A COSTIGLIOLE RILEGGERE LA “COSTITUZIONE” DALLA PARTE DELLA TERRA RICORDANDO ALESSANDRO SCOTTI
In occasione della festa della Repubblica, il sindaco Enrico Cavallero ricorda la figura del costituente Alessandro Scotti di Costigliole. “Nella giornata in cui l’Italia intera si unisce per ricordare gli 80 anni della nostra Repubblica, un territorio a profonda vocazione agricola come il nostro, ha il dovere morale di fermarsi a riflettere. – dichiara il sindaco di Costigliole Enrico Cavallero – Non si può, infatti, celebrare la nascita dello Stato senza rendere omaggio a una figura che della terra, e dei diritti di chi la lavora, ha fatto la missione di una vita. Costigliole ha il diritto e il dovere di rivendicare che se nella Costituzione Italiana esistono tutele per il suolo, le vigne e il lavoro dei campi, lo si deve unicamente al coraggio e alla caparbietà di un suo concittadino.
Mentre i grandi partiti di massa erano concentrati sulle ideologie industriali o sui massimi sistemi giuridici, il nostro Alessandro Scotti fu l’unico e isolato Padre Costituente che pretese e ottenne che il mondo agricolo entrasse a pieno titolo nella Carta fondamentale dello Stato. Scotti arrivò all’Assemblea Costituente dalle nostre colline, era un perito agrario e un viticoltore che conosceva l’esatto peso di una gerla di uva e la fatica quotidiana dello scasso della terra. Portando a Montecitorio la voce cruda del Partito dei Contadini d’Italia, Scotti ribaltò la prospettiva dei giuristi: impose l’idea che non potesse esistere una vera democrazia senza il riscatto sociale di chi lavora la terra. Il culmine di questa sua ostinata battaglia è l’Articolo 44, la norma costituzionale nata per difendere la piccola proprietà coltivatrice e le zone collinari. Per Scotti, il contadino proprietario del suo filare smetteva di essere un suddito e diventava un cittadino libero”.
L’intuizione storica del costigliolese Scotti trova un filo perfetto nelle rivendicazioni del mondo agricolo moderno e nelle memorie del “’68 contadino”, quando i trattori bloccarono le strade del territorio per esigere dignità. Scotti fu il primo a difendere l’autenticità del prodotto legato al suo pezzo di terra (il terroir). La lezione di Costigliole è chiara: le leggi devono adattarsi alla terra, non viceversa. Il messaggio che Scotti lascia alla storia è una lezione metodologica ed etica: rimettere l’agricoltore al centro della politica non è un favore assistenziale alle campagne, ma un investimento sulla sopravvivenza della società. Nato a Montegrosso nel 1889, deceduto a Costigliole nel 1974, piccolo proprietario, fondatore del Partito dei contadini. Aveva partecipato alla Prima guerra mondiale come ufficiale di complemento degli Alpini ed era stato decorato con due Medaglie d’argento. Nel 1921 col fratello Giacomo, fu tra i fondatori del Partito dei Contadini d’Italia. Sempre col fratello nel 1922 aveva respinto a mano armata un’aggressione squadristica alla casa paterna di Montegrosso e, anche per questo, dovette emigrare. Rientrato in Italia nel 1930, con l’obbligo di risedere a Torino, Scotti insegnò all’Istituto Sociale sino che, nel 1940, non fu richiamato alle armi. Organizzò una formazione partigiana (la Brigata Rurale “Monviso”), che venne poi inquadrata nelle formazioni “Giustizia e Libertà” della zona. Nel 1946 ridiede vita al Partito dei Contadini, del quale capeggiò la lista nelle elezioni all’Assemblea Costituente. Eletto deputato, ebbe rinnovato il mandato nelle elezioni del 1948 per la circoscrizione Alessandria-Asti-Cuneo. Diede vita al Partito nazionale monarchico, nelle cui liste fu eletto deputato nel 1953. Concluso il mandato nel 1958, si ritirò dalla vita politica.
Alessandra Gallo



