PIEMONTE ARTE: DE-COLL’, FONTANESI, CARENA, ART NOUVEAU WEEK, FRANCESCO CASORATI, ANDREOLI, CECCHETTI, RANVERSO…

Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo

 

IL CHIERESE DE-COLL’ A TERMOLI NELLA MOSTRA “INDICAZIONI VISIVE CONTEMPORANEE”

L’artista chierese Pier Tancredi De-Coll’ è presente con una sua opera alla mostra collettiva “Indicazioni visive contemporanee” alla Nuova Officina Solare di Termoli, fino al 31 luglio.

Biella. Le opere di Antonio Fontanesi delle collezioni del Museo del Territorio in partenza per il Giappone in occasione della grande mostra antologica dedicata all’artista

La mostra ‘Antonio Fontanesi – Landscape as painting between Meiji Japan and Europe’ verrà inaugurata il prossimo 17 luglio

Sara Gentile e Alessandra Montanera

Sono partite, lo scorso 24 giugno, due opere di Antonio Fontanesi, Pianta e Pianta fra rocce, appartenenti al Museo del Territorio Biellese e richieste per la grande mostra antologica dedicata al pittore italiano che aprirà in Giappone. Le opere fanno parte delle collezioni museali e provengono dalla donazione della famiglia Guagno Poma.

Pittore, incisore e didatta, Antonio Fontanesi (1818-1882) rappresenta una delle figure più significative del panorama artistico dell’Ottocento, in particolare per il contributo dato alla pittura di paesaggio, alla quale si dedicò con coerenza lungo tutta la sua vita, sviluppando una visione autonoma e personale, aggiornata sulle più avanzate esperienze europee.

A quasi cinquant’anni dalla mostra organizzata a Tokyo e Kyoto (Fontanesi, Ragusa e l’arte giapponese nel primo periodo Meiji, 1977-1978), che ne consacrò il valore anche al di fuori dell’Europa, il ruolo di Fontanesi torna oggi al centro dell’attenzione con una nuova esposizione itinerante in Giappone, in programma tra il 2026 e il 2027 in tre sedi museali del Paese. L’iniziativa offrirà un’ampia ricognizione della sua attività artistica, approfondendo anche il periodo in cui operò in Giappone come insegnante, dal 1876 al 1878, contribuendo in modo decisivo alla fondazione della moderna scuola giapponese di pittura.

Artista di cultura e formazione europea, Fontanesi si distingue per una sensibilità e una vocazione profondamente moderne, capaci di coniugare lirismo naturalista, suggestioni romantiche e istanze simboliche, anticipando per molti aspetti ricerche che si svilupperanno nel corso del Novecento.

La mostra si propone di offrire al pubblico l’occasione di riscoprire la personalità di Fontanesi attraverso un percorso che riunisce i suoi dipinti più celebri e significativi accanto a numerosi studi e disegni preparatori. Inoltre, l’esposizione metterà in evidenza l’eredità lasciata da Fontanesi agli artisti delle generazioni contemporanee e successive, la cui influenza si protrasse ben oltre la sua epoca. L’esposizione è promossa dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, che conserva la più ricca raccolta di opere di Antonio Fontanesi, giunta nel 1905 grazie al lascito di Giovanni Camerana, amico ed esecutore testamentario dell’artista.

 

Rittana. Omaggio ad Antonio Carena (1925 – 2010). Il ritmo vitale delle “nuvolazioni”

Centro Incontri di Rittana dall’11 luglio al 25 ottobre 2026

Inaugurazione 11 luglio 2026 ore 16,30

La mostra sarà visitabile venerdì, sabato e domenica dalle ore 15,30 alle ore 19,00

 

Il Comune di Rittana con la Casa Museo Antonio Carena di Rivoli, MUDRI (Museo Diffuso di Rittana) e l’eragranda, sono lieti di annunciare la retrospettiva dedicata al pittore rivolese Antonio Carena, a un anno didistanza dalla ricorrenza del centenario della sua nascita. Presso il Centro Incontri di Rittana, saranno esposte una scelta significativa di una ventina di opere che attestano il percorso brillante e in continua evoluzione della creatività pittorica di Carena, un artista-intellettuale ribollente di energia intellettiva, uno spirito libertario e spontaneamente ribelle a ogni forma di costrizione individuale e a tutti i luoghi comuni della vita quotidiana, specialmente a quelli sorti intorno all’ufficialità dell’arte contemporanea. È giunto all’invenzione iperrealista dei cieli azzurri attraversati da nuvole dipinte in trompe-l’oeil dopo un lungo percorso di ricerca, a partire dagli anni di studio all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, che lo ha portato inizialmente ad elaborare dipinti dall’originale stesura pittorica informale, luminosa e dinamica, per poi sviluppare, in seguito,giochi di sfalsamenti di luce e ambiguità percettive di tipo ipnotico, introducendo l’immagine del cielo, e giungere alle sue famose “cielagioni” (o “nuvolazioni”), una serie di creazioni iniziata già negli anni 1958-1959, in cui i cieli, attraversati da iconiche nuvole, si dispiegano sui più diversi tipi di supporto oggettuale,dalla tela alle pareti di una stanza, dalla pellicola fotografica alla carrozzeria di un’automobile. Quindi, negli anni Settanta, ha inserito precocemente nei suoi quadri le problematiche concettuali con le Scritte,anticipando la pittura graffitista. Si tratta di lavori a cui Antonio Carena si è dedicato sino all’ultima fase della sua produzione e che rientrano nel suo tipico bisogno, come lui stesso ha indicato in forma di aforisma, di “coltivare l’ironia per slontanare l’idiozia”, di “esiliare gli dèi”, di “disconoscere la messaggeria mediatica” e di “evidenziare l’artificioso avanzante” con “gusto dissacratorio”.

 

Piemonte Liberty, Torino e i laghi riscoprono la geografia colta dell’Art Nouveau

Dall’8 al 14 luglio Art Nouveau Week 2026 attraversa il Piemonte tra città industriali, terme, borghi, cimiteri monumentali, ville lacustri e quartieri operai: da Torino a Stresa, da Acqui Terme a Biella, da Novara a Vercelli

C’è un Piemonte Liberty che non si esaurisce nella grande immagine di Torino, pur essendo Torino una delle capitali italiane dell’Art Nouveau. È un Piemonte più vasto, fatto di terme, laghi, città industriali, borghi colti, villaggi operai, cimiteri monumentali, case da reddito, ville borghesi, ferri battuti, vetrate, cemento decorativo e facciate che ancora conservano il desiderio di modernità del primo Novecento. Dall’8 al 14 luglio 2026, Art Nouveau Week porta nella regione una settimana di percorsi, visite guidate, grandi tour e attività di disegno dal vero, dentro il festival internazionale promosso dall’associazione Italia Liberty e curato dal professor Andrea Speziali. Il programma coinvolge Acqui Terme, Alba, Alessandria, Arona, Asti, Baveno, Biella, Bra, Caraglio, Casale Monferrato, Collegno, Cuneo, Novara, Novi Ligure, Romano Canavese, San Giorgio Canavese, Stresa, Torino, Trivero, Verbania e Vercelli, costruendo una delle mappe più articolate del Liberty italiano.

A rafforzare il valore simbolico dell’edizione 2026 c’è anche il francobollo celebrativo “L’Art Nouveau in Italia”, prodotto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito della serie tematica “Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano”. Si tratta della prima emissione nella storia postale italiana dedicata all’Art Nouveau, un riconoscimento istituzionale che celebra la stagione Liberty come parte integrante dell’identità culturale del Paese. Il bozzetto del francobollo è stato realizzato dall’artista Andrea Speziali, curatore del festival e presidente dell’associazione Italia Liberty.

