PIEMONTE ARTE: ARTE TRA I LIBRI A CHIERI, COLLETTIVA DI SAN MARTINO CHIERI, HAYEZ BOLDINI CASORATI A NOVARA, DAMIOLI A VERBANIA, SAMOYLOVA…
Coordinamento redazionale di Angelo Mistrangelo
CHIERI. “ARTE TRA I LIBRI”. GLI ACQUERELLI DI ALBERTO PASQUALE
“Alberto Pasquale – Acquerelli tra i libri “Nuovo appuntamento della rassegna “Arte tra i libri”, a cura di Piemonte Arte, la testata giornalistica settimanale di www.100torri.it, negli spazi della Libreria Mondadori Centro Storico di Chieri, in Via Vittorio Emanuele 42 B
La Mostra “Acquerelli tra i libri” opere di Alberto Pasquale è visitabile
dal 7 novembre al 7 dicembre 2026
La mostra è visitabile anche on-line in PIEMONTE ARTE su www.100torri.it.
Dal 7 novembre al 7 dicembre 2026, alla libreria Mondadori Centro Storico di Chieri sarà visitabile la mostra personale di Alberto Pasquale – Acquerelli tra i libri, organizzata da Piemonte Arte, un percorso espositivo dedicato alla delicatezza dell’acquerello unita alla fantasia del suo autore.
Acquerelli tra sogno e realtà
Alberto Pasquale artista autodidatta di grande sensibilità e talento, capace di dare vita, attraverso l’acquerello, a mondi ricchi di poesia, emozione e fantasia. Le sue opere spaziano da città immaginarie e suggestive a ritratti intensi, da paesaggi naturali e marine fino all’atmosfera magica e colorata del circo.
Alberto Pasquale predilige il piccolo formato. Le sue opere pur con dimensioni ridotte portano in un mondo di fantastico.
Ogni dipinto racconta una storia e rivela uno sguardo personale e originale sul mondo, fatto di sfumature delicate, giochi di luce e armonie cromatiche. La sua capacità di esplorare soggetti così diversi dimostra una creatività vivace e una notevole libertà espressiva.
Un percorso artistico autentico, in cui la passione e la ricerca personale si trasformano in opere capaci di coinvolgere, sorprendere ed emozionare. Un artista da scoprire e seguire, che attraverso i suoi acquerelli invita a guardare la realtà con occhi nuovi, lasciando spazio alla meraviglia e all’immaginazione.
Rosanna Cauda
CHIERI. PALAZZO OPESSO. COLLETTIVA DI SAN MARTINO

Novara. Hayez Boldini Casorati. Moda e Costume nella società moderna
A cura di Elisabetta Chiodini 31 ottobre 2026 – 4 aprile 2027
Castello di Novara
In corso dal 31 ottobre al 4 aprile al Castello di Novara la mostra Hayez Boldini Casorati. Moda e Costume nella società moderna, a cura di Elisabetta Chiodini, articolata in otto sezioni che attraversano le sale del complesso Visconteo Sforzesco. Dipinti, abiti e complementi d’abbigliamento ripercorrono la storia della moda, l’evoluzione del gusto e del costume in un periodo di tempo compreso fra i primi anni dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento.

Felice Casorati – Le ereditiere, 1910, olio su tela 150 x 120 cm, Rovereto, Mart
In mostra rari capolavori della pittura italiana, opere accuratamente scelte appartenenti a prestigiose raccolte, pubbliche e private, affiancate da abiti e accessori di moda provenienti dalle Collezioni Civiche milanesi e conservati a Palazzo Morando – Costume Moda Immagine nonché da collezioni private. Un serrato dialogo tra dipinti e oggetti d’uso, oggi considerati anch’essi e a pieno titolo rare e preziose opere d’arte, aiuta il visitatore moderno a comprendere più a fondo la vita quotidiana di uomini e donne appartenenti a quel tempo molto vicino al nostro ma, sotto certi aspetti, lontanissimo. Uomini, donne, consuetudini, usi e costumi di un tempo che grazie ai dipinti e agli oggetti esposti riprendono vita sotto i nostri occhi. Fra gli artisti in mostra troviamo Andrea Appiani (1754-1817), Giuseppe Canella (1788-1847), Francesco Hayez (1791-1882), Silvestro Lega (1826-1895), Federico Farufffini (1833-1869), Giovanni Boldini (1842-1931), Giuseppe De Nittis (18461884), Felice Casorati (1883-1963), Anselmo Bucci (1887-1955) e altri importanti artisti. La rassegna, organizzata da METS Percorsi d’Arte congiuntamente a Comune di Novara e Castello di Novara, con il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, si articola in otto sezioni cronologiche.
Sezione 1. Dagli inizi del XIX secolo alla fine degli anni Trenta
Attraverso raffinatissimi ritratti e scene di genere la prima sezione della mostra fa luce sull’evoluzione delle mode, femminili e maschili, nei primi trent’anni dell’Ottocento. Apre la sala il modello dell’abito femminile neoclassico, del quale abbiamo una straordinaria testimonianza pittorica nei due celebri ritratti di Andrea Appiani di Madame Pétiet e della contessa Francesca Ghirardi Lechi. Un abito dalla linea diritta, a vita alta, segnata da una cintura a coulisse, realizzato in lino o in leggera mussolina indiana rievocante i capolavori della statuaria greco-romana riportati in auge nel Settecento dalle scoperte archeologiche dei siti di Ercolano e Pompei. La mise era completata da preziosi accessori. Col passare del tempo il modello dell’abito a vita alta rimarrà in auge, ma la struttura sartoriale sarà più complessa, sulla veste lunga si indosseranno tuniche più corte e i primi spencer, giacche corte con maniche lunghe. Presto le impalpabili mussoline lasceranno spazio ai velluti e ai rasi utilizzati anche per realizzare preziose guarnizioni per impreziosire le maniche e l’orlo delle vesti. Di lì a breve le gonne assumeranno una forma a campana sostenuta da sottogonne inamidate, il punto vita tornerà alla sua posizione naturale, sottolineato da alte cinture, le scollature limitate agli abiti da sera. Caratteristico e singolare elemento dell’abito romantico le ampie maniche à gigot, mantenute gonfie grazie a specifiche imbottiture. I primi decenni del secolo sono quelli dell’affermazione della moda borghese, quelli nei quali anche l’abito maschile si consolida nel completo scuro, costituito da pantaloni lunghi, giacca, panciotto, camicia. Tra le opere in sala: Andrea Appiani, Ritratto di madame Petiet con i figli, 1800; Andrea Appiani, Ritratto di Francesca Ghirardi Lechi, 1803.
Sezione 2. Anni Quaranta e Cinquanta del XIX secolo Sparite le maniche à gigot nel decennio successivo la silhouette femminile vede un assottigliamento ulteriore del punto vita e un primo deciso ampliamento della gonna, increspata in vita, arricchita di balze, gale e volant. Gli anni Quaranta e Cinquanta sono infatti ricordati per le ampiezze delle gonne rese possibili prima grazie alle crinoline, poi alla più leggera “gabbia” in cerchi metallici brevettata nel 1856 da Auguste Parson. Gonne dalle ampiezze sempre più esagerate che impedivano la libertà di movimento ma sottolineavano lo status sociale di chi le indossava. Tra le opere in sala: Francesco Hayez, Ritratto della cantante Matilde Juva Branca, 1851; Francesco Hayez, Ritratto della Contessa Antonietta Tarsis Basilico, 1851.
