LE PERLE NERE DELLA MUSICA a cura di Edoardo Ferrati

“BARITENOR”– Arie di: Mozart, Méhul, Spontini, Rossini, Adam, Donizetti, Verdi, Thomas, Offenbach, Wagner, Leoncavallo, Lehar, Ravel, Orff, Korngold

Michael Spyres (baritono-tenore).Orchestre  Philarmonique de Strasbourg e coro Opéra National du Rhin

diretti da Mark Letonja,  M° del coro Alessandro Zuppardo, collaborazione agli “ensembles” dei cantanti :

Fabien Gerchy, Nicolas Kuhn, Mario Montalbano, Shauboe Choin

etichetta: Erato 9029515666

durata 1h. 24’

registrazione. Strasbourg .Palais de la Musique e des Congrès, 25 e 29 agosto 2020

pubblicazione: 21 settembre 2021

 

L’album Baritenor della francese Erato propone quindici autori e diciotto arie: una corposa compilation. Si tratta di un unicum nella storia del disco in quanto per la prima volta un solo artista incide il repertorio sia per baritono che per tenore. Esiste ancora il baritenore? Il presente cd conferma  in modo clamoroso questo interrogativo La risposta è positiva.  Innanzitutto tentiamo una definizione di questo registro vocale. Si tratta di una tipologia tenorile dalla tessitura assai bassa che spesso può confondersi con quella del baritono moderno. Esso si diffuse soprattutto nell’area barocca francese , solo nella prima metà del ‘700, vede affidarsi ruoli spesso rilevanti per spingersi fino alle opere di Verdi e Wagner., senza tralasciare, in particolare Bellini, Rossini e Donizetti, La tessitura è molto centrale, toccando in alto soltanto al la3 in falsettone o del tutto eccezionalmente al si3 anche se in falsetto . Nel corso di oltre un secolo e mezzo sono passati alla storia celebri baritenori: Giovanni David, Domenico Donzelli, Manuel Garcia, Giovanni Battista Rubini, Jean Baptiste Martin, Jean Pierre Soilé , Andrea Nozzari, Alexandre Nourit, , storici interpreti delle prime di Bellini, Rossini, Méhul. Nel cd sono elencate arie famose a cominciare da Mozart con “Fuor del mare” (Idomeneo), “Hai già vinto la causa” (Nozze di Figaro), “Deh, vieni” (Don Giovanni). Seguono Rossini con “Largo al factotum” (Barbiere di Siviglia, Verdi con “Il balen del suo sorriso” (Trovatore), , Offenbach con “La légende de Kleinzack” ((Racconti di Hoffmann),, Wagner con “Au bord lontain” (Lohengrin), Lehar con “O Vaterland”(Vedova allegra), Orff con “Cours d’amour” (Carmina Burana).

Sono presenti  otto brani di rara proposta che si aprono con  “Ecoutez ma prière” dal terzo atto di Ariodant

di Etienne Nicolas Méhul (1763-1817), compositore precoce con titoli accolti sempre molto bene in tutta Europa. Si resta ancora nell’ambito della musica di era napoleonica con  l’aria di Licinio dal terzo atto de La Vestale di Gaspare Spontini (1774-1851)  che riscosse trionfi. In particolare con questa “tragédie lyrique” che venne replicata per ben 200 volte. Ancora in terra d’oltralpe con “Ah, mes amis! Ecoutez l’histoire” da Le postillon de Longjumeau di Adolphe Charles Adam (1803-1856), altro  successo e titolo apprezzato per virtuosismo e originalità. Poi, La fille du reggiment di Donizetti con la celebre aria dei nove do, una delle opere scritte durante il soggiorno parigino. Non poteva mancare il “Brindisi” dall’ Amleto di Ambroise Thomas (1812-1896) dove la tragedia di Shakespeare assume un carattere romantico che ne stravolge il senso. Le rarità si chiudono con il ‘900. “Vuolà ce que j’appelle femme” da L’heure espagnole di Maurice Rvael (1875-1937), una farsa amorosa con intenti satirici e talvolta tragici e la “Canzone di Marietta” da La città morta di Erich Wolfgang Korngold (1897-1957), basata sul romanzo breve Bourges mort di G. Rodenbach, racconto simbolista.

Tenore? Baritono? Perché legarsi in una rigida classificazione di registro quando si può spaziare da un registro all’altro? Un lusso concesso a pochi cantanti e Michael Spyres è uno di questi che possiede tutte le doti per rinverdire i fasti  di un’epoca lontana in cui la versatilità di molti cantanti non era legata a etichette che  non contavano quasi nulla. Spyres sviluppa un lungo itinerario tra opera italiana e francese. Un artista fuori dal comune la cui personalità viene messa in evidenza dalla copertina del disco (foto)  dove domina il suo volto

suddiviso  in due metà, una nero azzurra per “Bari” e una azzurra nera per “Tenor”. Una suddivisione non poi così marcata, come se le due metà fossero l’una il negativo dell’altra. Il cantante ha curato il progetto, incluse le note di commento.

L ruolo del baritenore è un fenomeno vocale dimenticato, rimasto celato all’interno del melodramma fino alla metà dell’800 per poi perdere in maniera progressiva, popolarità a causa del procedere di orchestrazioni sempre più pesanti che costrinsero le voci a  una più netta classificazione. I risultati esecutivi sono pertinenti sul versante stilistico e arrivano anche a sorprendere. Il cantante americano è abile nel condurre le frasi musicali sui lunghi fiati  e fluido nel gestirsi in una scrittura vocale florida di trilli e colorature (Mozart). Assai interessanti i brani di Méhul e Spontini resi con buona sostanza esecutiva. Verdi e Wagner sono eseguiti con ottime risonanze e dizione impeccabile. Tutto è ben cantato senza quei suoni nasali che si sentono in tale repertorio. Il direttore sloveno Marko Letonja  plasma un’esecuzione  ammirevole per versatilità. Suono presente e acustica curata. Incisivi gli interventi del coro Con questo disco Spyres infrange gli schemi. Cosa conta alla fine? Cantare bene e in questo eccelle davvero.