Il Piemonte dell’Art Nouveau Week è una regione plurale. Da una parte c’è Torino, città-laboratorio dove Pietro Fenoglio e altri progettisti trasformarono quartieri borghesi, popolari e industriali in un atlante dello stile nuovo. Dall’altra ci sono le località termali e lacustri, da Acqui Terme a Stresa, da Verbania a Baveno e Arona, dove la Belle Époque si intreccia con la villeggiatura, gli alberghi, le passeggiate e l’acqua. Poi ci sono le città della produzione e della borghesia attiva, come Biella, Trivero, Alessandria, Novara, Casale Monferrato, Bra, Vercelli, Alba, Asti e Cuneo, dove il Liberty diventa linguaggio della modernità civile e imprenditoriale.

Il programma si inserisce anche nel grande tour “Il filo dorato del Liberty. Città, mare e cielo d’inizio Novecento”, previsto tra Italia e Francia da giovedì 9 a lunedì 13 luglio. È un titolo che, pur richiamando il mare come tema generale dell’edizione 2026, in Piemonte assume un valore diverso: il filo dorato passa attraverso laghi, terme, industrie, quartieri urbani e paesaggi collinari, raccontando come l’Art Nouveau sia stata una rete europea di forme, idee e aspirazioni.

Il primo appuntamento è mercoledì 8 luglio ad Acqui Terme, alle 17, con “Passeggiando sulle ali del Liberty piemontese”. La passeggiata si concentra lungo Corso Bagni, luogo simbolico di una città termale che tra fine Ottocento e primo Novecento visse una stagione di progresso, villeggiatura e nuove mode borghesi. Davanti agli edifici di Corso Bagni 55 e 74, lo sguardo viene guidato verso linee morbide, motivi floreali, balconi in ferro battuto, cornici modanate e dettagli ornamentali. Acqui Terme diventa così il primo capitolo di un racconto in cui il Liberty non è solo decorazione, ma immagine di una città che voleva apparire aggiornata, elegante, europea.

Sempre l’8 luglio, Collegno propone alle 10 “Uno stile chiamato Leumann. Dalla chiesa al villaggio”. Qui il festival entra in uno dei luoghi più significativi del Liberty sociale piemontese: il Villaggio Leumann, costruito tra il 1903 e il 1907 come città ideale del lavoro e del benessere condiviso. Case, servizi, dettagli decorativi, villini e la Chiesa di Santa Elisabetta raccontano un’idea di modernità che non riguarda soltanto le facciate, ma la vita quotidiana di una comunità. Il nome di Pietro Fenoglio, protagonista assoluto del Liberty torinese, firma idealmente questo itinerario, dove l’architettura diventa emozione, racconto e progetto sociale.

Lo stesso giorno Novara apre il suo doppio capitolo Liberty con “Le ville novaresi dell’Art Nouveau in Italia”, alle 17. Il percorso attraversa Casa Fiorentini, edificata tra il 1907 e il 1910 su progetto di Giuseppe Passerini, Casa Bottacchi, con le sue decorazioni in cotto provenienti dall’omonima fornace, e Villa Capel Badino, in via Rosmini, dove l’eleganza dello stile si declina nella dimensione della villa urbana. Novara viene raccontata come città in trasformazione, dove professionisti, commercianti e imprenditori scelsero l’architettura come specchio del proprio status e della fiducia nel futuro.

Sempre mercoledì, Torino entra nel vivo con “Liberty a Torino, la Crocetta”, alle 17. L’itinerario attraversa il quartiere alto borghese della Crocetta, nato come area agricola e popolare e poi trasformato in un elegante tessuto residenziale. Tra Casa Maffei, Casa Besozzi, le palazzine di corso Montevecchio e corso Vittorio Emanuele, le case cooperative, l’edilizia popolare e i primi complessi firmati da Fenoglio e Vicarj, la visita mostra un aspetto fondamentale del Liberty torinese: la sua capacità di permeare tanto le architetture borghesi quanto quelle sociali, tanto le case da reddito quanto i servizi pubblici.

Giovedì 9 luglio la geografia si allarga. Alessandria, alle 17, ospita “Il Liberty anonimo: una passeggiata tra eleganza e modernità”, un itinerario che parte da Palazzo Cavallotti e attraversa palazzine, case Liberty e luoghi legati alla vita culturale della città, fino al Cinema Moderno. Qui il Liberty assume il carattere della scoperta: non sempre monumentale, non sempre firmato, ma presente nei dettagli, nelle geometrie, nei motivi decorativi disseminati nel tessuto urbano.

A Casale Monferrato, alle 10, “Anonimo modernismo. Il Liberty dal museo alle case rurali” lega il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi alle facciate delle case Liberty e al Mercato Giuseppe Pavia del 1907, dove ferro e vetro diventano immagine della città moderna. È un itinerario che mette insieme arte, architettura e vita quotidiana, mostrando come il Liberty sia stato anche un linguaggio funzionale, capace di entrare nei luoghi del commercio e della socialità.

Novara torna protagonista alle 17 con “L’Art Nouveau nel cuore di Novara”, percorso dedicato a Casa Ugazio Quaroni, Casa Pigna, Casa Zegna, Cinema Vittoria e Casa Mariggi, definita per la sua forma come una sorta di “fetta di polenta” novarese. La visita restituisce una città dove il Liberty dialoga con la cultura dello spettacolo, con la vita commerciale, con la borghesia cittadina e con le influenze viennesi, piemontesi ed europee.

Sempre giovedì, Stresa offre alle 17 “L’eterno Art Nouveau e il tempo della Belle Époque”. Il percorso parte dall’Hotel Regina Palace, inaugurato nel 1908 davanti alle Isole Borromee, e attraversa Casa Galli, Villa Teresita, l’edicola della stazione e Villa Lamberti. Qui il Liberty è mondanità lacustre: cupole, decorazioni, sale sontuose, collegamenti ferroviari, turismo internazionale, caffè, concerti, concorsi ippici, abiti chiari e cappelli ampi. Stresa appare come un salotto cosmopolita affacciato sul Lago Maggiore, dove la modernità arriva con la ferrovia, la villeggiatura e la fiducia nel progresso.

Torino, nello stesso giorno, propone due percorsi complementari. Alle 9.30 “Un Liberty monumentale: itinerario al Cimitero di Torino” porta il pubblico nel Cimitero Monumentale, museo a cielo aperto di scultura, bronzi, mosaici e architetture funerarie. Tra Biscarra, Bistolfi, Calandra, Canonica, Orsolini, Reduzzi, Rubino, Casanova, Ceppi, Frapolli e Velati Bellini, il Liberty assume la forma della memoria eterna, scelta da famiglie industriali e committenti borghesi per raccontare il dolore, il prestigio e la continuità. Alle 17, “Liberty inedito. Aurora, sulle tracce di Pietro Fenoglio” conduce invece nel quartiere operaio di Aurora, tra case da reddito, fabbriche, officine, edilizia popolare e prime sperimentazioni in calcestruzzo armato, rivelando una Torino meno turistica ma essenziale per comprendere il rapporto tra Art Nouveau e industria.

Sempre il 9 luglio, Trivero ospita alle 9 “Quando l’Art Nouveau affascinò la committenza urbana”, attorno alla Palazzina Liberty di via Roma 23. Il percorso racconta una comunità tessile che, all’inizio del Novecento, seppe trasformare il gusto floreale in segno di progresso e distinzione sociale. Qui il Liberty è legato al lavoro, alla manifattura, all’industria e a una borghesia capace di usare la bellezza come forma di rappresentazione civile.

Venerdì 10 luglio il racconto si sposta ad Alba, con “Il Liberty nascosto”, alle 17. La città viene letta attraverso case e palazzi come Casa Revello, il palazzetto di via Belli, la casa di via Giraudi, la casa di piazzetta Pietro Micca, Casa Varaldi, Casa Bergui e l’edificio della rimessa delle autocorriere. L’elemento più interessante è il legame con Pietro Fenoglio e con progettisti locali come Giuseppe Chiapponi e Giuseppe Barbero, che trasformano Alba in un laboratorio discreto ma raffinato di sperimentazione architettonica.

