SORPRESE DI ARTE E STORIA CHIERESE. Cosa c’entra Cracovia con i Santi Giuliano e Basilissa ? (4)

Alcuni anni or sono, il professore d’arte dell’Università di Torino Giovanni Romano, nel visitare il Museo Nazionale di Cracovia, in Polonia, vi notò con sorpresa un piccolo dipinto cinquecentesco su tavola (fig. 1) il cui soggetto era identico a quello di un bassorilievo ligneo (fig. 2) che aveva visto nella cappella della Beata Vergine del Carmine del Duomo di Chieri. Entrambe le opere rappresentano un agricoltore che nel dissodare un campo scopre una tomba che si rivelerà essere dei Santi Martiri Giuliano e Basilissa. Una coincidenza sorprendente. Come spiegarla?
Una spiegazione c’è, ed è la seguente. La cappella del Duomo che conserva il bassorilievo ligneo in questione, di patronato della famiglia Balbiano di Colcavagno, originariamente era dedicata a Santa Basilissa. La visita pastorale di mons. Provana (1632) la descrive così: “… ha una bella icona antica con le immagini dei Santi Giuliano e Basilissa, con una tabella e uno scanno di legno dipinto, con il ritrovamento dei corpi di questi Santi”.
Negli Anni Trenta del XVII secolo, quando titolare della cappella diventò il cavaliere di Malta Flaminio Balbiano, questi ne volle mutare la dedicazione in quella della Beata Vergine del Carmine. Per prima cosa sull’altare fece dipingere una nuova pala dedicata alla Vergine, ma affinché rimanesse la memoria della vecchia dedicazione, nella nuova pala, ai lati della Vergine fece dipingere i Santi Giuliano e Basilissa. Non solo. Poiché, come risulta dalla visita pastorale Provana, nella vecchia pala c’erano raffigurate le scene del ritrovamento dei loro corpi, dallo scultore fiammingo residente ad Asti Michele Enaten le fece riprodurre in quattro pannelli di legno, che furono collocati alla base della pala, dove si trovano tuttora. Ebbene, la tavoletta di Cracovia è identica ad uno di tali pannelli. Come si spiega?
Le cose dovrebbero essere andate così: nello scolpire i quattro pannelli Michele Enaten deve aver riprodotto fedelmente le scene che comparivano nella vecchia pala. La quale, evidentemente, non consisteva in un quadro unico ma in un “polittico”, cioè nell’assemblaggio di quattro piccoli quadri, raffiguranti ognuno un momento della scoperta delle reliquie. In seguito, come è accaduto in numerosi altri casi, i quattro quadri furono separati e andarono dispersi. Uno di essi, e precisamente quello raffigurante il ritrovamento dei corpi dei due Santi, per strade che non è facile capire, è finito al Museo Nazionale di Cracovia. Dove è tuttora esposto.
Antonio Mignozzetti
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