Sezione 3. Anni Sessanta del XIX secolo Attraverso qualche ritratto e scene di genere, la terza sezione della mostra illustra l’evoluzione della foggia delle vesti femminili nel corso dell’intero decennio. Raggiunta la massima circonferenza intorno ai primi anni Sessanta, le ampiezze delle gonne, dopo il 1865, si riducono grazie al genio creativo di Charles Frederick Worth (1825-1895). Noto come il primo couturier della storia, Worth interviene direttamente sulla forma della crinolina riducendola drasticamente sul davanti e spostando l’ampiezza sul retro. Tra le opere in sala: Silvestro Lega, Tra i fiori del giardino, 1862; Giovanni Boldini, Ritratto della contessa Carlotta Aloisi Papudoff, 1869.
Sezione 4. Anni Settanta del XIX secolo Sul finire degli anni Sessanta la mezza crinolina si riduce ulteriormente preannunciando quella che sarà la tournure. Detta anche sellino o cul de Paris, la tournure era una sottostruttura che aveva lo scopo di gonfiare la gonna solo posteriormente. Se nei due decenni precedenti la ricchezza e lo status delle signore erano sottolineate da metri e metri di tessuto utilizzati per confezionare gonne dalle ampiezze mirabolanti, negli anni Settanta sarebbero stati i drappeggi a farlo, arricchiti da decorazioni, nastri, passamanerie e preziosi merletti sul retro. Sullo scorcio del decennio la silhouette femminile sarebbe nuovamente cambiata, le signore avrebbero indossato giacche aderenti, spesso lunghe fin sotto i fianchi, chiuse anteriormente da file di piccoli bottoncini che sottolineavano la verticalità della figura. Tra le opere in sala: Domenico Induno, Un dramma domestico, 1873; Giuseppe De Nittis, Alle corse dei cavalli, 1874.
Sezione 5. Anni Ottanta del XIX secolo Verso il 1881 la tournure comincia ad accentuarsi nuovamente con leggeri ma continui cambiamenti fin sul finire degli anni Ottanta, quando la gonna tenderà a semplificarsi e i drappeggi ad appiattirsi; contemporaneamente il busto inizierà ad ampliarsi sulle spalle e ad accennare quella linea a petto di piccione che caratterizzerà la silhouette femminile di fine secolo. Tra le straordinarie opere esposte in sala, accanto ad un prezioso pastello grande al vero realizzato da Giuseppe de Nittis tra il 1883 e il 1884, Foglie d’autunno, esponiamo un abito in due pezzi databile allo stesso giro di anni. Firmato dalla sartoria milanese di Marianna Cantelli, realizzato in velluto cesellato e caratterizzato da un ampio drappeggio in faille viola sulla gonna, intorno a fianchi, l’abito ricorda molto da vicino la foggia di quello indossato da Léontine De Nittis. L’abito è appartenuto a Costanza Adamoli Gibbs, moglie di Giulio Adamoli, figura di rilievo del nostro Risorgimento. In sala anche l’olio su tela di Daniele Ranzoni, Ritratto della Signora Pisani Dossi, 1880; Abito da giorno, Sartoria Marianna Cantelli, Milano 1883 circa; Ventaglio pieghevole, manifattura francese, 1880 circa.
Sezione 6. Anni Novanta del XIX secolo La sezione dedica ampio spazio ad una delle caratteristiche peculiari della moda degli anni Novanta dell’Ottocento, l’ampiezza delle maniche. Con la semplificazione della gonna, che proprio nei primissimi anni Novanta inizierà ad aprirsi a campana, e un punto vita sempre più sottile, saranno le maniche a controbilanciare la figura divenendo nel contempo elemento decorativo. Leggermente increspate sulla pala ma ancora strette all’inizio del decennio, diverranno via via sempre più ampie. Tra le opere in sala: Edoardo Gelli, En passant, 1896; Abito da giorno, Sartoria Laura Lombardi e Sorelle, Milano, 1893-1896.
Sezione 7. Il fumo al femminile: da gesto anticonformista a fenomeno culturale La piccola cella del castello ospita una suite di opere eseguite tra la metà degli anni Sessanta dell’Ottocento e i primi anni Venti del Novecento, lavori che hanno tutti come protagoniste giovani donne che assaporano il piacere sottile del trascorrere del tempo libero immerse nella lettura di un libro, rilassandosi in poltrona, conversando con un’amica in una sala da tè, tutte in compagnia di una sigaretta accesa. Un gesto che cambia insieme all’evoluzione del costume divenendo testimonianza dell’emancipazione femminile. Tra le opere in sala: Federico Faruffini, La lettrice, 1865 circa; Pietro Marussig, Donne al caffè, 1924.
Sezione 8. Dagli inizi del XX secolo agli anni Venti L’ultima sezione della mostra illustra l’evoluzione della moda e del costume avvenuta nel corso dei primi tre decenni del secolo. Decenni di cambiamenti epocali nei quali si è passati dalla cosiddetta linea “a S” agli abiti dalla linea diritta. La prima ottenuta mediante l’adozione di corsetti strettissimi che accentuavano il punto vita mettendo in evidenza il seno, spinto in avanti, e il fondoschiena, proponendo una silhouette a S che ricordava le forme sinuose dello stile floreale. I secondi caratterizzati da una struttura sartoriale semplice con cintura a vita bassa e orli sempre più corti; modelli più comodi che rispondevano pienamente all’esigenza di praticità che la vita moderna richiedeva. Tra le opere in sala: Vittorio Matteo Corcos, Ritratto di Yole Moschini Biaggini, 1907; Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1906; Felice Casorati, Le ereditiere, 1910. Accompagna la mostra il catalogo, edito da METS Percorsi d’Arte, con saggi storico-critici di Elisabetta Chiodini, Francina Chiara, Andrea Bruciati, Camilla Testi, schede scientifiche e regesto delle opere.
INFO
Sede: Castello di Novara, Piazza Martiri della Libertà 3 | T. 0321 1855421 Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) | lunedì chiuso Aperture straordinarie: domenica 1novembre, lunedì 7, martedì 8, sabato 26 e lunedì 28 dicembre, venerdì 1, lunedì 4, mercoledì 6 e venerdì 22 gennaio, 28 e 29 marzo. Chiuso: giovedì 24, venerdì 25 e giovedì 31 dicembre Aperture anticipate alle ore 9.00: Sabato 3 e domenica 4 aprile 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00)
NELLE GALLERIE TORINESI MOMENTI CULTURALI E ARTISTICI.
Alla Noire Gallery, in via Piossasco 29/B, sono esposti i progetti realizzati per Noire da Giulia Cenci “Chiodi” e Giorgio Griffa “Canone aureo 980” con un discorso creativo scandito tra riferimenti letterari, arte e scienza, visibili sino al 30 gennaio 2027. Mentre presso gli spazi della Casa Museo Carena, in via Rombò a Rivoli, si possono vedere, sino all’8 dicembre, le opere di ex allievi e artisti profondamente legati alla cultura visiva del “pittore dei cieli”, presenti all’interno della rassegna “Carenissima – Il gusto della dissacrazione”.
