STORIA DELLA CHIERI MODERNA (2) Effetti della Rivoluzione Francese in Piemonte (e a Chieri)

Ben presto il Re Vittorio Amedeo III di Savoia (immagine 1) si rese conto che, oltre a quello militare, dalla Francia incombevano altri pericoli, ad esempio quello della propaganda rivoluzionaria. Le Alpi, che non erano state sufficienti a sbarrare la strada alle armate francesi, meno ancora lo erano per fermare il transito delle idee giacobine. La stampa francese penetrava e circolava dappertutto, viaggiando con le carrozze, con i convogli commerciali, negli zaini dei soldati. Solo una minoranza sapeva leggere, ma tutti sapevano parlare e ascoltare. Nelle case, negli uffici, nei caffè, negli atéliers dei parrucchieri e delle “pennoire” e nelle osterie le novità francesi erano oggetto di commenti e discussioni. Il che generò un diffuso ribellismo. La rivoluzione, cioè, agì come un acceleratore su antiche questioni sociali a lungo rimosse, come le  tensioni esistenti fra Nobiltà e Borghesia, che stavano dando luogo ad una significativa adesione alle idee giacobine. Un fenomeno che sarebbe emerso di lì a poco, nel dicembre del 1798, quando i Francesi tornarono alla carica e questa volta si impossessarono del Piemonte che praticamente diventò francese. Approfittando dell’occasione, molti esponenti chieresi delle professioni e del commercio uscirono allo scoperto rendendo esplicita la propria adesione alle idee repubblicane e mettendosi in fila per riceverne in compenso le poltrone del potere locale. Risultarono anche ben organizzati: si scoprì, infatti, che anche a Chieri esistevano alcuni dei loro clubs. Uno di questi si riuniva in casa del “fustaniere’’ Morelli; un altro presso il commerciante Giovanni Franco. Purtroppo per loro, nel maggio del 1799 l’arrivo dell’esercito austro-russo portò ad una breve restaurazione della monarchia sabauda. I giacobini chieresi furono arrestati e in carcerati a Torino.

Una lettera del Commissario Politico e Civile I. M. Musset, spedita il 17 aprile 1799 alla Municipalità di Chieri, dimostra che anche il mondo dei sacerdoti e dei religiosi (specialmente Barnabiti, Domenicani e Cappuccini) si dimostrò permeabile nei confronti delle idee giacobine. Nella lettera il Commissario diceva di aver saputo di superiori di conventi che si comportavano in maniera dispotica, proibendo ai loro confratelli o ai giovani conversi di indossare la “coccarda nazionale” e di manifestare le “opinioni repubblicane”. Esortava perciò l’Autorità municipale a “prendere i necessari provvedimenti”.

 

(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 7 – 15,  passim).     (Continua)