Chieri e la Fiera, Scimone (Ascom): solo spese, i conti non tornano
La Fiera di San Martino non è spiaciuta a Ferdinando Scimone, presidente dell’Ascom chierese. “C’è stato – dice Scimone – abbastanza movimento, e la virata verso la enogastronomia mi sembra incoraggiante. La strada imboccata è quella giusta. Anche perché …non ce ne sono altre”.

Ferdinando Scimone (Ascom)
In realtà, a Scimone non sono piaciute alcune cose. “L’idea della poesia di Carducci – prosegue – non era male, ma andava circoscritta ad una iniziativa culturale di via, non diventare addirittura il leit motiv di tutta la fiera. Mi è sembrato un tentativo per riempire un vuoto di idee con una manciata di cultura.” E anche sul versante dell’enogastronomia, Scimone ha qualcosa da dire. “Il vero vincitore della Fiera, il prodotto su cui puntare, è senza ombra di dubbio il grissino rubatà. Lo ha capito molto bene Tamagnone con la Pro Chieri, che ha colto l’occasione al volo. Lo dicevo da tempo, bravi loro a crederci. Quanto a Slow Food, ma vale per chiunque gestisca gli spazi della enogastronomia, la questione è semplice: al di là del fatto che promuove prodotti che non hanno a che vedere con Chieri, il Comune spende soli a favore di associazioni senza mai vedere alcun rientro. Questa storia deve finire, che si faccia o meno un ente fiera. Se il Comune dà 32 mila euro (tanto è costato la fiera, comunque molto meno che in passato…) a Tizio e Caio che poi vendono a terzi spazi espositivi, bisogna che poi il Comune sappia quanti spazi sono stati venduti e quanto è stato incassato, se il bilancio è stato attivo o passivo. E gli eventuali utili devono tornare a chi li ha erogati, cioè al Comune stesso. Questo va fatto da subito, che si tratti di Slow Food o di Pro Loco o di chiunque altro. Lasciando, si capisce, un certo margine di guadagno a chi ha fatto l’operazione per conto del Comune. Ma l’incasso netto finale è, deve essere del Comune. Che, con quei soldi, partirà non da zero per organizzare i prossimi eventi. Al momento, non succede: il Comune spende e non rientra nulla. Così, non si va avanti…”