Il percorso attraverso alle esperienze artistiche, alle ricerche e alle tecniche compositive annovera l’appuntamento da Barriera, in via Crescentino 25, con la mostra “Io non voglio morire” di Ruben Montini in dialogo con Hermann Nitsch, a cura di Sergey Kantsedal, aperta sino al 3 dicembre. Per poi incontrare, sino all’8 novembre, all’Ecomuseo Villaggio Leumann, in corso Francia 349 a Collegno, la mostra “Indietro tutta: ritorno a Collegno” con 23 pregevoli ceramiche, eseguite dal 2017 al 2026 da Giuliana Cusino. E, inoltre, cogliere l’essenza espressiva del linguaggio e delle immagini fotografiche di Paola Mongelli, ampiamente delineato nel libro “Respirare con gli occhi”, edito Gli Ori, presentato da Pino Mantovani alla Fondazione Giorgio Amendola, in via Tollegno 52, dove sino al 7 novembre sono ospitati una serie di interiorizzati e meditati scatti dell’artista.
Si ricorda ancora il nuovo spazio espositivo “Mosca Bianca” della gallerista Gaia Sandrelli, in via Principe Tommaso 2, con la personale, sino al 15 novembre, dell’artista fiorentina Irene Lenzi sul tema “Acquolina”, autrice di una ricerca pittorica delineata e interpretata nel segno di Marcel Proust.
Di Gianni Bergamin e Mario Giammarinaro sono i “Paesaggi Silenziosi”, dalle fabbriche abbandonate con “giganti di ruggine” ai disastri ambientali, che caratterizzano la coinvolgente e pressante denuncia dell’esposizione alla Cooperativa Borgo Po, in via Lanfranchi 28. Il Circolo degli Artisti, la Giardiniera Reale, in corso San Maurizio 6, propone due mostre “e infine riscoprire luminose stelle” di Fausta Bonaveri, Rosanna Masoero e Lorella Massarotto, e “Re Genesi, il risveglio della materia” con gli interventi di Mirco Andreis, Marco Barucci e Cristian Bertolotto (www.circoloartistitorino.it).
Infine al Villino Caprifoglio, in viale Medaglie d’Oro 88, prosegue sino al 13 novembre, la retrospettiva dedicata a Luigi Mottura intitolata “Atmosfere e segreti cifrari”, che nasce – sottolineano Vittoria e Zeno Mottura – “dall’attenzione e dalla generosità di Luigi verso i più deboli e meno fortunati, con l’obiettivo di donare attraverso i suoi quadri un aiuto concreto ai tanti progetti che 1 Caffè ETS realizza ogni giorno”.
Arte e solidarietà, quindi, sono gli aspetti di questa iniziativa tanto che “Le opere di Luigi – afferma Luca Argentero, vicepresidente e socio fondatore di 1 Caffè ETS – continueranno così a raccontare la sua storia, ma anche a scriverne di nuove. E credo che non ci possa essere modo più bello per custodire un’eredità”.
Angelo Mistrangelo
VERBANIA. “IL GRAND TOUR DELLA PITTURA”, LA MOSTRA DI ALDO DAMIOLI AL MUSEO DEL PAESAGGIO
Inaugurazione sabato 7 novembre alle ore 11
La grande pittura concettuale approda sulle sponde del Lago Maggiore. Sabato 7 novembre alle ore 11, nello storico Palazzo Viani Dugnani, il Museo del Paesaggio di Verbania inaugura la mostra di Aldo Damioli dal titolo Il Grand Tour della pittura, curata da Elena Pontiggia. Sarà allestita fino al 4 Aprile 2027.
L’esposizione presenta circa quaranta opere del maestro milanese (nato nel 1952), considerato tra i maggiori esponenti di una pittura concettuale che affonda le sue radici nella lezione di Giorgio de Chirico e di Salvo. Sulle rive del lago Maggiore, da sempre tappa fondamentale dei viaggi di formazione di aristocratici ed artisti europei tra Settecento e Ottocento, arriva la mostra che si configura come un viaggio ad ampio raggio tra Occidente e Oriente: propone anche le opere più recenti del pittore, emblema di una stagione a sé stante nella sua ricerca artistica.
La mostra è realizzata col sostegno e patrocinio di Città di Verbania e Fondazione Comunitaria del Vco Ente Filatropico. Operazione cofinanziata dall’Unione Europea, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, dallo Stato italiano, Fondo di Rotazione, dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg VI-A Italia-Svizzera.
Nelle sale di Palazzo Viani Dugnani si snoda l’evoluzione espressiva dell’artista: dall’ esordio influenzato dalla Pop Art inglese, dall’ironico ciclo delle Pizze degli Anni Ottanta, quando un oggetto banale diventa estetico e viene catapultato nel mondo della preistoria, alle famose Venezie New York, ciclo avviato nel 1992. “L’idea era quella di rappresentare New York con uno spirito canalettiano, sereno, lontano dalla realtà caotica della metropoli; così Venezia New York è un non luogo virtuale – spiega Aldo Damioli – . I palazzi restano fedeli a sé stessi ma l’atmosfera è completamente differente, placida. Il mio Grand Tour della pittura prosegue esplorando altre città con un doppio viaggio, geografico e stilistico. Per le città cinesi l’approccio è quasi taoista, essenziale. Parigi non è quella odierna dell’overtourism ma ci riporta agli anni Sessanta e Settanta, a una Ville Lumière che non esiste più: quella di Yves Montand e degli esistenzialisti di Sartre. Poi la mia città, Milano. Amo dipingerla di notte, quando non è ingombra di auto, quando queste sono solo due occhi che illuminano il buio. In mostra anche una Venezia che è un omaggio al Canaletto e ai vedutisti, un panorama di Torino, lo stadio di San Siro che diventa un reperto storico vista la sua imminente demolizione”.
L’arte di Damioli offre un’immagine pulita di tutto l’accidentale e propone un totale controllo della composizione. “Il risultato è un mondo pacificato, dove è sempre domenica. Con quanto sta accadendo in Italia e nel mondo – conclude l’artista – l’invito a una riflessione, a guardare le cose in modo contemplativo”.
“Damioli ha un lungo percorso alle spalle, anche se la sua pittura non accenna a diventare prevedibile, tanto meno ripetitiva – sottolinea la curatrice Elena Pontiggia-. Il tema del viaggio, della metamorfosi di un motivo ambientato di volta in volta in epoche e in luoghi diversi, è già adombrato nei suoi primi lavori. Anche il particolare senso del tempo, che in Damioli non si limita mai al presente ma si estende dal passato al futuro, uscendo dal ‘qui e ora’ per muoversi fra tutte le epoche, si avverte già nelle sue prime opere“. Con la maturità, continua la curatrice, si approfondisce “La dimensione concettuale del suo lavoro: a prima vista sembra rientrare nell’alveo di una pittura tradizionale, ma in realtà si carica di significati ironici, paradossali e surreali che la tramutano in una ricerca mentale. Quello che vediamo è solo una metà del quadro; l’altra metà sono i pensieri che l’opera suggerisce”.
Con un segno nitido e ad alta definizione l’artista milanese costruisce le sue forme mentali. Damioli appartiene alla famiglia dei pittori-architetti: che sono tali non perché dipingono degli edifici, ma perché edificano delle forme. Il cuore della sua pittura, anzi della sua operazione concettuale, consiste nel dare ordine a cose, figure, spazi.
Tra i pezzi forti del percorso espositivo al Museo del Paesaggio spiccano, come anticipato, le celebri vedute (due anche molto recenti, realizzate nel 2025) in cui Damioli dipinge una New York travestita da Venezia, o una Serenissima con le sembianze di Manhattan. Con un velo di ironia. L’ironia, in effetti, è la vera musa di Damioli e lo ha sempre accompagnato fin dalla stagione giovanile.
