CHIERI. SORPRESE DI ARTE E DI STORIA. 1983: “Cambia l’altare del Duomo. Sostituito con elementi barocchi”

Così titolava il Corriere del 15 gennaio 1983.

Il parroco, infatti, aveva voluto dotare il presbiterio del Duomo di un più dignitoso e degno arredo (altare rivolto al popolo, ambone e leggìo) in sostituzione di quello, provvisorio e dimesso, che era stato allestito frettolosamente nel momento dell’entrata in vigore della riforma liturgica post- conciliare. Per raggiungere lo scopo il sacerdote aveva utilizzato, adattandoli, elementi degli altari lignei barocchi seicenteschi delle cappelle della Risurrezione e dei Santi Lorenzo e Martino, e due candelabri, essi pure di legno e barocchi, che erano riposti in qualche angolo della sacrestia. Una soluzione che oggi ci farebbe storcere il naso per l’eccessiva disinvoltura con cui vennero trattati degli oggetti d’arte, ma che allora, stranamente, non suscitò particolari reazioni.

Lo stesso Secondo Caselle, ex sindaco ed esperto di arte, che firmò l’articolo con cui il Corriere annunciava l’inaugurazione dell’altare, non ebbe niente da obiettare. “ In occasione delle feste natalizie – recita l’articolo del settimanale chierese – è stato sostituito in Duomo l’altare maggiore con i due amboni. Il nuovo altare è stato ricostruito ricuperando parti originali di quello della cappella della Risurrezione, che a causa dell’umidità stava andando in rovina. L’opera di rifacimento e restauro delle parti seicentesche è stata eseguita da due valenti artigiani chieresi, Bruno Zanin per la falegnameria e Renzo Pertusio per il restauro di laccatura e doratura… Lo stupendo altar maggiore è fiancheggiato dai due amboni ai quali sono state addossate con gusto due sculture in legno settecentesche, giacenti da tempo in sacrestia, che riproducono vasi barocchi decorati con motivi floreali d’oro zecchino”.

Il canonico Bartolomeo Valimberti, sul volume ‘Il Duomo’, a proposito dell’altare della Risurrezione, da dove provenivano i pezzi utilizzati per la mensa, scrive che risaliva alla fine del secolo XVI o all’inizio del seguente, e che alla sua costruzione probabilmente aveva concorso Madama Reale, Cristina di Francia, poiché sulla cornice della pala della Risurrezione dipinta dal Crosio si notano intagli di gigli di Francia alternati coi nodi di Savoia. L’altare perciò univa un valore storico a quello artistico. Utilizzandone alcuni elementi – conclude Secondo Caselle forse per prevenire possibili obiezioni – “e ponendoli in evidenza nel punto centrale della chiesa, hanno riacquistato il loro antico splendore”.

Antonio  Mignozzetti