che da sempre affronta con modalità inedite il difficile e complesso mondo della musica contemporanea).Il concerto era inserito nella rassegna “Alta Pressione. Musica in mostra al presente” con eventi a Cuneo e al castello di Rivoli. Solo due musicisti come Torta e Piacentini, caparbi e fuori da ogni schema tradizionale, ma con una solida formazione accademica alle spalle, potevano realizzare un concerto campanario unico e inedito. I due musicisti riconoscono il ruolo e l’importanza dell’insieme dei codici che per secoli ha saputo rivolgersi alla nostra gente. Una sorta i riappropriazione -afferma Torta-  ed è per questo che è stata ricostruita la squadra che per l’occasione si mostra come una tesata umana, ossia la meccanica (tastiera) originaria ora recuperata e custodita al Museo del Paesaggio Sonoro. Piacentini, invece, sottolinea: Bisogna abbandonare la routine del compositore che si trova così distante da quello che normalmente scrive Si confronta con codici acquisiti a quanto pare in via di estinzione. La tradizione  non ha nulla da condividere né con se stessa né col progresso, semmai favorisce l’assenza della memoria.

Prima parte del concerto dedicata alla cosiddetta tradizione a cominciare dalla nota Girometta, melodia popolare del 1550, seguita dal Canone a tre voci di G.B.Martini, da melodie religiose ,dalle Baudette di Torta e da due celebri brani quali l’Inno alla gioia dalla IX Sinfonia e La caccia di Vivaldi.

Seconda parte con il cimento in una vera e propria avventura dove Piacentini e i suoi allievi di composizione del Conservatorio milanese, hanno proposto brani scritti espressamente per l’occasione. Firmati da Matteo Bergamin, Gianca Liano, Vittorio Piredda Virgiglio e Francesco  Sgarbi affiancati dal brano “Coche ‘d Pais” del loro docente Piacentini . I campanari Giovanni Benedetto, Pasquale Campera ,Edoardo Chiovarelli, Pierluigi Franceschi, Enrico Frezzato, Gabriele Gariglio, Gabriele Savio e Roberto Venero de “I Musicanti” sono usciti vittoriosi dalla difficile prova. Il pubblico ha gradito con gli sguardi rivolti all’insù., mentre i bambini si divertivano a osservare un  drone che svolazzava intorno alla torre della Parrocchiale.

Una ennesima riconferma del ruolo che il Museo del Paesaggio Sonoro sta svolgendo in senso moderno; non più esposizione statica, ma molteplici iniziative, collaborazioni importanti con le Università di Torino e Trento, dialogo con il territorio a beneficio non solo della locale comunità che sta prendendo coscienza di un bene dal valore notevole. Senza la custodia della memoria non è possibile il futuro-.

(Riva presso Chieri, sabato 22 maggio)