“La città dei grattacieli, quella che secondo certe enfatiche definizioni è ‘la city che non dorme mai’ – continua Pontiggia – , inaspettatamente si popola di canoe, battelli e vele, come se il tempo feriale si fosse trasformato in un indefinito e infinito tempo libero. Così le Venezie New York, dove si vivono perenni domeniche, sono anche una satira del nostro mondo concitato, in cui non abbiamo tempo per nulla, se non per una corsa contro il tempo”.
Da queste metamorfosi urbane alle più recenti vedute delle città italiane e del mondo, indipendenti da paragoni e sovrapposizioni dove la pittura di Damioli nasce spesso da viaggi autentici, ricreati dal pensiero.
“Per questo, alla fine, assistiamo a un voyage autour de ma chambre, per parafrasare il titolo di Xavier de Maistre – conclude Pontiggia- . Quello che interessa all’artista non sono tanto gli scorci, i motivi insoliti, le prospettive inattese, le luci diverse, i giochi di linee e le scacchiere geometriche che pure attirano il suo sguardo e costellano la sua pittura, ma la pittura stessa. La vera meta dell’artista è la pittura come modo di interrogare la realtà senza obbligarla a rispondere“.
” Il Grand Tour della pittura di Aldo Damioli rappresenta un passaggio naturale e al tempo stesso stimolante per il Museo del Paesaggio – evidenzia il direttore artistico del museo Federica Rabai– . Nella nostra pinacoteca la collezione permanente racconta l’evoluzione del paesaggio del Lago Maggiore e delle valli circostanti meta di Grand Tour nella pittura dell’Ottocento e del Novecento; accogliere la ricerca concettuale e ironica di Damioli significa mostrare come quella stessa sensibilità vedutistica non si sia mai interrotta, ma continui a trasformarsi e a interrogarci sul valore del tempo, della memoria e della rappresentazione urbana contemporanea“.
Conclude il Presidente del Museo del Paesaggio Massimo Terzi: ” Siamo orgogliosi di presentare questo progetto che arricchisce il nostro percorso espositivo e riafferma la vocazione del Museo come punto di incontro vivo tra la storia dell’arte e i linguaggi del presente, confermando la nostra istituzione, Verbania e il Lago Maggiore quali snodi fondamentali di produzione culturale. Il Museo del Paesaggio riesce così ad offrire un percorso espositivo in costante rinnovamento ma sempre coerente con la sua mission”.
Alla mostra si affiancano una serie di eventi collaterali:
– le visite guidate a Il Grand Tour della pittura e alle collezioni permanenti del Museo del Paesaggio di Verbania, con la storica dell’arte Ilaria Macchi. Si tengono al sabato, una volta al mese, sempre alle 15.30, nelle seguenti date: 19 dicembre 2026, 9 gennaio, 20 febbraio e 20 marzo 2027.
– i laboratori per bambini dai 5 anni in su, ispirati alle vedute di Aldo Damioli. Sono in programma sabato 19 dicembre 2026 e sabato 20 marzo 2027, alle ore 15.
GALLERIE D’ITALIA, TORINO. ANASTASIA SAMOYLOVA. HARBOR
Fino al 7 febbraio 2027
Mostra a cura di Emanuela Mazzonis di Pralafera
Dal 22 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, le Gallerie d’Italia – Torino presentano la mostra Anastasia Samoylova. Harbor, prima personale in Italia dell’artista, realizzata su committenza originale di Intesa Sanpaolo e curata da Emanuela Mazzonis di Pralafera. Attraverso oltre sessanta fotografie, l’artista esplora sette città portuali europee – Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene e Istanbul – osservando i porti come luoghi in cui si intrecciano le dinamiche del commercio globale, le trasformazioni del paesaggio urbano e le relazioni tra attività umane e ambiente.In Harbor, il porto è molto più di un’infrastruttura destinata al transito delle merci: è un paesaggio in continua trasformazione, in cui si rendono visibili le conseguenze della globalizzazione e le tensioni tra sviluppo economico, innovazione tecnologica e memoria dei luoghi. Terminal, gru, container, magazzini e macchinari compongono scenari segnati dalla dimensione industriale e dalla crescente automazione.Lo sguardo di Samoylova si sposta anche sulle persone che vivono e attraversano questi spazi. Nei cantieri navali, il lavoro degli operai impegnati nella manutenzione delle imbarcazioni restituisce visibilità alle attività indispensabili al funzionamento dei porti. Immagini dedicate ai visitatori e ai passeggeri delle navi da crociera mostrano il volto turistico dei waterfront contemporanei ma, allo stesso tempo, dietro l’apparente efficienza e attrattività di questi spazi, restano le storie del lavoro precario, delle migrazioni e delle trasformazioni sociali che ne accompagnano lo sviluppo.La ricerca si inserisce nel percorso di indagine che Anastasia Samoylova dedica al paesaggio contemporaneo e alle trasformazioni ambientali. Nel progetto FloodZone, avviato dopo il trasferimento a Miami Beach nel 2016, l’artista ha documentato gli effetti dell’innalzamento del livello del mare in Florida. In Harbor, l’attenzione si concentra sulle città portuali e sulle infrastrutture che ne determinano l’identità, restituendo un’immagine complessa del rapporto tra paesaggio costiero, attività economiche e presenza umana. La dimensione ambientale emerge così all’interno di una riflessione più ampia sulle trasformazioni che investono i territori e sulle modalità con cui le società contemporanee li abitano e li modificano.
Gallerie d’Italia – Torino, Piazza San Carlo 156, Torino
ORARI: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.00; ultimo ingresso alle ore 18:00; lunedì chiuso
TARIFFE: intero 12€, ridotto 10€, ingresso gratuito per convenzionati, scuole, minori di 26 anni e prima domenica del mese; ridotto speciale 6€ per clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo, studenti UNITO e POLITO
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: http://www.gallerieditalia.com, torino@gallerieditalia.com, Numero Verde 800.167619
POLO DEL ‘900. CLOCHARDONNE. La fragilità e la dignità delle donne senza fissa dimora raccontate attraverso l’arte.
10–25 novembre 2026
Dove: Polo del ’900 – Piazzetta Franco Antonicelli, Torino
Accesso: ingresso gratuito – dal lunedì al sabato, ore 9.00 –17.30
Inaugurazione: martedì 10 novembre 2026 ore 15.00
Il tema dei senza fissa dimora arriva quest’anno alla sua quinta esposizione.
ClocharDonne è la mostra collettiva ideata da Raffaele Palma per il CAUS (Centro Arti Umoristiche e Satiriche), realizzata In collaborazione con l’ANPI Provinciale di Torino perché la lotta di liberazione voleva l’uguaglianza tra le persone negata dal fascismo.
La rassegna di opere allestita presso il Polo del ’900 di Torino dal 10 al 25 novembre 2026, affronta attraverso il linguaggio delle arti visive e plastiche, una realtà spesso invisibile: quella delle donne senza fissa dimora, della loro quotidianità e della loro condizione di marginalità.
Sono 17 gli artisti polimaterici coinvolti (9 artiste e 8 artisti) che attraverso le loro installazioni, veicolano due elementi simbolici: la figura della donna senza fissa dimora e il cartone, materiale povero che diventa metafora e, al tempo stesso, rappresentazione concreta di una casa.
