PIEMONTE ARTE: AVIGLIANA SIDE SPECIFIC, DAVID BOWIE, M.A.O., PRATICA DI MARE, ACQUI TERME, MUSEO DI ARTE URBANA…

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

 

AVIGLIANA: ARTE SIDE SPECIFIC IN CONVENTO

Piccole storie di carta, tanto fragili quanto profonde, rappresentano il senso e il tema della mostra “SIDE SPECIFIC” di Francesco Blaganò che dal 17 aprile al 17 maggio è allestita alla Certosa 1515, in via Sacra di San Michele 51, Avigliana.

Un nuovo appuntamento con l’esperienza artistica e narrativa di Blaganò che, anche in questa occasione, ha creato una vera e grande installazione all’interno della straordinaria struttura francescana gestita dalla Fondazione Gruppo Abele, presieduta da don Luigi Ciotti.

Un ambiente, quindi, in cui arte, natura e interiori silenzi, concorrono ad accogliere i visitatori, il pubblico delle mostre e gli incontri culturali.

La mostra, allestita nel teatro, esprime una visione d’insieme in cui immergersi pienamente, mentre simboleggia l’energia dell’universo spirituale, sottolinea l’artista, che per un momento porta “fuori dal mondo reale per approdare a una dimensione nuova fatta di concetti e di riflessioni in formato opera d’arte”.

E, così, si possono cogliere e trovare pensieri di carta, avvertire il clima e la profondità delle Sacre Scritture, accostarsi alla moltitudine dei pesci simboli di una avvolgente spiritualità. E sono documenti, memorie, sensazioni che uniscono la cultura visiva contemporanea al fascino antico di lontane attese e predicazioni, di paesaggi e acque e suggestioni di un tempo che riaffiora dal silenzio e dal silenzio trasmette indiscutibili segnali attraverso atmosfere e spazi.

Frammenti d’immagini, colori, assemblaggi, forme geometriche, subitanee impressioni diventano testimonianze di un percorso, tra vita e ricordi, meditazioni e un sorprendente acquario.

 

Angelo Mistrangelo

DAVID BOWIE, MIO FRATELLO. Gli scatti che raccontano l’artista attraverso lo sguardo del fratello Terry Burns

Torino, Musa Art Gallery

17 aprile – 12 luglio 2026

Un racconto per immagini costruisce un ritratto di David Bowie che parte da una relazione privata e attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. David Bowie, mio fratello è il progetto dello scrittore David Lawrence in programma per la prima volta in Italia, dopo l’esposizione a Parigi e Saint-Rémy-de-Provence, dal 17 aprile al 12 luglio a Spazio Musa, Torino.

Il punto di vista è definito dall’impianto della mostra: la figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie, diventa il dispositivo attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. Non una retrospettiva, ma un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e costruzione dell’identità artistica. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie, in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie lungo la sua carriera – tra cui rari scatti di Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi – in parte provenienti da altri contesti. Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare, ma si organizzano per nuclei, restituendo passaggi, trasformazioni e continuità. Accanto ai ritratti di Bowie compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo: familiari, musicisti, artisti e intellettuali, i genitori, il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Iggy Pop, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, Marc Bolan, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Kemp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jimi Hendrix, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barret, Angie Barnett Bowie, Otto Mueller, tra gli altri. Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema.

All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale. È attraverso di lui che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale – dalla letteratura al jazz – elementi che tornano, trasformati, nella sua produzione. La mostra utilizza questo legame come chiave di lettura, senza isolarlo in una dimensione esclusivamente biografica. Testi e immagini procedono su due livelli paralleli. La scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie.

La mostra è accompagnata da due pubblicazioni, disponibili nello spazio espositivo: il catalogo David Bowie, My Brother con testi di Denis O’Regan, Philippe Auliac, Michel Haddi, Francis Huster, Martine Assouline, Rupert Wynne James (Le Caravelle) e il romanzo biografico David Bowie, My Brother di David Lawrence (Le Caravelle).

 

MAO. Bekhbaatar Enkhtur in dialogo con le opere della sezione himalayana

Una nuova opera site specific entra a far parte delle collezioni del museo

Da martedì 14 aprile 2026

MAO Museo d’Arte Orientale

Via san Domenico, 11 – Torino

 

A partire da martedì 14 aprile 2026, nella galleria dell’Asia centro-meridionale e Regione Himalayana del MAO, sarà visibile un’opera site specific dell’artista mongolo Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994), concepita per essere posta in dialogo con le opere della collezione permanente.

