CHIERI MODERNA. UN PO’ DI STORIA  (1) Anno 1789: notizie allarmanti dalla Francia

L’Europa (e il Piemonte in particolare) sono in allarme per le notizie che giungono dalla Francia. A giugno, nel pieno dell’assemblea degli Stati Generali, la Borghesia si è ribellata al Re. A luglio, disordini a Parigi, in varie altre città e nelle campagne: castelli distrutti, chiese e conventi devastati. I diritti feudali aboliti. La Chiesa nazionalizzata; il Clero costretto a giurare fedeltà allo Stato; il Re, in fuga da Versailles, fermato a Varenne, condotto prigioniero a Parigi e costretto ad accettare il regime costituzionale.

Non meno allarmanti le notizie degli anni seguenti. Il popolo scavalca la borghesia. La Sinistra prende in mano il potere. I Giacobini imperversano: aboliscono la Monarchia ed instaurano la Repubblica; le teste di Luigi XVI e Maria Antonietta cadono sotto la lama della ghigliottina; il Terrore soffoca nel sangue ogni dissenso.

Poi i Giacobini si dilaniano fra loro. Cadono le teste di Robespierre e di Saint Just. La rivoluzione, già borghese e poi proletaria, torna in mano alla borghesia. Seguono: la Costituzione dell’anno III e il Direttorio. Infine, Napoleone Bonaparte: la Repubblica cede il passo all’Impero!

Ma a questo punto la Rivoluzione langue. Per ridarle slancio i Francesi incendiano l’Europa, a partire dal vicino Piemonte.  Dopo aver concentrato per mesi le sue truppe nelle valli alpine, il 22 settembre 1792 la Francia rivoluzionaria, ricorrendo ad un banale pretesto (Vittorio Amedeo III si era rifiutato di accettare come ministro plenipotenziario il conte di Sémonville) e senza dichiararla, diede inizio alla guerra contro il Piemonte. L’esercito transalpino, agli ordini del generale Montesquieu, invase la Savoia e respinse le forze sabaude al di qua delle Alpi. Ma dovette rallentare la sua pressione a causa delle difficoltà che gli eserciti rivoluzionari stavano incontrando nell’Europa del Nord, e anche per la necessità di soffocare le ribellioni di Lione, di Tolone e della Vandea.

Per quattro anni i reparti francesi si limitarono a controllare i valichi alpini, con qualche azione isolata ed improvvisa. Quattro anni durante i quali il Piemonte visse praticamente in stato di guerra, con il Re costretto a mantenere sotto le armi 50.000 uomini.

La guerra vera e propria ricominciò nel 1796. Il 12 aprile un esercito francese, comandato da un giovanissimo Napoleone Bonaparte, entrò in Italia dalla Liguria, attaccò gli eserciti alleati austriaco e piemontese e li vinse. Ma i suoi veri obiettivi erano la Lombardia e Vienna. Impose a Vittorio Amedeo III l’armistizio di Cherasco (28 aprile), l’umiliante pace di Parigi (15 maggio) e passò oltre.

 

(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 7 – 8,  passim).    

 

(Continua)