Ma dietro quel cartone non c’è soltanto una condizione di disagio. Ci sono persone, storie, sogni, fragilità e desideri. Ed è proprio questa dimensione più intima che gli artisti cercano di restituire attraverso le loro opere: la delicatezza, la tenerezza, la femminilità e la dignità di donne che una condizione di estrema precarietà rischia di rendere invisibili.
Le installazioni trasformano così il cartone – elemento quotidiano e simbolo della strada – in uno spazio capace di raccontare emozioni e memorie. Attraverso forme, materiali, dettagli e suggestioni, ogni artista interpreta quella che può essere considerata la più fragile delle dimore, restituendole una nuova dimensione: non più soltanto luogo di riparo, ma spazio di vita, sogni e identità.
Le opere troveranno posto nella corte interna del Polo del ’900, evocando i cartoni dei clochard, disseminati tra parchi, marciapiedi, androni e cortili, esposti alla mercé del tempo e delle intemperie.
ClocharDonne nasce quindi con una precisa finalità di sensibilizzazione. L’arte diventa uno strumento per invitare a guardare oltre l’apparenza e a interrogarsi sulle condizioni di chi vive ai margini della società, coinvolgendo tanto la pubblica amministrazione quanto l’opinione pubblica.
La mostra vuole soprattutto accendere una luce su quelle realtà che troppo spesso vengono ignorate o percepite con indifferenza, ponendo al centro la persona prima ancora della sua condizione sociale.
ClocharDonne non è soltanto una mostra sul disagio abitativo: è un invito a fermarsi, osservare e riconoscere, attraverso l’arte, l’umanità che esiste dietro ogni storia di marginalità.
Gli artisti:
- Flavia Carniti Merini – Presenta un’opera minimalista duplice, realizzata con le poesie sui clochard scritte da sua mamma Alda Merini e appoggiate su cartone, giaciglio di queste povere persone.
- Elsa Mezzano – Fragolina viveva bene. Per una fatalità Fragolina ha perso tutto e si è ritrovata Clocharde. Ho scelto il nome Fragolina perché me lo sono sentito come nome mio personale. Chiunque può diventare Fragolina.
- Luciana Penna – Il bagaglio, come un baccello prezioso a custodire poche cose di un mondo sfaldato, lascia un filo da tessere per una sfera di speranza.
- Alessandra Maritano – Vuoti e pieni. L’esistenza vive di mancanze e di accumuli. Fragilità e potenza. Siamo nel reale o nel prodotto artificioso? Un pugno nello stomaco, se qualche istante lo riservi ancora a pensare.
- Lorella Massarotto – Sono la regina, dormo nei cartoni, mi nutro di sogni infranti, ma sono me stessa, e dormo fra i passanti
- Valentina Rossi – Val – L’opera raffigura una donna giovane, privata del suo luogo fisico. È fragile ma non perde la propria dignità, identità e forza interiore. Così che il corpo diventa la sua ultima casa.
- Silvana Maggi – Solo attraverso una favola e un sogno si può nuotare libere dalla solitudine e dall’indifferenza.
- Susanna Viale – Quando si vive sulla strada, si vive con l’essenziale, non c’è niente di superfluo. La donna oltre i pochi beni di sussistenza, cerca di mantenere la propria femminilità con oggetti e con i colori.
- Mario E. Bianco – Una donna sola, povera accosciata a terra, avvolta da una cappa e protetta da uno berretto. Accanto a sé ha un contenitore ove conserva oggetti eterogenei a cui attribuisce un senso probabilmente magico, ricordi, portafortuna. Gli occhi sono grandi e spalancati verso un precario avvenire.
- Severino Magri – Sul letto di cartone il freddo svanisce e la sua mente si tuffa in un sogno blu, senza confini né giudizi.
- Gianfranco Bagatti – L’opera descrive il forte contrasto sociale di Torino sotto i suoi storici portici, dove l’opulenza dello shopping incrocia l’estrema povertà della clocharde, raccontato solo dal movimento delle gambe.
- Mirco Andreis – L’opera raffigura la forma archetipica del cuore spaccato in due per dare vita a un potente e doloroso dualismo materico, diventando così un atlante emotivo della vita di strada, dove la sensibilita’ femminile e la durezza della sopravvivenza si scontrano e coesistono nello stesso battito.
- Cristian Bertolotto – Questa è la storia di Era. Quello che vedete non sono solo le tracce del tempo passato in strada ma tracce di paura e di vita.
- Lacon – In un prato non reale una donna senza volto per una casa che non c’è, in un gioco di rotondità, leggiadria e sensibilità
- Raffaele Palma – Espone due opere: un imballaggio-giaciglio con un grosso cuore al centro per offrire amore e due braccia di cartone per avvolgere in un abbraccio ideale la clocharde nel suo giaciglio. Nel secondo lavoro, il cartone si presenta con una stampa planimetrica di un alloggio finemente arredato ad impronta femminile.
Casale. “Diario Segreto”: le opere di Luisa Piglione al Castello del Monferrato
Dal 7 al 27 novembre alla Manica Lunga
Sabato 7 novembre 2026, alle ore 18,00, nella Manica Lunga del Castello del Monferrato, si inaugurerà “Diario Segreto: uno specchio sulla vita”, mostra dell’illustratrice e arteterapeuta torinese Luisa Piglione, dedicata al rapporto tra esperienze personali, emozioni e dimensione collettiva, con particolare attenzione alla femminilità e alla violenza di genere.
Curata e prodotta da Artainment, fondazione italo-olandese impegnata nella realizzazione di mostre, eventi culturali e progetti artistici dalla dimensione sociale, l’esposizione propone un percorso composto da circa venti illustrazioni riprodotte su tela e dieci opere originali, realizzate a mano con matite colorate e acrilico.
Le opere nascono da un processo creativo che rielabora ricordi, parole ed esperienze personali, trasformandoli in immagini capaci di affrontare temi quali la famiglia, le relazioni, la maternità, la fragilità e la forza. Il diario dell’artista si apre così a una dimensione universale, nella quale il vissuto individuale diventa occasione di riconoscimento e riflessione sulla complessità dell’esperienza umana.
Al centro della mostra si colloca anche il tema della violenza di genere, affrontato attraverso un percorso che si interroga sulla possibilità di trasformazione e sulla capacità di ritrovare la forza per ricominciare.
Nel corso dell’evento sarà inoltre organizzata una raccolta fondi a favore delle donne vittime di abusi, violenze e maltrattamenti afferenti al circuito di cura di Fermata d’Autobus ETS.
La mostra sarà visitabile fino al 27 novembre 2026 e sarà aperta al pubblico con ingresso libero e gratuito, nelle giornate di sabato e domenica dalle ore 11,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.
Chivasso. “C’era una volta Italia ’61”: la memoria storica dell’Esposizione Internazionale in mostra al Mome.
Dal 7 al 21 novembre prossimi, la Biblioteca Civica MOviMEnte aprirà le porte alla mostra storico-documentaria “C’era una volta Italia ’61”, promossa dall’Associazione culturale Amici di Italia ’61 e patrocinata dall’amministrazione comunale. Un percorso immersivo che racconterà al pubblico l’Esposizione Internazionale di Torino del 1961, vero e proprio simbolo del boom economico, dell’innovazione tecnologica e della modernità italiana.
L’esposizione guiderà i visitatori attraverso pannelli fotografici dedicati ai padiglioni e alle architetture d’epoca, affiancati da oggetti originali, memorabilia e documenti storici. L’obiettivo è restituire il profondo valore storico, sociale e culturale di una stagione chiave per il Paese.