A Asti, alle 10, “Il fascino discreto del Liberty astigiano” parte dalla Fontana dell’Acquedotto di Cantarana del 1908, impreziosita da Materno Giribaldi, per raggiungere il Cimitero di Asti, dove emergono le opere di Leonardo Bistolfi e dello stesso Giribaldi. Il percorso prosegue tra residenze civili, Palazzo Gastaldi, la Pinacoteca Civica e palazzi Liberty lungo corso Vittorio Alfieri. Asti appare come una città che interpreta l’Art Nouveau con misura, unendo architettura, scultura e memoria.

A Biella, alle 9, “Liberty. Testimonianze felici della borghesia di primo Novecento” racconta il volto moderno di una città legata all’industria tessile. Il percorso attraversa Casa Foscale, Casa Ripa, la Casa Liberty di via Italia e l’Albergo dell’Angelo, mostrando un paesaggio urbano di facciate fiorite, torri angolari, porticati, ferri battuti e decorazioni fitomorfe. È il Liberty della borghesia imprenditoriale, dinamica e aggiornata, che affida alla casa, all’albergo e alla strada il segno della propria modernità.

Torino, venerdì 10, offre ancora due capitoli. Alle 9.30 “Fioritura Liberty. Cit Turin a nord di corso Francia” porta nel quartiere simbolo dell’Art Nouveau torinese, attorno a Casa Fenoglio-La Fleur e alle architetture nate sulla scia dell’Esposizione internazionale di arte decorativa moderna del 1902. Alle 17 “Liberty sconosciuto. Barriera di Milano” entra invece nel quartiere operaio, tra corso Vercelli, via Martorelli, edifici residenziali, quartieri IACP e la scuola Aristide Gabelli, per mostrare come anche l’edilizia popolare e municipale sia stata attraversata dal gusto dello stile nuovo.

Sempre venerdì, Verbania Pallanza propone alle 9 “Modernismo. Ville e palazzi testimoni della Belle Époque”. La passeggiata parte dal lungolago e tocca Villa Giulia, ex Kursaal, Villa Rusconi Clerici e altre ville moderniste, collegando motivi floreali, materiali, tecniche ornamentali, vita di villeggiatura, hotel di lusso e trasformazioni sociali tra Pallanza e Intra. Il Lago Maggiore diventa così una scena della Belle Époque, dove il Liberty si misura con la luce, i viali e la memoria turistica.

Sabato 11 luglio il festival raggiunge Baveno, alle 17, con “Eleganza e modernità in riva al Lago Maggiore”. La visita racconta il lago come palcoscenico privilegiato dell’Art Nouveau, tra turismo, granito, tecnologie, mode e architetture che uniscono cemento, vetro, ferro e tradizioni artigianali locali. È un percorso più atmosferico che monumentale, pensato per restituire l’idea di una località lacustre entrata nella modernità attraverso la villeggiatura e il decoro.

A Cuneo, alle 16, “Nel cuore dell’architettura Liberty” parte dal Monumento ai Caduti sul Lungogesso, realizzato nel 1922 da Giovanni Battista Alloati, e prosegue lungo viale degli Angeli, tra palazzine Liberty, ferri battuti, facciate narrative e decorazioni floreali. La città viene riletta attraverso il rapporto tra memoria civile, residenza borghese e qualità urbana, con particolare attenzione alla Palazzina Galliano del 1912 e agli edifici che segnano il passaggio verso una Cuneo moderna.

Torino, sabato, offre due momenti. Alle 7 “All’alba di un nuovo stile” torna alla Crocetta nel silenzio della città che si sveglia, trasformando l’itinerario architettonico in esperienza quasi contemplativa. Alle 17 “Cit Turin. Il Liberty a sud di corso Francia” completa il racconto del quartiere simbolo, mostrando l’altro versante di quella geografia di case, villini, palazzine e dettagli decorativi che ha reso Torino una delle capitali europee del Liberty.

Domenica 12 luglio Arona, alle 17, propone “Alla riva dell’Art Nouveau”, una breve passeggiata sul Lago Maggiore che prende avvio dal lungolago e dalla sede della Navigazione Laghi, con riferimento allo storico piroscafo Piemonte del 1904, definito nel programma come gioiello in stile Liberty del lago. Il percorso prosegue verso corso della Repubblica e Palazzo Liberty, costruito nei primi anni del Novecento: un edificio che, con linee morbide e motivi naturali, racconta il desiderio di rinnovamento delle città lacustri.

A Cuneo, alle 10, “Bistolfi e il cimitero monumentale. Espressioni Liberty immortali” porta dentro il cimitero cittadino, tra tombe e monumenti dove la sensibilità simbolista di Leonardo Bistolfi trasforma il tema della memoria in scultura, gesto, silenzio e contemplazione. Il cimitero diventa un museo a cielo aperto, dove l’Art Nouveau non celebra la vita mondana, ma il sentimento, il dolore e la permanenza.

Torino, domenica, continua il proprio racconto con due visite: alle 9.30 “Modernismo torinese: Barriera di Milano”, dedicata ancora alla dimensione popolare e industriale dello stile, e alle 17 “L’esplosione del Liberty: Cit Turin a nord di corso Francia”, che parte da Villa Rey e Villa La Fleur per entrare nel cuore delle opere di Fenoglio, Gribodo, Saccarelli, Bonicelli e degli altri protagonisti di quella stagione. Qui il Liberty torinese appare in tutta la sua complessità: estetico, tecnico, sociale, immobiliare, filantropico.

Lunedì 13 luglio il programma raggiunge Bra con “Tracce di Liberty nella città barocca”, alle 17. La visita parte dal monumento a San Giuseppe Benedetto Cottolengo, realizzato nel 1900 da Celestino Fumagalli, e prosegue tra case Liberty, decorazioni floreali, ferri battuti, ex Mattatoio comunale e Conceria La Novella. È il racconto di una città barocca che, senza perdere la propria identità storica, ha accolto tracce di modernità produttiva e ornamentale.

A Caraglio, alle 9, “Angoli Art Nouveau. La luce della bellezza, la forza del nuovo stile” conduce dal Grande Albergo del Gallo a Villa Vacchetta, progettata nel 1910, con volumi articolati, vetrate floreali, ferri battuti e un dialogo continuo con il verde. È uno degli appuntamenti più intimi del programma: un piccolo centro che rivela, in pochi luoghi, la forza poetica del Liberty cuneese.

Torino torna alle 17 con “Modernismo. Sulle tracce di Pietro Fenoglio”, un itinerario che conferma la centralità dell’architetto nel racconto piemontese. Fenoglio non è soltanto un nome da manuale: è la chiave per leggere la Torino che passa da capitale amministrativa a capitale industriale, da città sabauda a laboratorio europeo di nuove tecniche, nuovi materiali e nuovi modi di abitare.

Martedì 14 luglio San Giorgio Canavese ospita alle 17 “Il mito del linguaggio segreto nella geometria del Liberty”. Il percorso prende avvio da Villa Roletti, costruita nel 1914 su progetto di Antonio Roletti, e racconta la diffusione del gusto Liberty anche nei centri piemontesi fuori dai grandi capoluoghi. Qui il nuovo stile si presenta come linguaggio floreale, simbolico e geometrico, capace di unire artigianato, architettura e desiderio di distinzione.

Nello stesso giorno Torino chiude con due itinerari: alle 9.30 “L’altro Liberty. Volto e anima del silenzio”, ancora al Cimitero Monumentale, dove statue, bronzi, mosaici e cappelle familiari raccontano il rapporto tra borghesia industriale e memoria; alle 17 “Alla ricerca della bellezza. Il Liberty a sud di corso Francia”, che completa idealmente la settimana torinese tra Cit Turin e le architetture residenziali nate all’ombra dello stile nuovo.

A Vercelli, alle 17, “Il Liberty a Vercelli: architettura e decorazione per il rinnovamento della città” parte dall’Istituto Tecnico Camillo Cavour e attraversa il cuore urbano alla ricerca di linee sinuose, ferri battuti, motivi vegetali, litocementi e decorazioni pittoriche. Anche qui il Liberty diventa una lente per leggere il rinnovamento della città di provincia all’inizio del Novecento, quando l’architettura cercava di fondere estetica, funzione e vita quotidiana.