Ispirata alle raffigurazioni dei leoni guardiani, figure simboliche di protezione tradizionalmente collocate all’ingresso dei templi e codificate durante le dinastie Ming e Qing – diffuse nell’Asia interna inclusa la Mongolia sotto il dominio Quing – la scultura di Bekhbaatar Enkhtur propone una reinterpretazione contemporanea dell’idea di offerta religiosa.

In Untitled (2026), realizzata in cera d’api modellata a mano, l’elemento organico – instabile e fragile – ha valore altamente simbolico: mettendo in discussione la natura della scultura come “rappresentazione della materia”, l’opera richiama concetti come l’impermanenza, l’imperfezione, la transitorietà e la perpetua mutazione della vita stessa in tutte le sue forme ed evoluzioni, profondamente radicati nella filosofia e religione buddhista.

Concepito appositamente per il MAO, l’intervento scultoreo prende avvio dal sistema iconografico tradizionale per rielaborarlo e offrirne una nuova interpretazione.

Se nella tradizione il leone maschio incarna la sovranità e il controllo del regno materiale, mentre la leonessa con il cucciolo rappresenta la continuità e la trasmissione della discendenza – in un sistema simbolico che si intreccia anche con la figura del Leone delle Nevi tibetano, emblema di forza intrepida e del cosiddetto “ruggito del leone”, metafora della proclamazione autorevole dell’insegnamento buddhista – nell’opera di Bekhbaatar Enkhtur il cucciolo viene isolato e privato del leone adulto. In questo modo la struttura di autorità e protezione rimane sospesa, lasciando emergere il segno fragile e vulnerabile della continuità.

L’opera entrerà a far parte delle collezioni del MAO.

La scultura è visibile acquistando il biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota. The Soul Trembles.

CASTELLO DI AGLIE’.”VITAE. IL SENTIMENTO DELLA NATURA”. OPERE DI JESSICA R. CARROLL

“Pratica di mare”: Massimo Cartaginese ed Enzo Bersezio in mostra all’Atelier Bersezio.

Torino – L’Atelier Bersezio, in collaborazione con CSA Farm Gallery, è lieto di presentare “Pratica di mare”, una doppia personale che vede protagonisti gli artisti Massimo Cartaginese ed Enzo Bersezio. L’esposizione, accompagnata da un testo critico di Marcello Corazzini, inaugurerà sabato 18 aprile 2026 e resterà aperta al pubblico fino al 9 maggio 2026.

Il titolo della mostra gioca su una duplice suggestione: da un lato richiama l’omonima località litoranea, simbolo di rigore e sorveglianza militare; dall’altro eleva il termine “pratica” ad azione artistica, intesa come rito quotidiano e corpo a corpo con l’elemento liquido. Il mare diventa qui bussola, spazio di conoscenza e teatro di un’indagine sulla libertà e la memoria.

Massimo Cartaginese sfida la razionalità della navigazione moderna. Al centro della sua ricerca vi è la rotta tracciata nel 2003 durante una traversata tra Ancona e Spalato: un’anomalia del percorso che disegna il simbolo dell’infinito. In galleria, questa scia digitale prende corpo fisico attraverso una linea di sale marino sul pavimento dell’atelier, trasformando la deviazione in un atto di purificazione artistica. Alle pareti sono esposti i disegni e la registrazione del tracciato realizzati con la tecnologia GPS.

Enzo Bersezio esplora il viaggio come sedimentazione di senso. L’opera cardine, il dittico Odessa, rielabora la pianta della città ucraina legandola ai ricordi di un viaggio dell’artista nel 1981. Il dialogo prosegue con sei opere su carta pergamenata, dove grafite e sale marino si stratificano come sedimenti sui fondali, creando una cartografia dell’anima fragile e profonda.

Ciò che unisce i due artisti è l’uso del sale, elemento materico e simbolico che agisce da collante tra le diverse ricerche. La mostra trasforma l’atelier in un “porto aperto”, dove l’infrazione alla norma di Cartaginese e la memoria stratificata di Bersezio si fondono in un’unica, ancestrale distesa di storie.

