Passione Fumetti, senza parole (X): Nubivago, un viaggio fra le nuvole con Andrea Narvi

Nubivago di Andrea Narvi al Salone del Libro di Torino 2026
Il Salone Internazionale del Libro di Torino è sempre un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo. Nel settore fumetti l’edizione 2026 ha fatto un ulteriore passo avanti, caratterizzando sempre di più il Padiglione 1, grazie ad una corposa Self Area, zeppa di Collettivi di artisti e autoproduzioni, sezione che va ad aggiungersi alla Sala Fumetto e alla presenza ormai fissa di quasi tutti gli editori di fumetti italiani. Proprio nel Padiglione 1, tra le case editrici che si propongono nei mini stand disposti lungo il lato destro, ho avuto modo di scoprire e conoscere una nuova realtà, piccola ma professionale e accattivante nel modo di proporsi: la Murmù Publishing. Nata da pochi mesi, la Murmù Publishing al Salone 2026 ha portato due libri a fumetti: Nubivago di Andrea Narvi e Cespo di Luxorg_ (Lucilla Ghedi), entrambi autori esordienti. In particolare, Nubivago ha attirato la mia attenzione in quanto si tratta di un fumetto senza parole, una raccolta di racconti che ho deciso di presentare in questa mia decima puntata della rubrica dedicata ai “no words comics”, di cui potete leggere il primo articolo – in particolare se non sapete cosa sono i silent book – a questo link.

Nubivago, il silent comic di Andrea Narvi

Nubivago di Andrea Narvi
Con questa copertina minimalista, Nubivago non sembrerebbe voler attirare troppo l’attenzione. Eppure ha una sua eleganza, con quel viola che tende al malva, su cui spicca il titolo, mentre il disegno in bianco e nero dell’uomo che si trasforma nelle pagine di un fumetto – o potrebbero essere le pagine che vanno a formare un uomo – incuriosisce. Proprio come è successo a me, che, tra le migliaia di libri proposti al Salone, l’ho aperto per sfogliarlo, senza immaginare che si trattava di un libro a fumetti.

Nubivago è un libro di racconti a fumetti, tutti squisitamente senza dialoghi, senza didascalie e senza onomatopee. Racconti che, pur partendo da elementi e situazioni reali quasi banali, come possono essere una valigia o un viaggio nel traffico in taxi, camminare sotto la pioggia o osservare il cielo da una finestra seduti in poltrona, prendono improvvisamente una piega surreale e simbolica, portando il lettore ad allargare la propria visione su un orizzonte aperto e sorprendente, fuori e dentro di sé. A legare i racconti, oltre alle nuvole è la figura del protagonista, un osservatore di cui vediamo gli occhiali ma non gli occhi, perché gli occhi che osservano quello che succede potrebbero essere i nostri, guidati dall’autore in un percorso sospeso tra il sogno e la magia, certamente con poesia.

A colpirmi è stato anche lo stile dei disegni di Andrea Narvi: una linea chiara pulita e precisa, a cui danno corpo toni di grigio che sembrano acquarellati. Uno stile minimalista nel tratto – ma così si potrebbe dire anche dell’impassibilità del protagonista – in cui risalta la potenza espressiva dei coprotagonisti di alcuni racconti e, soprattutto, una regia efficace nella costruzione delle tavole e delle immagini, così come gli “effetti speciali”. A questo proposito, oltre che essere interamente muto, una particolarità di questo libro a fumetti è che le vignette non sono mai contornate, a sottolineare che lo sguardo è aperto e che quello che vediamo sono immagini di un mondo più ampio. Così come aperto è il finale di ogni racconto, perché l’immaginazione, il sogno e la fantasia, non hanno limiti, né confini.

Intervista ad Andrea Narvi

con Andrea Narvi al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

con Andrea Narvi al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

Per approfondire il senso di questo graphic novel e conoscere qualcosa in più dell’autore, Andrea Narvi ha gentilmente risposto ad alcune domande:

D.: Nubivago è un termine poetico che deriva dal latino nubivagus, da nubes (nuvola) e vagari (vagare), riferibile a chi “vaga tra le nuvole”. Nel sottotitolo che apre il libro, viene indicato che è sia aggettivo, sia sostantivo: ma qual è il significato, o i significati, che hai voluto dargli nei tuoi racconti?
Nubivago per me non indica semplicemente qualcuno che sogna a occhi aperti o che vive distratto dalla realtà. È piuttosto una figura in cammino tra ciò che è concreto e ciò che è immaginato, tra il mondo visibile e quello interiore. Ho voluto usarlo sia come aggettivo sia come sostantivo perché, nei racconti, è allo stesso tempo una condizione e un’identità.
Il personaggio del libro, in modi diversi, attraversa paesaggi della memoria, del desiderio, dell’attesa e dell’invenzione. Vaga tra le nuvole non per fuggire dalla realtà, ma per cercare un altro punto di vista da cui osservarla. In questo senso, il personaggio è un esploratore dell’invisibile, qualcuno che accetta di perdersi per trovare connessioni che spesso sfuggono a uno sguardo più pratico e immediato.

D.: Tutti i dieci racconti del libro hanno in comune il protagonista, che potresti essere tu, ma la sensazione che si ha è che al posto suo potrebbe esserci qualsiasi di noi. È così o c’è qualcosa di personale che hai volute mettere nelle tue storie?
Qualcosa di personale, ovviamente, c’è. Sono sempre stato un buon osservatore e questi racconti nascono anche dal desiderio di riflettere su temi e situazioni che mi hanno colpito nel corso del tempo. Non si tratta però di racconti autobiografici: ho cercato di partire da osservazioni, domande e sensazioni che appartengono a me, ma che credo possano essere condivise da molti.
Per questo il protagonista è volutamente poco definito. Spesso non ha una vera espressione, quasi fosse un involucro, una presenza che osserva più che agire. Mi interessava che diventasse una sorta di tramite tra la storia e il lettore, uno spazio in cui ciascuno potesse proiettare qualcosa di sé.
In fondo c’è molto di me nel suo sguardo, nel modo in cui osserva il mondo e si interroga su ciò che accade, ma il mio intento era proprio quello di lasciare abbastanza spazio affinché, al suo posto, potesse esserci chiunque.

