SORPRESE D’ARTE E STORIA CHIERESE. Immagini dei Santi Giuliano e Basilissa nel Duomo di Chieri (3^ puntata)

Il culto chierese per i Santi Giuliano e Basilissa conobbe una particolare vitalità nel secolo XVI. Nel Duomo, infatti, oltre alle immagini delle quali abbiamo già parlato, di quell’epoca ve ne sono altre due. La prima è l’affresco del Martirio di Santa Agata (fig. 1), che ornava la cappella omonima, ormai scomparsa, appartenente alla famiglia Osella. È tornato sorprendentemente alla luce un paio di decenni addietro sulla parete della controfacciata, a destra dell’ingresso principale. Si tratta di un dipinto di autore ignoto eseguito fra il 1503 e il 1584: infatti la relazione della visita pastorale di mons. Giovanni Ludovico della Rovere, avvenuta nel 1503, non ne fa parola; ne parla, invece, la relazione della visita apostolica di mons. Angelo Peruzzi, del 1584. La parte centrale dell’affresco mostra la scena del martirio della Santa (due loschi figuri la sottopongono all’amputazione delle mammelle). Nella fascia superiore compaiono i busti di tre Santi. Due, ben conservati, rappresentano Sant’Antonio Abate (riconoscibile dal suo bastone a forma di Tau) e San Giuliano (recante la spada e la palma del martirio). Il terzo è molto compromesso, ma non tanto da non poter capire che si tratta di Santa Basilissa.
Risale allo stesso periodo il tabernacolo di marmo che campeggia sopra l’altare del transetto destro (o del SS. mo Salvatore): un’opera finissima, che originariamente si trovava sulla parete sinistra del presbiterio, dove serviva per la riposizione del SS. mo Sacramento. Nel Seicento venne trasferita nell’abside. Alla fine dell’Ottocento, in occasione del restauro generale del Duomo, ricevette la sistemazione attuale. Alcuni la attribuiscono al luganese Matteo Sanmicheli, altri ad Antonio Trucchi di Beinasco. Vi sono scolpiti il Cristo Risorto (nella parte culminante), la Crocifissione, l’Ultima Cena, la Risurrezione e, nella parte inferiore, in una nicchia che ricorda un sepolcro, il corpo esanime di Cristo con ai lati altre due scene dell’Ultima Cena (la Lavanda dei piedi e Gesù che distribuisce la comunione agli Apostoli) . All’altezza di queste ultime, ma in posizione esterna rispetto alla totalità dell’opera, tanto da far pensare che non facciano parte di essa ma le siano state aggiunte in seguito, le piccole statue (fig. 2) dei Santi patroni della campagna, con incisi i rispettivi nomi: a sinistra San Giuliano, a destra Santa “Basilica” (antica versione del nome Basilissa).
Antonio Mignozzetti
(Continua)


