Evento “Senza fermarsi mai”: la pubblicazione che celebra la storia dell’ISEF. Conversazione con Antonio Postiglione
Venerdì scorso si è svolta una serata memorabile nei locali storici dell’ISEF di Torino, in occasione della presentazione di “Senza fermarsi mai”, volume dedicato alla storia dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica. L’evento ha riunito eccellenze nazionali e internazionali del mondo politico, sportivo, insieme a figure di rilievo dei settori economico, medico, finanziario e sociale. Per molti cittadini torinesi, parlare di ISEF significa ancora oggi richiamare alla memoria Palazzo Bernini, luogo simbolo dell’Istituto e sede dell’evento.
Il 19 giugno 1974 la sede dell’ISEF fu trasferita da corso Vittorio Emanuele (ricordiamo la prima collocazione storica, in via Magenta 11, sede della Reale Società Ginnastica di Torino) a piazza Bernini 12, in un edificio storico ricco di memorie e di esperienze decisive per l’educazione fisica e per la formazione di futuri docenti, allenatori e tecnici sportivi, molti dei quali hanno dato un contributo significativo alla città di Torino e non solo.
Nel corso degli anni, l’ISEF di Torino si è affermato come un centro iconico di formazione, distinguendosi in numerosi momenti significativi legati anche allo sport studentesco. Tra le esperienze più rappresentative si ricordano:
- le diverse edizioni della Gymnaestrada;
- i tornei locali dedicati alle varie discipline sportive;
- i risultati raggiunti dagli studenti, non solo come atleti di rilievo, ma anche come docenti e professionisti di eccellenza nell’ambito dello sport e dell’educazione fisica.
La crescita dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Torino è stata sostenuta dal dottor Antonio Postiglione, per molti anni Direttore dell’Istituto e già Direttore della Fondazione ISEF Piemonte, che ha contribuito a dare lustro all’Istituto rendendolo un punto di riferimento nazionale per la formazione.
La serata “Senza fermarsi mai”, è nata dall’idea di Antonio Postiglione e appoggiata pienamente dall’attuale Presidente della Fondazione ISEF Piemonte e Direttore dell’ISEF di Torino, il dottor Umberto Di Gennaro, che ha seguito l’evento organizzandolo in modo impeccabile.
Il ruolo centrale di Antonio Postiglione nella storia dell’ISEF rappresenta un’occasione preziosa per approfondire, attraverso le sue parole, il significato dell’evento e il percorso che ha contribuito a rendere l’Istituto un punto di riferimento nella formazione sportiva e delle Scienze Motorie in tutta Italia.
- Com’è nata l’idea di organizzare l’evento “Senza fermarsi mai”?
L’idea è nata dal desiderio profondo di non lasciare che una storia così importante andasse dispersa. L’ISEF di Torino non è stato soltanto un luogo di formazione: è stato una casa, un laboratorio di idee, un punto di incontro di generazioni che hanno fatto dello sport una missione educativa e umana. Con il passare degli anni sento sempre più forte il dovere di custodire questa memoria e di consegnarla alle nuove generazioni. Da qui è nato “Senza fermarsi mai”: un titolo che rappresenta perfettamente lo spirito dell’ISEF e delle persone che ne hanno fatto parte. Non fermarsi mai, per noi, significa continuare a credere nei valori dello sport, dell’impegno, della formazione e dell’amicizia, anche quando il tempo passa e i luoghi cambiano.
La serata – ottimamente organizzata e seguita da Umberto Di Gennaro, Presidente della Fondazione ISEF e Direttore dell’ISEF Torino, che da diversi anni sta facendo un grande lavoro di partnership della struttura con le realtà cittadine – è stata il naturale completamento del libro: non una celebrazione del passato, piuttosto un appuntamento dato a quanti hanno fatto e fano parte della famiglia sportiva dell’ISEF – c’erano persone da tutta Italia, diplomati anche degli anni ’70 – e soprattutto la voglia di raccontare una storia e di costruire un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.
- Quali emozioni ha provato nel ritrovare, riuniti per l’occasione, molti dei personaggi simbolo dell’ISEF di Torino?
È stato un momento di straordinaria intensità emotiva. Guardando quella platea ho rivisto tanti volti, tante storie, tanti sogni condivisi. Ho ripensato ai sacrifici, alle sfide affrontate insieme, alle gioie e anche alle difficoltà che hanno contribuito a renderci una grande famiglia. Ritrovare persone che hanno dedicato la loro vita allo sport, all’insegnamento e alla crescita dei giovani è stato come sfogliare un album di ricordi viventi. In alcuni momenti mi è sembrato che il tempo si fosse fermato.