INFO E DETTAGLI

Titolo: Pratica di mare

Artisti: Massimo Cartaginese, Enzo Bersezio

A cura di: Marcello Corazzini  (Testo critico)

Sede: Atelier Bersezio -Via Vanchiglia 36 – 10124 Torino

Inaugurazione: Sabato 18 aprile 2026 – h. 17/20

Date: 18 aprile /9 maggio 2026 – dal mercoledì al sabato 16/19,30

Collaborazione: CSA Farm Gallery

 

ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE DI ROMA:  ARTISTI VISIVI E POETI

Maria Rosa Benso,
Mirror, inchiostro su carta

Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in viale Castro Pretorio 105, prosegue sino a maggio la mostra “Un’unica mente. Quando l’artista visivo è anche poeta: 22 artisti/autori”.

Una esposizione che unisce segni e libri d’artista, testi e riflessioni sul ruolo della cultura in questo tempo complesso, che fa parte del progetto di Rosa Pierno “Un’unica mente”, edizioni Orolontano di Alfonso Filieri.

E ventidue libri d’artista contribuiscono a delineare le attuali ricerche creative, concorrono a definire il clima e il senso di una scrittura che unisce i lavori di Vito Capone alla poetica di Stefano Iori, Rosa Pierno alla sintassi del segno sospeso della torinese Maria Rosa Benso.

In particolare le opere su carta di Alfonso Filieri, direttore dell’Archivio Orolontano, che raccoglie dal 1980 i libri d’artista dei maggiori artisti e poeti, nazionali e internazionali, arricchiscono il percorso all’interno della Biblioteca Nazionale e contemporaneamente stabiliscono un immediato rapporto con il pubblico, tra parola e visione d’insieme.  (A. Mis.)

Acqui Terme. Palazzo Robellini ospita la mostra “menu alla carta-carta menu” a cura di Adriano Benzi e Rosalba Dolermo

Acqui Terme: Palazzo Robellini dal 29 agosto all’11 ottobre 2026

 

Riparte l’appuntamento annuale con la mostra curata da Adriano Benzi e Rosalba Dolermo, un evento molto atteso dal pubblico che da anni segue con interesse le proposte dei due collezionisti ed esperti d’arte. In collaborazione con il Comune di Acqui Terme – Assessorato alla Cultura, Adriano Benzi e Rosalba Dolermo presentano ogni anno esposizioni che rivestono un ruolo di primo piano nell’attività culturale cittadina, offrendo al pubblico occasioni di approfondimento e di scoperta attraverso materiali di grande valore artistico e storico.

L’edizione di quest’anno, dal titolo “Menu alla Carta – Carta Menu”, propone oltre 200 menu realizzati in un arco temporale di 178 anni, dal 1845 al 2023. Il percorso espositivo comprende esemplari di particolare interesse legati alla Real Casa Savoia, una preziosa raccolta di menu stampati con diverse tecniche tipografiche del primo Novecento e rari menu realizzati come pezzi unici da artisti contemporanei.

Le opere provengono dalla collezione di Adriano e Rosalba Benzi e saranno esposte nelle sale di Palazzo Robellini di Acqui Terme (Piazza Abramo Levi 7) dal 29 agosto all’11 ottobre 2026. L’esposizione comprende 50 cornici e sarà accompagnata da un catalogo che raccoglie tutte le immagini suddivise per nuclei tematici, con testi di Pier Ottavio Daniele e Gianfranco Schialvino.

La mostra sarà inaugurata sabato 29 agosto alle ore 18.30. Orari di apertura: dal 30 agosto all’11 ottobre 2026, da martedì a domenica ore 10–12.30 e 16–19. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito.

«Anche quest’anno Palazzo Robellini ospita una mostra capace di coniugare ricerca, curiosità e valore storico – dichiarano il Sindaco dott. Danilo Rapetti Sardo Martini e l’Assessore alla Cultura dott. Michele Gallizzi – L’esposizione ideata da Adriano Benzi e Rosalba Dolermo offre uno sguardo originale su un oggetto quotidiano come il menu, che nel tempo si è trasformato in una vera e propria testimonianza della cultura gastronomica, della grafica e del costume.»

