STORIA DELLA CHIERI MODERNA. 12) L’ “intermezzo” austro-russo a Chieri

Un anno durò l’occupazione austro-russa del Piemonte (Maggio 1799-giugno 1800), con qualche conseguenza.

Il generale Suvarov

A Chieri la prima di queste interessò l’Amministrazione comunale. Dopo soli otto mesi dall’insediamento della Municipalità repubblicana, il 4 giugno 1799 subentrò  un nuovo Consiglio, costituito dalle persone  allontanate l’anno precedente, a partire dal sindaco conte Baronis. L’unico che non venne richiamato fu il cavalier Nicolò Curbis, che aveva accettato di far parte anche della Municipalità repubblicana. Al suo posto venne designato il cav. Francesco Broglia di Casalborgone.

La nuova Amministrazione il 31 agosto decise di ripristinare sull’Arco di Piazza e sulla facciata del Municipio gli stemmi reali eliminati pochi mesi prima dal Governo Repubblicano. L’incarico venne affidato al pittore Filippo Zalli mentre, secondo la testimonianza di Antonio Bosio, sulla faccia est dell’Arco un non altrimenti noto pittore di nome Marmori dipinse la seguente epigrafe: “ REGIS ET URBIS INSIGNIA – GALLORUM INVASIONE PROSCRIPTA – PATRES- BILIONE RECTORE – RESTITUENDO CURAVERUNT – ANNO MDCCLXXXXIX” (“Nell’anno 1799, essendo  sindaco Bigliani, i Responsabili della Città  fecero restaurare le insegne regie e cittadine che erano state eliminate all’epoca dell’invasione francese”).

Anche a Chieri fece vittime l’epurazione, messa in atto dal Governo, di personaggi che si erano compromessi con il regime repubblicano. I giacobini che erano usciti allo scoperto all’arrivo dei Francesi vennero incarcerati a Torino, chi nel Collegio dei Nobili, chi nella prigione delle Forzate (un ex monastero trasformato in carcere femminile ), chi nelle Carceri Senatorie ( situate nella zona di via Sant’Agostino) e chi nell’Ergastolo (in realtà un  carcere minorile, situato in via Nizza).

Non solo. Il 23 ottobre 1799 il Consiglio, sempre d’ordine dell’Autorità superiore, sospese tutti i professori e i maestri delle scuole sia superiori che inferiori: delle scuole superiori, il chirurgo collegiato Giovanni Teghilli, professore di chirurgia; il domenicano Vincenzo Delfino, professore di filosofia; don Beniamino Vastapane professore di Retorica ed Umanità; don Vincenzo Giachino, professore di Grammatica superiore, cioè della 3a e 4a classe; il professore e direttore spirituale padre Gioachino Villa, dei Minori Francescani. Delle scuole inferiori: il padre spirituale don Felice Tessier, don Carlo Nicolini, maestro della Quinta Classe; don Ignazio Gallina, maestro della Sesta Classe; il Chierico Bernardino Borgarello, maestro della Settima Classe.  Il Consiglio comunale li difese, chiedendo all’Intendenza di reintegrarli, perché “… ha sempre la gioventù ricavato dai loro insegnamenti il desiderato profitto,… e conoscendo altresì che non hanno mai in alcun tempo addimostrati sentimenti contrari alla Religione e al Governo Monarchico”.

Un altro effetto non proprio positivo per la città fu la presenza a Chieri, per circa un anno, di una guarnigione di militari austriaci, che la Città dovette mantenere.

 

(Da: Antonio  Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 49 – 51). 

 (Continua)