PERSONAGGI NOVARESI 33. PIETRO GENERALI, COMPOSITORE CHE ISPIRO’ ROSSINI E MOLTI ALTRI

Il personaggio di questo articolo è un compositore molto noto nella sua epoca, più conosciuto come Generali Pietro piuttosto che col vero nome di Pietro Mercandetti (nella foto). Nacque a Masserano, presso Biella, il 23 ottobre 1773 e morì il 3 novembre 1832 a Novara. Il vero cognome fu probabilmente cambiato dal padre dopo il trasferimento della famiglia a Roma, in seguito a bancarotta, oppure fu assunto dallo stesso compositore per gratitudine nei confronti di un mecenate.

A Roma Pietro cominciò giovanissimo a studiare musica, diventando poi “laureato” alla Congregazione di S. Cecilia. E’ di questo periodo la composizione di diverse opere di musica sacra. Dopo la musica sacra Generali si dedicò al teatro, facendo rappresentare a Roma “Gli amanti ridicoli” (1800) e “Le nozze del Duca di Nottole (1801), cui seguì nel 1802 “Le gelosie di Giorgio”. Nel 1804 riscosse grande successo la “Pamela nubile” rappresentata a Venezia, dove pochi mesi dopo venne rappresentata anche “La calzolaia”. La produzione iniziale del Generali fino ad “Attila” (Bologna ,1812) si richiama al genere buffo.

Elementi innovatori nelle sue opere sono la velocità melodica e l’uso delle modulazioni e della strumentazione per raggiungere precisi fini drammaturgici. Questo stile avrebbe anticipato caratteristiche rossiniane, tanto da far considerare lo stesso Generali inventore del “crescendo”. La sua attività in questo primo periodo fu particolarmente intensa e i suoi lavori furono rappresentati con successo in parecchi teatri italiani.

Dopo il 1812 Generali si dedica soprattutto al genere serio, pur scrivendo ancora molte farse e opere semiserie. Realizzò lavori per i teatri di Napoli, Torino e Genova, quindi il 21 maggio 1815 fu rappresentato alla Scala di Milano “l’Impostore”, nel 1816 “La vestale” a Trieste e “I Baccanali di Roma” a Venezia, presso il Teatro “La Fenice”, opera che ebbe notevole successo e venne data anche a Vienna nel 1820.

Nonostante l’ampia diffusione della sua produzione la presenza e la fama di Rossini influì negativamente sulla sua carriera. Generali si trasferì a Barcellona, come direttore del Teatro de la S. Creu, nel 1817, probabilmente proprio per il diminuito interesse in Italia per le sue opere.  Al S. Creu venne rappresentato un suo nuovo lavoro “Gusmano de Valhor”e due già scritti per altri teatri. In Spagna rimase circa tre anni, fatta eccezione per un soggiorno in Italia nel 1818, quando furono rappresentati al S. Carlo di Napoli ”Ebuzio”e al Regio di Torino “La rosa bianca e la rosa rossa”.

Nel 1819 si recò a Parigi e dalla fine del 1820 fu attivo a Napoli, dove si trattenne fino al 1823. Nel 1823 poi venne chiamato a Palermo, come direttore del Teatro Carolino. Nella primavera del 1825 lasciò la direzione del teatro a G. Donizzetti, probabilmente per motivi di salute, riprendendo il proprio posto la stagione successiva, a luglio. Per il compleanno della regina Maria Isabella Borbone di Spagna venne data la sua cantata con coro “Le preghiere” e l’anno successivo nella stessa occasione un inno su testo di C. Alberti.

In questo periodo la sua produzione subì un deciso calo per la malferma salute, causata da sregolatezze, e per una disattenzione nella rappresentazione delle sue opere, messe inscena a volte incompiute e perfezionate solo successivamente. Nel maggio 1826 la Polizia scoprì l’appartenenza di Generali a una loggia massonica. Per questo motivo fu espulso dal Regno a settembre.

Nel 1827 arrivò a Novara, dove fu maestro di cappella della Cattedrale, incarico che mantenne fino alla morte, attraverso il quale caratterizzò la cappella come centro d’arte. La sua ultima produzione fu dedicata soprattutto alla composizione di musica sacra con uno stile, per certi aspetti, simile a quello della sua produzione teatrale.

Tra le numerose composizioni sacre, scritte soprattutto per la Cattedrale di Novara, si ricordano messe, salmi, magnificat, requiem, litanie, offertori, sequenze, mottetti. Scrisse anche l’oratorio “La caduta di Gerico” (Palermo, 1824), più volte rappresentato anche in altre città. Le sue ultime opere furono “Il romito di Provenza” (Milano, Teatro alla Scala, 15 gennaio 1831), ”Beniowski”, ossia “Gli esiliati in Siberia”(Venezia, Teatro La Fenice, 17 marzo 1831)e il postumo  “La gabbia dei matti” (Novara, primavera 1833).

Generali morì a Novara il 3 novembre 1832 e gli successe, come maestro di cappella, nel 1833, Mercadante, che scrisse per lui una sinfonia funebre.

Certamente diverse furono le opinioni sul compositore, di cui erano apprezzate l’orchestrazione, il ritmo e le belle melodie, mentre veniva criticato per la sua pigrizia e superficialità, che lo inducevano spesso a una ripetizione degli stessi schemi. Per questo motivo, dopo la sua morte, venne sostanzialmente dimenticato, tranne in rare occasioni come nel 2022 al Palazzo dei Principi di Masserano per un omaggio al compositore (nella foto) e nel 2024 al Museo Rossini di Pesaro per un convegno su di lui (nella foto) e anche le sue opere non vennero più rappresentate.

Per molti la sua opera migliore è costituita dal melodramma “I Baccanali di Roma” (1816).

Con deliberazione 385 del Commissario Prefettizio, datata 18 novembre 1926, gli venne attribuita l’intitolazione della via nel rione Cittadella di Novara.

Enzo De Paoli