LE PERLE NERE DELLA MUSICA   a cura di EDOARDO FERRATI-

Il 6 febbraio è morto a Tokyo, all’età di ottantotto anni, il direttore d’orchestra Seiji Ozawa (foto) che ora la storia raccoglie nel gotha della musica.

Come in altra occasione faccio ricorso ai cinquant’anni dei miei diari dove annoto tutti i concerti e le opere ascoltate dal vivo. Le mie due prime testimonianze dirette risalgono al tempo della giovinezza presso l’Auditorium RAI di Torino: 15 marzo 1970 l’opera “Orfeo ed Euridice” di Gluck con due splendide Shirley Verrett e Antonietta Stella e 23 maro 1973 con l’opera-oratorio “Oedipus Rex” di Stravinskij dove voce recitante era l’attore Raoul Grassilli.

Altri ascolti diretti seguirono al festival di Salisburgo e alla Scala: concerti con la Filarmonica di Berlino (1970), la Staatskapelle di Dresda (1972) e la London Symphony (1973), “Tosca” (1980) con Pavarotti e Kabaivanska, “Eugenio Onegin” (1988) con Freni e Ghiaurov, il raro “Oberon” di Weber(1989), “Eugenio Onegin” con Freni e Ghiuarov e “La dama di picche” di Cajkovskij (1989-90) e un concerto con la Boston Symphony (1993). Da non dimenticare “La piccola volpe astuta” di Janacek (2002) a Firenze.

Nato a Shenyang in Manciuria, territorio cinese allora occupato dal Gaippone, lasciò il pianoforte per la direzione d’orchestra a causa di un incidente durane una partita di rugby. Studiò presso la Toho Gakem School of Music di Toky dove si laureò nel ’59, anno in cui partì alla volta dell’Europa e vinse il Concorso Internazionale di Besancon.

Conobbe il celebre direttore d’orchestra Charles Munch che lo portò con sé negli Stati Uniti dove ebbe la possibilità di perfezionarsi al Beshire Music Center di Tanglewood e dove vinse una borsa di studio che gli permise di collaborare con Herbert von Karajan con la Filarmonica di Berlino e nel ’61 diventare assistente di Leonard Bernstein alla New York Philharmonic. Diresse la Toronto Symphony (1965-69) e la San Francisco Symphony (1970-76). L’incarico più prestigioso e lungo lo svolse con la Boston Symphony dal 1973 al 2002 nel ruolo di direttore musicalecon cui non eseguì non solo il repertorio classico, ma anche la musica del XX° secolo con un occhio attento al linguaggio jazz. Successore di Claudio Abbado come direttore musicale della Staatsoper di Vienna (2002-10) dove diresse 180 rappresentazioni. Salì sul podio della Filarmonica viennese nel concerto di Capodanno 2002. Fondò il Saito Kinen Festival Matsumotl e la relativa Orchestra (1984). Vasta la produzione discografica per le etichette Emi, Rca e Philips con capolista l’opera omnia di Ravel. e le sette Sinfonie di Prokof’ev. Firmò prime esecuzioni assolute di Einem, Ligeti, Messiaen, McKenley, Balassa, Jelerson, Del Tredici.

Ozawa possedeva uno stile inconfondibile, energico, dinamico, studio dettagliato e analitico della partitura che imparava quasi sempre a memoria. Era un affascinante spettacolo vederlo danzare sul podio con una souplesse felina, facendo sì che la musica interpretata fosse quasi una coreografia sorretta da incrollabile senso del ritmo e dall’alchimia dei colori strumentali.

Un interessante scorcio  del modo di vedere di Ozawa si trova nelle conversazioni con lo scrittore giapponese Haruki Murakani , poi raccolte e pubblicate da Einaudi (2011) nel libro “Assolutamente musica” dove Ozawa affronta il repertorio dal quale discendeva il carisma e il rigore che emanava dal podio Un uomo profondamente onesto che si esprimeva con un linguaggio musicale non difficile, senza alcuna aria.