Accanto alle visite guidate, il Piemonte dedica grande spazio a “Visioni Art Nouveau nel disegno dal vero”, attività collettive di sketching en plein air. Si disegna a Torino davanti a Villa Javelli, Villino Kind, Villa Crimea, alla Scuola Vittorio Alfieri e al Portone del Melograno; a Novara davanti al Cinema Vittoria, Casa Fiorentini e Casa Zegna; ancora a Torino con gli Urban Sketchers nel quartiere Cit Turin, davanti a Casa Fenoglio-La Fleur e alle palazzine liberty; poi a Collegno davanti al Villaggio Leumann, a Biella davanti all’Albergo dell’Angelo, Casa Ripa e Casa Foscale, a Cuneo tra Palazzina Galliano, Villetta del Sole, Monumento ai Caduti e viale degli Angeli. Il disegno dal vero diventa così una forma di conoscenza: fermarsi davanti a una facciata, studiarla, interpretarla, restituirla su carta significa riconoscere ciò che spesso sfugge allo sguardo quotidiano.

Il Piemonte entra così nell’Art Nouveau Week 2026 come una regione-mondo. Torino racconta la grande stagione di Fenoglio, della Crocetta, di Cit Turin, di Aurora, Barriera di Milano e del Cimitero Monumentale. Acqui Terme e Stresa raccontano il Liberty delle acque, del turismo e della villeggiatura. Collegno mostra la dimensione sociale del villaggio ideale. Novara restituisce il volto urbano di case, cinema e ville. Biella e Trivero parlano di industria tessile e borghesia produttiva. Alba, Asti, Bra, Caraglio, Cuneo, Alessandria, Casale Monferrato, Baveno, Arona, Verbania, San Giorgio Canavese e Vercelli dimostrano che il Liberty piemontese non è un fenomeno concentrato, ma diffuso, capillare, spesso discreto e proprio per questo prezioso.

In questa prospettiva, Art Nouveau Week non è soltanto un calendario di appuntamenti, ma un invito a guardare il Piemonte come una grande trama di modernità. Dietro una villa, una scala elicoidale, un portone, una cappella funeraria, una fabbrica, una palazzina operaia, un albergo termale o un edificio scolastico si riconosce la storia di una regione che, all’inizio del Novecento, cercava il futuro attraverso la bellezza.

MOSTRA PERSONALE di FRANCESCO CASORATI A VIGONE E TORRE PELLICE

UNA PASSIONE RAZIONAL-GEOMETRICA INCANTATA

4 LUGLIO – 13 SETTEMBRE 2026 > VIGONE & TORRE PELLICE

VIGONE > EX CHIESA DEL GESÙ

TORRE PELLICE > CIVICA GALLERIA SCROPPO

La Città di Vigone e il Comune di Torre Pellice, da sempre sensibili alla promozione dell’arte contemporanea, propongono anche quest’anno, insieme alla Fondazione Giorgio Amendola di Torino, la mostra FRANCESCO CASORATI. Una passione razional-geometrica incantataa cura di Francesco Poli e Luca Motto.

Il progetto di rivalorizzazione di artisti torinesi storicizzati è nato nel 2024 dall’idea di due sindaci, Fabio Cerato (sindaco di Vigone) e Maurizia Allisio (sindaca di Torre Pellice), che quest’anno incontra anche la similare visione della Fondazione Giorgio Amendola. Quest’ultima da anni, grazie al suo presidente Prospero Cerabona e al suo

staff, si impegna per riscoprire le vicende artistiche di maestri piemontesi come Carlo Levi, Luigi Spazzapan, i Sei di Torino, Pinot Gallizio, Albino Galvano, Piero Rambaudi.

La mostra estiva dedicata a Francesco Casorati – terzo appuntamento dopo le esposizioni dedicate a Piero Ruggeri (2024) e Marco Gastini (2025) – si svilupperà dal 4 luglio al 13 settembre su due sedi: l’Ex Chiesa del Gesù a Vigone e la Civica Galleria Scroppo di Torre Pellice, per poi concludersi con un’ulteriore tappa espositiva a Torino presso la Fondazione Amendola dal 17 settembre al 10 ottobre.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Casorati, la Galleria Scroppo di Torre Pellice e l’Associazione Amici della Biblioteca Luisia di Vigone, e ha il sostegno della Fondazione CRT e della Regione Piemonte. La mostra FRANCESCO CASORATI. Una passione razional-geometrica incantata verrà inaugurata sabato 4 luglio alle ore 11:30 a Vigone, e nella stessa giornata alle ore 16:00 a Torre Pellice. La tappa torinese presso la Fondazione Amendola verrà inaugurata giovedì 17 settembre alle ore 18:00.

 

LA MOSTRA

La retrospettiva sviluppata sulle due sedi di Torre Pellice e Vigone, con tappa finale a Torino, curata da Francesco Poli e Luca Motto, è dedicata all’artista torinese Francesco Casorati (1934-2013). Il titolo Una passione razional-geometrica incantata è tratto da uno scritto di Italo Calvino del 1962 che presentava Casorati alla mostra collettiva Tre giovani pittori torinesi (insieme a Nino Aimone e Mauro Chessa) presso la Galleria Partenope a Roma. Tale definizione traccia con compiutezza la poetica dell’artista dagli esordi fino alla maturità. Francesco Casorati si è imposto nel secondo dopoguerra distaccandosi dal classicismo paterno per sviluppare un linguaggio bidimensionale, dominato da un’immaginazione favolistica e quasi araldica. La sua pittura schematizza elementi come uccelli, navi e labirinti in forme pure e campiture nette, evitando accuratamente sia il realismo sia l’astrazione totale. Attraverso questa personalissima sintesi visiva ha creato un’iconografia simbolica e un’enigmatica cosmologia domestica definita da un rigoroso equilibrio compositivo. Il risultato è un microcosmo formale e intellettuale, pervaso da una sottile ironia e da una profonda sospensione fiabesca.

A Torre Pellice è proposta una serie di opere storiche – la più datata è del 1952 – accostate alla produzione più recente fino al 2012. Arricchiscono la mostra anche le opere di Casorati presenti nella collezione civica di Torre Pellice: Monti a Torre Pellice del 1960 e Il pescatore del 1974.

A Vigone, invece, la mostra si compone di una decina di lavori di grandi dimensioni nella navata della chiesa, per un arco cronologico che si sviluppa tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta. In apertura di mostra viene esposta l’incisione del 2005 Marchingegno per pesare una nave, realizzata per un progetto espositivo a Vigone.

L’altare fa da supporto per la scultura Barca del 1987 e la sacrestia, oltre a un video documentario, ospita una serie di opere su carta.

La tappa conclusiva a Torino si sviluppa nelle due sale della Fondazione Amendola. La prima raccoglie una selezione di lavori storici già presentati a Torre Pellice e lavori più recenti. La seconda sala, invece, propone un’antologia di incisioni non esposte nelle altre due sedi, compresa la serie di lavori grafici degli anni Duemila donati da Casorati alla Fondazione e ora patrimonio prezioso della collezione d’arte dell’ente.

LUOGHI E INFO

VIGONE > Ex Chiesa del Gesù – Piazza M. Baretta

Info > 011 9804269 – segreteria@comune.vigone.to.it

TORRE PELLICE > Civica Galleria Scroppo – Via Roberto D’Azeglio, 10

Info > 0121 932530 – comunetorrepellice.to.it ­

Cherasco. Mirko Andreoli Realismo Arcano. La luce risplende dove il buio è fitto

Cherasco, Palazzo Salmatoris – dall’11 luglio al 13 settembre 2026

 

Palazzo Salmatoris di Cherasco, da sabato 11 luglio, ospiterà la mostra di Mirko Andreoli “Realismo arcano. La luce risplende dove il buio è fitto”, curata da Marco Albeltaro e Cinzia Tesio.

