STORIA DELLA CHIERI MODERNA. 18 – Epoca napoleonica. Soppressione degli Ordini religiosi

La chiesa di San Bernardino, sede della Confraternita del SS.mo Nome di Gesù e Maria.
A Chieri, dove i monasteri e i conventi sia maschili che femminili erano molto numerosi, si fecero particolarmente sentire gli effetti del decreto del 16 agosto 1802 che sopprimeva gli Ordini religiosi. Il convento dei Cappuccini fu venduto al notaio torinese Antonio Gatti per 16.100 franchi; quello dei Francescani Conventuali (l’odierno Palazzo Municipale con l’annessa chiesa che occupava piazza Dante) all’avvocato astigiano Allamandola; l’ex convento dei Gesuiti, passato ai Frati Minori Osservanti, fu acquisito dal Demanio; quello dei Frati Minori Riformati (La Pace) finì al conte Balbiano di Viale; il convento e la chiesa di Sant’Agostino (l’odierno complesso San Carlo) furono acquistati dall’avvocato torinese Morelli; quello dei Barnabiti dal medico Antonio Lupo; il convento dei Preti dell’Oratorio di San Filippo Neri fu acquistato dal Comune di Chieri; quello di San Domenico prima fu destinato ad ospitare i Religiosi anziani di tutti gli Ordini soppressi, poi fu venduto al Comune di Chieri. Stessa sorte toccò ai monasteri femminili: quello di Santa Margherita, delle Domenicane, fu venduto a tali Mainero e Zanotti; il monastero di Santa Chiara, delle monache Clarisse, andò all’ebreo David Levi, che vi installò la sua industria tessile; il monastero di Sant’Andrea, delle monache Cistercensi fu smembrato: la monumentale chiesa juvarriana fu venduta a certo Porati di Cunico; il monastero a tale Angelini; il giardino, che racchiudeva anche una bella cappella barocca, all’ebreo torinese Todros.
Nel momento in cui venivano privati dei loro conventi, i Religiosi facevano scelte diverse: alcuni lasciavano l’abito; altri si trasferivano in conventi del loro stesso Ordine situati in altre regioni d’Italia; molti diventarono preti secolari.
Nel maggio del 1811 alla soppressione degli Ordini religiosi fece seguito quella delle Confraternite: la confraternita di San Michele Arcangelo con sede in San Giorgio; quella dello Spirito Santo, che faceva capo alla chiesa di San Guglielmo; la confraternita della SS.ma Trinità della chiesa di Santa Margherita e quella della Misericordia della chiesa dell’Annunziata. Fu risparmiata soltanto la confraternita del SS. mo Nome di Gesù e Maria con sede nella chiesa di San Bernardino.
I conventi e le rispettive chiese, passati in mani di privati, ebbero destini diversi. Delle chiese si “salvarono” quelle di Sant’Antonio, San Filippo, della Pace e di Santa Margherita. Le altre, anche se monumentali, come la chiesa juvarriana di Sant’Andrea o la gotica San Francesco, furono abbattute per ricavarne materiale edilizio. I conventi e i monasteri, invece, furono adibiti ad usi diversi: industriali (Santa Chiara) o abitativi (San t’Agostino, La Pace, San Francesco prima di diventare Palazzo Municipale e Santa Margherita prima di diventare sede dei Salesiani) o come caserme e scuole (Sant’Antonio, La Consolata).
(Da: A. Mignozzetti, “PAGINE DI STORIA CHIERESE, civile e religiosa, 1789-1985”, Chieri 2022, pp. 61-62).
(Continua)



