Intelligenza artificiale, tre anni dopo: quando il futuro è diventato presente
Nel 2023 ChatGPT sembrava anticipare il futuro della comunicazione automatica. Oggi l’intelligenza artificiale è diventata un ecosistema in continua evoluzione, capace di entrare nel lavoro, nella creatività e nella vita quotidiana.
Nel gennaio 2023 parlare di intelligenza artificiale significava, per molti, parlare soprattutto di una novità che aveva appena conquistato l’attenzione del grande pubblico: ChatGPT.
Era arrivato da poco e la sua capacità di comprendere le domande e produrre risposte in linguaggio naturale aveva immediatamente acceso la curiosità di milioni di persone. Noi stessi ne avevamo parlato proprio su queste pagine, chiedendoci quale potesse essere il futuro di quella che avevamo definito la “comunicazione automatica”.
A distanza di tre anni, rileggere quell’articolo permette di osservare quanto velocemente sia cambiato questo settore. Nel pezzo del gennaio 2023 raccontavamo ChatGPT, le sue potenzialità e i suoi limiti, ipotizzando che potesse rappresentare un importante passo avanti nella generazione automatica del linguaggio.
“ChatGPT: Il futuro della comunicazione automatica” – 23 gennaio 2023
Oggi, però, parlare semplicemente di ChatGPT non basta più per descrivere il mondo dell’intelligenza artificiale.
Dalla novità all’ecosistema
Quello che nel 2023 sembrava quasi un singolo fenomeno tecnologico si è trasformato in un intero ecosistema.
Accanto a ChatGPT sono comparsi numerosi modelli e piattaforme, sviluppati da aziende diverse e con caratteristiche differenti. L’intelligenza artificiale generativa non si occupa più soltanto di scrivere testi: può creare immagini, generare e modificare video, lavorare con la voce, tradurre, analizzare documenti e dati, assistere nella programmazione e supportare attività sempre più complesse.
Il cambiamento più evidente è forse proprio questo: l’intelligenza artificiale non è più soltanto qualcosa con cui conversare.
È diventata uno strumento attraverso il quale è possibile lavorare con informazioni, documenti, immagini, dati e applicazioni.
E ChatGPT, in questo percorso, ha avuto un ruolo fondamentale. È stato uno dei principali strumenti attraverso cui il grande pubblico ha scoperto concretamente cosa potesse significare interagire con un sistema di intelligenza artificiale utilizzando il linguaggio naturale.
Non solo risposte
La prima generazione di utilizzi era relativamente semplice: fare una domanda e ricevere una risposta.
Oggi l’approccio è molto diverso. L’utente può fornire un documento, un’immagine, una serie di dati o una descrizione di un problema e chiedere all’intelligenza artificiale di analizzarli, elaborarli e trasformarli in qualcosa di nuovo.
Questo vale tanto per un’attività quotidiana quanto per un contesto professionale.
Scrivere una mail, preparare una presentazione, sintetizzare un documento, tradurre un testo, analizzare una tabella, sviluppare codice o fare una prima ricerca sono diventate attività nelle quali gli strumenti di IA possono affiancare direttamente l’utente.
Il passaggio importante, quindi, non è soltanto che le macchine siano diventate più brave a rispondere. È che stanno diventando sempre più capaci di collaborare allo svolgimento di un’attività.
Un cambiamento anche nel lavoro
È probabilmente nel mondo professionale che questa trasformazione appare più evidente.
L’intelligenza artificiale sta entrando progressivamente in uffici, aziende, laboratori e professioni differenti, non necessariamente per sostituire completamente una persona, ma per automatizzare alcune operazioni e lasciare all’essere umano le attività che richiedono giudizio, esperienza e decisioni.
Nel frattempo, i modelli sono diventati sempre più sofisticati. Le generazioni più recenti sono progettate per affrontare non soltanto conversazioni, ma anche programmazione, analisi, ricerca, scienza, cybersecurity e flussi di lavoro articolati.
Questo sta modificando anche il modo in cui utilizziamo la tecnologia. Per anni abbiamo imparato a comunicare con i computer attraverso programmi, menu e interfacce. Ora possiamo sempre più spesso descrivere a parole ciò che vogliamo ottenere e lasciare che sia il sistema a interpretare la richiesta.
È un cambiamento di paradigma tutt’altro che banale.
Il problema della fiducia
Ma se le capacità sono aumentate, non è scomparso uno dei problemi che già nel 2023 accompagnava questa tecnologia: l’affidabilità.
Un sistema di IA può produrre una risposta convincente senza che questa sia necessariamente corretta. Può interpretare male una richiesta, commettere un errore o presentare come certo qualcosa che invece dovrebbe essere verificato.
E proprio perché oggi i risultati sono molto più sofisticati e naturali, il problema diventa ancora più importante.
La vera competenza nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale non consiste quindi soltanto nel saper formulare una buona domanda. Significa anche sapere valutare la risposta, riconoscerne i possibili limiti e capire quando è necessario controllare le informazioni attraverso fonti affidabili.
Più l’IA diventa potente, insomma, più diventa importante sapere quando fidarsi e quando no.
E il futuro?
Tre anni fa ci chiedevamo quale sarebbe stato il futuro della comunicazione automatica. Oggi quella domanda appare quasi superata.
L’intelligenza artificiale è già presente.
È nei motori di ricerca, negli strumenti di produttività, nei software professionali, nella generazione di immagini e video, nella programmazione e in un numero crescente di servizi che utilizziamo quotidianamente, spesso senza nemmeno rendercene conto.
La vera domanda per i prossimi anni sarà quindi un’altra: quanto cambierà il nostro modo di lavorare, comunicare e creare quando l’intelligenza artificiale diventerà una presenza ordinaria e non più una novità?
Nel 2023 ChatGPT rappresentava per molti il primo contatto concreto con questo futuro.
Oggi ChatGPT è soltanto una parte di un panorama molto più grande.
E forse è proprio questo l’aspetto più interessante: il futuro che allora cercavamo di immaginare non è arrivato sotto forma di una singola tecnologia. È diventato un intero mondo.
Andrea Madaffaro