Il visitatore si troverà immerso in un mondo in cui le suggestioni dell’arte classica si intersecano con il mondo esoterico; la rassegna presenta una selezione del complesso e articolato percorso dell’artista.

In mostra è presente una ricca selezione di disegni a matita e foglia oro su carta, racchiusi in cornici d’epoca scelte dall’artista come ulteriore sottolineatura di un tempo fluido che sintetizza il passato con le istanze del contemporaneo.

Assieme a questa ricerca è poi esposta una selezione di acquerelli nei quali, sotto le sembianze di rilassanti paesaggi agresti, si nascondono presenze provenienti da altri mondi. Nella quiete delle campagne si intravvedono dischi volanti, architetture inquietanti, proprio a segnalare come ciò che si osserva, nella maggior parte dei casi, non è esattamente ciò che è.

Anche nella serie dedicata ai Marabut e l’uovo d’oro,in collaborazione con lo scrittore Diego Riccobene, l’artista si cimenta con una straordinaria perizia tecnica, in una narrazione che affonda le proprie radici nella leggenda, sollecitando l’occhio di chi guarda con una simbologia tanto raffinata quanto straniante.

Per la prima volta, verrà esposta la serie completa dei Tarocchi “The Soul Seeker Tarot”, che Andreoli ha recentemente realizzato per l’editore Lo Scarabeo. Anche in questo caso, la narrazione contenuta all’interno di ogni carta, è qualcosa che va ben oltre il conosciuto e che, proprio per la sua originalità, costruisce un racconto coinvolgente e straniante al medesimo tempo.

«Nei suoi lavori – spiegano i curatori Cinzia Tesio e Marco Albeltaro – Andreoli riesce a fondere una straordinaria perizia tecnica con un immaginario sempre originale, capace di attingere dal passato per raccontare all’osservatore una realtà nella quale si cela l’inconoscibile, l’imprevedibile e dalla quale si finisce per esserne attratti e sedotti, evocando in ognuno quel personale mistero che si cela sotto ogni forma semplice di realtà oggettiva. La scoperta della luce, la ricerca di ciò che è nascosto, l’impiego del bianco e nero amalgamati, talvolta, con rapide tracce di foglia d’oro, sono gli elementi che Andreoli impasta nei suoi disegni a grafite. La sua ricerca affonda le radici nella passione che l’artista ha da sempre per le antiche civiltà, per la dimensione spirituale, per tutto ciò che è sovrannaturale e per il modo come questi fattori si interconnettono con la dimensione materiale dell’esistenza. Il realismo, dovuto alla straordinaria tecnica di Andreoli nel disegno, contrasta con i soggetti rappresentati che, spesso, sotto un’apparenza di normalità, nascondono elementi che provengono da un altrove a cui l’artista fa riferimento. La stessa presenza della foglia oro ha un valore simbolico: sintetizza il culto del Sole, ancestrale presenza nella spiritualità umana».

Mirko Andreoli è cheraschese, ha compiuto gli studi all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, nel triennio con la Scuola di Pittura e, nel biennio di specializzazione, in Grafica d’Arte. Nel campo della grafica e del fumetto ha collaborato con le riviste Frigidaire e Il Nuovo Male (dirette da Vincenzo Sparagna), Lanciostory, per la Menhir Edizioni e illustrazioni per libri di poesia. Attualmente ha realizzato per l’editore Lo Scarabeo il mazzo di tarocchi “The Soul Seeker Tarot” con testo guida di Charles Harrington. Utilizza diverse tecniche artistiche tra cui il disegno a matita con foglia oro, l’acquerello e l’incisione (principalmente acquaforte). Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all’estero e attualmente collabora con la galleria Dr. Fake Cabinet di Torino.

«La mostra di Mirko Andreoli rappresenta un appuntamento di particolare rilievo per il calendario culturale cittadino. – dicono il sindaco Claudio Bogetti e la delegata alla cultura Mara Degiorgis – Accogliere a Palazzo Salmatoris un artista originario di Cherasco che ha saputo costruire nel tempo un percorso professionale serio e riconosciuto significa rafforzare il legame tra il territorio e le sue eccellenze. Come Amministrazione crediamo sia importante creare occasioni che valorizzino il patrimonio umano e creativo della nostra comunità, offrendo al pubblico proposte culturali di qualità all’interno di una sede prestigiosa e fortemente identitaria per la città. Rivolgiamo quindi un sentito ringraziamento all’artista, ai curatori e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa iniziativa, certi che saprà richiamare l’interesse di numerosi visitatori e rappresentare un ulteriore elemento di promozione per Cherasco».

  

Mirko Andreoli “Realismo arcano. La luce risplende dove il buio è fitto

Cherasco, Palazzo Salmatoris – Via Vittorio Emanuele, 29

11 luglio – 13 settembre 2026

Orari: sabato, domenica e festivi 9.30-12.30 / 14.30-18.30;

 giovedì e venerdì 14.30-18.30

Ingresso                      gratuito e libero

Inaugurazione             sabato 11 luglio ore 17

 

 

Monforte d’Alba. Opere Vive. Percorsi di valorizzazione arte pubblica del cuneese

 Sabato 11 luglio a Monforte d’Alba dalle ore 16 visite guidate e laboratorio aperto a tutti attorno all’opera “Gratitudine” di Alex Cecchetti

 

Torna anche quest’anno il public program di Radis, il progetto di arte nello spazio pubblico ideato e sostenuto dalla Fondazione Arte CRT, ente art oriented della Fondazione CRT, in collaborazione con la Fondazione CRC. Una serie di appuntamenti che accompagneranno il pubblico verso l’inaugurazione dell’opera di Iván Argote, in programma l’11 ottobre 2026 a Bene Vagienna, nell’ambito della terza edizione del progetto.

Gli appuntamenti del programma, curato dall’associazione culturale ART.UR, offriranno al pubblico l’opportunità di esplorare un patrimonio artistico che si fonde con il paesaggio e le comunità locali, un’occasione per vivere l’arte pubblica in modo attivo e partecipato, trasformando l’incontro con un’opera in un’esperienza di scoperta, confronto e creatività condivisa. È questo lo spirito del ciclo Opere Vive. Percorsi di valorizzazione arte pubblica del cuneese, inserito nel public program della terza edizione di Radis: quattro appuntamenti, che prendono il via nei mesi più liberi dell’anno, accompagnando il pubblico in un percorso di scoperte e occasioni di incontro con l’arte che proseguirà fino all’autunno.

Sabato 11 luglio a Monforte d’Alba protagonista della giornata sarà Gratitudine, l’opera realizzata nel 2025 dall’artista Alex Cecchetti nell’ambito del Bando Distruzione di Fondazione CRC, raccontata attraverso una serie di visite guidate condotte dalla curatrice Francesca Comisso. Le visite accompagneranno il pubblico alla scoperta dell’opera e del contesto che la ospita, offrendo spunti di lettura e approfondimento sul dialogo tra arte contemporanea, paesaggio e comunità. Realizzata sul muro di contenimento in cemento armato che costeggia una delle vie d’accesso al centro storico di Monforte, la grande installazione di Cecchetti affonda le radici, anche in senso letterale, in questi territori, evocandone il lontano passato e il futuro. Colpito dalla presenza, tra i muri del paese, di falesie di sabbia e fossili marini risalenti a milioni di anni fa, l’artista ha realizzato un vasto paesaggio pittorico e botanico: un omaggio alle forme di vita che hanno dato origine al territorio della Langa in epoche antichissime e, al tempo stesso, un dialogo immaginato tra quelle forme e le piante di vite, rosmarino e rose che le abitano.

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Accanto alle visite sarà attivo un laboratorio creativo aperto a tutti, senza prenotazione, pensato come uno spazio libero di partecipazione per adulti, famiglie e bambini. L’attività si basa su un approccio esperienziale che invita i partecipanti a osservare, ascoltare e interpretare l’opera attraverso le proprie percezioni, trasformando suggestioni, ricordi e riflessioni in elaborati visivi e narrativi. L’arte diventa così uno strumento di relazione e di costruzione di significati condivisi: non un oggetto da osservare passivamente, ma un punto di partenza per immaginare nuove connessioni tra persone, luoghi e storie.