«Attraverso questi documenti – proseguono Sindaco e Assessore – il visitatore può compiere un viaggio nella storia, tra tradizioni culinarie, eventi ufficiali e raffinati esempi di arte tipografica. Ringraziamo Adriano Benzi e Rosalba Dolermo per la passione e la competenza con cui continuano a condividere con la città il patrimonio della loro collezione, contribuendo ad arricchire la proposta culturale di Acqui Terme e a valorizzare Palazzo Robellini come spazio espositivo aperto alla comunità.»

 

MUSEO D’ARTE URBANA. Uomini a(r)mati. Carlo D’Oria

Dal 18 aprile al 2 maggio 2026, la galleria del MAU – Museo d’Arte Urbana ospita UOMINI A(R)MATI, mostra personale dello scultore Carlo D’Oria, a cura di Enrica Benedetto, con allestimento di Alberto Garino.

Il titolo A(r)mati suggerisce una doppia lettura, tra “armati” e “amati”. Prevale l’idea di difesa e chiusura, che si traduce in una tensione costante, quasi in un conflitto permanente. Come scrive Enrica Benedetto «la ricerca artistica di Carlo D’Oria riflette sull’essere umano, visto come fragile, instabile e in continuo cambiamento. Nelle sue opere, l’uomo appare sospeso tra l’essere individuo e parte di una collettività, tra il proprio mondo interiore e il rapporto con ciò che lo circonda. La mostra presenta quattro sculture in acciaio e un disegno, Nebbia (2024). Le sculture, solide e fortemente composte, si contrappongono alla leggerezza e all’immaterialità del disegno, realizzato su più carte da lucido, creando un dialogo tra presenza e dissoluzione, tra corpo e traccia, tra ciò che resta e ciò che svanisce. Le figure sono costruite attraverso la ripetizione di numerose aste in acciaio. Questa struttura densa non è solo formale, ma anche simbolica: richiama l’idea di massa, di schieramento, quasi un’armata. In questo modo, i corpi sembrano perdere la propria individualità, emergendo come parte di un insieme più ampio e impersonale».

Carlo D’Oria (Torino) è uno scultore la cui ricerca è da sempre incentrata sulla figura umana, indagata attraverso un linguaggio essenziale e l’uso di materiali come ferro, acciaio e marmo. Il suo lavoro si sviluppa spesso in forma installativa, con interventi che mettono in relazione le opere con lo spazio espositivo, trasformandolo in un contesto simbolico e immersivo. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in gallerie e spazi pubblici, delineando un percorso coerente dedicato all’esplorazione della condizione umana contemporanea.

Informazioni MAU – Museo d’Arte Urbana Via Rocciamelone 7/c, Torino

Vernissage: 18 aprile 2026, ore 18:30 Con il supporto di Casa Martini

La mostra è visitabile dal lunedì al mercoledì su appuntamento telefonico al numero +39 3335427256.

La galleria è aperta al pubblico dal giovedì al sabato, dalle ore 16:30 alle 19:00.

ROSIGNANO MONFERRATO. IMMAGINI DIMENTICATE, INCISIONI DI LUCIA CAPRIOGLIO

Lucia Capriogli,nNata a Casale Monferrato (Al) vive e lavora a Torino.

Dopo il Liceo Artistico si è diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha frequentato in anni diversi i corsi del Centro Internazionale della Grafica di Venezia, e a Urbino i corsi di xilografia e stampa a rilievo.

Ha insegnato Discipline  Pittoriche presso il Liceo artistico Statale” R.Cottini” di Torino.

E’ socia fondatrice dell’Associazione di disegno e incisione “Senso del Segno” di Torino

Dal 1974 ha esposto in Italia e all’estero.

 

 

 

 

Cherasco. Per Disegniamo l’arte 2026 c’è “Disegna le storie di Palazzo Salmatoris”

Cherasco, Palazzo Salmatoris – Domenica 19 aprile

 

Palazzo Salmatoris scalone entrata

Un viaggio tra storia e immaginazione attende bambini e ragazzi a Palazzo Salmatoris, dove le sale dell’antica dimora cheraschese prenderanno vita attraverso una visita narrata coinvolgente e suggestiva: il settecentesco palazzo domenica 19 aprile accoglierà bambini e famiglie per l’appuntamento con “Disegniamo l’arte”, organizzato dall’associazione Abbonamento Musei.

Nelle sue sale dipinte, tra affreschi e memorie del passato, i giovani partecipanti potranno ascoltare racconti affascinanti legati al palazzo e ai suoi protagonisti, lasciandosi guidare in un percorso fatto di storie, curiosità e scoperte.