L’emozione più grande è stata vedere che, nonostante gli anni trascorsi, il senso di appartenenza all’ISEF è rimasto intatto. Questo significa che l’Istituto non ha formato soltanto professionisti, ma ha costruito legami umani profondi, destinati a durare nel tempo. Nel libro, le due autrici, Carla Piro Mander e Mariolina Barale, hanno inserito una vastissima parte iconografica, con centinaia di fotografie, nelle quali quanti sono passati dall’Isef potranno ritrovarsi.
- Nel corso degli anni lei ha dato un contributo fondamentale alla crescita dell’Istituto: qual è stato il momento che le ha dato maggiore soddisfazione professionale?
È difficile indicarne uno solo, perché ogni traguardo raggiunto dall’ISEF è stato prima di tutto il risultato di un percorso collettivo.
Se però devo scegliere, direi che la soddisfazione più grande è legata al momento in cui abbiamo avuto la capacità e la forza di essere i primi a poter concedere la laurea: a volte per ottenere risultati bisogna avere il coraggio di rompere gli schemi. Noi lo facemmo allora, di fronte a un immobilismo didattico che non lasciava spazi, stipulando una convenzione con l’Università Claude Bernard di Lione. Fummo apripista di una nuova epoca. Seguì una legge nazionale. Oggi esiste una laurea in Scienze Motorie.
Oltre questo, ovviamente, la soddisfazione è stata vedere i nostri studenti diventare donne e uomini di valore: insegnanti, tecnici, dirigenti, professionisti capaci di portare nel mondo il patrimonio umano e culturale ricevuto all’ISEF.
Ogni volta che incontro un ex studente e mi racconta il proprio percorso, sento che il nostro lavoro ha avuto un senso. Le strutture, i progetti, le manifestazioni sono importanti, ma ciò che resta davvero sono le persone e il bene che riescono a generare nella società.
Questa, per me, è la vittoria più bella.
- Per lei Piazza Bernini è ormai molto più di un luogo: quale ricordo conserva con più affetto di questo storico edificio?
Piazza Bernini è una parte della mia vita. Entrare ogni giorno in quel palazzo significava entrare in una comunità fatta di entusiasmo, studio, sport e relazioni umane.
Il ricordo che porto nel cuore non è legato a un singolo episodio, ma a un’atmosfera: il rumore dei passi nei corridoi, le voci degli studenti, l’energia che si respirava durante le attività, la sensazione di partecipare tutti insieme a un progetto importante.
Quel palazzo ha visto nascere amicizie, vocazioni professionali e percorsi di vita straordinari. Per molti era semplicemente la sede dell’ISEF; per noi era un luogo dell’anima. Ogni volta che torno in piazza Bernini sento ancora la presenza di tutte le persone che hanno contribuito a renderla speciale. E penso che, in fondo, il vero significato di Senza fermarsi mai sia proprio questo: le persone passano, il tempo scorre, ma i valori, gli affetti e la memoria continuano il loro cammino.
Una storia lunga, con radici lontane. Mi piace qui citare ciò che ha scritto il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, nel registro che abbiamo aperto ai pensieri degli invitati, la sera del 19 giugno: “Grazie all’ISEF di Torino che ha saputo in tutti questi anni promuovere a livello locale e nazionale l cultura dello sport, la formazione specialistica e ha rappresentato al meglio la nostra città”
Grazie all’impegno di Antonio Postiglione, di Umberto Di Gennaro e dell’intera macchina organizzativa, il libro “Senza fermarsi mai. l’ISEF di Torino: una storia italiana di sport, formazione, ricerca e sentimenti” ha preso forma come un racconto corale della storia dell’ISEF.
Il testo, curato dalla ricercatrice e giornalista Carla Piro Mander e da Mariolina Barale collaboratrice storica e già docente dell’ISEF di Torino, introdotto da ricchi messaggi e prefazioni autorevoli da parte delle più alte Cariche Politiche e Sportive territoriali, raccoglie immagini, storie, emozioni e momenti vissuti pienamente nel tipico stimato clima “isefino” torinese fino alla nascita della Scuola Universitaria di Scienze Motorie – SUISM.
Il ricevimento per la presentazione del trattato “Senza fermarsi mai” ha restituito voce e presenza a memorie indelebili. Ricordi che attraverso le pagine del libro hanno ripreso corpo e continuano a restare nel cuore di chi ha fatto parte di questa grande comunità.
Dott.ssa Roberta Benedetta Casti, prof. Scienze motorie, psicologa, psicologa dello sport