Visite guidate con partenza alle ore 16.00 e alle ore 17.00 da Piazza Umberto I, 2 (prenotazione consigliata chiamando o scrivendo al 351 9510862 Associazione Art.ur). Il laboratorio si svolgerà liberamente dalle ore 16.00 presso la Biblioteca Civica (Piazza Umberto I, 2). La partecipazione alle attività è gratuita.Il pubblico potrà proseguire il percorso culturale visitando la mostra fotografica “Wall of Sound 20.0” del celebre fotografo Guido Harari, organizzata in occasione delle celebrazioni per i 50 anni dello storico festival Monfortinjazz and more. Dalle ore 16 alle 18.00 possibilità di visita anche al Museo Paolo Domenico Martina in Piazza Umberto I, n.2.

Le attività sono svolte in collaborazione con Monfortearte, con l’Associazione Monforte Martina Libri, con la Biblioteca Civica e con il patrocinio del Comune di Monforte d’Alba.

Dopo Monforte d’Alba, il programma di Opere Vive proseguirà l’8 agosto a Limone Piemonte con un’attività dedicata all’opera My Heritage di Alice Visentin, il 13 settembre a Bra attorno all’opera Estendere il tempo di Enrico Iuliano e si concluderà il 25 ottobre a Dogliani con un appuntamento dedicato ad Abetare (un giorno a scuola), l’opera di Petrit Halilaj inaugurata in occasione della seconda edizione di Radis.

Il ciclo di incontri vede la collaborazione dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero e dell’ATL del Cuneese.

 

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Domenica 12 luglio, ore 15. Maddalena, Marta, Anna, Giacomo. Le storie dei Santi a Ranverso

 

Un percorso guidato tra gli affreschi per scoprire le vicende dei santi celebrati nel mese di luglio attraverso immagini, simboli e tradizioni dell’immaginario medievale

 

Le storie dei santi prendono forma negli affreschi della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, dove arte e devozione si intrecciano in un percorso dedicato alle figure di Maddalena, Marta, Anna e Giacomo. Domenica 12 luglio l’appuntamento “Luglio è il mese del racconto” propone una visita guidata che conduce il pubblico alla scoperta delle vicende di quattro protagonisti della tradizione cristiana, celebrati dal calendario liturgico nel corso del mese.

L’iniziativa accompagna i visitatori in un racconto costruito attraverso le immagini conservate nella Precettoria. Gli affreschi diventano il punto di partenza per ripercorrere episodi, leggende e attributi iconografici che hanno contribuito a definire la devozione popolare e l’immaginario medievale, offrendo una nuova chiave di lettura del patrimonio artistico del complesso. Il percorso mette in relazione le opere con le storie dei santi, evidenziando come la pittura fosse uno strumento capace di trasmettere racconti, valori e significati a un pubblico che, nel Medioevo, trovava nelle immagini una delle principali forme di conoscenza e di narrazione.

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 12 luglio 2026, ore 15

Luglio è il mese del racconto

Costo della visita: 7 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

 

 

Palazzo Madama ospita la 14sima edizione di xCoAx

8 – 10 luglio 2026

Palazzo Madama, Piazza Castello, Torino

 

Dall’8 al 10 luglio Palazzo Madama ha l’onore di ospitare la 14esima edizione della conferenza internazionale xCoAx, uno dei principali appuntamenti di ricerca dedicati alle intersezioni tra arte, esseri umani, tecnologie computazionali e cultura contemporanea.

La conferenza riunisce artisti, studiosi e innovatori impegnati a indagare il rapporto tra creatività e tecnologie digitali, offrendo un’occasione di confronto internazionale su pratiche, linguaggi e scenari che stanno ridefinendo il modo in cui produciamo, condividiamo e interpretiamo la cultura contemporanea.

La tre giorni di lavori è riservata – previa iscrizione sul sito https://xcoax.org/#registration – a studiosi, artisti, performer e studenti che si occupano di ricerche multidisciplinari su estetica, calcolo, comunicazione e dei legami che intercorrono fra di essi.

La scelta di Torino e di una sede museale come Palazzo Madama si inserisce in un percorso ormai consolidato che vede Fondazione Torino Musei protagonista, dal 2019, di progetti europei e iniziative di sperimentazione tecnologica applicata al patrimonio culturale.

A partire dal progetto 5G-Tours, finanziato dal programma Horizon 2020, la Fondazione ha contribuito allo sviluppo e alla sperimentazione di servizi innovativi basati sulle reti 5G per migliorare l’esperienza di cittadini e visitatori. Questo percorso è proseguito con progetti come TrialsNet e CONVINCE, dedicati all’esplorazione delle potenzialità della realtà estesa, dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle reti di nuova generazione per rendere l’offerta culturale sempre più accessibile, immersiva e inclusiva. In questo ambito si collocano anche le sperimentazioni con il robot umanoide R1, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, impiegato per indagare nuove forme di interazione tra pubblico, operatori e patrimonio.

Un ruolo centrale è stato inoltre svolto dal progetto europeo SPICE, che ha utilizzato le tecnologie digitali come strumenti di partecipazione e co-creazione, coinvolgendo attivamente i visitatori nella costruzione di nuovi significati e narrazioni attorno alle collezioni museali.

Il percorso si è accompagnato anche a un’intensa attività di disseminazione e formazione, tra cui nel 2025/26 la partecipazione ai DICO Lab di Sassari e Nuoro e il contributo al dibattito nazionale, come nel convegno del MIMIT e del MIA sul futuro dell’audiovisivo, dedicato al ruolo delle tecnologie immersive e dell’innovazione nell’evoluzione delle industrie culturali.

Queste esperienze si sviluppano all’interno di una rete di collaborazioni che coinvolge istituzioni, università e centri di ricerca, tra cui CTE Next – Casa delle Tecnologie Emergenti della Città di Torino – e Fondazione LINKS, contribuendo a trasformare i musei della Fondazione in laboratori permanenti di innovazione, dove il patrimonio culturale diventa terreno di sperimentazione per nuovi modelli di fruizione e partecipazione.

Il direttore di Palazzo Madama Giovanni Carlo Federico Villa:”La presenza di xCoAx a Palazzo Madama nasce da una convinzione precisa: i musei, custodi del passato, sono le prime istituzioni chiamate a interpretare il presente e a contribuire alla costruzione del futuro. Per questo il dialogo tra patrimonio storico, ricerca artistica e innovazione tecnologica rappresenta una delle sfide più importanti per i musei contemporanei. Accogliere nei duemila anni di Palazzo Madama una delle principali conferenze internazionali dedicate alle relazioni tra arte e tecnologie computazionali significa riconoscerlo quale spazio di confronto aperto, dove la conoscenza si produce attraverso l’incontro tra discipline, sensibilità ed esperienze diverse. Una scelta che riteniamo pienamente coerente con la missione culturale e civica di Palazzo Madama e siamo profondamenti grati al comitato scientifico e direttivo di xCoAx e a tutto il personale di Fondazione Torino Musei per gli anni di impegno che hanno portato a questo risultato

Ospitare xCoAx rappresenta quindi un naturale punto di sintesi: Palazzo Madama si configura non solo come luogo di conservazione, ma come piattaforma viva di ricerca e sperimentazione, capace di mettere in dialogo patrimonio storico, pratiche artistiche contemporanee e tecnologie emergenti.

In occasione della conferenza saranno allestiti negli spazi del museo 17 lavori site specific, accostati alle opere delle collezioni permanenti di Palazzo Madama, in un inedito dialogo tra forme, linguaggi ed epoche differenti.

Le opere sono visibili con il biglietto di ingresso delle collezioni.

 

Solero celebra Carlo Guasco: inaugurazione del museo nel 150° anniversario della scomparsa.