L’evento sarà inaugurato sabato 7 novembre, alle ore 11:00 e si concluderà allo stesso orario di sabato 21 con la presentazione del libro “Italia ’61, la città delle meraviglie” di Mario Abrate.
La mostra sarà visitabile negli orari di apertura della biblioteca: da lunedì a giovedì dalle ore 09:00 alle 19:00, venerdì dalle 13:00 alle 19:00 e sabato dalle 09:00 alle 13:00.
Alba. Cianotipie: la magia del blu. Mariella Stella espone alla Biblioteca civica
La Biblioteca civica “Giovanni Ferrero”, da sabato 7 novembre a sabato 5 dicembre, ospita la mostra “Cianotipie: la magia del blu” di Mariella Stella.
In esposizione una serie di fotografie realizzate utilizzando la tecnica della cianotipia, un antico procedimento di stampa che produce immagini monocromatiche di un caratteristico colore blu di Prussia.
La cianotipia fu messa a punto nel 1842 dallo scienziato e astronomo inglese John Herschel. Il metodo si basa sull’uso di una miscela di due sali di ferro che diventa fotosensibile e reagisce ai raggi UV presenti nella luce solare.
Attraverso questo procedimento l’artista compie un viaggio attraverso campi estivi, boschi autunnali, vendemmie e panorami che celebrano la natura, l’acqua e il sole.
Insegnante in pensione prima alla scuola secondaria di primo grado “G. Vida” e poi al Liceo delle scienze umane “L. da Vinci” di Alba, Mariella Stella ha frequentato diversi corsi per lo sviluppo della creatività. Con questa mostra sperimenta una tecnica che ha scoperto durante un suo soggiorno in Francia e che ha poi avuto modo di approfondire e sperimentare.
La mostra sarà visitabile durante l’orario di apertura della biblioteca (martedì, mercoledì e venerdì 9.00-12.30 e 14-18; giovedì 9.00-13.30 e 14.00-19.00; sabato: 9.00-12.30; chiuso lunedì e festivi).
Alessandria. Gianni e il Jazz – Storie in ascolto. Fotografie di Pino Ninfa. Un viaggio nel mondo del jazz
Venerdì 30 Ottobre nell’Ex Complesso Conventuale di San Francesco, di Via XXVI Maggio 5 ad Alessandria, è stata presentata e inaugurata la mostra “Gianni e il Jazz – Storie in ascolto” Fotografie di Pino Ninfa, un autentico viaggio nel mondo del jazz. È la prima mostra allestita al piano terra del Complesso, nella navata di destra, un’occasione per sperimentare l’ex complesso restaurato e restituito al pubblico, come luogo espositivo. La mostra, una quarantina le fotografie esposte, presenta come spiega lo stesso Pino Ninfa “immagini incontrate lungo le strade della musica, negli Stati Uniti e in molti altri luoghi del mondo. Non ho mai cercato soltanto i musicisti. Mi interessava quello che accade intorno a loro, le persone, le attese, le ombre, i luoghi, gli incontri casuali, le situazioni che per un momento sembrano mettersi in relazione. Negli anni, prosegue Ninfa, ho fotografato concerti, festival, teatri, strade e persone in molti paesi. Ho incontrato il jazz in America, in Africa, a Cuba, in Europa e anche qui, in Italia. Con il tempo ho capito che non stavo costruendo un archivio di musicisti, stavo cercando delle storie. E tra queste storie c’è anche Gianni Coscia. Una presenza incontrata nel tempo, attraverso la musica e attraverso l’amicizia. Una di quelle persone che finiscono per entrare nel tuo sguardo quasi senza accorgertene. Le sue fotografie dialogano con quelle raccolte lungo le strade del jazz: non per raccontare una storia in ordine, ma per lasciare che immagini, persone, luoghi e memorie si incontrino. Storie in ascolto nasce da qui”.
La mostra, aperta fino al 29 Novembre 2026 è visitabile dal venerdì alla domenica dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.
Biglietto d’ingresso alla mostra € 6.
L’iniziativa è promossa e organizzata dalla Città di Alessandria e da ASM Costruire Insieme e rientra nel calendario dell’edizione 2026 dell’Ottobre Alessandrino
LE NUOVE ACQUISIZIONI DELLAFONDAZIONE ARTE CRT AD ARTISSIMA 2026
Acquisite 8 opere d’arte di 5 artisti a favore delCastello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
La Fondazione Arte CRT, ente art oriented della Fondazione CRT, rinnova anche quest’anno il proprio sostegno ad Artissima confermando il fondo di 300.000 euro destinato alla campagna di acquisizioni a favore della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.
Da oltre venticinque anni la Fondazione Arte CRT è tra i principali partner della fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino, che sostiene attraverso un impegno articolato volto a promuovere la ricerca artistica contemporanea e a rafforzare il patrimonio pubblico della città. La campagna acquisizioni rappresenta il cuore di questo sostegno e uno degli strumenti più concreti attraverso cui la Fondazione contribuisce alla crescita delle collezioni dei due principali musei d’arte contemporanea del territorio.
Dopo l’incremento deliberato lo scorso anno, Fondazione Arte CRT conferma anche per il 2026 il fondo di 300.000 euro, consolidando il più importante investimento destinato alle acquisizioni degli ultimi anni; una scelta che testimonia la volontà della Fondazione di continuare a sostenere con continuità il lavoro delle gallerie e degli artisti presenti in fiera e di investire nella crescita di un patrimonio pubblico condiviso, accessibile e in costante dialogo con l’evoluzione della scena artistica internazionale.
Nel corso dell’edizione 2026 la Fondazione ha infatti acquisito 15 nuove opere realizzate da 11 artiste e artisti, destinandole come sempre alla fruizione pubblica: importanti lavori di Michel Auder, Juliana Frontin, Renata Lucas, Hu Yun e Akram Zaatari confluiranno nella collezione permanente del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, mentre le opere di Rossella Biscotti, Flavio Favelli, Linda Fregni Nagler, Dora Garcia, Thomas Hirschhorn e Boris Mikhailov entreranno a far parte delle collezioni permanenti della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
“RODELLO ARTE”, LA CALL GIUNTA ALLA NONA EDIZIONE
La Fondazione Museo Diocesano di Alba,lʼAssociazione Colline e Culture e il Comune di Rodello propongono la nona edizione della call “Rodello Arteˮ che ha come obiettivo la produzione di opere dʼarte contemporanea.
Lʼiniziativa, nata nel 2017, hasinora raccolto intorno a sé oltre ottanta artisti provenienti da diverse parti dʼItalia e dʼEuropa, afferenti a discipline artistiche differenti.
Nelle precedenti edizioni leopere prodotte hanno rappresentato il rapporto tra il Sacro e la Terra, il Sacro e il Viaggio, il Sacro e la Fragilità, ilSacro e il Dono.
I temi ispiratori del quinto biennio sono il Sacro e la Speranza.
La IX edizione della call si connette, inoltre, con lʼevento Alba Capitale Italiana dellʼArte Contemporanea 2027.
Il progetto è promosso grazie al contributo di: Fondazione Santi Lorenzo e Teobaldo, Regione Piemonte, del Comune di Rodello (CN), Fondazione Cassadi Risparmio di Cuneo.