D.: Invece che una raccolta di racconti, Nubivago potrebbe essere definito una raccolta di poemi di sole immagini? Anche il tuo stile di disegno è molto diverso, una linea chiara moderna, la tua opera mi ricorda i wordless novels degli incisori dell’inizio del secolo scorso, Frans Masereel e Lynd Ward.
Non conoscevo Frans Masereel e Lynd Ward, ma appena li hai citati sono andato a vedere i loro lavori e devo ammettere che una certa somiglianza c’è. Durante il Salone del Libro ho scoperto anche l’opera di Taiyō Matsumoto: ho acquistato il cofanetto di Tokyo Higoro e, già nelle prime pagine, compare un personaggio con un ombrello che mi ha ricordato quello di Nubivago.
La tua osservazione sulla poesia mi fa pensare a una frase di Northrop Frye: «La poesia può essere fatta solo con altre poesie; i romanzi con altri romanzi». Credo che ogni autore, consapevolmente o meno, entri in dialogo con immagini, storie e suggestioni che lo hanno preceduto.
In questo senso, sì: senza particolari pretese, lo scopo di Nubivago è proprio quello di tradurre in immagini dei pensieri poetici senza parole, spero che riescano a suggerire emozioni, riflessioni e significati diversi a ogni lettore.

D.: Come hai lavorato al tuo libro, sia per l’ideazione, sia per la realizzazione tecnica?
Le prime idee sono nate nel corso del tempo, quindi non saprei indicare una data precisa. Ho iniziato annotando immagini, intuizioni e pensieri sotto forma di brevi frasi, alle quali spesso affiancavo piccoli schizzi. È stato un processo molto spontaneo: alcune immagini sono rimaste immutate fino alla versione finale, come ad esempio quella della copertina.
Per quanto riguarda la tecnica, ho utilizzato sia strumenti tradizionali sia digitali. Le prime idee del personaggio, delle situazioni e degli storyboard sono state sviluppate a mano, sparse tra blocchi da disegno, quaderni e carnet accumulati negli anni.
Quando sono passato alla realizzazione delle tavole definitive, ho lavorato principalmente in digitale. Non c’è stato un processo particolarmente complesso: ho utilizzato Photoshop e una serie di pennelli che ho creato appositamente per Nubivago, cercando una linea semplice ed essenziale che fosse coerente con il tono del libro.

D.: Come sei arrivato al fumetto? Qual è la tua formazione e quali sono – se ci sono – gli autori che in qualche modo ti hanno ispirato?
Non ho mai seguito una formazione specifica nel fumetto. Ho frequentato il liceo artistico e, più tardi da adulto, ho avuto l’opportunità di seguire percorsi di formazione internazionali, tra cui il Gobelins a Parigi, la città in cui vivo ormai da quindici anni.
La mia attività professionale è legata soprattutto al cinema d’animazione, settore in cui lavoro da diversi anni. Il fumetto, invece, è una passione che mi accompagna fin da bambino. Ho sempre disegnato e raccontato storie per immagini, ma Nubivago è il primo progetto che pubblico come autore.
Quanto agli autori che mi hanno ispirato, faccio fatica a indicarne uno in particolare. Credo che ogni artista sia il risultato di influenze molto diverse, assimilate nel tempo. Mi viene in mente una frase di Paul Valéry che trovo molto efficace: «Il leone è fatto di pecore assimilate». In fondo penso che sia così anche per chi disegna e racconta storie: siamo il risultato di tutte le immagini, i libri e gli incontri che ci hanno accompagnato lungo il percorso.

D.: Stai lavorando ad un nuovo libro?
Sì, ho alcune idee nel cassetto. Tra queste c’è anche la possibile trasposizione in graphic novel di un mio cortometraggio animato. È un progetto a cui penso da tempo e che mi piacerebbe sviluppare.
In generale, mi interessa continuare a lavorare su altri libri. Nubivago non è un punto di arrivo, ma piuttosto un primo passo in questa direzione.

Murmù Publishing

Diego Gabriele e Laura Ancillotti di Murmù Publishing

Murmù Publishing nasce in un piccolo borgo toscano, dalla passione di Diego Gabriele e Laura Ancillotti. Diego è un artista e illustratore che nei primi anni 2000 fondò una casa editrice indipendente e underground chiamata Medicina Nucleare, dedicandosi successivamente a pittura, illustrazione e fumetto, sia per autoproduzioni, sia collaborando con aziende ed editori. Alla domanda sul perché fondare una nuova casa editrice, Diego risponde: “con mia moglie Laura abbiamo deciso di fondare la casa editrice Murmú perché crediamo che ci sia bisogno di parlare di emozioni e sentimenti”. Oltre a Nubivago, ad oggi la Murmù Publishing ha pubblicato anche il graphic novel Cespo di Luxorg_, mentre per il futuro verrà rieditato il libro Vedo Ombre e il nuovo Non si può morire sempre, entrambi di Diego Gabriele. Inoltre, fra dicembre e gennaio uscirà un libro dedicato al viaggio in india di una nuova autrice.
Cespo di Luxorg_
Immagini ©Murmù Publishing / Andrea Narvi / Luxorg_ (Lucilla Ghedi)