Fu un cittadino esemplare, amministratore pubblico e illustre filantropo”.

SOLERO (AL) 2 luglio 2026 – In occasione del 150° anniversario della morte del celebre tenore Carlo Guasco, giovedì 9 luglio, presso il parco dell’Asilo intitolato al tenore verdiano, la comunità di Solero taglia un traguardo storico. Grazie all’instancabile operato dell’associazione “Gli Amici di Solero”, giunta al suo trentesimo anno di attività, verrà inaugurato il nuovo spazio museale dedicato all’artista. Un’iniziativa di altissimo valore culturale, realizzata con il fondamentale contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e con il patrocinio della Provincia di Alessandria.

Di seguito si riporta la dichiarazione ufficiale del Sindaco di Solero, Andrea Toniato:

“L’inaugurazione di questo museo rappresenta un atto di profonda e doverosa riconoscenza da parte di tutta Solero verso un uomo che ha dato lustro al nostro paese.

La figura di Carlo Guasco evoca immediatamente i fasti del melodramma ottocentesco, i palcoscenici dei più grandi teatri d’Europa e lo stretto legame artistico con maestri del calibro di Giuseppe Verdi. Tuttavia, per noi solerini, il suo nome evoca prima di tutto un profondo senso di appartenenza e una straordinaria generosità. Nonostante il successo internazionale l’avesse portato lontano, l’amore viscerale per il suo luogo di nascita lo spinse a ritornare qui, tra la sua gente, scegliendo Solero come dimora definitiva per la vita e per l’eternità.

Pochi ricordano che Guasco non fu solo un grandissimo artista, ma anche un cittadino attivo che mise la propria esperienza al servizio della comunità, ricoprendo per molti anni la carica di amministratore comunale. Ha guidato e assistito il nostro paese con la stessa passione che metteva sul palco, dimostrando una lungimiranza politica e sociale fuori dal comune.

Il simbolo più tangibile di questo suo amore resta la donazione della propria casa d’abitazione al Comune, affinché venisse trasformata in un asilo infantile. Una struttura che ancora oggi, a distanza di generazioni, accoglie le bambine e i bambini di Solero e con il micronido, anche dei comuni limitrofi. Con questo museo non celebriamo solo il tenore, ma l’amministratore, il filantropo e il concittadino di cui saremo eternamente fieri”.

“La figura di Carlo Guasco – sottolinea Paolo Arrobbio, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria – grande tenore e uomo di cultura internazionale, ma anche figura legatissima alla sua terra di origine, Solero, dove fu amministratore locale e filantropo, rappresenta una sintesi straordinaria di talento, volontà e amore del territorio. Il suo paese giustamente da tanti anni lo celebra come concittadino illustre, e la Fondazione è orgogliosa di aver finanziato la realizzazione del nuovo spazio museale che ne ricorda la vita e le opere, inaugurato nel 150esimo anniversario della morte”.

Per singolare e fortunata coincidenza, l’apertura del museo dedicato a Carlo Guasco cade esattamente nel trentesimo anniversario della costituzione dell’Associazione, che tale opera ha fortemente voluto e perseguito come obiettivo primario, seppure non esclusivo, della propria attività – dichiara il Professor Carlo Gallia, presidente onorario dell’associazione “Amici di Solero” -. Il museo rappresenta infatti una tappa significativa del percorso di riappropriazione della figura del grande tenore, che si è esteso progressivamente dal pieno recupero della casa e del parco, una cui parte, non utilizzata, era caduta in stato di abbandono, alla riscoperta dei molteplici e complessi aspetti della sua figura artistica ed umana, che nel museo trovano documentazione ed approfondimento. A tanto si è arrivati grazie all’azione concorde e determinata di persone e di istituzioni: studiosi, primo fra tutti il biografo di Guasco Giorgio Appolonia, a cui verrà conferita la cittadinanza onoraria, il Comune di Solero, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, che ha generosamente finanziato l’iniziativa. Ma nulla si sarebbe potuto fare senza l’impegno appassionato e continuo dei soci e il sostegno della popolazione solerina”.

Il museo sarà visitabile scrivendo alla mail amicidisolero@gmail.com oppure telefonando allo 0131365516 oppure ai numeri 3466702912 – 3663100615

 

CORIO. BRUNO ALESSANDRO. TRACCE. Presenze, ricordi e connessioni in una vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLO DEL 900. Le rose di Sarajevo – mostra fotografica

Polo del ‘900, Palazzo San Daniele, Piazzetta Antonicelli – Torino

Orario di visita  ore 10-20 dal 7 al 26 luglio – ingresso libero

Dal 7 al 26 luglio 2026, la Sala Voltoni del Polo del ‘900 ospita  la mostra Le rose di Sarajevo, che racconta la città, a distanza di trent’anni dall’assedio, iniziato nell’aprile del 1992, da parte delle truppe dell’Armata Popolare Jugoslava e dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.  

Gli autori delle immagini sono Angelo Baffa Giusa, Valerio Bianco, Franco Bussolino, Emilio Ingenito, Giorgio Veronesi e Pier Paolo Viola.

L’inaugurazione, martedì 7 luglio alle ore 18, sarà preceduta da un momento introduttivo nel Salotto del ‘900, pensato per offrire spunti e suggestioni rispetto al percorso espositivo,  proposto in collaborazione con Istoreto.

La mostra ha avuto il Riconoscimento della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

 

Cuneo. Il tempo delle chiavi. Franco Sebastiano Alessandria

 Inaugurazione

Venerdì 10 luglio 2026 alle ore 17,30

 Chiostro del Complesso Monumentale di San Francesco – Cuneo

Testo critico di Enrico Perotto

 La mostra sarà visitabile dal 10 luglio al 6 settembre 2026 – Chiostro del Complesso Monumentale di San Francesco – Via Santa Maria, 10 – 12100 Cuneo (CN)

La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle 15.30 alle 18.30

Ingresso libero

 

La mostra Il tempo delle chiavi” si presenta al pubblico come il ventitreesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.

Sono 14 le sculture che Franco Sebastiano Alessandria esporrà dal 10 luglio prossimo sotto le volte del chiostro del Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo e i loro titoli sono i seguenti: Il tempo, L’ora, La vita!, Capo linea, Utopia, Esodo, Libero arbitrio sofferto, The wall, Dono, Fertilità, Perdù, Ti offro un mondo di opportunità, La chiave della sopravvivenza, La bonne route. Si tratta di una scelta rappresentativa della sua produzione scultorea, comprendente le figure più iconiche tra quelle realizzate con assemblaggi di chiavi saldate tra loro e con aggiunte di eventuali parti anatomiche elaborate in resina. Oltre alle chiavi, Alessandria introduce ingranaggi meccanici, chiodi e altri oggetti vintage, come orologi sveglie o gocce di cristallo di lampadari da soffitto. Ciascuna immagine, talvolta con intento ludico e ironico, riflette una storia individuale e insieme collettiva, si appunta su una specifica situazione della vita umana o riflette sull’esplosione di vitalità espressa da un cavallo al galoppo sospeso nella “fase di volo” o sulla necessità di difendere le specie animali a rischio di estinzione come nel caso dei rinoceronti. Valori etici ed umani condivisi e spirito critico nei confronti della società, uniti a una certa predisposizione all’autoironia e al divertissement intellettuale: sono questi i punti cardine della particolare forma di creatività dimostrata da Alessandria. Le sue opere assemblate sono figlie di una civiltà dei metalli che oggi sta per essere soppiantata dall’intelligenza artificiale e dai suoi effetti negativi nella vita di noi tutti, a cui Franco Sebastiano oppone la sua personale scelta di stare alle regole del gioco “facciamo come se…”, liberando la fantasia, costruendo meccanismi metaforici che costituiscono un vero e proprio work in progress, un gioco di allusioni, un paradosso visivo, componendo corpi “vuoti” che non si fanno mai “pieni”, che restano in bilico tra l’essere e l’apparire, suggerendo quello che la realtà è o che non dovrebbe essere, anche sulla spinta di un’indiscutibile capacità di coinvolgere il pubblico con la curiosità dei frutti della sua immaginazione.