FUORI PIEMONTE
Urbino. Galleria Nazionale delle Marche: chiuse per restauro le sale rovereschema 5 pale d’altare diventano “mostra”
Proseguono senza sosta a Palazzo Ducale di Urbino gli interventi di riqualificazione impiantistica e di restauro del piano Nobile e del secondo piano e tra breve prenderà il via un nuovo intervento – per un ammontare di quasi 600mila euro – che riguarderà le cinque sale roveresche del secondo piano e che, di fatto, concluderà questo processo quinquennale di lavori.
Come accaduto negli anni precedenti, nonostante i lavori non è previsto che la Galleria Nazionale delle Marche chiuda al pubblico. Anzi: cinque grandi pale d’altare presenti nelle sale oggetto di restauro continueranno a essere visibili dal pubblico in un altro spazio museale fino alla primavera inoltrata del prossimo anno, costituendo una sorta di mostra temporanea della pittura Cinque-Seicentesca delle Marche.
Già nel 2022 furono aperti circa 1500 mq di superficie espositiva al secondo piano del Palazzo, in cui trovarono spazio in rinnovate sezioni (due sale di pittura del Cinquecento, sala dei ritratti, sala dei paesaggi, sale delle due donazioni Volponi, sala della Gerusalemme Liberata di Gaetano Lapis, grande sala del Settecento e degli Albani) sia opere della collezione museale non esposte al pubblico, sia opere oggetto di comodato d’uso gratuito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, da Banca Intesa Sanpaolo e dall’Università degli Studi di Urbino.
Quindi lo scorso mese di giugno si sono conclusi i grandi lavori al piano Nobile legati ai finanziamenti, che hanno visto, tra l’altro la riqualificazione impiantistica dell’intero piano, la realizzazione di un nuovo impianto illuminotecnico e di un nuovo allestimento. Alla conclusione di questo processo i due piani principali che ospitano la quasi totalità della collezione della Galleria Nazionale delle Marche hanno conosciuto un sistematico recupero e una completa messa a norma degli impianti con relativo efficientamento energetico.
Adesso prende il via l’ultimo atto di questi interventi che si concluderà nel maggio del 2027.
Le cinque pale diventano “mostra temporanea”
In occasione dei lavori, che si concluderanno nel mese di maggio del prossimo anno, cinque pale d’altare tra le più notevoli della collezione museale sono esposte temporaneamente negli spazi del settore mostre, al piano terra di Palazzo Ducale, diventando per circa sette mesi una sorta di mostra temporanea di pale d’altare del Cinquecento e Seicento marchigiano.
RIMINI. RINASCIMENTI. Illustrare il mondo, disegnare il futuro
a cura di Ale Giorgini e di Giovanni Carlo Federico Villa,
direttore di Palazzo Madama di Torino
Palazzi dell’Arte di Rimini
30 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027
Dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, i Palazzi dell’Arte di Rimini ospitano una ricca esposizione che riunisce i maggiori rappresentanti dell’illustrazione contemporanea. Un viaggio visivo che intreccia le radici del Mediterraneo, la costruzione dei diritti europei, la sfida del cambiamento climatico e le metamorfosi della città adriatica.
RIMINI – Una città rinasce quando trasforma la propria memoria in uno spazio condiviso di conoscenza e di progetto. È con questa visione che, dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, i Palazzi dell’Arte di Rimini accolgono la grande mostra “Rimini. Rinascimenti. Illustrare il mondo, disegnare il futuro”, a cura di Ale Giorgini e di Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama di Torino.
Promossa dal Comune di Rimini con il contributo della Regione Emilia-Romagna, nata da una ricerca sviluppata da Palazzo Madama – Fondazione Torino Musei e prodotta da MondoMostre, l’esposizione pone al centro la straordinaria potenza dell’illustrazione: un linguaggio immediato e profondo, capace di selezionare il nucleo essenziale delle grandi questioni civili e tradurlo in immagini che danno forma alla memoria e dischiudono il futuro. Gli illustratori italiani sono oggi protagonisti sulle principali testate, nelle case editrici e nelle istituzioni culturali internazionali, ciascuno con un linguaggio personale. Le loro poetiche, diverse per sensibilità e approccio, compongono una pluralità straordinaria, qui riunita per esplorare alcune delle grandi questioni del nostro tempo: la storia del Mediterraneo, i diritti europei, la crisi climatica e le trasformazioni di Rimini.
Nata per mostrare come l’arte figurativa sappia guidare le comunità nei momenti di trasformazione, la mostra articola la propria narrazione attraverso quattro nuclei e ben 73 opere, unendo tre corpus già affermati a un grande progetto inedito: SELINUNTE (Fondare): una città mediterranea di frontiera, segnata da incontri, scambi e conflitti, la cui storia consente di interrogare le relazioni tra le comunità e le forme della convivenza. La sua vicenda offre un punto di partenza per riflettere, senza stabilire discendenze dirette, sulla lunga storia delle istituzioni e dei valori democratici in Europa. EUROPA (Convivere): Il lungo cammino delle libertà civili e dei diritti. Dallo Statuto Albertino al Manifesto di Ventotene, dai Trattati di Roma alla Carta Sociale Europea, fino alla traduzione visiva dei valori fondanti della democrazia e della pace. CHANGE! (Cambiare): I valori democratici messi alla prova della crisi climatica. Prodotto in occasione del G7 Clima, Energia e Ambiente, questo nucleo trasforma le emergenze ecologiche da dati tecnici in responsabilità e scelte condivise. RIMINI (Rinascere): il cuore inedito del percorso, articolato in due commissioni complementari. Quindici opere, affidate ad artisti italiani, rileggono la storia e l’immaginario della città — dalla Rimini romana al Rinascimento malatestiano, dalla visione di Fellini alla cultura balneare — attraverso le sfide contemporanee della tutela, dell’ambiente e della città futura. A queste si affiancano nove illustrazioni commissionate ad altrettanti autori riminesi, chiamati a raccontare il territorio a partire dalla propria esperienza. Le 24 opere danno vita a un confronto tra lo sguardo di chi interpreta Rimini dall’esterno e quello di chi la vive dall’interno, attraverso memoria, appartenenza ed esperienza quotidiana.
La mostra restituisce la ricchezza del nuovo Rinascimento dell’illustrazione italiana attraverso una pluralità di voci e poetiche personali riunendo autori di respiro internazionale, uniti da percorsi che valicano i confini nazionali, operando tra l’Italia e metropoli globali come New York, Berlino, Parigi, Barcellona e Tolosa. La selezione affianca ai maestri affermati e ai talenti riminesi la nuova generazione di creativi, con giovanissime promesse come Margherita Caspani e Stefania Sbrighi (classe 1999) e profili già consacrati da Forbes nei “30 Under 30 Europe” come Andrea Mongia.
A testimoniare il prestigio degli artisti in mostra sono le loro collaborazioni con le più importanti icone dell’editoria mondiale — da The New Yorker, The New York Times, Le Monde e The Guardian fino a brand globali come Apple, Nike, Gucci, Barilla, Hermès e IKEA —, e importanti riconoscimenti internazionali, tra cui le Medaglie d’Oro della Society of Illustrators di New York, il Fauve d’Or di Angoulême e il premio Gran Guinigi di Lucca Comics.
Rinascimenti dimostra così come un’immagine possa diventare bene comune e strumento per leggere il presente. A Rimini, gli sguardi degli artisti italiani si incontrano con quelli degli illustratori del territorio, restituendo la complessità di una comunità che continua a ridefinire la propria identità.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.