L’esperienza proseguirà poi con un laboratorio creativo, in cui ciascuno potrà rielaborare quanto ascoltato dando spazio alla propria fantasia e sensibilità artistica.

Un’occasione speciale per avvicinarsi all’arte in modo attivo e partecipato; un modo per stimolare la curiosità e la creatività dei più piccoli, per favorire un’esperienza interattiva e coinvolgente collegata alla storia e all’arte e nello stesso tempo scoprire il patrimonio culturale e artistico.

Per Cherasco, il titolo dell’iniziativa è “Le storie di Palazzo Salmatoris” ed è rivolta ai bambini dai 6 ai 13 anni e alle loro famiglie. Le visite con laboratorio si svolgeranno al mattino alle ore 10 e al pomeriggio alle ore 16, avranno una durata di circa due ore e un costo di 3 euro a bambino.

L’appuntamento quindi si suddivide in due momenti: una visita guidata e narrata durante la quale verranno raccontate le storie legate al palazzo e ai suoi protagonisti; successivamente un laboratorio creativo in cui i più piccoli realizzeranno una scena ispirata al racconto che li ha colpiti, mentre i più grandi creeranno una breve sequenza a vignette, trasformando la storia in immagini

Per iscriversi a “Disegniamo l’arte” a Palazzo Salmatoris (via Vittorio Emanuele II, 29 – Cherasco CN) è obbligatoria la prenotazione presso ufficio turistico tel. 0172427050. I partecipanti dovranno essere accompagnati da un adulto per tutta la durata dell’attività.

 

Saluzzo: Tra personaggi illustri e dimore da scoprire. Visita guidata centro storico

Domenica 19 aprile a Saluzzo si svolge uno speciale tour guidato in occasione dellaseconda edizione delle Giornate internazionali delle case della memoria e dei grandi personaggi.

La visita guidata partirà dal museo civico Casa Cavassa, dimora dei vicari generali del Marchese di Saluzzo, Galeazzo Cavassa e il figlio Francesco, poi trasformata in museo per merito del marchese Emanuele Tapparelli D’Azeglio, che la acquistò nel 1883 intraprendendo importanti lavori di recupero.

L’itinerario di visita proseguirà poi verso lacasa natale dello scrittore e patriota Silvio Pellico e terminerà con l’ingresso al nuovoallestimento dei Fondi Storici della Biblioteca, trasferiti nei locali della ex-bibliotecacivica e da poche settimane aperti al pubblico.

L’evento è promosso dall’Associazione Nazionale Case della Memoria, che mette in rete120 case museo italiane, con il supporto e la collaborazione dei comitati Icom Demhist(Comitato Internazionale per le Case Museo Storiche) e Iclcm (Comitato Internazionaleper i Musei Letterari e dei Compositori), Icom Italia e la Rete Europea delle Case Museo dei Personaggi Illustri. Le due giornate vedranno tutti i continenti uniti nel segno della cultura e della memoria alla scoperta di piccole abitazioni o ville monumentali, studi d’artista e veri e propri musei, residenze stabili, “rifugi” estivi, case di collezionisti, dove sono nati o hanno vissuto personaggi illustri in ogni campo del sapere, dell’arte, della letteratura, della scienza, della storia.

Il ritrovo con la guida è alle ore 14:45 presso la biglietteria di casa Cavassa, in via SanGiovanni 5 a Saluzzo. Il costo dell’iniziativa è di 8 euro a persona – gratuito per i ragazzi con meno di 10 anni accompagnati.

La visita guidata è a numero chiuso, per informazioni e prenotazioni si può scrivere unamail a musa@itur.it o contattare il numero 329 3940334, anche via whatsapp

 

ORTO BOTANICO TORINO. MOSTRA ALDO SALUCCI. RIFLESSI D’ACQUA TRA ARTE E NATURA

Giovedì 16 aprile 2026, ore 12.00

Orto Botanico dell’Università di Torino

Viale Mattioli 25, Torino

 

La mostra monografica Aldo Salucci. Riflessi d’acqua tra arte e natura, ideata e curata da Carla Testore per gli spazi dell’Orto Botanico dell’Università di Torino, presenta una selezione di circa venti opere dell’artista romano.

