LE PERLE NERE DELLA MUSICA a cura di Edoardo Ferrati

Antonio Carlos Gomes (1836-1896)

Lo Schiavo

opera seria in quattro atti su libretto di Alfredo d’Escarguolle Taunay (traduzione Italiana di Rodolfo Parravicini)

Prima rappresentazione assoluta: Rio de Janeiro, Teatro Imperial, 27 settembre 1889

Interpreti principali: Svetla Vassileva (Llora), Massimiliano Pisapia (Americo), Andrea Borghini (Iberé), Elisabetta Balbo (La contessa di Boissy), Dongho Kim (Il conte Rodigo)Orchestra e coro del Teatro Lirico di Cagliari diretti da John Neschlingregia, Davide Garattini; coreografia Luigia Frattaroli; regia video, Tiziano Mancini

Dynamic 39885 (2DVD)registrazione, Cagliari, 1° marzo 2019

edizione febbraio 2020

Chi era Antonio Carlos Gomes? Considerato il maggiore compositore brasiliano del secolo XIX°, fu il primo musicista del “Nuovo Mondo” ad essere accettato in ambito europeo e l’unico non europeo a riscontrare successo in Italia  nel corso dell’opera contemporanea di Verdi e Puccini. Nacque nel paese di Sao Carlos (oggi Campinas), figlio di Marcel José e di Foliara Maria Jagurani Cardoso dalla cui unione nacquero ben venticisei figli. Il padre, maesto di banda, riconobbe subito le doti di Antonio Carlos; ma il principale punto di riferimeto fu José Pedro de Sant’Ana Gomes, fratello maggiore che, contattato l’imperatore Pedro II°, amante degli artisti, erogò una borsa di studio per gli studi al Conservatorio di Rio de Janeiro. Dopo essrsi diplomato con lode, scrisse le sue due  prime opere. Dato il successo, il sovrano rilasciò una seconda borsa che permiese al ragazzo di perfezionarsi al Conservatorio di Milano, per tre anni, con Lauro Rossi e Allbert Mazzucato. Dopo un periodo di assenza dall’Italia, sposò la pianista Adelaide Peri, stabilendosi per sette anni a Milano. Nel 1883 rientrò in patria dove nell’89 venne proclamata la Repubblica. Fedele alla monarchia, rifiutò l’offerta del presidente Deodoro de Fonseca di comporre il nuovo inno nazionale brasiliano. Negli anni successivi continuò a comporre diversi lavoro tra cui la cantata  Colombo in occasione per il quarto centenario dellscoperta dell’America. Nominato direttore del Conservatorio dello Stato del Parà, già malato, morì pochi mesi dopo.Compose otto opere, di cui due Salvatore Rosa e Guarany ebbero un certo successo tra fine ‘800 e inizio ‘900. Lo schiavo ha per argomento il tema della schiavitù.ispirato dalla liberazione degli schiavi neri in Brasile, venne suggerito da un grande amico del compositore, l’ingegnere di colore André Reboucas. Il libretto è brutto e goffo come pochi e sciorina una vicenda ingarbugliata, prina di un minino nerbo narrativo. Alla musica viene delegato l’avanzare della drammartugia che non riesce in tale compito, limitandosi a un “centone” costruito su palesi riferimenti al Ponchielli de Gioconda (finale seondo), a Verdi e ad elementi francesizzanti e quanto altro. Il volo melodico è assai basso. Lo schiavo, in definitiva, risulta, a conti fatto, un’opera stramba, Verdi direbbe “un tavolo zoppo”, che annoia l’ascoltatore.L’edzione odierna in DVD reca la data 1° maro 2019: si tratta della prima rappresentazione in Italia andata in scena al Teatro Lirico di Cagliari che, ogni anno, lodevolmente, proprone un titolo non di corrente repertorio. Tulle le maestranze dell’ente cagliaritano danno il loro meglio: orchestra che suona in modo corretto, anche se la direzione di John Neschling risulta un pò appesantita, I potagonisti cantano, tentando un approccio credibile, ma scarsa adesione ai ruoli singoli. Un titolo desueto, ma non riuscito che può con tutta tranquillità, rientrare nell’ombra.