 

BARD. MARIO DONDERO. INEDITI. L’archivio di un partigiano dell’umano

“Se faccio il fotogiornalista è perché credo nella forza delle immagini come strumento di verità, documento inoppugnabile laddove le parole non bastano.”

Mario Dondero

Un nuovo ed inedito progetto fotografico al Forte di Bard. Mario Dondero. Inediti. L’archivio di un partigiano dell’umano è il titolo della mostra a cura di Claudio Composti in programma nelle sale delle Cantine del Forte di Bard dal 24 luglio al 18 ottobre 2026. L’esposizione rivela per la prima volta un corpus di fotografie inedite tratte dall’archivio di Mario Dondero (Genova 1928 – Fermo 2015), grande fotoreporter e testimone civile del Novecento. Scatti mai pubblicati né esposti, riscoperti dal curatore durante una visita all’archivio due anni fa, restituiscono al pubblico uno sguardo radicale, antiretorico e profondamente umano che ha attraversato mezzo secolo di Storia.

Un partigiano dell’umano

Mario Dondero non è stato soltanto un fotoreporter: è stato un testimone che ha scelto da che parte stare. Partigiano giovanissimo in Val d’Ossola, poi cronista militante nella stampa politica italiana del dopoguerra — da “Lavoro Nuovo” all’Avanti!, dall’Unità a “Le Ore” come cronista — e infine fotografo del mondo, Dondero ha sostituito la rotta nautica (da ragazzo sognava il mare) con una rotta etica, percorrendo l’Europa, l’Africa, l’America Latina, il Medio Oriente, l’Asia. Il suo sguardo nasceva da un amore profondo per l’essere umano: chi vive ai margini, chi attraversa la Storia senza scriverla, chi ne subisce le conseguenze più che governarne le forme. «Mi interesso a tutto quello che interviene nella nostra vita» diceva. Un operaio sudamericano o un rifugiato asiatico avevano per lui lo stesso peso di Sartre, Beckett, Giacometti o Pasolini, intellettuali e artisti amici che ritrasse con la stessa misura: nessuno mai in posa, il potere sempre disarmato, l’eroismo mai esibito.

Un archivio che torna a parlare

L’archivio di Mario Dondero — conservato in larga parte dalla Fototeca Provinciale di Fermo ad Altidona — è un patrimonio vastissimo e ancora in parte inesplorato: centinaia di migliaia di immagini tra negativi in bianco e nero, diapositive e stampe professionali, accompagnate da oltre duecento quaderni di appunti. Molte delle stampe vintage selezionate per questa mostra recano sul retro, annotazioni a penna o a matita: descrizioni dell’evento, titoli, date, firme. Documento fotografico e traccia letterari riflettono l’inseparabilità, per Dondero, tra scrittura e immagine, due forme complementari di testimonianza, come i suoi oltre duecento quaderni di appunti, pieni di frasi interrotte, osservazioni sul presente, brevi racconti di ciò che leggeva o di cui era testimone. «I fotografi di solito non scrivono e neppure parlano. Sono come i pesci, muti anch’essi nel vasto mare silente» annotava in uno di essi. Lui era l’eccezione: un fotografo che non smetteva mai di pensare per iscritto. Il curatore Claudio Composti ha selezionato e organizzato il materiale inedito in tre macro-sezioni tematiche: Memorie del presente — dedicata a manifestazioni e movimenti sociali collettivi; Sguardi politici — sui protagonisti della storia politica del Novecento; Verso il mondo — omaggio al quotidiano, ai gesti e alle vite degli ultimi, della gente semplice, incontrata in ogni angolo del pianeta. Un percorso che attraversa decenni e geografie ma rivela una linea coerente: la fotografia come scelta morale, come impossibilità di restare neutrali.

La fotografia come atto politico e umano

In un’epoca in cui la fotografia politica tendeva a costruire mitologie visive, Dondero compì un gesto controcorrente: riportare i protagonisti alla loro dimensione umana. Dal ritratto collettivo degli scrittori del Nouveau Roman davanti alle Éditions de Minuit (1959) — Robbe-Grillet, Sarraute, Butor, Beckett, Simon — alla Grecia dei Colonnelli, dalla Spagna franchista ai movimenti di liberazione africana, dal muro di Berlino alla Russia post-sovietica, il suo sguardo non cedette mai al sensazionalismo. «La fotografia è un’arma formidabile nella ricerca della verità» ripeteva, ma anche un’arma che può essere manipolata: per questo sentiva il mestiere come una responsabilità.

Il valore degli inediti e dell’archivio

Portare alla luce fotografie rimaste ai margini della circolazione pubblica non significa semplicemente aggiungere nuove immagini alla storia di Dondero: significa riattivare il loro potenziale di senso. Come scriveva Walter Benjamin, l’immagine non è mai soltanto ciò che mostra, ma ciò che accade quando viene guardata di nuovo in un altro tempo. L’archivio si rivela così uno spazio critico, un luogo in cui le fotografie continuano a produrre significato, riaprendo il dialogo tra immagine, memoria e storia. La recente attività di riordino promossa dalla Fototeca Provinciale di Fermo, grazie al direttore Pacifico D’Ercoli e all’ultima compagna di vita di Dondero, Laura Strappa, rappresenta non solo un intervento conservativo, ma un passaggio critico decisivo: l’istituzionalizzazione dell’archivio consente di riconsiderare l’opera nel quadro della storia europea del fotogiornalismo politico.

«Mi auguro che le mie fotografie, mosse dalla simpatia, colgano nel segno lo spirito dei luoghi e l’umanità intensa delle persone» scriveva Dondero. In questa frase è contenuta tutta la sua poetica. In un tempo che tende a trasformare tutto in icona e consumo visivo, i suoi inediti riaffermano la fotografia come tempo lento e come responsabilità: non semplice memoria visiva, ma esercizio critico. L’archivio politico di un partigiano dell’umano che continua a parlare di uomini agli uomini.

 

Orari – Da martedì a venerdì 10.00 / 18.00. Sabato, domenica e festivi 10.00 / 19.00

Lunedì chiuso

 

Tariffe*

Intero: 15,00 euro. Ridotto 12.00 (over 65, 19-25 anni)

*Includono altri due spazi espositivi a scelta.

Gratuità: possessori Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta e Abbonamento Musei Lombardia Valle d’Aosta; Membership Card Forte di Bard, minori di 18 anni.

 

Coumboscuro. Buscaje. Beppe Viada

Inaugurazione Domenica 12 luglio 2026, ore 17 Coumboscuro Centre Prouvençal – Frazione S. Lucia, Monterosso Grana (CN)

La mostra sarà visitabile la domenica dalle 15.00 alle 18.30

Per informazioni: info@grandarte.it – www.grandarte.itgrandArte2025 ___ 2026I confini del Sacro**

La mostra “Buscaje” si presenta al pubblico come il ventiquattresimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.

Le opere di Giuseppe “Beppe” Viada (1925-2005) tornano a rivivere dal 12 luglio prossimo negli spazi del Coumboscuro Centre Prouvençal, a Sancto Lucìo di Monterosso Grana, luogo di civiltà provenzale alpina profondamente amato dall’artista nel suo cammino di arte e di fede. L’esposizione, rappresenta un omaggio a una delle figure più autentiche e significative del territorio, a un “maestro del legno” capace di liberare splendidamente la materia sotto il morso dello scalpello. Ciascuna scultura, intagliata in essenze di tiglio, ciliegio, noce o quercia spesso recuperate lungo le rive dello Stura, riflette una storia intima e collettiva. Viada misurava i blocchi di legno con gli occhi, scorgendovi all’interno la figura da realizzare, in un gioco di modellati insieme dolci e nervosi, nitidi e sognanti, capaci di fondere il rigore della tradizione alpina con un’intensa,drammatica e trasparente spiritualità protesa verso il cielo.