Cose di sport e di vita, una storia vera: i giovani che insegnano ai grandi

Stefano Bertotto

La storia che vi invito a leggere è realmente accaduta. Il 1° maggio 2018 in quel di Cuneo ha avuto luogo la 1a prova del Campionato Ciclistico Regionale Regolarità (gimcana) Trofeo Primavera.

Il campioncino di Andezeno Stefano Bertotto, in forza al Pedale Sanmaurese, è il primo attore.

Partecipa alla gara e nelle due prove attraverso i birilli previste dal regolamento, uguali per tutti, fa il minor tempo tra tutti i concorrenti.

Però c’è un qualcosa che non va.

I genitori degli altri concorrenti (che ormai lo vedono come il fumo negli occhi perché di solito vince) e le associazioni ciclistiche per cui corrono i figli lamentano una irregolarità. Stefano – dicono – ha corso con una bici con ruote più piccole quindi è stato facilitato per lo slalom in mezzo ai birilli. I giudici di gara non sanno cosa fare perché non c’è nulla a tal proposito sul regolamento, ma per evitare rimostranze decidono di annullare le 2 prove di Stefano e lo invitano a rifare la gara con una bici diversa. E qui c’è una incongruenza. Il ragazzino per ottenere un tempo valido per la classifica dovrebbe fare altre due prove. Esattamente il doppio rispetto agli altri concorrenti. Se la bici è irregolare, c’è la squalifica. Punto e basta. Ma qui entra in ballo il 2° attore.

E’ Sergio Gobbo del Pedale Ossolano. E’ il concorrente più valido di Stefano, non solo in questa gara, ma in tutte le gare fin qui fatte (su strada, mountain bike) e di solito è sempre battuto da Stefano. Sergio offre la sua bici a Stefano affinché possa correre e avere una classifica.

La bici è grande, enorme per Stefano (che è più minuto rispetto a Sergio), ma lui accetta e fa le ulteriori 2 prove richieste dagli organizzatori.

Pur non avendo mai corso su quella bici riesce comunque ad ottenere il secondo tempo dopo Sergio. E i due ragazzini – che sono in ogni caso molto amici – si ritrovano accanto nel podio.

C’è una morale in tutto questo. E riguarda i più grandi. I bambini, i ragazzini non hanno malizia e fanno le cose in modo naturale, senza sotterfugi e senza secondi fini.

A differenza dei “cosiddetti grandi” che quando capiranno che è ora di finirla con competizioni assurde (di qualsiasi sport), atte solo a stimolare l’ego sproporzionato di taluni genitori nei confronti di altri, sarà sempre tardi.

Sperando che la storia vi sia piaciuta, ringrazio e invito tutti ad esser più veri e più sinceri.

 

 

Adelino Mattarello