Milano, Mazzoleni. Agostino Bonalumi. Certe strade a Manhattan
Mazzoleni, Milano11 novembre 2026 – 6 febbraio 2027

Agostino Bonalumi con la sua opera Grande Nero al Museum am Ostwall, Dortmund, 1968. Foto Lothar Wolleh_edited
Dall’11 novembre 2026 al 6 febbraio 2027, Mazzoleni Milano presenta Agostino Bonalumi.Certe strade a Manhattan. Nella ricerca di Agostino Bonalumi (Vimercate, 1935 – Desio, 2013) materia e parola si sonointrecciate a lungo, talvolta in modo visibile, e talvolta nell’intimità dello studio dell’artista. Lamostra, concepita in collaborazione con l’Archivio Bonalumi, ne presenta alcuni esiti tramiteun dialogo tra le opere realizzate in ciré (1967-1968) e i testi poetici dell’artista, mettendoli inrelazione a partire dal titolo, una citazione diretta da un testo di Bonalumi del 1966.La mostra conclude il programma espositivo del 2026, segnando idealmente – nell’anno del 40° anniversario di Mazzoleni – l’importanza che il rapporto con Agostino Bonalumi ha avuto nel percorso della galleria, sia come arricchimento umano, sia come occasione persostenere la ricerca di un artista che ricopre un ruolo centrale nel panorama artistico italiano e internazionale.L’incontro tra Bonalumi e il ciré è legato ai viaggi del 1966 a New York, avvenuti in occasionedi due esposizioni collettive e della sua personale nell’anno successivo dal titolo AgostinoBonalumi. Painting-Constructions presso la galleria Bonino. È il periodo delle sperimentazionie del boom dei materiali plastici nel design e nella moda; la scoperta di questo nuovo tessutocerato dalla superficie compatta, lucida e riflettente spinge l’artista a sperimentarne lequalità e le possibilità espressive; è così che il ciré sostituisce temporaneamente la tradizionale tela nelle sue “pitture-oggetto”, come in Giallo (1968).Il ciré, con la sua capacità di amplificare il rapporto tra luce e volume, diventa uno strumentoideale per accentuare la presenza fisica delle estroflessioni, come si può notare in Arancione(1968). Limitata a circa due anni (tra il 1967 e il 1968), questa stagione breve ma ricca diesposizioni nazionali e internazionali, rappresenta uno dei momenti più originali del percorso di Bonalumi e al contempo contribuisce al consolidamento della sua presenza sullascena artistica internazionale.Lo stesso materiale ricomparirà negli anni seguenti solo in rare altre occasioni, legate a librid’artista o edizioni negli anni 2000. In mostra è presente il volume del 2007 di Sebastiano Grasso, Sotto la camicia di perla, per il quale Bonalumi ha realizzato le copertine in ciré, testimonianza di come l’artista vivesse la ricerca creativa come un campo aperto, in cuilinguaggi differenti entrano in dialogo. Accanto a questo viene esposta una selezione di libri d’artista contenenti opere, poesie e scritti di Bonalumi: Luna Celtica (1992) e Cantiere aperto(1999/2000). L’ultima raccolta, Contemporanea, consultabile in mostra, risale al 2013; ilvolume è stato concepito insieme ai multipli Arancione (2012), una serie di 75 opere in ciré che accompagnano l’edizione limitata della raccolta di poesie.
Agostino Bonalumi. Certe strade a Manhattan
11 novembre 2026 – 6 febbraio 2027
Mazzoleni Milano Via Senato, 20 – 20121 Milano
Orari: martedì – sabato, 10.00–13.00; 14.00-19.
FORTE DEI MARMI. GIACOMO BERTOZZI. “Posti vuoti – EErcorpse”
Museo Ugo Guidi
7- 27 novembre 2026
Il Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi dal 7 novembre al 27 novembre 2026 ospita la mostra di Giacomo Bertozzi dal titolo “Posti vuoti – EErcorpse”.
Inaugurazione sabato 7novembre alle ore16 con presentazione critica di Clara Mallegni, artista e direttrice del Museo Ugo Guidi 2 di Massa, qui in veste di critica d’arte.
“POSTI VUOTI: L’Anatomia dell’Invisibile nell’Arte Viscerale di EECORPSE
Il segno come urgenza ed esorcismo. Un segno nero, netto, ossessivo, che recide la superficie bianca del foglio con la precisione clinica di un bisturi e la violenza d’urto di una confessione inconfessabile. È in questo orizzonte di contrasti radicali ed esasperati che si colloca “POSTI VUOTI”, l’esposizione curata per tracciare una mappa intima e spietata dell’universo creativo di EECORPSE (Giacomo Bertozzi).
La mostra si articola attraverso una selezione di circa cinquanta opere di piccole dimensioni: lavori tascabili soltanto nelle misure, ma monumentali nella loro carica emotiva e concettuale. Non si tratta di opere concepite per farsi semplicemente contemplare, ma di dispositivi visivi che chiedono di essere introiettati, vivisezionati e affrontati a viso aperto.
Nel lavoro di Bertozzi, l’atto del disegnare perde ogni connotazione di mero esercizio stilistico per riappropriarsi della sua natura primordiale: quella di una vera e propria catarsi viscerale. Tutto viene generato ed eseguito sul momento, senza la mediazione di filtri rassicuranti o di strutture sovrastrutturali. Quando un’emozione, un disturbo o uno stato d’animo diventano troppo ingombranti per rimanere confinati all’interno del perimetro del petto o della scatola cranica, la materia psichica si trasforma in impulso fisico. Ciò che è troppo forte per rimanere puro pensiero finisce per essere letteralmente sputato fuori con violenza e tradotto in segni grafici, note o frammenti scritti, trovando rifugio su fogli, spartiti e tele.Tecniche, materia e la dialettica del chiaroscuro. Dal punto di vista formale, l’artista adotta una tecnica mista estremamente ricca e stratificata, in cui la classicità della china, la polverosità del carboncino e la nettezza della matita su carta convivono con il supporto delle nuove tecnologie. Alcuni lavori, infatti, in seguito alla loro prima stesura analogica, vengono rielaborati attraverso programmi di pittura digitale, utilizzati principalmente per studiare e testare variazioni cromatiche e strutturali.
Tuttavia, il registro visivo dominante rimane legato a una polarizzazione estrema: un bianco e nero portato fino ai suoi limiti di tolleranza ottica, dove la luce e l’ombra non cercano mai la mediazione del tono medio o della sfumatura rassicurante. I contrasti elevatissimi creano campiture di nero profondo che inghiottono lo spazio e bianchi accecanti che emergono come fratture nella composizione. In questo rigore monocromatico si inseriscono talvolta, con calibrata parsimonia, piccoli ed improvvisi tocchi di colore tratti da palette pastello estremamente rigorose. Lungi dal mitigare la drammaticità della scena, queste parentesi cromatiche agiscono come detonatori visivi: accenti cromatici delicati che, per contrasto stridente, accentuano la percezione di straniamento e la tensione psicologica dell’opera.(…)
Clara Mallegni
L’esposizione al MUG sarà visitabile in seguito su appuntamento al telefono 348-3020538
museougoguidi@gmail.com. Via Matteo Civitali, 33 – Forte dei Marmi.
Il giorno successivo domenica 8 novembre altre opere di Giacomo Bertozzi saranno presentate ed esposte al Museo Ugo Guidi 2 – MUG 2 di Massa in via Alberica 26 con inaugurazione alle ore 17.




