CHIERI. CURIOSITA’ DI ARTE E STORIA. LA COMPLESSA STORIA DEL PALAZZO MUNICIPALE 

Storia complessa quella del Palazzo Municipale di Chieri. Lungo il tempo il suo aspetto e la sua localizzazione hanno subito radicali cambiamenti.

Della sede municipale originaria, che nel Medioevo ospitò il governo della Repubblica nei suoi primi anni di vita,  non si sa niente, nemmeno dove si trovasse.

La prima sede municipale conosciuta è stata una casa che il Comune acquistò nel 1461 da tale Angelino Ferreri e che affacciava sull’odierna piazza Mazzini (allora piazza dei Mercadillo). Nel Cinquecento venne ampliata con l’acquisto di un edificio attiguo ad essa e alla chiesa di San Guglielmo, di proprietà di tale Giovanni Antonio Ferreri. Per secoli quella fu la sede del Comune.

Diventata inadeguata a causa della crescita della città, attorno al 1750 si pensò di trasferirla acquistando il palazzo Benso-Baronis di via Vittorio Emanuele II n. 58. Ipotesi poi scartata forse per l’alto costo: il proprietario chiedeva la bellezza di 25.000 lire. Si optò per la ristrutturazione e l’ampliamento dell’esistente, cosa della quale fu incaricato Bernardo Vittone.  Il grande architetto presentò il suo progetto nel 1771,  ma morì in quello stesso anno. Gli subentrò un suo allievo, il chierese Mario Ludovico Quarini, che lo realizzò con qualche modifica. Ne nacque un edificio complessivamente austero (fig. 1) ma con una graziosa facciata neoclassica rivolta su via Nel. (Oggi l’edificio ospita la Scuola Elementare Sant’Anna).

L’idea del trasferimento tornò d’attualità nell’Ottocento, allorché l’avvocato astigiano Allamandola mise in vendita l’ex convento di San Francesco, che aveva acquisito qualche decennio prima, all’epoca della soppressone napoleonica degli Ordini religiosi.

Ma la cosa fu tutt’altro che semplice. Le trattative con il proprietario, iniziate nel 1837, andarono avanti per anni a causa dell’opposizione di molta parte della cittadinanza.

Al Governo di Torino arrivò perfino un ricorso firmato da 102 capi di casa chieresi che denunciavano l’eccessivo costo dell’operazione: 100.000 lire per l’acquisto del complesso più 60.000 lire per i lavori di adeguamento. Si rifiutavano anche di pagare il dazio  che il Comune intendeva imporre su bevande, carni, peso dei bozzoli ecc. per far fronte all’acquisto. E c’era chi protestava per il previsto trasferimento dei mercati dalle sedi tradizionali al terreno adiacente al nuovo Municipio.

Soltanto nel 1842 le vertenze vennero più o meno appianate e si giunse alla firma del contratto di acquisto  (fig. 2)!

 

Antonio Mignozzetti