Un percorso suggestivo tra installazioni e natura accompagna il visitatore in un dialogo continuo tra immagini e ambiente, spazi interni ed esterni. Protagoniste sono le immagini del patrimonio artistico italiano e le affascinanti carpe Koi, per un’esperienza immersiva capace di sorprendere e incantare.

 

Museo d’Arte Urbana. Alchimie del quotidiano Clarissa Moretto

Dal 18 aprile al 2 maggio 2026, il MAU – Museo d’Arte Urbana presso Spazio Garino (Via Rocciamelone 1, Torino) ospita Alchimie del quotidiano , mostra personale di Clarissa Moretto a cura di Silvia Carbotti, allestimento Alberto Garino. Il progetto espositivo nasce da una riflessione sul simbolo inteso non come immagine da decifrare, ma come evento trasformativo. In questo senso, il lavoro di Moretto si colloca in uno spazio in cui visibile e invisibile, conscio e inconscio entrano in relazione attraverso la materia stessa. Le opere non rappresentano la trasformazione: la attraversano. Ferro, rame, ottone e tessuti grezzi diventano campi di accadimento, superfici vive in cui i processi di ossidazione, reazione e mutazione producono immagini instabili, mai definitive. Ciò che emerge non è una forma compiuta, ma una soglia: un punto di passaggio tra traccia e trasformazione, tra presenza e residuo. In questo contesto, le opere si configurano come segni in formazione, simili a sudari o ex voto privi di richiesta, in cui permane una presenza minima ma insistente. La materia si fa simbolo nel momento in cui cambia stato, sfuggendo al controllo e attivando un processo che coinvolge direttamente lo sguardo dello spettatore. Il lavoro di Clarissa Moretto mantiene questa tensione senza risolverla, muovendosi in uno stato intermedio in cui ogni immagine è al tempo stesso segno e trasformazione, materia e simbolo. Clarissa Moretto (Torino, 1992) si forma tra pratiche artistiche e tecniche artigianali, dalla lavorazione dei metalli alla fotografia, fino al tatuaggio. Dopo il percorso presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove consegue il diploma di II livello in Pittura, sviluppa una ricerca centrata sulla relazione tra simbolo, trasformazione e materia.

Informazioni Spazio Garino – MAU Museo d’Arte Urbana Via Rocciamelone 1, Torino

Vernissage: 18 aprile 2026, ore 18:30 Con il supporto di Casa Martini

La mostra è visitabile dal lunedì al mercoledì su appuntamento telefonico al numero +39 3335427256.

La galleria è aperta al pubblico dal giovedì al sabato, dalle ore 16:30 alle 19:00.

Cherasco. Dai cassetti segreti. Memorie fotografiche cheraschesi

Cherasco – Portici Centro StoricoSabato 18 aprile, ore 11 inaugurazione

 

Sarà inaugurata sabato 18 aprile, alle ore 11 nella Sala del Consiglio del Municipio, la mostra fotografica, esposta sotto i Portici delle vie centrali di Cherasco, a cura di Flavio Russo.

La terza Mostra delle memorie fotografiche cheraschesi ha per titolo: “Dai cassetti segreti”: è composta da fotografie provenienti da diversi archivi familiari, quelli di Giuseppe Lanzardo, Marielis Boriano, Luciana Ciravegna, Giacomo Costamagna, Simonetta Delucis, Fabia e Francesca Fino, Beppe Merlo, Domenica Peisino, Nucci Russo, Assunta Tomatis.

«…alle nostre coscienze. Ci richiama al rispetto di chi, prima di noi, ha vissuto in questa Città e ce l’ha lasciata in dono. – scrive come premessa sul primo pannello Flavio Russo – Al rispetto, anche, delle cose che ne determinano la bellezza, e che, usate con intelligenza, possono e devono essere una risorsa. Tiene in mano il mondo, la storia. Chi la ignora non ha futuro».

La rassegna è composta di 110 immagini relative a persone ed avvenimenti vissuti ed accaduti tra il 1890 e il 2000. Alcuni ritrovamenti si sono rivelati di estrema rarità e importanza, come ad esempio la processione “Del mortorio” a Sant’Iffredo, della quale non si avevano testimonianze. In ciascun pannello, oltre alla fotografia, è presente un commento esplicativo a cura di Flavio Russo, mentre i titoli in inglese sono stati realizzati da Cristina Povero.